20. mar, 2022

La “disinformazione” russa e la banda Biden.

La “disinformazione” russa e la banda Biden.
Quando si dice il destino: proprio ora giunge la verità sulle schifezze e le speculazioni che Joe Biden e suo figlio Hunter facevano in Ucraina e che erano sempre state negate con veemenza: dunque adesso sappiamo che il massimo responsabile della Nato ha avuto un interesse privato e personale nella leadership di Kiev e che ancora oggi la sua massima preoccupazione è che l’arrivo dei russi possa aprire il vaso di Pandora suo personale e dell’elite americana nella rapina a tappeto del Paese che fa finta di difendere. A questo proposito varrebbe la pena di notare che il numero di cosiddetti profughi, tra i quali si mischia poi ogni cosa, è molto inferiore alla perdita di popolazione subito dall’Ucraina a causa della gravissima crisi divampata dopo il golpe. Tuttavia la vicenda va anche molto oltre perché la soppressione degli affari sporchi di Biden in Ucraina, definita dal New York Time disinformazione russa, così come oggi viene definita tale qualsiasi notizia consistente sulla guerra, è stata anche la chiave di volta della sua vittoria elettorale. Anche qui tutto si tiene e si tratta davvero di una storia contemporanea nella quale emerge tutto il marcio che ci soffoca.
Riassumiamo la storia perché essa ha il medesimo tono, la medesima struttura e o stesso metodo delle altre che da due anni ci colpiscono incessantemente: nelle settimane precedenti le elezioni presidenziali del 2020. Il 14 ottobre 2020, meno di tre settimane prima che gli americani votassero, il quotidiano più antico della nazione, il New York Post , iniziò a pubblicare una serie di rapporti sugli affari opachi del leader democratico Joe Biden e di suo figlio, Hunter, in paesi in cui Biden, in qualità di vicepresidente, esercitava una notevole influenza (tra cui Ucraina e Cina) deducendone l’inopportunità della sua elezione. Il contraccolpo contro queste notizie è stato immediato e intenso, portando alla soppressione della storia da parte dei media padronali statunitensi e alla censura della storia da parte dei principali monopoli della Silicon Valley. La campagna di sbarramento contro questa notizia fu guidata dalla portavoce quasi ufficiale della CIA Natasha Bertrand (allora di Politico , ora con la CNN), il cui articolo del 19 ottobre è apparso sotto questo titolo: “La storia di Hunter Biden è disinformazione russa, dicono decine di ex funzionari dell’intelligence”. Come potessero asserirlo essendo appunto ex non si sa, ma in realtà essi avevano detto una cosa diversa: nella lettera in cui sostenevano la loro tesi dicevano di non avere prove per suggerire che le e-mail di Biden e figlio fossero falsificate o che la Russia avesse qualcosa a che fare con esse, ma avevano semplicemente intuito questo “sospetto” in base alla loro esperienza. Naturalmente siccome il problema era di non mettere in pericolo l’elezione del candidato che rappresentava la parte globalista dell’establishment americano, la cosa passò come prova certa e inoppugnabile che quelle mail fossero state fabbricate dalla Russia e costituissero una forma di disinformazione. L’Huffington Post arrivò persino a varare una campagna pubblicitaria sulla disinformazione russa cosa che naturalmente giustificava la censura pre elettorale più grave della storia americana. Twitter bloccò l’account Twitter del New York Post per quasi due settimane a causa del suo rifiuto di obbedire agli ordini di cancellare qualsiasi riferimento ai suoi articoli sulla vicenda e fu anche impedito ai singoli utenti di parlare tra loro della questione. Facebook, attraverso il suo portavoce, Andy Stone, annunciò, che avrebbe soppresso algoritmicamente la notizia in attesa di un “controllo dei fatti ” che , inutile dirlo, non è mai arrivato, proprio perché l’archivio era indiscutibilmente autentico.
Qualsiasi dubbio residuo sull’autenticità dell’archivio Biden è stato infranto quando un giornalista di Politico , Ben Schreckinger, ha pubblicato un libro lo scorso settembre , intitolato “The Bidens: Inside the First Family’s Fifty-Year Rise to Power, “ in cui ha dimostrato che le e-mail chiave su cui faceva affidamento il New York Post erano del tutto autentiche. Tra le altre cose, Schreckinger ha intervistato diverse persone incluse nelle catene di posta elettronica che hanno fornito conferma che le e-mail in loro possesso corrispondevano parola per parola a quelle nell’archivio del Post . Ha anche ottenuto dal governo svedese documenti identici ai documenti chiave dell’archivio.
Trovo davvero curioso che proprio oggi venga smascherata una delle narrazioni più pervasive sulla presunta disinformazione russa, cioè nel momento in cui tutte le notizie provenienti da Mosca sono censurate e considerate tout court come disinformazione. Viviamo davvero nell’Impero della menzogna.

