16. nov, 2018

TICINO-Analisi di un Mondo Moderno sempre più in Decadenza.

Conosci persone il cui Ego è più grande della stanza in cui si trovano e che sembrano tollerare soltanto se stesse e crogiolarsi senza ritegno nella loro presunta grandezza? Individui che sminuiscono e tiranneggiano il prossimo e tuttavia incarnano soltanto l'immagine distorta delle proprie grandiose aspirazioni? Se nella tua vita c'è una persona di questo tipo, un collega d'ufficio o il tuo capo sul posto di lavoro, il tuo partner o un amico, un genitore o un altro familiare? Siete Circondati da Psicopatici.

Ormai è da un po’ di tempo che la mia mania personale di osservare tutto ciò che mi circonda, mi porta soprattutto ad esplorare il mondo giovanile e tutto ciò nel quale esso è irrimediabilmente immerso. Non c’è giorno che non ascolti qualcuno, che o per esperienza personale, o per sentito dire, mi racconta un qualche assurdo episodio capitato a scuola a suo figlio, sua figlia, suo nipote ecc. ecc. Episodi diversi ma che per me hanno tutti un filo conduttore che un abile scrittore potrebbe tranquillamente trascrivere nel suo riportare dandogli il titolo di “molestie mentali”. Voglio dire che oggi, se il giovane non accetta di compilare nella sua testa un “modulo prestampato” di pensieri forzati, è matematicamente escluso, umiliato e accusato. Il punto è sempre lo stesso come per altri sistemi, il giovane studente non deve oltrepassare quegli steccati eretti proprio per contenerlo “tra le righe” in cui muoversi in armonia con i mass media, le istituzioni, gli operatori della scuola che ammetto di avere una qualche difficoltà nel chiamarli oggi docenti a dispetto di quel mio personalissimo rispetto della figura storica dell’insegnante. Oggi sul piano sociale la parola obbligata è “accoglienza”, sul piano storico la memoria unica è il “nazi-fascismo”, sul piano sessuale la chiave è tutto ciò che sconfina, contrasta, sfascia la famiglia, la nascita, la differenza dei sessi e dei ruoli in un perverso intreccio di femminismo, sesso libero e omofilia. Chi non si riconosce in questa nuova scuola dell’obbligo ideologico ha un menu fisso di attributi a disposizione, razzista, xenofobo, omofobo, sessista, femminicida ecc ecc. Perciò un qualsiasi giovane che la pensa diversamente, è oggi considerato scorretto di spirito, e dunque finisce diritto nella palestra correttiva, e se non accetta la “rieducazione”, è irrimediabilmente emarginato. Gli episodi che osservo sono diversi e prende spunto anche dai consueti fatti di cronaca e relativi commenti, sbarco di migranti, femminicidio, storie omosex, o peggio, parole proibite. La nuova oscenità non riguarda casomai il fare sesso in luogo pubblico e filmarsi per essere messo in rete, consumare e comprare droga, ma l’aver contraddetto il catechismo di cui scrivo sopra. Il ragazzo che dissente quindi viene isolato, additato al pubblico disprezzo se non si converte o tace, e comunque entra da subito nella classe che a me piace chiamare “differenziale”, come quelle scuole di un tempo, facendolo apparire come un handicappato ideologico con l’unica attenuante, che presumibilmente vive in un ambiente malsano e i suoi genitori saranno di quella brutta razza. Perché naturalmente denunciando il razzismo, s’innesca nei confronti del non allineato un razzismo a rovescio, una vera e propria discriminazione. Se non la pensi come il modulo prestampato e prepensato che ti viene prescritto, sei fuori dalla modernità, dalla democrazia, dall’umanità, dalla cristianità. La nuova scuola è invece tollerante, permissiva davanti alle dipendenze anche patologiche: l’iniziale tossicodipendenza, la tecno dipendenza da smartphone, la porno dipendenza e la sesso dipendenza.  Mi soffermo è penso, ma che ragazzi possano uscire da una scuola e da un sistema che non invita a pensare ma solo ad aderire dentro un mono pensiero preconfezionato, fondato su pregiudizi, categorie a priori fornite già belle e masticate? Che pensiero critico può venir fuori se non si riconosce l’importanza di vedere le cose da più punti di vista, di paragonare culture, storie, civiltà del passato che la pensano in modo diverso?. Solo ebeti che seguono le parole chiave senza mai metterle in discussione. Si, la scuola sta allevando dementi anche perché inculca loro la convinzione che non ci sia nulla da discutere ma tutto sia chiaro e netto, lungo la linea del bene e del male. Poi ci meravigliamo se i ragazzi non pensano, non leggono, non amano la storia, la politica, la filosofia? Perché non c’è nulla da pensare e da scoprire, non ci sono fonti divergenti, esperienze diverse, c’è solo da seguire il kit della buona scuola. Sappiate che una volta cancellata l’attività del libero pensiero, quel che resta è tuffarsi nella realtà che viviamo, ovvero cuffie, bevute e tatuaggi, cannabis e selfie  rincuora comunque che per fortuna alcuni ragazzi mantengono zone di resistenza, non si sottomettono al Dominio, e lo stesso vale per alcuni docenti. Ma vanno contro il proprio tempo, controcorrente, o devono nascondersi, vergognarsi di come la pensano. Uno degli effetti collaterali di quest’ allineamento servile alla Buona Scuola, è che poi le menti più sconnesse reagiscono sposando la linea maledetta, scrivendolo sui muri, insultano, e covando idee di rivolta del sistema. Così i ragazzi che pensano con la propria testa vengono assimilati a questi psicolabili che reagiscono con la violenza al catechismo della buona scuola. Il risultato quindi è lo stesso, la scuola alleva dementi, in gran parte sedati e incistati nei loro telefonini, in piccola parte violenti e ribelli. Ma dementi. La Buona Scuola si allinea alla Buona Tv e ai Buoni Genitori e vedete che porcheria produce. Per finire, non ci rimane che ribellarsi, fare mezzo secolo dopo un ’68 capovolto, pensando, credendo, comunicando, non e non sfasciando, perché in questo caso, saremo anche noi figli della demenza che è solo da combattere.

