17. ott, 2021

Testo

Nell’ultimo mese e mezzo sono andato un po’ in giro e fatalmente, viste le condizioni in cui ci ha precipitati la narrazione del Covid precipitati, ho avuto l’opportunità di scambiare impressioni sulle misure di segregazione e distanziamento , green pass e vaccinazioni obbligatorie con le persone più disparate. E mi sembra di qualche interesse riferirne. Quasi sempre ci vuole un po’ prima che le persone si aprano e comincino ad esprimere le loro idee per paura di apparire degli eretici rispetto alla verità imposta o magari per paura di contrastare le convinzioni dell’altro dal che si deduce che questo è un Paese dove l’ abitudine allo scambio delle idee e al dibattito reale è scomparso da tempo salvo laddove non conta nulla ed è persino fastidioso, ossia sulle gradinate degli stadi. Molti ristoratori, baristi, albergatori hanno poi un problema in più, temono che qualche concorrente mandi loro dei controlli e quindi non si fidano facilmente a parlare: ho capito che la delazione dei mediocri e degli incapaci nei confronti di chi ci sa fare è molto più estesa di quanto non si pensi. Chi infatti ha dei dubbi sulle misure e sulle vaccinazioni è più probabile che sia incline a non osservare le regole, specie quelle più assurde che vengono imposte e allora può diventare vittima del concorrente che non ha altra chance se non la delazione, per vincere la partita.
Ma spesso accade che qualche critica alla narrazione pandemica, magari ascoltata al tavolino all’aperto di un bar, sia sufficiente a far saltare il tappo e far sgorgare una consapevolezza che prima era incerta, trattenuta e quasi incredula di poter contestare qualcosa a cui tutti sembrano fermamente credere, che la televisione ripete ad ogni minuto e che persino sedicenti filosofi e gallinelle col tacco 20 ripetono all’unisono come un sol idiota. E’ insomma quantomeno un’ora d’aria nella camera a gas dell’Italia contemporanea. Ma una cosa mi ha colpito più di tutte ed è l’accanimento con il quale alcuni allontanano da sé la realtà. Parlando di vaccinazione alcuni solo dopo aver tentato di tacere se ne escono parlando delle reazioni avverse che hanno avuto pochi giorno dopo l’iniezione. Si tratta di persone che hanno introiettato la paura di essere presi per negazionisti e che si nascondo a vicenda le loro disavventure sanitarie che i medici negano sempre che siano dovute al vaccino benché queste persone non abbiano mai avuto disturbi paragonabili, siano essi la stanchezza inspiegabile e invincibile, i dolori agli arti, soprattutto le gambe, evidentemente dovuti a micro embolie, il risveglio di virus prima silenti come quello dell’herpes e del fuoco di Sant’Antonio, la comparsa del lupus che è una malattia gravissima o di altre patologie autoimmuni. Ci sono un’infinità di questi casi e in effetti nessun vaccinato che io conosca è uscito indenne da questa prova a cui avrebbe rinunciato se non fosse stato ricattato col lavoro sia esso dipendente o autonomo.
Molti, tranne quelli che operano nel settore sanitario dove non è casuale che ci siano le resistenze più inattese, si convincono o sperano sulla scorta di quanto viene detto e affermano ogni minuto, ossia che i vaccini ancorché non sperimentati siano assolutamente sicuri, che si sia trattato di disturbi passeggeri per i quali non vale la pena ribellarsi all’omertà indotta. E non vi dico la loro reazione quando capiscono che probabilmente qualcosa è cambiato nel loro organismo, che i preparati ad mRna, non sono propriamente vaccini, ma programmatori genetici e che potrebbero essere soggetti a nuovi episodi o vittime di un indebolimento non episodico del sistema immunitario. Quando si rendono conto di essere stati invitati a un tavolo di scopone scientifico e si sono trovati in una roulette russa se ne stanno a metà tra la rabbia e la rassegnazione, ma si rendono comunque conto che le cose non stanno proprio come sono state raccontate. In ogni caso una conversazione aperta cambia molte cose e può mettere in crisi atteggiamenti fideistici: è come nell’esperimento di Solomon Asch, nel quale si dimostra che non si può tenere viva una menzogna palese se essa e contestata da una minoranza che non se ne sta zitta a subire. Ma bisogna stare attenti e ricordare che come diceva Ernst Jünger che una buona conversazione è un compromesso tra parlare e ascoltare.

