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18. gen, 2019

La Chiave Perfetta della vita.
“Non smettere mai di cercare ciò che ami o finirai per amare ciò che trovi”
Questa penso sia una delle frasi che mi rappresenta di più in assoluto.
Ci avete mai fatto caso che la maggior parte della gente finisce per “amare” ciò che ha, finendo addirittura per disprezzare ciò che stava cercando, solo perché non lo ha trovato?
Forse è capitato anche a te che stai leggendo.
E’ vero che il grande DeAndrè disse: “Quello che non ho, è quel che non mi manca”, ma cerchiamo di non esagerare con questo concetto…..
Un lavoro, un partner, un amico.. Qualcosa che prima non ti andava giù, ma che con l’andare degli anni hai imparato a farti andare bene, solo perché non sei riuscito a trovare quel qualcosa che amavi davvero.
Questa è la più grossa presa in giro che un essere umano può fare a se stesso.
Partiamo volendo fare un determinato tipo di lavoro o volendo un determinato stile di vita, ci si pone un obiettivo, ma a volte raggiungerlo è davvero difficile, così ripieghiamo su qualcos’altro a malincuore;
all’inizio si disprezza dover optare su qualcos’altro, ma dando tempo al tempo finiamo per dire ” ma si, infondo non è poi così male“
“Lo schiavo non è quello che ha la catena al piede, ma chi non riesce più a immaginare la libertà.” ( Silvano Agosti )
La sottile differenza fra il piacere e il farsi piacere
Una volta qualcuno mi disse: le persone sono brave a raccontarsi storie per sentirsi meglio.
E’ difficile mantenere una coscienza perfetta sulla propria vita, e spesso le persone finiscono per raccontarsi delle belle storielle per potersi sentire meglio.
Di che storie sto parlando?
Parlo di quelle scuse che ci si racconta per non affrontare la verità, come quando non si è riusciti a trovare il lavoro dei propri sogni e si è finiti a fare tutt’altro, e ci si racconta che quel lavoro dei sogni, infondo, ti avrebbe tenuto lontano da casa per molto tempo, oppure era malpagato, ecc. ecc., insomma…… “storie”.
Si finisce così per farsi piacere qualcosa che in realtà non piace, ma allora, non sarebbe stato meglio non rinunciare?
Ci costringiamo a far andare bene un pezzo di un puzzle che in realtà non combacia per niente con la nostra vita, solo perché ci si è stancati di cercare il pezzo perfetto.
Non scordare che la vita è come un puzzle
Ti dicono che è da 1000 o 3000 o 5000 pezzi mentre in realtà ce ne sono sempre meno. Quindi inizi che ti hanno già fregato.
Cominci dal bordo.
I tasselli del bordo sono la tua famiglia, gli amici, le persone speciali, insomma le tue costanti, quelle persone che definiscono un po il tuo mondo, lo spazio entro cui ti muoverai, per evitare di cominciare a pisciare fuori dal vaso e a fare cazzate.
Poi si comincia a selezionare i tasselli e provare ad incastrarli l'un con l'altro. Cominci a costruire la tua vita. Ogni pezzo ha il suo posto e se non va vuol dire che non è quello giusto e allora si ricomincia a cercare. Alcuni tasselli si posso perdere, ma se hai culo che hai preso una buona marca di puzzle, te li spediscono in sostituzione.
Ci sono dei pezzi di puzzle più difficili degli altri a costruire, magari poi il risultato di tanta fatica non soddisfa neanche la vista, ma poco male, hai fatto quello che doveva essere fatto.
E quando cerchi quel tassello che non si trova e li provi tutti ma nessuno sembra combaciare, smetti di cercarlo e passa ad altro, non perderci troppo tempo. Quel tassello si troverà da solo quando avrai scremato il resto. 
Si può guardare il pezzo di un puzzle per tre giorni di seguito credendo di sapere tutto della sua configurazione e del suo colore, senza aver fatto il minimo passo avanti: conta solo la possibilità di collegare quel pezzo ad altri pezzi. 
Ma quando anche l'ultimo tassello è stato posizionato la figura appare in tutto il suo splendore e magnificenza e solo allora potrai dire: 
La vita è proprio come un puzzle, ognuno ha la sua tecnica, ognuno impiega il suo tempo. Non è importante quanto ci metti per finirlo, l'importante è che non smetti di inseguire il sogno di vederlo realizzato.

The Perfect Key of life.
"Never stop looking for what you love or you will end up loving what you find"
This I think is one of the phrases that represents me more than ever.
Have you ever noticed that most people end up "loving" what they have, even end up despising what they were looking for, just because they did not find it?
Maybe it happened to you that you're reading.
It is true that the great DeAndrè said: "What I do not have is what I do not miss", but let's not exaggerate with this concept ...
A job, a partner, a friend .. Something that you did not like before, but with the passing of the years you have learned to make you fit, just because you could not find that something you really loved.
This is the biggest joke that a human being can do to himself.
We start wanting to do a certain type of work or wanting a certain lifestyle, we set ourselves a goal, but sometimes reaching it is really difficult, so we fall back on something else reluctantly;
at the beginning you despise having to opt for something else, but giving time to the time we end up saying "but yes, it's not so bad"
"The slave is not the one who has the chain at his feet, but who can no longer imagine freedom" (Silvano Agosti)
The subtle difference between pleasure and pleasure
Once someone told me: people are good at telling stories to feel better.
It is difficult to maintain a perfect conscience about one's life, and often people end up telling themselves good stories to be able to feel better.
What stories am I talking about?
I'm talking about those excuses that are told to avoid facing the truth, like when you could not find the job of your dreams and you ended up doing something different, and it is said that that dream job, infuse, you he would have kept away from home for a long time, or he was badly paid, etc. etc., in short ...... "stories".
You end up doing something that you do not really like, but then, would not it be better not to give up?
We force ourselves to make a piece of a puzzle go that does not really fit in with our lives, just because we are tired of looking for the perfect piece.
Life is like a puzzle
They tell you that it is 1000 or 3000 or 5000 pieces while in reality there are less and less. So you start cheating you already.
Begin by the edge.
The pieces of the board are your family, friends, special people, in short your constants, those people who define a little your world, the space within which you move, to avoid starting to piss out of the jar and shit .
Then you start to select the pieces and try to fit them together. Begin to build your life. Each piece has its place and if it does not it means that it is not the right one and then it starts again to look. Some pieces can be lost, but if you have an ass that you have taken a good brand of puzzles, you will send them as a replacement.
There are pieces of puzzles more difficult than others to build, then maybe the result of so much effort does not satisfy even the sight, but not bad, you did what had to be done.
And when you look for that piece that is not found and try them all but nobody seems to fit together, stop looking for it and move on to another, do not waste too much time. That piece will be alone when you have skimmed the rest.
You can look at the piece of a puzzle for three days in a row believing you know everything about its configuration and its color, without having made the slightest step forward: only the possibility of connecting that piece to other pieces counts. (Georges Perec)
But when even the last piece has been positioned, the figure appears in all its splendor and magnificence and only then can you say:
Life is just like a puzzle, everyone has his own technique, everyone takes his time. It is not important how much you take to finish it, the important thing is that you do not stop chasing the dream of seeing it realized.

La clave perfecta de la vida.
"Nunca dejes de buscar lo que amas o terminarás amando lo que encuentres"
Creo que esta es una de las frases que me representa más que nunca.
¿Alguna vez has notado que la mayoría de las personas terminan "amando" lo que tienen, incluso terminan despreciando lo que estaban buscando, solo porque no lo encontraron?
Tal vez te haya pasado que estás leyendo.
Es cierto que el gran DeAndrè dijo: "Lo que no tengo es lo que no echo de menos", pero no exageremos con este concepto ...
Un trabajo, un compañero, un amigo ... Algo que no te gustaba antes, pero con el paso de los años, has aprendido a hacer que encajas, solo porque no pudiste encontrar algo que realmente amabas.
Esta es la broma más grande que un ser humano puede hacerse a sí mismo.
Empezamos a querer hacer un cierto tipo de trabajo o querer un cierto estilo de vida, nos fijamos una meta, pero a veces alcanzarla es realmente difícil, por lo que nos apoyamos en otra cosa de mala gana;
Al principio, desprecias tener que optar por otra cosa, pero dándoles tiempo hasta que terminamos diciendo "pero sí, no es tan malo".
"El esclavo no es quien tiene la cadena a sus pies, sino quien ya no puede imaginar la libertad" (Silvano Agosti)
La sutil diferencia entre placer y placer.
Una vez alguien me dijo: las personas son buenas para contar historias para sentirse mejor.
Es difícil mantener una conciencia perfecta acerca de la vida de uno y, a menudo, las personas terminan contándose buenas historias para poder sentirse mejor.
¿De qué historias estoy hablando?
Estoy hablando de esas excusas que se dicen para no enfrentar la verdad, como cuando no pudo encontrar el trabajo de sus sueños y terminó haciendo algo diferente, y se dice que ese trabajo soñado, inculque, se habría mantenido alejado de su hogar durante mucho tiempo o le pagaron mal, etc. etc., en fin ...... "cuentos".
Terminas haciendo algo que realmente no te gusta, pero entonces, ¿no sería mejor no rendirse?
Nos obligamos a hacer que una pieza de un rompecabezas no se ajuste a nuestras vidas, simplemente porque estamos cansados ​​de buscar la pieza perfecta.
No olvides que la vida es como un rompecabezas.
Te dicen que son 1000 o 3000 o 5000 piezas, mientras que en realidad hay cada vez menos. Entonces ya empiezas a engañarte.
Comienza por el borde.
Las piezas del tablero son tu familia, amigos, personas especiales, en resumen, tus constantes, aquellas personas que definen un poco de tu mundo, el espacio dentro del cual te mueves, para evitar comenzar a orinar en el frasco y la mierda. .
Entonces empiezas a seleccionar las piezas e intentas juntarlas. Empieza a construir tu vida. Cada pieza tiene su lugar y si no lo hace, significa que no es la correcta y luego comienza a mirar nuevamente. Algunas piezas pueden perderse, pero si tienes el culo por haber tomado una buena marca de rompecabezas, los enviarás como reemplazo.
Hay piezas de rompecabezas más difíciles de construir que otras, entonces tal vez el resultado de tanto esfuerzo no satisfaga ni siquiera la visión, pero no está mal, hiciste lo que había que hacer.
Y cuando busca esa pieza que no se encuentra y las prueba todas, pero nadie parece encajar, deje de buscarla y pase a otra, no pierda demasiado tiempo. Esa pieza estará sola cuando hayas rozado el resto.
Puede ver la pieza de un rompecabezas durante tres días seguidos creyendo que sabe todo sobre su configuración y su color, sin haber dado el menor paso hacia adelante: solo cuenta la posibilidad de conectar esa pieza a otras piezas.
Pero cuando incluso la última pieza ha sido colocada, la figura aparece en todo su esplendor y magnificencia y solo entonces puedes decir:
La vida es como un rompecabezas, cada uno tiene su propia técnica, todos se toman su tiempo. No importa cuánto demore en terminarlo, lo importante es que no deje de perseguir el sueño de verlo realizado.