https://nypost.com/2020/10/14/email-reveals-how-hunter-biden-introduced-ukrainian-biz-man-to-dad/

https://nypost.com/2020/10/15/emails-reveal-how-hunter-biden-tried-to-cash-in-big-with-chinese-firm/

https://arstechnica.com/tech-policy/2020/10/house-amazon-facebook-apple-google-have-monopoly-power-should-be-split/

https://www.politico.com/news/2020/10/19/hunter-biden-story-russian-disinfo-430276

https://www.politico.com/f/?id=00000175-4393-d7aa-af77-579f9b330000

https://www.huffpost.com/entry/hunter-biden-intel-officials-russia_n_5f8e6cd5c5b62dbe71c5b963

https://greenwald.substack.com/p/new-proof-emerges-of-the-biden-family?s=w

https://twitter.com/ggreenwald/status/1440313872334798856?lang=en

 

Russian "disinformation" and the Biden gang.
When fate is said: right now comes the truth about the crap and speculations that Joe Biden and his son Hunter were doing in Ukraine and that had always been vehemently denied: so now we know that NATO's chief executive had a private interest and personal in the leadership of Kiev and that even today his greatest concern is that the arrival of the Russians could open the Pandora's box of his personal and American elite in the robbery of the country he pretends to defend. In this regard, it would be worth noting that the number of so-called refugees, among whom everything is mixed up, is much lower than the population loss suffered by Ukraine due to the very serious crisis that flared up after the coup. However, the story also goes much further because the suppression of Biden's dirty business in Ukraine, defined by the New York Time as Russian disinformation, as any substantial news about the war is defined today, was also the keystone of his electoral victory. Here too everything is held and it is really a contemporary story in which all the rottenness that suffocates us emerges.
Let's summarize the story because it has the same tone, the same structure and or the same method as the others that have been affecting us incessantly for two years: in the weeks leading up to the 2020 presidential elections. On October 14, 2020, less than three weeks before the Americans voted, the nation's oldest newspaper, the New York Post, began publishing a series of reports on the opaque affairs of Democratic leader Joe Biden and his son, Hunter, in countries where Biden, as vice president, exerted considerable influence ( including Ukraine and China) deducing the inappropriateness of his election. The backlash against this news was immediate and intense, leading to the suppression of history by the US corporate media and the censorship of history by the major Silicon Valley monopolies. The barrage against this news was led by quasi-official CIA spokesperson Natasha Bertrand (then Politico, now with CNN), whose Oct. 19 article appeared under this headline: “The Hunter Biden Story Is Russian Misinformation, dozens of former intelligence officials say ”. It is not known how they could assert it being an ex, but in reality they had said something different: in the letter in which they supported their thesis they said that they had no evidence to suggest that the e-mails of Biden and his son were falsified or that Russia had something to do with them, but they had simply guessed this "suspicion" based on their own experience. Of course, since the problem was not to jeopardize the election of the candidate who represented the globalist part of the American establishment, this passed as certain and incontrovertible proof that those emails had been fabricated by Russia and constituted a form of disinformation. The Huffington Post even went so far as to launch an advertising campaign on Russian disinformation which of course justified the most severe pre-election censorship in American history. Twitter blocked the New York Post's Twitter account for nearly two weeks due to its refusal to obey orders to delete any references to its articles on the affair, and it was also barred individual users from talking to each other on the matter. Facebook, through its spokesman, Andy Stone, announced that it would algorithmically suppress the news pending a "fact check" which, needless to say, never arrived, precisely because the archive was unquestionably authentic.
Any remaining doubts about the authenticity of the Biden archive were shattered when a Politico reporter, Ben Schreckinger, published a book last September, entitled "The Bidens: Inside the First Family's Fifty-Year Rise to Power," in which he proved that the key emails the New York Post relied on were fully authentic. Among other things, Schreckinger interviewed several people included in the e-mail chains who provided confirmation that the e-mails in their possession corresponded verbatim to those in the Post's archive. He also obtained from the Swedish government documents identical to the key documents in the archive.
I find it really curious that today one of the most pervasive narratives on the alleged Russian disinformation is unmasked, that is, at the moment in which all the news coming from Moscow is censored and considered tout court as disinformation. We truly live in the Empire of lies.