Nella post-società dei consumi, come drogati

dipendenza è una normale condizione umana. Si nasce dipendenti dalla madre e si muore dipendenti da tutto e dalla vita stessa che, a parte eccezioni, lasciamo con fatica.

All’inizio del secolo scorso nacque la società dei consumi quando si comprese pienamente che la naturale tendenza alla dipendenza ed ai comportamenti additivi delle persone, poteva essere modulata a fini commerciali. Si scoprì, cioè, che era possibile programmarla e orientarla verso bisogni e stili di vita che si trasformavano in consumi di massa.

Oggi i bambini, nel momento in cui si emancipano dalla dipendenza totale dalla madre, sono già pilotati verso bisogni e desideri indotti per condizionare le scelte di acquisto degli adulti.

Forse anche per questo, sebbene le tendenze più avanzate delle neuroscienze tendano, oggi, a considerare la dipendenza come una malattia del cervello, e le definizioni di dipendenza patologica sembrino chiare, i confini i tra comportamenti additivi “patologici” e quelli “non patologici” rimangono, di fatto, sfumati, esattamente come sono sfumati i confini tra equilibrio mentale e follia. E’ su questa linea di confine che si può agire per spingere bisogni compulsivi di massa costruendo “liturgie” per promuoverli, giustificarli e condividerli. Dormire in un sacco a pelo su un marciapiede, per essere i primi a possedere un nuovo gadget; “santificare” prodotti di cui viene filmato l’unboxing (il disimballaggio) per trasmettere via Rete l’esperienza a migliaia di “adepti”, sono due esempi di comportamenti che ben esemplificano il labile confine tra passione e patologia. Altri tipi di azioni indotte che sfruttano la nostra propensione all’additività, sono meno evidenti e, quindi, molto più diffuse e incontrollate o, forse, incontrollabili, una volta innescate. Si pensi, ad esempio, alla costruzione ed all’offerta di strumenti finanziari basati sul nulla, all’utilizzo delle carte di credito a rimborso rateale, alla spinta verso acquisti immobiliari sorretti da mutui insostenibili, al “compra oggi e paga alla primavera prossima” ecc..La crisi economica in cui ci troviamo è correlabile anche ad un insieme di situazioni costruite per aumentare additivamente i consumi con lo scopo principale di alimentare una economia che potesse sostenerli. Le similitudini con le situazioni di dipendenza patologica, in cui si segue un’escalation di consumi, fino ad arrivare ad una situazione di completa perdita del controllo sui propri obiettivi e sul significato stesso del proprio essere e delle proprie relazioni non è casuale.
Oggi, in tempo di crisi, le capacità di spesa e, quindi, la propensione al consumo si sono ridotte improvvisamente e, probabilmente, si contrarranno ancora. Ciò favorirà quei prodotti commerciali in grado di produrre intrinsecamente un viraggio tra tendenza all’additività e dipendenza vera e propria. Potrebbero avere particolare successo, proprio per la capacità di trasformarsi da superflui in indispensabili.