La clé parfaite de la vie.
"Ne cessez jamais de chercher ce que vous aimez ou vous finirez par aimer ce que vous trouvez"
Je pense que c'est l'une des phrases qui me représente plus que jamais.
Avez-vous déjà remarqué que la plupart des gens finissent par "aimer" ce qu'ils ont, voire méprisent ce qu'ils cherchaient, simplement parce qu'ils ne l'ont pas trouvé?
Peut-être vous est-il arrivé que vous lisiez.
Il est vrai que le grand DeAndrè a dit: "Ce que je n'ai pas, c'est ce que je ne manque pas", mais n'exagérons pas avec ce concept ...
Un travail, un partenaire, un ami… Quelque chose que vous n'aimiez pas avant, mais au fil des ans, vous avez appris à vous mettre en forme, simplement parce que vous ne pouviez pas trouver ce que vous aimiez vraiment.
C'est la plus grosse blague qu'un être humain puisse se faire.
Nous commençons à vouloir faire un certain type de travail ou à adopter un certain style de vie, nous nous sommes fixé un objectif, mais il est parfois très difficile de l'atteindre. Nous avons donc recours à autre chose à contrecœur.
au début, vous méprisez devoir opter pour autre chose, mais en laissant du temps, on finit par se dire "mais oui, ce n'est pas si grave"
"L'esclave n'est pas celui qui a la chaîne à ses pieds, mais qui ne peut plus imaginer la liberté" (Silvano Agosti)
La différence subtile entre plaisir et plaisir
Une fois, quelqu'un m'a dit: les gens savent bien raconter des histoires pour se sentir mieux.
Il est difficile de garder une conscience parfaite de sa vie, et souvent les gens finissent par se raconter de bonnes histoires pour pouvoir se sentir mieux.
De quelles histoires est-ce que je parle?
Je parle de ces excuses qui disent de ne pas faire face à la vérité, comme lorsque vous ne pouviez pas trouver le travail de vos rêves et que vous finissiez par faire quelque chose de différent, et il est dit que ce travail de rêve, instillez-vous il serait resté longtemps loin de chez lui ou bien mal payé, etc. etc., bref ...... "histoires".
Vous finissez par faire quelque chose que vous n'aimez pas vraiment, mais alors, ne vaudrait-il pas mieux ne pas abandonner?
Nous nous efforçons de créer une pièce d'un puzzle qui ne correspond pas vraiment à notre vie, simplement parce que nous sommes fatigués de chercher la pièce parfaite.
Ne pas oublier que la vie est comme un puzzle
Ils vous disent qu'il s'agit de 1000 ou 3000 ou 5000 pièces alors qu'en réalité il y en a de moins en moins. Alors vous commencez déjà à vous tromper.
Commencez par le bord.
Les pièces du tableau sont votre famille, vos amis, des personnes spéciales, bref vos constantes, ces personnes qui définissent un peu votre monde, l’espace dans lequel vous vous déplacerez, pour éviter de commencer à pisser dans le pot et à vous faire chier .
Ensuite, vous commencez à sélectionner les pièces et essayez de les assembler. Commencez à construire votre vie. Chaque pièce a sa place et si elle ne le fait pas, cela signifie que ce n'est pas la bonne, puis elle recommence à chercher. Certaines pièces peuvent être perdues, mais si vous avez un âne pour lequel vous avez pris une bonne marque de puzzles, vous les enverrez en remplacement.
Il y a des morceaux de casse-tête plus difficiles que d'autres à construire, alors peut-être que le résultat de tant d'efforts ne satisfait même pas la vue, mais pas mal, vous avez fait ce qui devait être fait.
Et lorsque vous recherchez cette pièce introuvable et que vous la testez toutes mais que personne ne semble s’emboîter, arrêtez de la chercher et passez à une autre, ne perdez pas trop de temps. Ce morceau sera seul quand vous aurez écrémé le reste.
Vous pouvez regarder la pièce d'un puzzle pendant trois jours d'affilée en pensant tout savoir sur sa configuration et sa couleur, sans avoir fait le moindre progrès: seule la possibilité de relier cette pièce à d'autres pièces compte.
Mais quand même le dernier morceau a été positionné, la figure apparaît dans toute sa splendeur et sa magnificence et alors seulement, vous pouvez dire:
La vie est comme un puzzle, chacun a sa propre technique, chacun prend son temps. Peu importe combien vous prenez pour le terminer, l’important est que vous ne cessez pas de poursuivre votre rêve de le voir se réaliser.