https://nypost.com/2020/10/14/email-reveals-how-hunter-biden-introduced-ukrainian-biz-man-to-dad/

https://nypost.com/2020/10/15/emails-reveal-how-hunter-biden-tried-to-cash-in-big-with-chinese-firm/

https://arstechnica.com/tech-policy/2020/10/house-amazon-facebook-apple-google-have-monopoly-power-should-be-split/

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La "desinformación" rusa y la pandilla de Biden.
Cuando se dice el destino: ahora mismo viene la verdad sobre las chorradas y especulaciones que Joe Biden y su hijo Hunter estaban haciendo en Ucrania y que siempre habían sido negadas con vehemencia: así que ahora sabemos que el jefe del Ejecutivo de la OTAN tenía un interés privado y personal en la liderazgo de Kiev y que aún hoy su mayor preocupación es que la llegada de los rusos pueda abrir la caja de Pandora de su élite personal y estadounidense en el robo del país que pretende defender. En este sentido, cabría señalar que el número de los llamados refugiados, entre los que se confunde todo, es muy inferior a la pérdida de población que sufre Ucrania a causa de la gravísima crisis que se desató tras el golpe. Sin embargo, la historia también va mucho más allá porque la represión de los negocios sucios de Biden en Ucrania, definida por el New York Time como desinformación rusa, como se define hoy en día cualquier noticia sustancial sobre la guerra, fue también la piedra angular de su victoria electoral. Aquí también todo está contenido y es realmente una historia contemporánea en la que emerge toda la podredumbre que nos asfixia.
Resumamos la historia porque tiene el mismo tono, la misma estructura y/o el mismo método que las otras que nos han estado afectando incesantemente durante dos años: en las semanas previas a las elecciones presidenciales de 2020. El 14 de octubre de 2020, menos menos de tres semanas antes de que los estadounidenses votaran, el periódico más antiguo del país, el New York Post, comenzó a publicar una serie de informes sobre los opacos asuntos del líder demócrata Joe Biden y su hijo, Hunter, en países donde Biden, como vicepresidente, ejerció una considerable influencia (incluidas Ucrania y China) deduciendo la inadecuación de su elección. La reacción violenta contra esta noticia fue inmediata e intensa, lo que llevó a la supresión de la historia por parte de los medios corporativos estadounidenses y la censura de la historia por parte de los principales monopolios de Silicon Valley. El bombardeo contra esta noticia fue dirigido por la portavoz cuasi oficial de la CIA, Natasha Bertrand (entonces Politico, ahora con CNN), cuyo artículo del 19 de octubre apareció bajo este titular: “La historia de Hunter Biden es información errónea rusa, dicen docenas de ex funcionarios de inteligencia” . No se sabe cómo podían afirmar que era un ex, pero en realidad habían dicho algo diferente: en la carta en la que sustentaban su tesis decían que no tenían pruebas que sugirieran que los correos electrónicos de Biden y su hijo estaban falsificados o que Rusia tenía algo que ver con ellos, pero simplemente habían adivinado esta "sospecha" en base a su propia experiencia. Por supuesto, dado que el problema no era poner en peligro la elección del candidato que representaba la parte globalista del establecimiento estadounidense, esto pasó como prueba cierta e incontrovertible de que esos correos electrónicos habían sido fabricados por Rusia y constituían una forma de desinformación. The Huffington Post incluso llegó a lanzar una campaña publicitaria sobre la desinformación rusa que, por supuesto, justificó la censura preelectoral más severa en la historia de Estados Unidos. Twitter bloqueó la cuenta de Twitter del New York Post durante casi dos semanas debido a su negativa a obedecer las órdenes de eliminar cualquier referencia a sus artículos sobre el asunto, y también se le prohibió a los usuarios individuales hablar entre sí sobre el asunto. Facebook, a través de su vocero, Andy Stone, anunció que suprimiría algorítmicamente la noticia a la espera de una "verificación de hechos" que, por supuesto, nunca llegó, precisamente porque el archivo era indiscutiblemente auténtico.
Cualquier duda restante sobre la autenticidad del archivo de Biden se hizo añicos cuando un reportero de Politico, Ben Schreckinger, publicó un libro en septiembre pasado, titulado "The Bidens: Inside the First Family's Fifty-Year Rise to Power", en el que demostró que la clave los correos electrónicos en los que se basó el New York Post eran completamente auténticos. Entre otras cosas, Schreckinger entrevistó a varias personas incluidas en las cadenas de correo electrónico que proporcionaron confirmación de que los correos electrónicos en su posesión correspondían literalmente a los del archivo del Post. También obtuvo del gobierno sueco documentos idénticos a los documentos clave del archivo.
Me resulta realmente curioso que hoy se desenmascare una de las narrativas más penetrantes sobre la supuesta desinformación rusa, es decir, en el momento en que todas las noticias que llegan desde Moscú son censuradas y consideradas tout court como desinformación. Realmente vivimos en el Imperio de las mentiras.