 

In the last month and a half I have been wandering around a bit and fatally, given the conditions in which the narrative of the Covid precipitates has precipitated us, I have had the opportunity to exchange impressions on segregation and distancing measures, green passes and mandatory vaccinations with the most disparate people. And it seems to me of some interest to report. It almost always takes a while for people to open up and start expressing their ideas for fear of appearing as heretics with respect to the imposed truth or perhaps for fear of opposing the beliefs of the other, which suggests that this is a country. where the habit of exchanging ideas and real debate has long since disappeared except where it counts for nothing and is even annoying, that is, on the steps of the stadiums. Many restaurateurs, bartenders, hoteliers then have an extra problem, they fear that some competitor will send them checks and therefore do not easily trust to talk: I understood that the denunciation of the mediocre and incompetent towards those who know how to do it is much more extended than you think. In fact, those who have doubts about the measures and vaccinations are more likely to be inclined to not observe the rules, especially the most absurd ones that are imposed and then can become a victim of the competitor who has no other chance but the informing, to win the game. .
But it often happens that some criticism of the pandemic narrative, perhaps heard at the outdoor table of a bar, is enough to blow the cork and give rise to an awareness that was previously uncertain, restrained and almost incredulous of being able to contest something to which everyone seems firmly believe that television repeats every minute and that even self-styled philosophers and heeled hens repeat in unison like a solitary idiot. In short, it is at least an hour of air in the gas chamber of contemporary Italy. But one thing struck me most of all and it is the fury with which some distance reality from themselves. Speaking of vaccination, some people come out of it only after trying to keep quiet about the adverse reactions they had a few days after the injection. These are people who have introjected the fear of being taken for deniers and who hide from each other their health misadventures that doctors always deny that they are due to the vaccine although these people have never had comparable ailments, be they the inexplicable fatigue and invincible, pains in the limbs, especially the legs, evidently due to micro embolisms, the awakening of previously silent viruses such as that of herpes and shingles, the appearance of lupus which is a very serious disease or other autoimmune diseases . There are an infinity of these cases and in fact no vaccinated person that I know has come out unscathed from this test which he would have given up if he had not been blackmailed with work, whether dependent or self-employed.
Many, except for those who work in the health sector where it is not by chance that there is the most unexpected resistance, are convinced or hoped on the basis of what is said and affirm every minute, that is, that vaccines, even if not tested, are absolutely safe, that one has treatise of transient ailments for which it is not worthwhile to rebel against the induced silence. And I don't tell you their reaction when they understand that probably something has changed in their organism, that the mRna preparations are not really vaccines, but genetic programmers and that they could be subject to new episodes or victims of a non-episodic weakening of the immune system. . When they realize that they have been invited to a scientific scopone table and found themselves in a Russian roulette wheel they are halfway between anger and resignation, but they still realize that things are not quite as they have been told. In any case, an open conversation changes many things and can undermine fideistic attitudes: it is like in the Solomon Asch experiment, in which it is shown that a blatant lie cannot be kept alive if it is contested by a minority that does not. shut up to suffer. But we must be careful and remember that as Ernst Jünger said that a good conversation is a compromise between speaking and listening.