1. gen, 2019

La verità bussa alla porta
e tu dici: 'Vai via, sto cercando la verità',
e così va via. Sconcertante.
E L’UOMO CREÒ I SUOI CREDI RELIGIOSI.
Riguardo al sentimento religioso alcuni pensano che sia sempre esistito fin dall'inizio dell’umanità. Questo fenomeno ha avuto un inizio, degli sviluppi ed al giorno d’oggi con l’aiuto fornito dalle scienze per comprendere certi fenomeni, un declino. Il percorso che ha portato al definirsi della specie Homo sapiens è stato lungo e tortuoso. Le tracce umane che possano far supporre una qualche religiosità, risalgono al Paleolitico superiore. Prima di questo periodo con ogni probabilità non vi era nulla che riguardasse la sfera religiosa. Nelle altre specie di animali non vi è nulla che abbia a che fare con il “religioso”; quindi il sentimento del sacro è un qualcosa che può essere stato posto in essere solo dalla razza umana. Esso seppur molto diffuso nei tempi antichi, non era tipico di tutti gli uomini essendo esistiti negli stessi periodi atei e scettici. Un’altra costatazione è che il modo di estrinsecare la “religiosità” cambia da soggetto a soggetto, da popolo a popolo e da epoca ad epoca. L’uomo ha creato e modificato le varie divinità a seconda della propria indole e convenienza.
Purtroppo i ritrovamenti dei reperti risalenti all'uomo primitivo non ci forniscono dati univoci e certi in quanto non supportati dalla scrittura o da altri materiali di facile interpretazione, quindi sul loro tipo di religiosità possiamo fare solo delle ipotesi. Per la formulazione di queste ipotesi è utile il confronto con usi e costumi di tribù che vivono in modo simile agli uomini primitivi, studiate dagli antropologi nei tempi più recenti. Unendo tutti questi materiali si possono formulare delle teorie circa la religiosità primitiva che inizialmente, non era né uniforme, né presente in tutte le aree geografiche del pianeta. Con i primi agglomerati umani che costituirono le prime città non vi sono tracce di edifici adibiti a culti religiosi. Con il nascere dei regni si definì la classe dei sacerdoti e le connotazioni delle varie divinità che spesso (soprattutto in oriente) si identificarono con il re. Da qui le costruzioni dei luoghi di culto ed il tramandare i concetti religiosi in maniera più unitaria. L’incontro tra culture, la costruzione di imperi hanno dato vita alle grandi religioni che a causa di diversi fattori hanno standardizzato le idee sul sacro; nonostante questa uniformazione, si può constatare una diversa interpretazione dei singoli individui sui dettami religiosi dovuti appunto, alle esperienze, all'indole ed alla percezione dicerti fenomeni da parte di ciascun essere umano.
Nelle nostre società grazie alla maggiore consapevolezza del funzionamento di certi meccanismi quali ad esempio le influenze della psicologia di massa, lo studio di certi fenomeni sia fisici che mentali, che forniscono spiegazioni se non certe, probabili, le verità dogmatiche tramandate automaticamente dalla religione hanno sempre meno valore, considerazione ed utilità nella vita associata.
IL DIO È NELLATESTA E NON NEL CUORE
Il cervello umano è frutto di un lungo percorso evolutivo che oltre ad innovazioni dovute all'adattamento, trascina con sé anche vecchi retaggi comportamentali. Infatti, nel nostro DNA si possono trovare tracce genetiche comuni ai nostri antichi antenati. La diversificazione che ha creato la varietà di esseri viventi sul nostro pianeta, ha comportato anche una specificazione di diverse funzioni del cervello. Così per esempio, un rospo percepisce un punto nero come una preda ed aziona la sua lingua per catturarla; l’apparato sensorio di questo anfibio è semplice e quindi anche facilmente ingannabile. Se proviamo ad utilizzare il telefono cellulare con il gioco dove appaiono le formiche da schiacciare, il rospo vedendo questi insetti virtuali cercherà di afferrarli con la sua lingua. Si pensi che certe funzioni addirittura cambino nella stessa specie a seconda dello stadio di sviluppo. Nell'uomo accade lo stesso. Per esempio un bambino di sei o sette mesi percepisce gli oggetti solo quando sono alla sua portata visiva. Un esperimento per confermare ciò, può essere facilmente compiuto, quando un bambino dell’età sopra specificata cerca di afferrare gli occhiali di chi lo tiene in braccio; basta che quest’ultimo li nasconda nella sua tasca anche sotto gli occhi dell’infante. Una volta compiuta questa operazione, il bimbo cesserà dal suo iniziale intento perché la sua percezione si limita agli oggetti che rientrano nella sfera della sua diretta percezione (quindi non andrà a cercarli nella tasca). Negli esseri umani adulti dove le funzioni sono più complesse, possono accadere anche dei fraintendimenti tra ciò che effettivamente è, e ciò che pensiamo che sia. I significati che l’uomo può dare ai fenomeni possono essere molteplici a seconda delle condizioni nelle quali sono stati percepiti od anche per le molteplicità interpretative utilizzate nelle nostre aree celebrali. Così un uccello migratore utilizza le stelle per orientarsi nel volo notturno, mentre l’uomo oltre a sfruttarle per lo stesso motivo (cosa che accadeva soprattutto tra gli uomini di mare prima dell’avvento delle tecnologie moderne), rimane anche estasiato dalla bellezza di un cielo stellato, lasciando sfogo all'immaginazione. Questa immaginazione a volte si trasforma in fantasia che falsifica la realtà (come nel caso degli oroscopi) od in culti religiosi (come nel caso della venerazione di Orione che era praticata in Beozia).
L’uomo nel corso della sua storia, oltre a subire retaggi arcaici ereditati geneticamente, ha vissuto per la gran parte del tempo con uno stile di vita che comportava la caccia e la raccolta, il che ha avuto ripercussioni anche sul suo sistema sociale. Tutto questo si è riversato anche nelle concezioni inerenti al sentimento religioso. Così alcune teorie hanno supposto che il dio o le divinità siano conseguenza dell’idealizzazione del “capobranco” e da qui le lotte presenti nelle mitologie per la supremazia, il ruolo di punitore degli ingiusti, e così via. Altri studi hanno teorizzato che il timore verso il sacro derivi da “fraintendimenti” dovuti a primitive funzioni che ancora influenzano i nostri comportamenti, come per esempio, la paura di un essere invisibile che ci controlla, riconducibile all'istinto di allarme che desta un rumore improvviso, come quello causato da un ramo spezzato, che in altri periodi storici del percorso evolutivo, era di fondamentale importanza per non essere predati da altri animali; e da qui tutti i credi che vedono segni divini in casualità o fraintendimenti legati a cose od accadimenti.
LA TRASMISSIONECULTURALE E LA RELIGIONE
Lo sviluppo di ogni essere umano è legato all'apprendimento. Vi sono certe abilità che se non si apprendono in un determinato periodo dello sviluppo, comportano gravi deficit nell'individuo. Così per quanto riguarda il linguaggio, studi scientifici hanno dimostrato che se da bambini non vi è nessuno che insegna loro a parlare, questi avranno gravi problemi di comunicazione per tutta la vita. Un esempio tipo è fornito da un esperimento effettuato da Federico II per la ricerca della lingua naturale; tale episodio trasmessoci da Salimbene da Parma (Cronica par. 1664-1665) narra che questo sovrano medioevale ordinò di allevare dei neonati senza l’uso della parola: il risultato fu che nessuno di questi imparò mai a parlare e tutti morirono prematuramente. Questo triste esperimento era volto a dimostrare l’eventuale esistenza di una lingua universale ed innata.
Riguardo alle religioni il contesto familiare e sociale è molto importante per la loro diffusione. Al contrario di certe abilità tipiche dell’uomo, se la religione non viene appresa, non comporta nessun deficit. Esempi in tal senso sono l’educazione atea ed i casi classici dei “bambini lupo” (per esempio Mowgli il cucciolo d’uomo allevato dai lupi del celebre racconto di Rudyard Kipling) cioè quelli cresciuti fuori dal gruppo sociale umano. Ciò dimostra che il sentimento religioso non è insito in ogni uomo e soprattutto che non è essenziale per lo sviluppo delle normali funzioni tipiche di un individuo sano.
Un ruolo di primaria importanza nella diffusione dei credi lo occupa la trasmissione culturale. Se sin da piccoli si è educati al rispetto di determinati dettami religiosi, vi è un’alta percentuale di diventare credenti o di avere idee generali tipiche di una determinata religione soprattutto, come avveniva in tempi passati, se non vi è una diffusione di idee critiche ed alternative, ma solo un’imposizione con metodi coercitivi, che in molte epoche comportavano l’isolamento sociale o addirittura la morte per chi non si allineava. Diversi studi hanno evidenziato l’importanza dell’educazione dei bambini nell’ambito del sacro. Così i bambini Boscimani Mrican, che fin da piccoli partecipano ai riti sciamanici, hanno molte più probabilità utilizzando certe tecniche, di entrare in estasi religiosa rispetto ai loro coetanei che vivono nei paesi industrializzati che non sono abituati ad assistere alle pratiche sciamaniche.
Il bambino non recepisce tutto automaticamente ed in maniera identica a chi lo educa; così ai nostri tempi nonostante molti abbiano ricevuto da piccoli un’educazione religiosa, crescendo sviluppano idee diverse ed in molti casi contrastanti con i dogmi religiosi. Addirittura in tempi passati sono state condotte ricerche che hanno dimostrato la presenza di persone scettiche, dissidenti e correnti scissioniste circa il pensiero religioso tramandato dalla cultura ufficiale. Così per esempio Brian Hayden ci racconta di aver scoperto che in una delle comunità più religiose, quella dei Maya che abitavano negli altopiani, era presente una straordinaria presenza di persone che si professavano agnostiche ed atee; circa il 10% delle persone non si curava dei rituali o delle credenze soprannaturali, mentre un altro 10-20% aveva abbandonato le loro credenze tradizionali a favore di nuovi sistemi di credenze proposte dei missionari che venivano da fuori. Un altro studio di Karl zikowitz (1951:321) ha riscontrato la stessa percentuale di atei ed agnostici in una popolazione molto remota e legata alla tradizione nel sud-est asiatico, quella dei Lamet. Invece, la studiosa Marie Reay (1959:131) ha osservato che nella cultura Kuma in Nuova Guinea, la maggior parte delle persone non avevano una conoscenza operativa delle proprie dottrine religiose o dei propri miti, anche se questi erano per loro accessibili, probabilmente a causa del loro disinteresse nei confronti di ciò che riguardava il sacro.
LE MOLTEPLICI VIE DELLA PSICHE UMANA
Il cervello umano reagisce a miliardi di input sia esterni che interni rielaborandoli in svariati modi. Ciò ha anche creato percezioni fallaci non corrispondenti alla realtà. Alcuni studiosi hanno ipotizzato che la reazione inquadrata nel sentimento della paura, a seguito di un rumore improvviso, sia frutto di un meccanismo di sopravvivenza che ha la funzione di rendere l’uomo allerta su un eventuale pericolo; così il rumore causato da un ramo che si spezza desta allerta perché quel rumore può essere causato da un predatore che si avvicina. Questo sistema di “allarme” insito nel nostro cervello può avere contribuito alla nascita del sentimento religioso riguardo al timore di un essere invisibile identificato per esempio in uno spirito o in un dio. Stazio nella sua opera intitolata Tebaide, libro III verso 661, affermò: «Primusin orbe Deos fecit timor». La paura primariamente creò nel mondo gli dei.
È necessario fare una distinzione tra funzionamento del cervello, che è uguale in tutti gli uomini, e mente che invece è differente da soggetto a soggetto. La psicologia ha svelato l’origine di malattie della mente che non solo influiscono sulla percezione errata della realtà, ma anche incidono sul buon funzionamento delle funzioni corporee. Certe malattie psicologiche non manifestano alcuni sintomi al livello fisico, così gli esami condotti dai medici non rivelano lesioni ai tessuti od agli organi che appaiono sani. Per esempio nella catalessi il soggetto rimane immobile senza che vi siano lesioni ai muscoli ed in certi casi ai nervi; questa patologia può guarire (oltre con le opportune cure) per uno shock emotivo. Questo può costituire una delle spiegazioni della nascita di concetti illogici come la grazia ricevuta dal dio, un pellegrinaggio in un luogo sacro andato a buon fine ed altre esternazioni che rientrano nella categoria dei miracoli.
Le malattie psicologiche e non, in passato ed in misura minore ancor ora, destano stupore e paura.
Già Ippocrate padre della medicina occidentale, parlò dell’epilessia come di una malattia; ai suoi tempi veniva chiamata “morbo sacro”, appunto perla meraviglia e l’inquietudine che i sintomi e le manifestazioni di tale patologia generavano nella gente. Ecco riportato un breve trattato attribuito allo stesso medico greco: “Sulla malattia cosiddetta sacra i fatti stanno così. Essa non è, a mio parere, per nulla più divina o sacra delle altre malattie, ma essa ha la stessa natura da cui provengono anche le altre. Mai gli uomini credettero che la sua natura e la sua causa fossero alcunché di divino per inesperienza e per la natura straordinaria, perché non somiglia affatto alle altre malattie. E mentre questa convinzione è conservata per la difficoltà che essi hanno a conoscere il divino, è confutata dalla facilità del sistema di cura che adottano, in quanto la curano con purificazioni e incantesimi. Ma se la si vorrà credere divina a causa della sua natura straordinaria, le malattie sacre saranno parecchie e non una sola, perché io dimostrerò che ce ne sono altre non meno straordinarie né prodigiose, che nessuno crede divine. Così ad esempio mi sembra che le febbri quotidiane e terzane e quartane non siano meno sacre e di origine meno divina di questa malattia, eppure nessuno le considera straordinarie. Io credo che i primi che hanno definito sacra questa malattia siano uomini come ancor oggi ve ne sono, maghi e purificatori e ciarlatani e imbroglioni, gente che si dà anche l’aria di essere molto pia e di saperla più lunga degli altri. Costoro dunque, ammantandosi del divino e mettendolo avanti come pretesto della loro incapacità di trovare qualche rimedio che, somministrato, potesse dar giovamento, e anche per non essere smascherati come ignoranti, definirono sacra questa affezione; e dopo aver inventato una storia appropriata, adottarono un sistema di cura che garantisse la loro personale sicurezza, somministrando purificazioni e incantesimi. Ma certo responsabile di questa affezione, come anche delle altre malattie più gravi, è il cervello.