In questa accezione diventa facile pensare immediatamente alle droghe. Meno facilmente siamo portati a pensare ai mercati legali e questo ci lascia culturalmente ed organizzativamente scoperti di fronte ad eventi che potrebbero avere conseguenze disastrose. In questo momento, ad esempio, tutto il Nord America cerca di risolvere il problema della diffusione epidemica dipendenza da “painkillers”. Farmaci oppiacei per la terapia del dolore, prescritti, inizialmente, con troppa facilità e poca attenzione, sono diventati oggetto di abuso e dipendenza. Siamo proprio sicuri che nel nostro Paese non possa avvenire qualcosa di analogo? Qualcosa di simile non è già avvenuto? In Italia, come in altre parti del mondo,  c’è un uso ampio, di una serie di farmaci per la depressione e per l’ansia che sono in grado di provocare dipendenza. L’uso è così diffuso da far pensare che per molti soggetti questi farmaci siano diventati indispensabili anche se, per la loro condizione, sarebbero superflui. Ci sono decessi, ci sono danni, problemi fisici o psichici conseguenti? Non lo sappiamo: la situazione non è senz’altro studiata e monitorata così come è fatto per le sostanze illecite.

Osservando quanto viene investito nello studio, nel controllo e nel contrasto repressivo dei mercati illeciti delle droghe, capiamo che la definizione di droga come “male assoluto”, da sola, può giustificare la spesa, ma trascina con sé la stigmatizzazione, conseguente, del tossicomane con pesanti distorsioni. La Casa Bianca ed anche il nostro Ministro Riccardi, recentissimamente, si sono espressi ricordando che i tossicomani sono malati e non criminali, ma non hanno spiegato come mai, allora, così tanti tossicomani sono in carcere.
Chi è favorevole alla “guerra alla droga”, costi quello che costi, sostiene che, anche proprio grazie a questa azione nel nostro Paese i morti per droga sono solo poche centinaia all’anno a fronte di una stima di decine di migliaia di morti legati all’alcol ed al tabacco. Ciò che continua a non essere chiaro, tuttavia, è perché gli investimenti e l’impegno organizzativo per il contrasto della diffusione dei consumi di tabacco ed alcol siano marginali (rispetto a quelli, complessivi investiti per la droga) e perché non siano ricercati e diffusi dati sulla consistenza e sugli effetti dell’abuso di farmaci.

L’unica spiegazione è che i mercati di tabacco, alcol e farmaci, siano a pieno diritto considerabili come parte integrante della società dei consumi che, come ho detto, poggia le sue basi sulla tendenza all’additività.La stigmatizzazione di alcune dipendenze e di alcuni consumatori, ma non di altri, permette la diffusione di prodotti che, altrimenti, sarebbero maggiormente controllati e visti con partecipe attenzione, anche da parte di chi li consuma. Ciò potrebbe anche spiegare come mai gli Stati Uniti si siano accorti in ritardo della diffusione epidemica dei painkillers. Pur essendo ingaggiati in modo consistente in guerre alla droga e schierati, anche militarmente, per il controllo dei confini, sono stati colti di sorpresa dal “fuoco amico”di una epidemia tossicomanica indotta da sostanze lecite.
In modo paradossale e, forse, non completamente previsto, il nostro impegno verso il contrasto delle dipendenze finisce, così, per concentrarsi su comportamenti che noi stessi abbiamo definiti illeciti per lasciar spazio anche economico e culturale ad altri comportamenti additivi di massa (leciti) che non solo non vengono contrastati ma sono, addirittura, promossi.

In questi anni e nel nostro Paese abbiamo assistito ad una azione concertata che chiarifica questo pensiero. E’ stata pianificata la possibilità di realizzare una pressione fortissima al gioco d’azzardo, praticamente in ogni angolo del territorio, con un ampio utilizzo dei media e di Internet, sia per la promozione che per il gioco on-line. L’incremento del gioco d’azzardo genera entrate ed occupazione è stato considerato opportuno. Ciò che stava nella sfera del superfluo o nel vietato è stato, così, trasformato in qualcosa di utile o di indispensabile. Ora si creano anche meccanismi di consenso, utilizzando una parte degli utili per sostenere ricerche e servizi di cura per chi, dalla pressione all’azzardo, ne esce devastato. Il tutto è appoggiato dallo Stato, che dai comportamenti additivi leciti riceve un immediato vantaggio economico in termini fiscali. Le cure dei giocatori patologici verranno sostenute dal Servizio Sanitario Nazionale. Apparentemente un meccanismo perfetto se non fosse che sta svegliando alcune contraddizioni sopite. Emblematica, in questo senso, è la posizione di chi sostiene che sarebbe utile favorire la coltivazione e la distribuzione della cannabis proprio per aumentare le entrate fiscali. Praticamente la proposta è quella di togliere uno “stigma” in cambio del pagamento di una tassa.