https://nypost.com/2020/10/14/email-reveals-how-hunter-biden-introduced-ukrainian-biz-man-to-dad/

https://nypost.com/2020/10/15/emails-reveal-how-hunter-biden-tried-to-cash-in-big-with-chinese-firm/

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https://www.politico.com/news/2020/10/19/hunter-biden-story-russian-disinfo-430276

https://www.politico.com/f/?id=00000175-4393-d7aa-af77-579f9b330000

https://www.huffpost.com/entry/hunter-biden-intel-officials-russia_n_5f8e6cd5c5b62dbe71c5b963

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La "désinformation" russe et le gang Biden.
Quand le destin est dit : en ce moment vient la vérité sur les conneries et les spéculations que Joe Biden et son fils Hunter faisaient en Ukraine et qui avaient toujours été niées avec véhémence : nous savons donc maintenant que le directeur général de l'OTAN avait un intérêt privé et personnel dans le direction de Kiev et qu'aujourd'hui encore sa plus grande inquiétude est que l'arrivée des Russes n'ouvre la boîte de Pandore de son élite personnelle et américaine dans le pillage du pays qu'il prétend défendre. À cet égard, il convient de noter que le nombre de soi-disant réfugiés, parmi lesquels tout est mélangé, est bien inférieur à la perte de population subie par l'Ukraine en raison de la crise très grave qui a éclaté après le coup d'État. Cependant, l'histoire va aussi beaucoup plus loin car la suppression des sales affaires de Biden en Ukraine, définies par le New York Time comme de la désinformation russe, comme toute nouvelle substantielle sur la guerre est définie aujourd'hui, a également été la clé de voûte de sa victoire électorale. Là aussi tout se tient et c'est vraiment une histoire contemporaine dans laquelle surgit toute la pourriture qui nous étouffe.
Résumons l'histoire car elle a le même ton, la même structure et ou la même méthode que les autres qui nous touchent sans cesse depuis deux ans : dans les semaines précédant les élections présidentielles de 2020. Le 14 octobre 2020, moins plus de trois semaines avant le vote des Américains, le plus ancien journal du pays, le New York Post, a commencé à publier une série de rapports sur les affaires opaques du leader démocrate Joe Biden et de son fils, Hunter, dans des pays où Biden, en tant que vice-président, a exercé une influence considérable influence (dont l'Ukraine et la Chine) déduisant l'inopportunité de son élection. La réaction contre cette nouvelle a été immédiate et intense, conduisant à la suppression de l'histoire par les grands médias américains et à la censure de l'histoire par les principaux monopoles de la Silicon Valley. Le barrage contre cette nouvelle a été mené par la porte-parole quasi-officielle de la CIA, Natasha Bertrand (alors Politico, maintenant avec CNN), dont l'article du 19 octobre est paru sous ce titre : « L'histoire de Hunter Biden est de la désinformation russe, disent des dizaines d'anciens responsables du renseignement » . On ne sait pas comment ils ont pu affirmer qu'il s'agissait d'un ex, mais en réalité ils