Quanto conoscete della PAROLA Religione?
Due cose sono infinite: l'universo e la stupidità umana, ma riguardo l'universo ho ancora dei dubbi. (Albert Einstein).
Parlare di una cosa che mi ha sempre disgustato ovvero la ricchezza della chiesa, non ho mai sopportato il lusso in cui vivono molti cardinali, vescovi e simili e le sante che grazie a questa ricchezza vengono riempite di diamanti e metalli preziosi, penso farebbe schifo anche a loro. La chiesa dice di essere generosi agli altri ma poi tiene tutte quasi tutte le ricchezze per se e dice ai suoi fedeli che il denaro non è importante e quindi di donarlo alla chiesa .
Sbaglio o anche Gesù era contro a simili ricchezze?...
A partire dal '700, con lo svilupparsi del moderno metodo storico-critico, sono comparsi numerosi studi volti a valutare l'effettiva attendibilità storica dei vangeli e a ricostruire il reale Gesù storico. Le varie correnti di pensiero possono essere raggruppate con larga approssimazione in quattro filoni principali, qui elencati progressivamente da una maggiore auna minore pretesa di storicità:
* Secondo alcuni studiosi e confessioni cristiane di stampo fondamentalista (tra le quali i Testimoni di Geova e la cattolica Scuola esegetica di Madrid) i vangeli rappresentano dei fedeli resoconti storici della vita e dell'operato di Gesù. Eventuali discordanze interne tra i racconti evangelici o con fonti storiche extra-cristiane, a un esame approfonditopossono essere spiegate e appianate in vario modo.
* Secondo la Chiesa Cattolica e la maggior parte delle chiese protestanti, le quali non accettano la completa inerranza biblica, i vangeli non sono vere e proprie biografie di genere storico, ma sono racconti principalmente teologici fondati comunque su solide basi storiche, redatti dalla Chiesa del I secolo col non secondario intento di dare una risposta alle situazioni problematiche che si trovava ad affrontare (Sitz im Leben, situazione di vita).
* Secondo molti storici non cristiani e alcuni teologi e biblisti cristiani, seppure caratterizzati da notevoli differenze nei presupposti e nelle conclusioni della ricerca, le fonti evangeliche non sarebbero totalmente attendibili: sarebbe perciò effettivamente esistito all'inizio del I secolo un predicatore ebreo itinerante chiamato Gesù, nome comunissimo all'epoca: un uomo fenomenale e di grande levatura morale, secondo alcuni un Esseno o un Nazireo, senza alcun attributo divino, e che avrebbe terminato fallimentarmente in croce la sua esistenza. La comunità dei suoi credenti, delusa per il suo fallimento, lo avrebbe poi divinizzato ed esaltato attribuendogli miracoli e prodigi, in primis la risurrezione. Per risalire al vero Gesù storico occorre pertanto 'demitizzare' i vangeli, privandoli delle aggiunte e reinterpretazioni attuate dai suoi fedeli. La codetta" corrente storica" sostiene quindi che ad un uomo, probabilmente esistito, sono stati attribuiti poteri e fatti straordinari: Gesù quindi sarebbe" un uomo trasformato in un dio".
* Altri studiosi privano di qualunque valore storico i vangeli, negando spesso la stessa esistenza storica di Gesù, relegandolo alla sfera del mito. La cosiddetta "corrente mitica" ritiene quindi che, all'opposto della corrente storica, Gesù sarebbe "un dio trasformato in un uomo": leggende e miti preesistenti all'anno zero sarebbero quindi stati applicate ad un predicatore ebreo in realtà mai esistito.
Queste ultime due correnti in particolare, hanno anche molti punti in comune: per esempio entrambe sostengono che l'operazione di" divinizzazione" di Gesù si sarebbe avuta grazie all'operazione di alcuni gruppi di fanatici cristiani, e in epoca successiva ai fatti narrati, ovvero intorno al II secolo d.C., una volta defunto ogni possibile testimone oculare dell'accaduto. Punti forti sui quali si basano le teorie di entrambe le correnti sono le vere o presunte tali contraddizioni tra i quattro vangeli e la mancanza di prove storiche e/o archeologiche su alcuni luoghi, eventi e personaggi citati nel Nuovo Testamento.
Cosa è la Religione a Parte quella di Essere una Grande Manipolazione Mentale Falsa e Ambigua?
Il termine religione deriva dal latino relìgio, la cui etimologia non è del tutto chiarita.
Secondo Cicerone (106 a.C.-43 a.C.), la parola originerebbe dal verbo relegere, ossia "ripercorrere" o "rileggere", intendendo una riconsiderazione diligente di ciò che riguarda il culto degli dei[1]:
(LA)
« qui autem omnia quae ad cultum deorum pertinerentdiligenter retractarent et tamquam relegerent, sunt dicti religiosi exrelegendo, ut elegantes ex eligendo, diligendo diligentes, ex intelligendointelligentes »
(IT)
« invece coloro che riconsideravano con cura e, per così dire, ripercorrevano tutto ciò che riguarda il culto degli dei furono detti religiosi da relegere, come elegante deriva da eligere (scegliere), diligente da diligere (prendersi cura di), intelligente da intelligere (comprendere) »
(Cicerone. De natura deorum II, 28; traduzione in italiano di Cesare Marco Calcante in Cicerone. La natura divina. Milano, Rizzoli, 2007,pagg. 214-5)
Jean Paulhan evidenzia come Lucrezio fece invece derivare religio dalla radice di re-ligare, nel significato «dei legami che uniscono gli uomini a certe pratiche»[1] – derivazione che fu poi ritenuta tale anche da Lattanzio e Servio (però col significato di «legarsi nei confronti degli dei»[2]). Secondo Michael von Albrecht, da essa, poiché verbo contrario all'idea di liberazione, Lucrezio ne derivò il significato negativo, del quale è: «molto grafica l’espressione religione refrenatus (5, 114), che rispecchiale inibizioni al pensiero filosofico causate dal paganesimo: l’uomo è trattenuto, impedito, essendo le sue mani letteralmente "legate dietro la schiena"». Inoltre «parla spesso dei “nodi stretti” [...] della religio, dai quali Epicuro avrebbe liberato l’umanità».[3] [4] Un significato simile le aveva attribuito lo storico greco Polibio, dando alla religione, ma con particolare riguardo alla tradizione e ai costumi dei Romani, il senso di un instrumentum regni.[5] Nello specifico Lattanzio (250-327), che fu ripreso anche da Agostino d'Ippona (354-430)[6], correggendo Cicerone, sostiene:
(LA)
« Hoc vinculo pietatis obstiicti Deo et religati sumus ;unde ipsa religio nomen accepit, non ut Cicero interpretatus est, a relegendo.»
(IT)
« Con questo vincolo di pietà siamo stretti e legati(religati) a Dio: da ciò prese nome religio, e non secondo l'interpretazione di Cicerone, da relegendo. »
(Lattanzio. Divinae institutiones IV, 28. Traduzione diGiovanni Filoramo. Le scienze delle religioni. Brescia, Morcelliana, 1997,pag.286)
Così lo studioso Luigi Alici (1950-) mette a confronto la lettura etimologica offerta da Agostino in De civitate Dei X,3, che si richiama a Cicerone, con quella di Lattanzio il quale "preferisce insistere sull'idea primitiva di 'ciò che lega' di fronte agli dei":
« tale legame sarebbe pure indicato dall'uso simbolico delle vitae, cioè delle bende con cui si coprivano il capo i sacerdoti »
(Luigi Alici. Nota 5 in Agostino. La città di Dio. Milano, Bompiani, 2004, pag.462)
Tuttavia lo storico delle religioni italiano Enrico Montanari (1942-) osserva che:
« Etimologicamente, religio non deriva da religare ('legarsi faccia a faccia con gli dei'): questa interpretazione, di fonte cristiana(Lattanzio), fu attribuita agli antichi, ma sulla base del nuovo culto monoteistico. »
(Enrico Montanari. Roma. Il concetto di "religio"a Roma. In Dizionario delle religioni (a cura di Giovanni Filoramo). Torino, Einaudi, 1993, pag.642)
Quindi, per Enrico Montanari, l'origine del termine "religione" è da ricercarsi nella coppia dei termini religere/relegere intesi come "raccogliere nuovamente", "rileggere"[7] osservare "con scrupolo e coscienziosità l'esecuzione di un atto"[8] e quindi eseguire con attenzione l'"atto religioso". Furono i primi teologi cristiani, nel IV secolo, a rovesciare il significato originario del termine per collegarlo al nuovo credo[9].
Allo stesso modo osservò Gerardus van der Leeuw (1890-1950)che coniando l'espressione homo religiosus lo oppose all'homo negligens:
« Possiamo quindi intendere la definizione del giurista Masurio Sabino: religiosus est, quod propter sanctitatem aliquam remotum acsepistum a nobis est. Ecco precisamente in che cosa consiste il sacro. Usargli sempre debiti riguardi: è questo l'elemento principale della relazione fra l'uomo e lo straordinario. L'etimologia più verosimile fa derivare la parola religio da relegere, osservare, stare attenti; homo religiosus è il contrariodi homo negligens. »
(Gerardus van der Leeuw. Phanomenologie der Religion (1933).In italiano: Gerardus van der Leeuw. Fenomenologia della religione. Torino, Boringhieri, 2002, pag.30)
Definizione[modifica | modifica wikitesto]
Storia della definizione e della nozione di "religione" in Occidente.
Definizione e nozione di "religione" nella cultura religiosa greca.
Il termine che nella lingua greca moderna indica la "religione" è θρησκεία (thrēskeia). Tale termine è collegato aθρησκός (thrēskos; "pio", "timoroso di Dio"). Quindi anche se nella cultura religiosa greco-antica non esisteva un termine che riassumesse quello che noi intendiamo oggi per "religione"[10], thrēskeia[11]possedeva tuttavia un ruolo e un significato precisi[12]: indicava la modalità formale con cui andava celebrato il culto a favore degli dei[13]. Scopo del culto religioso greco era infatti quello di mantenere la concordia con gli dei: non celebrare loro il culto significava provocarne l'ira, da qui il "timore della divinità" (θρησκός) che lo stesso culto provocava in quanto connesso con la dimensione del sacro.
Definizione e nozione di "religione" nella cultura religiosa romana .
Monaci manichei intenti a copiare testi sacri, con un'iscrizione in sogdiano (manoscritto da Khocho, Bacino del Tarim). Il manicheismo fu una religione perseguitata, al pari di altre, nell'Impero romano in quanto contrastava con il mos maiorum.
La concezione romana di "religione" (religio)corrisponde alla cura nei confronti dell'esecuzione del rito a favore degli dei, rito che, per tradizione, va ripetuto finché non risulti correttamente eseguito. In questo senso i romani collegavano al termine di "religione" un senso di timore nei confronti della sfera del sacro, sfera propria del rito e quindi della religione stessa[15].
In un ambito più aperto i romani accoglievano comunque tutti i riti che non contrastassero con il mos maiorum dei tradizionali riti religiosi, ovvero con il costume degli antenati. Quando nuovi riti, e quindi novae religiones, venivano a contrastare con il mos maiorum questi venivano proibiti: fu il caso, ad esempio e di volta in volta, delle religioni ebraica, cristiana, manichea e dei riti bacchanalia.
La prima definizione del termine "religione ",ovvero del suo originario termine latino religio, la dobbiamo a Cicerone il quale nel De inventione così la esprime:
(LA)
« Religio est, quae superioris naturae, quam divinam vocant,curam caerimoniamque effert »
(IT)
« Religio è tutto ciò che riguarda la cura e la venerazione rivolti ad un essere superiore la cui natura definiamo divina »
(Cicerone. De inventione. II,161)
Con l'epicureo Lucrezio (98 a.C.-55 a.C.) si affaccia una prima critica alla nozione di religione intesa qui come un elemento ches ottomette l'uomo per mezzo della paura e da cui il filosofo deve liberarsi[17]:
(LA)
« Humana ante oculos foede cum vita iacere in terrisoppressa gravi sub religione quae caput a caeli regionibus ostendebat horribilisuper aspectu mortalibus istans, primum Graius homo mortalis tollere contra estoculos ausus primusque obsistere contra »
(IT)
« La vita umana giaceva sulla terra alla vista di tutti turpemente schiacciata dall'opprimente religione, che mostrava il capo dalle regioni celesti, con orribile faccia incombendo dall'alto sui mortali. Un uomo greco[18] per la prima volta osò levare contro di lei gli occhi mortali, e per primo resistere contro di lei. »
(Lucrezio. De rerum natura I,62-7. Traduzione di Francesco Giancotti in Lucrezio. La natura. Milano, Garzanti, 2006, pag. 4-5)
(LA)
« primum quod magnis doceo de rebus et artis religionum animumnodis exsolvere pergo »
(IT)
« prima di tutto in quanto grandi cose insegno, e tento disciogliere l'animo dai nodi stretti della religione »
(Lucrezio. De rerum natura I,932)
Definizione e nozione di "religione" nell'Occidente cristiano