Cosa è utile o non utile, lecito o illecito, viene, perciò, giudicato sulla base di un bilancio economico tra il danno potenziale che crea e le risorse economiche che può produrre. Purtroppo nella pesatura, abbiamo l’interesse economico di una società dei consumi economicamente malata di additività, da una parte, e l’interesse per la salute ed il benessere psicofisico dei singoli, dall’altra. L’interesse generale prevarrà, a scapito dei singoli e, quindi, aumenteranno le occasioni di spinta verso l’additività lecita che saranno compensate di riflesso da una stigmatizzazione ancora maggiore di alcuni tipi di (tossico)dipendenza o di uso di droghe (illecite).

Ciò a meno che la situazione di profonda crisi economica, in cui ci troviamo, ci porti a comprendere la patologia sociale in cui siamo immersi quando consideriamo i termini “crescita” e “sviluppo” come valori (additivamente) positivi perché collegati alla ricchezza ed al Prodotto Interno Lordo. Ci stiamo dimenticando che la crescita e lo sviluppo sono un’altra cosa e, mentre non riusciamo a progettare un futuro,  siamo in continuo “sbattimento” alla ricerca di tutto ciò che già sappiamo non sarà la soluzione dei nostri problemi e delle nostre ansie. Come fossimo tossicomani.

Psicopatici e potere

Loro ci hanno studiato. Essi sanno meglio di noi quello che noi sappiamo di noi stessi. Essi sono esperti nel premere i nostri bottoni, ad utilizzare le nostre emozioni contro di noi.

Ogni essere umano porta in sé una dote di pregi e di difetti, la sua anima è il risultato di una particolare alchimia in cui il bene e il male coesistono, creando un equilibrio che a seconda dei casi pende verso il primo o il secondo piatto della bilancia.

In questo equilibrio, quello a cui per natura gli esseri umani tendono quando si ritrovano nella collettività è una coesistenza pacifica, poiché la coesistenza pacifica è quella che garantisce un maggior vantaggio al singolo.

Si tratta di una questione pratica, prima ancora che morale: cooperare col prossimo porta vantaggi a tutti; ne beneficia il singolo, ne beneficia la collettività.

Queste considerazioni, d’altra parte, parrebbero essere smentite da una semplice osservazione degli avvenimenti che caratterizzano la storia degli uomini da millenni a questa parte.

Guerre, soprusi, saccheggi, odio ed intolleranza sono una costante nell’evolversi della civiltà umana.

Una apparente contraddizione, quindi.

Ma ad uno sguardo più attento, in seguito ad una analisi più approfondita delle vicende storiche, si può scoprire come nei secoli siano sempre stati gruppi di poche persone a determinare il corso degli eventi, gruppi di persone dotate di un particolare carisma o potere in grado di trascinare le folle e farle partecipi dei loro piani di dominio.

La grande domanda che chi studia i processi del passato e del presente dovrebbe porsi è infatti la seguente: perché sono sempre i peggiori esponenti del genere umano che detengono il potere?

Possono cambiare le forme di governo, la struttura della società, il livello di cultura o di ricchezza collettivo, ma saranno, in ogni caso, sempre i peggiori a comandare.

Persone che alla pacifica convivenza preferiscono la violenza perpetua, che spingono ed istigano le folle verso massacri distruttivi ed irrazionali.

Persone apparentemente senza sentimenti, senza coscienza, pronte a scatenare guerre ed a sacrificare milioni di uomini per raggiungere i loro obiettivi.

Apparentemente senza sentimenti.

Apparentemente?

Questo è il vero cuore della questione.

Esistono infatti persone che sono prive di quei sentimenti tipici degli esseri umani, sentimenti quali l’empatia, la capacità di provare pietà, l’istinto di protezione dei più deboli, la solidarietà.

Sono sentimenti propriamente “umani”.

Eppure, vi sono individui che questi sentimenti li ignorano del tutto.

La psicologia moderna descrive questa condizione come un disturbo, e cataloga chi ne soffre all’interno della famiglia degli psicopatici.

Ma quello che per la psicologia contemporanea viene catalogato come disturbo, all’interno della nostra società diviene un grande vantaggio.

Grazie all’impossibilità di provare qualsiasi sentimento di compassione, privo di ogni remora morale, lo psicopatico infatti ha tutte le carte in regola per scalare i gradini della gerarchia sociale, una gerarchia strutturata in modo tale da favorire la salita di chi è privo di scrupoli.