 

En el último mes y medio he estado vagando un poco y fatalmente, dadas las condiciones en las que nos ha precipitado la narrativa del Covid, he tenido la oportunidad de intercambiar impresiones sobre medidas de segregación y distanciamiento, pases verdes y obligatorios. vacunas con las personas más dispares. Y me parece de cierto interés informar. Casi siempre pasa un tiempo antes de que las personas se abran y comiencen a expresar sus ideas por temor a aparecer como herejes con respecto a la verdad impuesta o quizás por temor a oponerse a las creencias del otro, lo que sugiere que este es un país. Hace tiempo que desapareció el hábito del intercambio de ideas y el debate real, salvo donde no cuenta para nada y hasta molesta, es decir, en las gradas de los estadios. Muchos restauradores, bartenders, hoteleros luego tienen un problema extra, temen que algún competidor les envíe cheques y por eso no se fían fácilmente para hablar: entendí que la denuncia de personas mediocres e incompetentes hacia quienes pueden hacerlo es mucho más extendida. de lo que piensas. De hecho, quienes tienen dudas sobre las medidas y vacunas son más propensos a inclinarse a no observar las reglas, especialmente las más absurdas que se imponen y luego pueden convertirse en víctima del competidor que no tiene otra posibilidad que la de informar, para ganar el juego.
Pero a menudo sucede que alguna crítica a la narrativa de la pandemia, tal vez escuchada en la mesa al aire libre de un bar, es suficiente para volar el corcho y dar lugar a una conciencia que antes era incierta, comedida y casi incrédula de poder impugnar algo a que todo el mundo parece creer firmemente que la televisión se repite a cada minuto y que incluso los filósofos autoproclamados y las gallinas tacones repiten al unísono como un idiota solitario. En resumen, es al menos una hora de aire en la cámara de gas de la Italia contemporánea. Pero una cosa me llamó más la atención y es la furia con la que algunos distancian la realidad de sí mismos. Hablando de la vacunación, algunas personas la abandonan solo después de tratar de guardar silencio sobre las reacciones adversas que tuvieron unos días después de la inyección. Son personas que han introyectado el miedo a ser tomadas por negacionistas y que se esconden unos de otros sus desventuras de salud que los médicos siempre niegan que se deben a la vacuna aunque estas personas nunca han tenido dolencias comparables, ya sea el cansancio inexplicable e invencible, dolores en las extremidades, especialmente en las piernas, evidentemente debidos a microembolias, el despertar de virus previamente silenciosos como el del herpes y la culebrilla, la aparición de lupus que es una enfermedad muy grave u otras enfermedades autoinmunes. Son infinidad de estos casos y de hecho ninguna persona vacunada que yo sepa ha salido ilesa de esta prueba a la que habría renunciado si no hubiera sido chantajeado con el trabajo, ya sea por cuenta propia o por cuenta propia.
Muchos, salvo los que laboran en el sector salud donde no es casualidad que exista la resistencia más inesperada, se convencen o esperan en base a lo que se dice y afirman a cada minuto, es decir, que las vacunas, aunque no probado, es absolutamente seguro, que uno tiene tratado de dolencias pasajeras por las que no vale la pena rebelarse contra el silencio inducido. Y no les cuento su reacción cuando se dan cuenta de que probablemente algo ha cambiado en su organismo, que las preparaciones de ARNm no son realmente vacunas, sino programadores genéticos y que podrían estar sujetos a nuevos episodios o víctimas de un debilitamiento no episódico. del sistema inmunológico. Cuando se dan cuenta de que han sido invitados a una mesa de scopone científica y se encuentran en una ruleta rusa, se encuentran a medio camino entre la ira y la resignación, pero aún se dan cuenta de que las cosas no son exactamente como se les ha dicho. En cualquier caso, una conversación abierta cambia muchas cosas y puede socavar actitudes fideístas: es como en el experimento de Solomon Asch, en el que se demuestra que una mentira descarada no puede mantenerse viva si es impugnada por una minoría que no lo hace. dispuesto a sufrir. Pero hay que tener cuidado y recordar que, como decía Ernst Jünger, una buena conversación es un compromiso entre hablar y escuchar.