Massacre saint Barthelemy di François Dubois (1529–1584)conservato presso il Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna. A seguito dei massacri provocati dalle Guerre di religione i pensatori francesi del XVII secolo misero in dubbio la sovrapposizione delle nozioni di civiltà e religione fino a quel momento in vigore.
Ebrei in preghiera il giorno dello Yom Kippur, opera di Maurycy Gottlieb (1856–1879). Nell'Occidente cristiano, l'Ebraismo, come l'Islam, verrà indicato come una religione solo a partire dal XVII secolo.
Le prime comunità cristiane non utilizzarono il termine religio per indicare le proprie credenze e pratiche religiose[19]. Con il tempo, tuttavia, diffusamente a partire dal IV secolo, il Cristianesimo adottò tale termine nell'accezione indicata da Lattanzio, individuandone l'unicità in quanto la "religione" era l'unica via di salvezza per l'uomo.
La relazione tra religio cristiana e quelle dei culti o delle "filosofie" precedenti fu variamente interpretata dagli esegeti cristiani. Giustino di Nablus (II secolo)[20], ma anche Clemente Alessandrino e Origene, sostennero che partecipando tutti gli uomini al "Verbo" coloro che tra questi vissero secondo "ragione" erano comunque dei cristiani[21]. Con Tertulliano (III secolo) la prospettiva cambiò e le differenze tra mondo "antico" e il mondo dopo la "rivelazione" cristiana furono decisamente accentuate.
Con Agostino d'Ippona (354-430), ma già precedentemente con Basilio, Gregorio Nazianzeno e Gregorio di Nissa, il pensiero platonico rappresentò per i teologi cristiani un esempio della comprensibilità di cosa fosse la vera "religione".
Rispetto ai significati del termine "religione "nel mondo cristiano, lo storico delle religioni svizzero Michel Despland osserva che:
« Diventato cristiano l'Impero, si trovano presso i cristiani tre accezioni della parola. La religione è un ordine pubblico mantenuto dall'imperatore cristiano che instaura sulla terra la legislazione voluta da Dio (idea imperiale). Può anche essere l'eros dell'anima individuale verso Dio (idea mistica). Infine religio può designare la disciplina propria ai battezzati che hanno fatto voto di perfezione e sono diventati eremiti ocenobiti (Monachesimo). »
(Michel Despland. Religione. Storia dell'idea in Occidente, in Dictrionnaire des Religions (a cura di Jacques Vidal). Parigi, Presses universitaires de France, 1984. In italiano: Dizionario delle religioni. Milano, Mondadori, 2007, pag. 1539 e segg.)
Quindi se inizialmente il termine "religione" è assegnato esclusivamente agli ordini religiosi[23], a partire dalla Francia il termine accoglie dapprima anche quei pellegrini o cavalieri che se ne mostrano degni attraverso il mantenimento dei loro voti, poi i mercanti onesti e gli sposi fedeli, aprendo così il termine all'intero mondo laicale che osserva con scrupolo i precetti della Chiesa.
Con la Scolastica la "religione" venne collocata tra le "virtù morali" inserite nella "giustizia" in quanto essa rende a Dio l'onore e l'attenzione che gli sono "dovuti" esprimendosi con atti esteriori, come la liturgia o il voto, ed atti interiori, come la preghiera o la devozione.
Infine il termine "religione" diviene sinonimo di "civiltà". Con la Riforma protestante a partire dal XVI secolo il termine "religione" è assegnato a due confessioni cristiane distinte, e solo con il XVII secolo l'Ebraismo e l'Islam saranno considerate "religioni".

Le Guerre di religione del XVI secolo provocarono in Francia l'abbandono dell'idea che il termine "religione" potesse essere sovrapponibile a quello di civiltà e, ad incominciare dal XVII secolo, alcuni intellettuali francesi avviarono una critica serrata al valore stesso della religione.
« Vive forze nazionali si risvegliano e insorgono contro l'adattamento compiuto dopo le guerre di religione. Da allora la religione è vista come riguardante un'autorità oppressiva, la fede come una credenza poco ragionevole, anzi quasi irragionevole. In Francia, le intelligenze cominciano a preferire la civiltà alla religione. E c'è la tendenza a credere che quanto l'uomo più si civilizzerà tanto meno sarà incline alla religione. »
(Michel Despland. Op.cit.)
"Razionalità" e "religione" nell'Occidente moderno e contemporaneo
A partire dal XVII secolo, la Modernità attribuisce valore supremo alla razionalità affrontando con questo strumento conoscitivo anche l'alveo della religione che così viene sottoposto al suo esame.
Se da una parte autori come Gottfried Wilhelm von Leibniz(1645-1716) e Nicolas Malebranche (1638-1715) dopo l'analisi razionale esaltarono i valori religiosi, altri, come ad esempio John Locke (1632-1704) o Jean-Jacques Rousseau (1712-1778), utilizzarono la "ragione" per spogliare la "religione" dei suoi contenuti non giustificabili razionalmente.
Altri autori, come l'irlandese John Toland (1670-1722) o il francese Voltaire (1694-1778) furono propugnatori del deismo, un lettura decisamente razionalista della religione.
Con David Hume (1711-1776) vi fu un rifiuto dei contenuti razionali della religione, nell'insieme considerata un fenomeno del tutto irrazionale, nato dai timori propri dell'uomo nei confronti dell'universo. Partendo dal giudizio di "irrazionalismo" della religione, in Occidente, con ad esempio Julien Offray de La Mettrie (1709-1751) o Claude-Adrien Helvétius (1715-1771), si affacciarono le prime critiche radicali alla religione che portarono all'affermazione dell'ateismo.
In questo ambito Paul Henri Thiry d'Holbach (1723-1789)giunse a sostenere che:
« L'idea di un Dio terribile, raffigurato come un despota, ha dovuto rendere inevitabilmente malvagi i suoi sudditi. La paura non crea che schiavi che credono che tutto divenga lecito quando si tratta o di guadagnarsi la benevolenza del loro Signore, o di sottrarsi ai suoi temuti castighi. La nozione di un Dio-tiranno non può produrre che schiavi meschini, infelici, rissosi, intolleranti. »
(Holbach, Il buon senso, a cura di S. Timpanaro, Garzanti1985, p.150)
Termini e definizioni di "religione" nelle culturenon occidentali .
Nelle culture non occidentali il termine "religione" viene reso con termini che non hanno la stessa etimologia latina. Così, se in Occidente, fatto salvo la lingua greca, il termine "religione" ha ovunque origine dal latino religio, l'etimologia del termine ebraico origina invece da un termine proprio dell'antico persiano, allo stesso modo l'arabo dove il termine "religione" origina dall'avestico. Nelle lingue del Subcontinente indiano invece il termine "religione" viene reso con termini di origine sanscrita e, in Estremo Oriente, con termini di origine cinese.