Il dottor Kevin Barrett, nel suo Twilight of the Psychopaths, sintetizza :

Gli psicopatici hanno svolto un ruolo sproporzionato nello sviluppo della civiltà, perché si prestano più facilmente a mentire, uccidere, ingannare, rubare, torturare, manipolare e, in generale, infliggere grandi sofferenze ad altri esseri umani senza alcuna sensazione di rimorso, al fine di stabilire il proprio senso di sicurezza attraverso il dominio.

Quando si comprende la vera natura dell’influenza dello psicopatico, che è privo di coscienza, emozioni, egoista, freddo calcolatore, e privo di qualsiasi morale o norme etiche, si inorridisce, ma allo stesso tempo tutto improvvisamente comincia ad avere un senso.

La nostra società è sempre più senz’anima perché le persone che la portano avanti e che danno l’esempio sono senz’anima – letteralmente essi non hanno alcuna coscienza.

Nel suo libro Political Ponerology, Andrej Lobaczewski spiega che gli psicopatici clinici beneficeranno dei vantaggi anche in modo non violento nel corso della loro scalata delle gerarchie sociali.

Questo avviene perché possono mentire senza rimorso (e senza la presenza di quella spia fisiologica dello stress che viene rilevata dai test con la macchina della verità), gli psicopatici possono sempre dire ciò che è necessario per ottenere ciò che vogliono.

Gli psicopatici rappresentano un minoranza all’interno della società, ma hanno un grande vantaggio rispetto alla maggioranza.

Consapevoli della loro diversità, la usano per manipolare chi li circonda e per arrivare a posizioni di dominio.

Laggiù dove una persona mediamente onesta si fermerebbe, dinanzi a compromessi, patti con la propria coscienza, tradimenti, corruzioni, gli psicopatici avanzano senza esitare, e così arrivano senza ostacoli nelle stanze del potere.

In questo modo succede che la civiltà umana nei secoli venga guidata dai suoi peggiori rappresentanti, mentre la massa ignara viene stimolata affinché esprima le sue potenzialità più distruttive.

Ed in una società in cui i vertici dimostrano con il loro operato che è solo attraverso l’inganno e la furbizia che si può raggiungere il successo, le classi che compongono via via gli strati più bassi tenderanno ad imitare il comportamento di coloro che li precedono, portando la civiltà stessa alla inevitabile decadenza.

Quello che occorre, oggi come non mai, è comprendere il meccanismo con il quale gli psicopatici riescono a soggiogare i loro simili, comprendere che sono persone che ragionano e sentono in maniera profondamente diversa dal resto dell’umanità, capaci di gesti ed azioni inimmaginabili per un uomo comune.

Solo conoscendo il loro modo di operare, si può sperare di risvegliare l’umanità dall’incantesimo di cui attualmente è succube.

Il vero problema è che la conoscenza della psicopatia e di come gli psicopatici governano il mondo è stato effettivamente nascosto.

Le persone non hanno la benché minima conoscenza di cui avrebbero bisogno per compiere  un vero cambiamento dal basso verso l’alto.

Ancora e ancora, nel corso della storia si finisce per servire il nuovo capo, identico al vecchio capo.

Se c’è un lavoro che merita sforzi a tempo pieno e dedizione per il bene ultimo di aiutare l’umanità in questi tempi bui, è lo studio della psicopatia e la propagazione di tali informazioni in lungo e in largo e il più velocemente possibile.

Ponerologia - La scienza del male

La canadese Red Pill Press ha recentemente pubblicato il libro dello psicologo Andrew M. Lobaczewski, intitolato Political Ponerology [Ponerologia politica, ndT]  nel quale l’autore spiega sulla base di proprie osservazioni come durante i suoi anni di lavoro clinico in Polonia abbia notato un’alta correlazione fra gli atti che molta gente etichetterebbe come “cattivi” e varie patologie.

La classificazione diagnostica più adatta per questi individui nel moderno gergo psicologico sarebbe sociopatico, la cui più importante caratteristica è l’apparente assenza di una coscienza o empatia in relazione agli altri esseri viventi. Lobaczewski e alcuni dei suoi colleghi est-europei che lavoravano sotto l’impero sovietico decisero di intraprendere questo studio ad un livello più alto e investigarono il ruolo che la sociopatia giocava nel governo, negli affari e in altri gruppi sociali.

La Ponerologia politica (dalla parola greca poneros, male) è una scienza sulla natura del male adattato per scopi politici che all’estremo di una più vasta scala risulta in una patocrazia.