avaient dit autre chose : dans la lettre dans laquelle ils soutenaient leur thèse ils disaient qu'ils n'avaient aucune preuve suggérant que les e-mails de Biden et de son fils étaient falsifiés ou que la Russie avait quelque chose à voir avec eux, mais ils avaient simplement deviné ce "soupçon" sur la base de leur propre expérience. Bien sûr, puisque le problème n'était pas de compromettre l'élection du candidat qui représentait la partie mondialiste de l'establishment américain, cela passait comme une preuve certaine et irréfutable que ces courriels avaient été fabriqués par la Russie et constituaient une forme de désinformation. Le Huffington Post est même allé jusqu'à lancer une campagne publicitaire sur la désinformation russe qui a bien sûr justifié la censure pré-électorale la plus sévère de l'histoire américaine. Twitter a bloqué le compte Twitter du New York Post pendant près de deux semaines en raison de son refus d'obéir aux ordres de supprimer toute référence à ses articles sur l'affaire, et il a également été interdit aux utilisateurs individuels de se parler à ce sujet. Facebook, par l'intermédiaire de son porte-parole, Andy Stone, a annoncé qu'il supprimerait de manière algorithmique les nouvelles en attendant une "vérification des faits" qui, inutile de le dire, n'est jamais arrivée, précisément parce que l'archive était incontestablement authentique.
Tous les doutes qui subsistaient quant à l'authenticité des archives de Biden ont été brisés lorsqu'un journaliste de Politico, Ben Schreckinger, a publié un livre en septembre dernier, intitulé "The Bidens: Inside the First Family's Fifty-Year Rise to Power", dans lequel il a prouvé que la clé les e-mails sur lesquels le New York Post s'est appuyé étaient pleinement authentiques. Entre autres choses, Schreckinger a interrogé plusieurs personnes incluses dans les chaînes de courrier électronique qui ont confirmé que les courriers électroniques en leur possession correspondaient textuellement à ceux des archives du Post. Elle a également obtenu du gouvernement suédois des documents identiques aux documents clés des archives.
Je trouve vraiment curieux qu'aujourd'hui l'un des récits les plus répandus sur la prétendue désinformation russe soit démasqué, c'est-à-dire au moment où toutes les nouvelles en provenance de Moscou sont censurées et considérées tout court comme de la désinformation. Nous vivons vraiment dans l'empire du mensonge.

https://nypost.com/2020/10/14/email-reveals-how-hunter-biden-introduced-ukrainian-biz-man-to-dad/

https://nypost.com/2020/10/15/emails-reveal-how-hunter-biden-tried-to-cash-in-big-with-chinese-firm/

https://arstechnica.com/tech-policy/2020/10/house-amazon-facebook-apple-google-have-monopoly-power-should-be-split/

https://www.politico.com/news/2020/10/19/hunter-biden-story-russian-disinfo-430276

https://www.politico.com/f/?id=00000175-4393-d7aa-af77-579f9b330000

https://www.huffpost.com/entry/hunter-biden-intel-officials-russia_n_5f8e6cd5c5b62dbe71c5b963

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