Il termine "religione" nelle culture del Vicino e Medio Oriente
In lingua ebraica il termine occidentale "religione" viene reso come דת(alfabeto ebraico) traslitterato in caratteri latini come dath.
Tale termine compare alcune volte nel Tanakh, così nel Libro di Ester
(HE)
« ויאמרהמלך להעשות כן ותנתןדת בשושן ואת עשרתבני המן תלו »
(IT)
« Il re ordinò che così fosse fatto. Il decreto (dath) fu promulgato a Susa. I dieci figli di Amàn furono appesi al palo. »
(Libro di Ester, IX,14)
In questo verso דת(dath) sta per "editto", "legge", "decreto". L'ebraico dath deriva dall'avestico e dall'antico persiano dāta[27].
Il termine avestico dāta possiede in quella lingua sempre il significato di "legge" o di "legge di Ahura Mazdā"[28],ovvero legge del Dio unico e supremo dello Zoroastrismo.
(AVE)
« ahmya zaothre baresmanaêca mãthrem speñtem ashhvarenanghemâyese ýeshti, dâtem vîdôyûm âyese ýeshti, dâtem zarathushtri âyese ýeshti,darekhãm upayanãm âyese ýeshti, daênãm vanguhîm mâzdayasnîm âyese ýeshti. »
(IT)
« Con questo zaothra e baresman desidero questo Yasna per il generoso Manthra, il più glorioso e lo desidero per Dāta, la Legge, la più gloriosa, santificata Aša, istituita contro i daēva, e per la legge insegnata da Zarathuštra. Desidero, questo Yasna, per Upayana, l'antica tradizione mazdea, e per Daēna, la santa religione mazdea. »
(Avestā II, 13. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.96)
In lingua araba il termine occidentale "religione" viene reso come دين(alfabeto arabo) traslitterato in caratteri latini come dīn.
(AR)
« الْيَوْمَأَكْمَلْتُ لَكُمْ دِينَكُمْ وَأَتْمَمْتُعَلَيْكُمْ نِعْمَتِي وَرَضِيتُ لَكُمُ الإِسْلاَمَ دِيناً »
(IT)
« Oggi ho perfezionato la vostra religione ( dīn) compiendo per voi il mio beneficio e ho scelto per voi l'Islam come religione ( dīn) »
(Corano V,3)
Il termine arabo dīn deriva dal medio persiano dēn[29].
In lingua persiana il termine occidentale "religione" viene reso come دین(alfabeto arabo-persiano) traslitterato in caratteri latini come dīn.
Tale termine deriva dal termine medio persiano dēn che, asua volta, deriva dall'avestico daēnā che in quella antica lingua significa "religione" intesa come splendore, luminosità di Ahura Mazdā. Daēnā asua volta proviene, nella medesima lingua, dalla radice dāy (vedere).
(AVE)
« nivaêdhayemi hañkârayemi mãthrahe speñtahe ashaonôverezyanguhahe dâtahe vîdaêvahe dâtahe zarathushtrôish darekhayå upayanayådaênayå vanghuyå mâzdayasnôish »
(IT)
« Annuncio e celebro in lode del benefico ed efficace Manthra, ašavan, rivelazione contro i daēva; rivelazione che viene da Zarathuštra, e in lode di Daēna, la buona religione mazdea, che ha un'antica Tradizione »
(Avestā I, 13. Traduzione di Arnaldo Alberti, in Avestā. Torino, UTET, 2008, pag.92)
Il termine "religione" nelle culture del Subcontinente indiano
La bandiera dell'India. Al centro della bandiera è collocato, raffigurato in blu, il Cakra di Aśoka ovvero il sigillo che compare negli editti promulgati dall'imperatore indiano Aśoka (304-232 a.C.) e che rappresenta il Dharmacakra, la "Ruota del Dharma".
Nella lingua hindi, la lingua ufficiale e più diffusa dell'India, il termine occidentale "religione" viene reso come धर्म (alfabeto devanāgarī) traslitterato in caratteri latini come Dharma.
« È abbastanza difficile trovare un'unica parola nell'area dell'Asia meridionale che denoti ciò che in italiano è definito "religione", un termine effettivamente piuttosto vago e dall'ampio raggio semantico. Forse il termine più appropriato potrebbe essere il sanscrito dharma, traducibile in diversi modi, tutti pertinenti alle idee e alle pratiche religiose indiane »
(William K. Mahony. Induismo, "Enciclopedia delle Religioni" vol. 9: "Dharma induista". Milano, Jaca Book, 2006,pag.99)
Gianluca Magi precisa tuttavia che il termine Dharma
« è più ampio e complesso di quello cristiano di religione e, dall'altro, meno giuridico delle attuali concezioni occidentali di "dovere" o di "norma", poiché privilegia la consapevolezza e la libertà piuttosto che il concetto di religio od obbligo »
(in Dharma, "Enciclopedia filosofica" vol.3.Milano, Bompiani, 2006, pag. 2786)
Il termine Dharma (धर्म)è usato nella maggior parte delle religioni di origine indiana per indicare tali contesti religiosi: Induismo (सनातनधर्म Sanātana Dharma), Buddhismo (बौद्ध धर्मBuddha Dharma), Jainismo (जैन धर्म Jain Dharma) e Sikhismo (सिख धर्मSikh Dharma).

Ma anche per indicare le religioni occidentali come l'Ebraismo (यहूदी धर्म, Dharma ebraico) o il Cristianesimo (ईसाई धर्म,Dharma cristiano)
Il termine Dharma deriva dalla radice sanscrita dhṛ traducibile in italiano come "fornire una base", ovvero come "fondamento della realtà", "verità", "obbligo morale", "giusto", "come le cose sono" oppure "come le cose dovrebbero essere".
(SA)
« Ṛtasya gopāv adhi tiṣṭhatho rathaṃ satyadharmāṇā paramevyomani
yam atra mitrāvaruṇāvatho yuvaṃ tasmai vṛṣṭir madhumatpinvate divaḥ »
(IT)
« O guardiani dell'ordine cosmico (Ṛta), o Dei le cui leggi(Dharma) sono sempre realizzate, voi salite sul vasto carro del cielo più alto; a chi, Mitra e Varuṇa, mostrate il vostro favore, la pioggia del cielo dona abbondanza di miele »
(Ṛgveda, V 63,1 a-c)
Il termine "religione" nelle culture dell'Estremo Oriente.
三教一教sānjiào yījiào Tre religioni (insegnamenti) una religione (insegnamento).Confucio (孔丘Kǒng Qiū) e Lǎozǐ (老子)proteggono il Buddha Śākyamuni (釋迦牟尼 Shìjiāmóuní) infante. Rotolo dipinto su seta, Dinastia Ming (1368-1644) conservato presso il British Museum di Londra.
Scrittura oracolare su ossa, all'origine del carattere cinese 子( zǐ, bambino). Il carattere cinese che indica la singola "religione" è 教 (jiào).Esso si compone del carattere di 子 ( zǐ, bambino) e del carattere 父 ( fu, padre severo che regge un bastone), il tutto ad indicare l'insegnamento.
In lingua cinese il termine occidentale "religione" viene reso come 宗教, traslitterato in caratteri latini in zōngjiào (Wade-Giles tsung-chiao).
Da questa lingua il termine religione (宗教) viene così reso nelle altre lingue estremo-orientali in:
lingua giapponese 宗教 shūkyō;
lingua coreana 종교 jonggyo
lingua vietnamita tôn giáo.
In lingua cinese 教 (jiào) rende anche il khotanese deśanā a sua volta resa del sanscrito deśayati (causativo del verbo di III cl. diś:"mostrare", "assegnare", "esibire", "rivelare") e anche il sanscrito śāsana (insegnamento).

Il carattere 教 è formato da 子 ( zǐ, bambino, dove la figura stilizzata è avvolta in fasce e agita le braccia), 父 ( fu, padre, dove la figura stilizzata regge un bastone ad indicare una figura severa).
Mentre 宗(zōng) indica "scuola", "tradizione acclarata", "religione" quindi 宗教 "insegnamento di una tradizione acclarata/religione".
Il carattere cinese 宗 (zōng) è formato dai caratteri 宀 (mián, tetto di un edificio)e 示 ( shì "altare" oggi nel significato di "mostrare") a sua volta composto da 丁(altare primitivo) con ai lati 丶 (gocce di sangue o di libagioni); il tutto a significare "edificio che contiene un altare".
Le singole religioni vengono indicate dal nome che le caratterizza seguite dal carattere 教 (jiào): Buddhismo 佛教 (Fójiào da 佛 Fó Buddha), Confucianesimo 儒教 (Rújiào,da 儒 Rú, letterato confuciano), Daoismo 道教 (Dàojiào da 道 Dào) Cristianesimo 基督教 (Jīdūjiāo da 基督 JīdūCristo), Ebraismo 犹太教( Yóutàijiào da 犹太Yóutài Giuda), Islam (伊斯兰教Yīsīlánjiāo da 伊斯兰Yīsīlán Islām).
Definizione e spiegazione del fenomeno religioso nelle scienze delle religioni e nella filosofia
Natura problematica della definizione di "religione
Max Weber (1864-1920) sostenne che la definizione di "religione" si può declinare alla fine della ricerca su di essa.
Leszek Kołakowski (1927-2009) ha osservato che, come per altri ambiti umanistici, difficilmente si potrà addivenire ad una definizione condivisa del termine "religione".
La definizione moderna del termine "religione" è problematica e controversa:
« Definire la religione è compito tanto ineludibile quanto improbo. È infatti evidente che, se una definizione non può prendere il posto di una indagine, quest'ultima non può avere luogo in assenza di una definizione. »
(Giovanni Filoramo. Op.cit 1993, pag.621)
Già Max Weber aveva sostenuto che:
« Una definizione di ciò che la religione 'è' non può trovarsi all'inizio, ma caso mai, alla fine di un'indagine come quella che segue. »
(Max Weber. Economia e società Milano, Comunità, 1968,pag.411. (prima ed. 1922))
Melford E. Spiro (1920-)[30] e Benson Saler[31] obiettano in proposito che quando non si definisce l'oggetto di indagine in modo esplicito si finisce per definirlo in modo implicito.
Lo storico polacco Leszek Kołakowski (1927-2009) rileva invece che:

« Studiando le attività umane nessuno dei concetti di cui disponiamo può essere definito con assoluta precisione, e, sotto questo aspetto, 'religione' non si trova in una situazione peggiore d i"arte", "società", "storia" ,"politica", "scienza", "linguaggio" e innumerevoli altre parole. Ogni definizione della religione deve essere fino ad un certo punto, arbitraria, e, per quanto scrupolosamente tentiamo di far sì che si conformi all'impiego attuale della parola nel linguaggio comune, molte persone riterranno che la nostra definizione comprenda troppo o troppo poco. »
(Leszek Kołakowski. Se non esiste Dio. Bologna, Il Mulino,1997)
Le spiegazioni sulla natura e le ragioni dell'esistenza dei credi religiosi ]
Abbozzo religione
Il filosofo tedesco Ludwig Feuerbach (1804-1872) sosteneva che: la religione consiste di idee e valori prodotti dagli esseri umani, erroneamente proiettati su forze e personificazioni divine. Dio sarebbe quindi la costruzione di un Super uomo(uomo potenziato con attribuiti ideali dati dall'uomo stesso). È una forma di Alienazione (che non ha lo stesso significato attribuito da Marx), in quanto la religione estranea l'uomo da sé stesso facendogli credere di non essere in prima persona: l'uomo è sottomesso da sé stesso. La religione si trova ad essere dunque un rifugio dell'uomo di fronte alla durezza della realtà quotidiana.
Karl Marx (1818-1883) affermò che: la Religione è «il gemito della creatura oppressa, l'animo di un mondo senza cuore, così come è lo spirito d'una condizione di vita priva di spiritualità. Essa è l'oppio dei popoli .
Secondo l'ottica di Max Weber (1864-1920): le Religioni mondiali sarebbero capaci di raccogliere vaste masse di credenti e di influenzare il corso della storia universale. Weber non crede che la religione sia una forza conservatrice (Karl Marx), bensì crede che essa possa provocare enormi trasformazioni sociali: La religione influisce sulla vita sociale ed economica. Il Puritanesimo e il protestantesimo, ad esempio, furono all'origine del modo di pensare capitalistico. Ne ”L'etica protestante e lo spirito del capitalismo” Weber discusse ampiamente l'influenza del cristianesimo sulla storia dell'Occidente moderno. Weber scoprì che effettivamente alcune religioni sono caratterizzate da un ascetismo ultramondano, che privilegia la fuga dai problemi terreni, distogliendo gli sforzi dallo sviluppo economico. Il cristianesimo sarebbe una religione di salvezza per Weber, poiché è incentrata sulla convinzione che gli esseri umani possano essere salvati purché scelgano la fede e seguano le sue prescrizioni morali. Le religioni di salvezza presentano un aspetto rivoluzionario perché sono caratterizzate da un ascetismo intra mondano, cioè uno spirito religioso che privilegia la condotta virtuosa in questo mondo. Le religioni asiatiche invece avevano un atteggiamento di passività rispetto all'esistente.
Tra le riflessioni contemporanee, particolarmente interessante è la spiegazione del fenomeno religioso proposta da Marcel Gaucheta iniziare dall'opera del 1985 Il Disincanto del mondo (traduzione italiana Einaudi 1992): secondo lo storico-filosofo francese, la religione non è né una tensione individuale verso il trascendente, né una costruzione funzionale alla giustificazione del potere. La religione va invece intesa, in una prospettiva storica e antropologica, come maniera particolare di strutturazione dello spazio sociale e umano. In particolare la forma più pura di religione è da rintracciare negli animismi che caratterizzano quelle società che Pierre Clastres definisce “contro lo Stato”. Nelle società di questo tipo, la legge viene cioè fatta risalire a un tempo e a forze assolutamente altre rispetto al presente e nessun membro della società può quindi rivendicare un rapporto privilegiato con il trascendente. La nascita di un'istanza separata del potere è indisgiungibile da una trasformazione della religione: dopo tali trasformazioni, il mondo terreno e la realtà trascendente entrano in rapporto. La religione, che nella sua forma più pura era un di innescamento totale dell'instabilità sociale, una rimozione assoluta della divisione attraverso l'assolutizzazione della separazione terreno/trascendente, si apre a quella che Gauchet definisce l'uscita dalla religione.
Alcuni termini classificatori e descrittivi delle religioni
Edward Burnett Tylor introdusse, nel 1871, la nozione di "animismo".
Il teologo calvinista svizzero Pierre Viret (1511-1571) che, nel suo Instruction chrétienne del 1564 introdusse il termine "deismo".
Friedrich Schelling nel 1842 introdusse per primo il termine "enoteismo" poi ripreso e diffuso dall'indologo Friedrich Max Müller(1823-1900).
John Toland (1670-1722) nel suo Socinianism Truly Stated. Bya pantheist (1705) utilizzò per primo la nozione di "panteismo".
Animismo
"Animismo" (dall'inglese animism, a sua volta dal latino anĭma) è il termine introdotto nello studio delle religioni primitive dall'antropologo inglese Edward Burnett Tylor (1832-1917) che, nel 1871 nel suo Primitive Culture: Researches into the Development of Mythology, Philosophy, Religion, Language, Art and Custom, lo utilizzò per indicare quella prima forma di credenza spirituale ("anima" o "forza vitale") che viene riscontrata in oggetti o luoghi. In tal senso la teoria di Tylor si opponeva a quella di Herbert Spencer (1820-1903) che invece poneva nell'ateismo le convinzioni degli uomini primitivi[33].
La teoria "animistica", già messa in discussione da Marcel Mauss (1872-1950) e da James Frazer (1854-1941), è rifiutata oggi dalla maggior parte degli antropologi.
Tuttavia, come nota Jacques Vidal
« in mancanza di altre espressioni l'uso del termine rimane frequente. »
Carlo Prandi nota anche come tale termine venga utilizzato per indicare le credenze religiose dell'Africa subsahariana, quelle afrobrasiliane e quelle attinenti alle culture dell'Oceania.
Deismo
Il termine "Deismo" (dal francese déisme, a sua volta dal latino deus[36]) fu coniato dal teologo calvinista svizzero di lingua francese Pierre Viret (1511-1571) che nella sua Instruction chrétienne del 1564lo utilizzò per indicare un gruppo che si opponeva agli "ateisti". Ma Viret descrisse questo "gruppo" come di coloro che pur credendo in un Dio unico e creatore rigettavano la fede in Gesù Cristo.
Il poeta inglese John Dryden (1631-1700), in Religio Laici del 1682 definì il "Deismo" come la credenza in un Dio creatore rifiutando qualsivoglia dottrina propugnata dalla tradizione e dalla rivelazione.
Con la pubblicazione, nel 1697 del Dictionnaire historiqueet critique di Pierre Bayle (1647-1706), che riprese la nozione di Déisme suggerita da Viret, il termine fu ampiamente diffuso nella cultura europea.

Tuttavia il significato di "Deismo" ha posseduto, di volta in volta, connotazioni diverse. Allen W. Wood ne ha identificate quattro:
credenza in un Essere supremo privo di tutti gli attributi di personalità (come intelletto e volontà);
credenza in un Dio, ma rifiuto di qualsiasi cura provvidenziale da parte di questi per il mondo;
fede in un Dio, ma negazione di ogni vita futura;
credenza in un Dio, ma rifiuto di tutti gli altri articoli di fede religiosa.
Molti filosofi e scienziati, per lo più illuministi del Settecento, sostennero tali posizioni; varianti istituzionalizzate del "Deismo" sono il Culto dell'Essere supremo durante la Rivoluzione Francese e la spiritualità della Massoneria.
Enoteismo
"Enoteismo" (dal tedesco henotheismus, a sua volta dal greco εἷς eîs + θεός theós "un dio") fu il termine coniato dal Friedrich Schelling (1775-1854) in Philosophie der Mythologie und derOffenbarung (1842) per indicare un "monoteismo " rudimentale sorto durante la preistoria della coscienza e precedente al "monoteismo evoluto" e al politeismo.
Successivamente, l'indologo tedesco Friedrich Max Müller(1823-1900) utilizzò questo termine[38] per indicare una pratica propria del Ṛgveda consistente nell'isolare una divinità rispetto alle altre durante le invocazioni rituali.
Nel suo significato storico-religioso, "enoteismo" occorre ad indicare quella forma di culto per cui una divinità viene, durante il rito, momentaneamente isolata e privilegiata rispetto alle altre, assurgendo così a divinità principale.
Monoteismo
Il termine Monoteismo (neologismo greco, dal greco μόνος ,mónos = unico, solo e θεός theós = dio) caratterizza quelle religioni che propugnano l'esistenza di una singola divinità.
André Lalande (1867-1963) ha così descritto, nel suo Vocabulaire technique et critique de la philosophie, revu par MM. les membres et correspondants de la Société française de philosophie et publié, avec leurs corrections et observations par André Lalande, membre de l'Institut, professeurà la Sorbonne, secrétaire général de la Société (2 volumi) Parigi, 1927, il termine "monoteismo":
« Dottrina filosofica o religiosa che ammette un solo Dio, distinto dal mondo »
Il tema, controverso, è quali possano essere le religioni ascrivibili a questo contesto.
Dopo una disamina di tale problema, Paolo Scarpi così chi osa:
« In questa prospettiva, pertanto conviene limitare l'uso del termine monoteismo alle forme religiose che storicamente si sono affermate come tali e che hanno elaborato una speculazione teologica finalizzata alla dimostrazione dell'unicità di Dio »
Intendendo in questa prospettiva sostanzialmente l'Ebraismo, il Cristianesimo e l'Islam. Di tutt'altro avviso è invece, ad esempio, Theodore M. Ludwig che nella Encyclopedia of Religion nata dal progetto internazionale proposto da Mircea Eliade include, sia nell'edizione del 1987 che in quella del2005, nella voce Monotheism[39], altre religioni oltre quelle qui sopra citate come lo Zoroastrismo, la Religione greca nella forma di alcuni culti e nel pensiero di alcuni teologi greci, la Religione egizia del culto di Aton, il Buddhismo nella forma della Terra Pura, l'Induismo in alcune sue particolari manifestazioni e il Sikhismo.
Panteismo
Il termine Panteismo (dall'inglese pantheism a sua volta dal greco παν pan + θεός theós = tutto Dio) letteralmente significa "tutto è Dio". Tale termine fu derivato da analogo termine, pantheistic, utilizzato dal filosofo irlandese John Toland (1670-1722) nel suo Socinianism Truly Stated.By a pantheist (1705), ed ebbe larga diffusione in Europa durante le polemiche inerenti al Deismo.
Oggi il termine "Panteismo" occorre come termine tecnico-descrittivo per individuare quei credi religiosi, o filosofico-religiosi, che individuano una divinità che abbraccia ogni cosa, ovvero Dio che compenetra ogni aspetto e luogo dell'universo rendendo così sacro ogni aspetto dell'esistente, anche quello naturale .
Politeismo
Il termine "politeismo" è attestato nelle lingue moderne per la prima volta nella lingua francese (polythéisme) a partire dal XVI secolo . Il termine polythéisme fu coniato dal giurista e filosofo francese Jean Bodin, e quindi utilizzato per la prima volta nel suo De la démonomanie des sorciers (Parigi, 1580), per poi finire nei dizionari come il Dictionnaire universel françois et latin (Nancy 1740), il Dictionnaire philosophique di Voltaire (Londra 1764) e, l'Encyclopédie di D’Alembert e Diredot (seconda metàdel XVIII secolo), la cui voce polytheisme è curata dallo stesso Voltaire. Utilizzato in ambito teologico in opposizione a quello di "monoteismo"; entra nella lingua italiana nel XVIII secolo .
Il termine polythéisme, quindi "politeismo", è formato da termini derivati dal greco antico: πολύς (polys) + θεοί (theoi) ad indicare "molti dei"; quindi da polytheia, termine coniato dal filosofo giudaico di lingua greca Filone di Alessandria (20 a.C.-50 d.C.) per indicare la differenza tra l'unicità di Dio nell'Ebraismo rispetto alla nozione pluralistica dello stesso propria delle religioni antiche[43], tale termine fu poi ripreso dagli scrittori cristiani (ad esempio da Origene in Contra Celsum).
Tale termine indica quelle religioni che ammettono l'esistenza di più dei a cui destinare dei culti.
Religioni (in ordine alfabetico) con maggior numero di fedeli
Buddhismo
Il Buddhismo nel mondo
Il Buddhismo è una religione che comprende una varietà di tradizioni, credenze e pratiche, in gran parte basata sugli insegnamenti attribuiti a Siddhārtha Gautama, vissuto nel Nepal intorno al VI secolo a.C. ,comunemente appellato come il Buddha, ossia "il Risvegliato".
Le numerose scuole dottrinarie afferenti a questa religione si fondano e si differenziano in base alle raccolte scritturali riportare nei Canoni buddhisti e agli insegnamenti tradizionali trasmessi all'interno delle stesse scuole.