La ricerca indica che i sociopatici si trovano in tutte le razze, etnie e religioni e che nessun gruppo è immune ad essi.

I sociopatici costituiscono, secondo l’autore, circa il 6% della popolazione in qualsiasi gruppo. L’editore di Red Pill afferma che “Political Ponerology è un libro che offre un orribile sguardo dentro la struttura sottostante ai nostri governi, le nostre corporazioni più grandi, e anche il nostro sistema giudiziario”.

Dopo aver letto questo libro, una gran quantità di domande assillanti sulle linee di condotta e le pratiche dei funzionari governativi e aziendali hanno cominciato a trovare una spontanea risposta dato che le analisi di Lobaczewski vanno al cuore del perché il governo degli Stati Uniti sia divenuto un’impresa criminale che fa di tutto per dominare il mondo e per annichilire grandi quantità di esseri umani sia all’interno che nel mondo.

Innanzitutto Lobaczewski fa notare che le società sono più vulnerabili al male nei tempi buoni. “Nei tempi migliori”, scrive, “la gente perde di vista il bisogno di una profonda riflessione, di introspezione, di conoscenza degli altri, e di una comprensione delle complicate leggi della vita”.

“Durante i tempi buoni, la ricerca della verità diventa scomoda perché rivela fatti sconvenienti”.

D’altra parte, afferma, “La sofferenza, lo sforzo e l’attività mentale durante i periodi di amarezza imminente portano ad una progressiva, generalmente elevata, rigenerazione dei valori perduti, che risulta nel progresso umano”.

Al contrario, “Il ciclo di tempi felici e pacifici favorisce un assottigliamento della visione del mondo e un incremento dell’egocentrismo…”.

È esattamente in quei tempi di ego-delirio che le nazioni si sottopongono sorde, mute e cieche a sociopatici senza coscienza che le seducono in pratiche e politiche letali per esse stesse e per il resto del mondo.

La mancanza di riflessione produce per definizione esseri umani privi di discernimento.

Egli sottolinea che i cosiddetti individui “normali” non possono comprendere la mente o il comportamento del sociopatico e sono quindi particolarmente vulnerabili ad esso – da qui il motivo principale per scrivere un libro sulla Ponerologia, esattamente per informare i non-sociopatici sulla patologia.

L’autore usa il termine “spellbinders” [incantatori, ndt] per descrivere gli incantatori di serpenti psicologici che sembrano saggi, illuminati pensatori/politici, anche attivisti che si presentano come i possessori di conoscenze basate su ricerche svolte unicamente da loro o su informazioni ottenute attraverso canali straordinari ai quali nessun altro ha accesso.

Tuttavia l’autore avverte il lettore che i nostri stessi processi inconsci possono portarci a bloccare le “bandiere rosse” che potrebbero saltar fuori quando si ha a che fare con dei sociopatici.

“I processi psicologici inconsci superano il ragionamento cosciente, sia nel tempo che nell’interesse, il che rende possibili molti fenomeni psicologici”.

Così il rifiuto che proibisce ad alcuni individui di vedere le verità più oscure in ciò che un sociopatico cerca di promuovere, ad es. “Il nostro governo non ci farebbe mai del male; il nostro governo ha nel cuore i nostri migliori interessi; nessun presidente potrebbe sfuggire a questo; il principio della legge è ancora al lavoro in America; il fascismo non potrebbe attecchire qui; il governo degli Stati Uniti non può avere orchestrato gli attacchi dell’11/9; se l’11/9 fosse stato orchestrato dal governo degli Stati Uniti, troppa gente dovrebbe essere coinvolta per mantenere ciò segreto”, e così via all’infinito.

L’autore afferma che “una rete sempre più forte di psicopatici e individui correlati inizia gradualmente a dominare, oscurando gli altri”.

La situazione degenera rapidamente in una patocrazia, o un sistema dove una piccola minoranza patologica prende il controllo di una società di gente normale.

L’editore del libro, Laura Knight-Jadczyk, nelle sue note a piè di pagina non esita a indicare Karl Rove, Disk Cheney e Donald Rumsfeld, sotto l’insegnamento di Leo Strauss, come i principali attori nella patocrazia americana del ventunesimo secolo.

Tragicamente, secondo l’autore, “La patocrazia progressivamente paralizza ogni cosa (e) … progressivamente si intromette ovunque, soffocando tutto”.

Political Ponerology è un lavoro di inestimabile valore che ogni essere umano proteso alla coscienza dovrebbe leggere, non soltanto per la sua esposizione della patologia degli individui che attualmente comandano il governo degli Stati Uniti, ma anche per la luce che potrebbe fare sugli individui a noi più vicini, alcuni dei quali potrebbero essere amici, compagni attivisti, leader civici o negli affari.

Lo scopo del libro non è incitare alla paranoia, ma coltivare il discernimento e rafforzare la nostra fiducia nella nostra innata intuizione allo scopo di navigare tra le deprimenti manifestazioni del male che ci circondano nel ventunesimo secolo.

Perché i peggiori comandano

Articolo conciso quanto esplicito di  sulla perversa tendenza della democrazia a selezionare il peggio della società e consegnargli il bastone del comando: i Sadis,Borradori,Beltraminelli,Bertoli,Gobbi,Gianella,Pesenti,Masoni,Pedrazzini,

Bergonzoli ,Bignasca ecc.ecc…  e tutti gli altri brutti ceffi, non sono solo casi sfortunati, ma la logica conseguenza di un sistema sbagliato fin dalle sue fondamenta.

Una delle affermazioni più largamente accettate dagli economisti politici è la seguente: qualunque monopolio è dannoso dal punto di vista dei consumatori. Il monopolio, nella sua accezione classica, è concepito come un privilegio esclusivo garantito ad un singolo produttore di un determinato bene o servizio, cioè come assenza di libero accesso ad un determinato settore della produzione. In altre parole, una sola azienda, A, può produrre un determinato bene, x. Ogni monopolista di questo tipo è dannoso per i consumatori poiché, essendo protetto dall’ingresso di potenziali nuovi concorrenti nel suo settore di produzione, il prezzo del prodotto di monopolio x risulterà più alto e la qualità di x più bassa che nel caso contrario.

Questa elementare verità è stata spesso invocata come argomento in favore dei governi democratici in opposizione al governo classico, monarchico o del principe. Questo perché in democrazia l’accesso alle strutture di governo è libero – chiunque può diventare primo ministro o presidente – mentre in una monarchia esso è ristretto al re e ai suoi eredi.

Tuttavia questo argomento in favore della democrazia ha una pecca fatale. Il libero accesso non è sempre una cosa positiva. Il libero accesso e la competizione nella produzione di beni sono un bene, ma la libera competizione nella produzione di mali non lo è. Il libero accesso al business della tortura e dell’assassinio di innocenti, oppure la libera competizione nel settore della contraffazione e della frode, ad esempio, non sono cose positive; sono il peggiore dei mali. Perciò che tipo di “business” è quello di un governo? Risposta: non è un ordinario produttore di beni venduti a consumatori volontari. E’ invece un “business” che si occupa di furto e di espropriazione – per mezzo di tasse e falsificazioni – e di recinzione di beni rubati. Dunque, il libero accesso al governo non produce risultati positivi. Al contrario, esso peggiora i problemi, cioè incrementa la malvagità.

Finché l'uomo è quel che è, in ogni società ci saranno persone che desiderano l'altrui proprietà. Qualche persona è più soggetta a questo sentimento di altre, ma gli individui imparano solitamente a non agire sulla base di tali sentimenti o persino si vergognano di averli. Generalmente soltanto pochi individui non riescono a sopprimere il loro desiderio per le proprietà altrui e vengono per questo trattate come criminali dai loro simili e limitati dalla minaccia della punizione fisica. Sotto il governo del principe, soltanto una singola persona – il principe – può dar seguito legalmente al desiderio per la proprietà di un altro uomo ed è questo a renderlo un potenziale pericolo e un “malvagio.”

Tuttavia, un principe è limitato nei suoi desideri redistributivi poiché tutti i membri della società hanno imparato a considerare la sottrazione e ridistribuzione della proprietà di un altro uomo come vergognosa ed immorale. Di conseguenza, guardano ad ogni azione del principe con il massimo sospetto. In aperto contrasto, dal momento dell'entrata in un governo, a chiunque è consentito di esprimere liberamente il suo desiderio per la proprietà altrui. Ciò che precedentemente veniva considerato immorale e di conseguenza è stato soppresso è ora considerato un sentimento legittimo. Chiunque può bramare apertamente ogni altrui proprietà in nome della democrazia; e chiunque può agire sulla base di questo desiderio per la proprietà di un altro, a condizione che riesca ad entrare nel governo. Quindi, in democrazia ciascuno si trasforma in una minaccia.

Ne consegue che, sotto le condizioni democratiche, il popolare benché immorale ed anti-sociale desiderio per la proprietà di un altro uomo sia sistematicamente rinforzato. Ogni richiesta è legittima se affermata pubblicamente sotto la protezione speciale della “libertà di parola.” Tutto può essere detto e sostenuto e tutto può essere sottratto. Neppure il diritto di proprietà privata apparentemente più sicuro è esente dalle richieste redistributive. Peggio, grazie ad elezioni di massa, quei membri della società con poche o nessuna inibizione contro il furto della proprietà altrui, cioè gli a-moralisti abituali che sono i più talentuosi nell'assemblare maggioranze su una moltitudine di richieste popolari moralmente disinibite e reciprocamente incompatibili (efficienti demagoghi) tenderanno a guadagnarsi l'entrata nel governo ed a salire alle posizioni più alte. Quindi, una brutta situazione diventa ancora peggiore.

Storicamente, la selezione di un principe avveniva con l'incidente della sua nascita nobile e la sua sola qualificazione personale era tipicamente la sua formazione come futuro principe e tutore della dinastia, della sua condizione e dei suoi possedimenti. Ciò non assicurava che un principe non sarebbe stato cattivo e pericoloso, naturalmente. Tuttavia, vale la pena di ricordarsi che ogni principe che è venuto a mancare nel suo dovere primario di conservazione della dinastia – che ha rovinato il paese, causato agitazione, conflitti e dispute civili, o altrimenti messo in pericolo la posizione della dinastia – ha affrontato il rischio immediato di essere neutralizzato o assassinato da un altro membro della sua stessa famiglia. In ogni caso, tuttavia, anche se l'incidente della nascita e della sua formazione non esclude che un principe potrebbe diventare cattivo e pericoloso, allo stesso tempo l'incidente di una nascita nobile e di una formazione da principe non preclude neanche che potrebbe rivelarsi un dilettante inoffensivo o persino una persona buona e morale.

In contrasto, la selezione dei capi di governo per mezzo di elezioni popolari rende quasi impossibile che una persona buona o inoffensiva possa mai arrivare al vertice. I primi ministri ed i presidenti sono selezionati per la loro provata efficienza come demagoghi moralmente disinibiti. Quindi la democrazia virtualmente assicura che soltanto uomini malvagi e pericolosi arriveranno al vertice del governo. Effettivamente, come conseguenza della libera concorrenza e selezione politica, coloro che salgono si trasformeranno in individui sempre più malvagi e pericolosi, tuttavia in quanto custodi provvisori ed intercambiabili soltanto raramente verranno assassinati.

A questo proposito non si può evitare di citare H.L. Mencken. “I politici,” nota con il suo caratteristico spirito, “raramente se non mai arrivano [all'ufficio pubblico] solo per merito, almeno negli stati democratici. A volte, per dirla tutta, accade, ma soltanto per una specie di miracolo. Normalmente vengono scelti per motivi piuttosto diversi, il principale dei quali è semplicemente il loro potere di impressionare ed incantare gli intellettualmente meno privilegiati…Si avventurerà mai uno di loro a dire solo la verità, tutta la verità e nient'altro che la verità circa la situazione del paese, straniero o domestico? Eviterà mai uno di loro di fare promesse che sa di non poter mantenere – che nessun essere umano potrebbe mantenere? Pronuncerà mai uno di loro una parola, per quanto ovvia, capace di allarmare o allontanare anche solo uno del mucchio enorme di fessi che si affollano al truogolo pubblico, abbandonati alla mammella che diventa sempre più sottile, sperando contro la speranza? Risposta: forse per alcune settimane all'inizio…. Ma non dopo che aver affrontato in pieno la questione e la lotta è razionalmente cominciata…. Prometteranno ad ogni uomo, donna e bambino nel paese qualunque cosa lui, lei od esso desiderano. Tutti gireranno per la terra cercando occasioni per rendere ricchi i poveri, per rimediare l'irrimediabile, per salvare l'insalvabile, per separare l'inseparabile, per spegnere l'infiammabile. Tutti loro cureranno le verruche con le loro parole e pagheranno il debito pubblico con soldi che nessuno dovrà guadagnare. Quando uno di loro dimostrerà che due volte due sono cinque, un altro dimostrerà che sono sei, sei e mezzo, dieci, venti, n. In breve, si disferanno del loro carattere di uomini ragionevoli, candidi e sinceri e semplicemente diventeranno candidati, dediti soltanto alla raccolta di voti. Tutti allora sapranno, ammesso e non concesso che alcuni di loro non lo sappiano già ora, che in democrazia i voti si conquistano non con il buon senso ma con l'assurdità e si applicheranno al lavoro con un caloroso ya-hoo! La maggior parte di loro, prima che l'eccitazione sia finita, si auto-convinceranno davvero. Il vincitore sarà chiunque prometterà di più con la minor probabilità di mantenere qualcosa.”