Le due grandi differenziazioni all'interno del Buddhismo riguardano le correnti Theravāda, presente prevalentemente in Sri Lanka, Thailandia, Cambogia, Myanmar e Laos, e Mahāyāna, presente invece prevalentemente in Cina, Tibet, Giappone, Corea, Vietnam e Mongolia.
Cristianesimo
I cristiani nel mondo per nazione
Il Cristianesimo è la religione più diffusa nel mondo, in particolare in Occidente (Europa, Americhe, Oceania). Le forme storiche de lcristianesimo sono molteplici, ma è possibile indicare tre principali suddivisioni: il Cattolicesimo, il Protestantesimo, l'Ortodossia. Oltre a queste tre suddivisioni, esistono alcuni credi che si riallacciano al Cristianesimo ma non sono classificati nelle tre categorie principali, tra cui Mormonismo e i Testimoni di Geova.
Tutte queste tradizioni cristiane riconoscono, seppure con piccole varianti, che il loro fondatore, Gesù di Nazareth, è il Figlio di Dio, e lo riconoscono come Signore. Credono altresì, a parte i Testimoni di Geova, i Mormoni ed i Protestanti Unitari, che Dio è uno in tre persone: il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo.
Inoltre, seppure con qualche differenziazione sul numero dei libri, considerano la Bibbia un testo ispirato da Dio. La Bibbia dei cristiani è composta dall'Antico Testamento, il quale corrisponde alla Septuaginta, versione e adattamento in lingua greca della Bibbia ebraica con l'aggiunta di ulteriori libri, e dal Nuovo Testamento: quest'ultimo ruota interamente sulla figura di Gesù Cristo e del suo "lieto annuncio" (Vangelo).
Ebraismo
Ebraismo nel mondo
Secondo la tradizione religiosa ebraica, poche generazioni dopo Adamo, dopo che si abbandonò la fede in Dio, con Abramo, Isacco e Giacobbe fu fondata la religione ebraica, religione monoteistica dalla quale derivano il Cristianesimo e l'Islam.
I principali testi sacri dell'Ebraismo sono raggruppati nel Tanakh, composto da Torah (pentateuco), Neviim (profeti) e Ketuvim (agiografi).Oltre a questi è riconosciuto il Talmud, testo fondamentale della pratica religiosa ebraica. Gli ebrei attendono la venuta del Messia.
Induismo
Induismo nel mondo
L'Induismo è un insieme di dottrine, credenze e pratiche religiose e filosofico-religiose che hanno avuto origine in India, luogo dove risiede la maggioranza dei suoi fedeli. Secondo la tradizione, questa religione è eterna (Sanātana dharma, religione eterna) non avendo né un principio né una fine.
L'Induismo fa riferimento ad un insieme di testi sacri che per tradizione suddivide in Śruti e in Smṛti. Tra questi testi occorre ricordare in particolar modo i Veda, le Upaniṣad e la Bhagavadgītā.
Islam
Presenza musulmana nel mondo
L'Islam è la più recente delle tre principali religioni monoteiste originarie del Vicino Oriente. Ha come principale riferimento il Corano considerato libro sacro. Il testo in lingua araba, una raccolta di predicazioni orali, è relativamente breve rispetto ai testi sacri ebraici ohindū. Il termine Islam significa letteralmente "sottomissione", intesa come fedeltà alla parola di Dio. L'Islam condivide con l'Ebraismo e il Cristianesimo gran parte della tradizione dell'Antico Testamento, legittimando il riferimento biblico secondo cui Isacco/Israele (progenitore degli ebrei) eIsmaele (progenitore degli arabi) erano entrambi figli di Abramo. Riconosce la vita e le opere di Gesù ritenendolo però un profeta. La figura di riferimento dell'Islām è Muhammad (Maometto), vissuto nel VII secolo nella penisola arabica, di cui la Sunna raccoglie gli aneddoti. Le due suddivisioni principali di questa religione sono l'Islam sunnita e l'Islam sciita.
L'arianesimo è il nome con cui è conosciuta una dottrina cristologica elaborata dal monaco e teologo cristiano Ario (256-336),condannata al primo concilio di Nicea . Sosteneva che la natura divina di Gesù fosse sostanzialmente inferiore a quella di Dio e che, pertanto, vi fu un tempo in cui il Verbo di Dio non esisteva e dunque che fosse stato creato in seguito. In tal senso contraddiceva l'idea della Trinità maturata attorno agli scritti di Giustino di Nablus.
Sebbene Ario fosse stato scomunicato per eresia (LiberPontificalis - XXXIIII. Silvester - par. 4) e la sua dottrina condannata ,l’Arianesimo resistette a lungo, tanto da diventare religione ufficiale dell'impero romano durante il regno di Costanzo II. Originatasi in Egitto si diffuse soprattutto in Oriente e nel IV secolo anche in Italia. I germani cristianizzati furono inoltre i maggiori seguaci dell'arianesimo, fino al VII secolo.
Nei primi secoli del Cristianesimo la dottrina - il contenuto effettivo delle verità che il credente doveva riconoscere per potersi dire tale - e in particolare il ruolo di Gesù Cristo e il suo rapporto con il divino erano lungamente dibattuti e indagati. L'eredità della sua predicazione si prestava a molte interpretazioni e molte decisioni dovevano essere prese dai suoi successori su questioni morali, di organizzazione della comunità cristiana e di comprensione effettiva della natura del Dio adorato. Era perciò molto difficile stabilire certezze dottrinali edera molto lontana l'affermazione delle formule canoniche con cui oggi identifichiamo il Cristianesimo. Ario fu, all'epoca in cui prendeva forma definitiva la dottrina della Trinità, massimo rappresentante di una delle interpretazioni di maggior seguito della relazione tra le persone della Trinità, in particolar modo di quella tra il Padre e il Figlio. Egli non negava la Trinità, ma subordinava il Figlio al Padre, negandone la consustanzialità che sarà poi formulata nel concilio di Nicea (325) nel credo niceno-costantinopolitano, nel quale appunto si definì l'impalcatura dottrinale del cristianesimo cattolico ("universale") che si diffonderà ed imporrà nei secoli successivi.
Alla base della sua tesi v'era la convinzione che Dio, principio unico, indivisibile, eterno e quindi ingenerato, non potesse condividere con altri la propria ousìa, cioè la propria essenza divina. Di conseguenza il Figlio, in quanto “generato”, non può partecipare della sua sostanza (negazione della consustanzialità), e quindi non può essere considerato Dio allo stesso modo del Padre (proprio perché la natura divina èunica), ma può al massimo esserne una creatura: certamente una creatura superiore, divina, ma finita (avente cioè un principio) e per questo diversa dal Padre, che è invece infinito. Essendo infatti un "figlio" (e quindi "venuto dopo" Colui che lo ha generato) non esiste dall'eternità, mentre la natura divina è di per sé eterna e indivisibile. Padre e Figlio non possono dunque essere identici.
Così facendo, Ario non negava di per sé la Trinità, ma la considerava costituita da tre diverse persone (treis hypostaseis)caratterizzate da nature diverse.
Storia
Costantino
Dopo l’editto costantiniano di tolleranza del 313, in Alessandria d'Egitto si fece largo la controversia trinitaria, e le tesi che Ario aveva cominciato a diffondere fin dal 300 si propagarono molto presto in tutto l’Oriente. Il vescovo rivale Alessandro ne condannò le posizioni come “eretiche”, ma Ario poteva contare su un partito molto numeroso di fedeli, che annoverava tra l’altro anche alcuni vescovi africani e un discreto numero di vescovi orientali, tra cui Eusebio di Cesarea ed Eusebio di Nicomedia che godevano di un forte prestigio anche presso la corte. La disputa oppose per anni il clero egiziano a quello della Palestina e della Bitinia, attirando l’attenzione dell’imperatore e del popolo. Nel tentativo di porre fine alla questione, che inizialmente Costantino aveva sottovalutato, nel 325 indisse, anche per le pressioni dei suoi consiglieri ecclesiastici che erano invece molto ben inseriti nella disputa, il Concilio di Nicea. La convocazione del concilio non era però un fatto solamente religioso: all'imperatore stava a cuore soprattutto la stabilità dello Stato, e quelle questioni teologiche, coni disordini e le contese che ne derivavano, costituivano un problema politico che andava risolto con la sconfitta di una qualsiasi delle due fazioni. Costantino non aveva infatti convinzioni teologiche che lo facessero propendere particolarmente per l'una o per l'altra parte in conflitto. Benché invitati nel concilio a spiegare le loro idee, Ario ed Eusebio non riuscirono a convincere il sinodo: se infatti il Figlio di Dio non era uguale al Padre, allora non era neanche divino, o per lo meno non lo era quanto il Padre. E questo non era accettabile. La tesi poi secondo la quale "ci fu un tempo in cui il Figlio non c'era" faceva inorridire gli "ortodossi", che posero in minoranza e condannarono definitivamente le idee di Ario.
Il concilio elaborò un "simbolo", cioè una definizione dogmatica relativa alla fede in Dio, nel quale compare, attribuito al Cristo, il termine homooùsios (= consustanziale al Padre, letteralmente "della stessa sostanza"), che costituisce, tuttora, la base dogmatica del Cristianesimo storico. In assenza del papa Silvestro I (che mandò comunque suoi legati), presiedeva l’assemblea il vescovo Osio di Cordova, favorito dell’imperatore (che comunque fu presente a tutte le sessioni dei lavori), la cui influenza sullo stesso imperatore ebbe facile gioco nel conquistare il sovrano alla causa dell’ortodossia della Chiesa romana. Gli eretici furono minacciati di esilio e Ario fu bandito e spedito in Illiria. La scarsa saldezza delle convinzioni teologiche di Costantino è però dimostrata dal fatto che in soli tre anni le sue posizioni nei confronti dell’arianesimo divennero assolutamente indulgenti e tolleranti: su suggerimento della sorella Costanza e per insistenza di Eusebio di Nicomedia, fu revocato l’esilio per i vescovi ariani, lo stesso Ario fu più tardi richiamato (nel 331 o 334) ed introdotto a corte, dove riuscì a tal punto a convincere l'imperatore della bontà delle sue opinioni, benché "eretiche", che lo stesso Costantino lo riabilitò e condannò all'esilio il vescovo Atanasio di Alessandria, che di Ario era stato tra i più acri oppositori. L’ariano Eusebio di Nicomedia sostituì Osio di Cordova nel ruolo di consigliere imperiale ecclesiastico, battezzando poi lo stesso imperatore in punto di morte.
L’affermazione nicena che definiva che il Figlio fosse Dio quanto il Padre, poneva però, nell’ambiente ariano ma anche in quello “ortodosso”, almeno tre grandi interrogativi:
Può Dio generare un Figlio?
Può Dio separarsi in se stesso?
Può Dio morire (in croce o in qualsiasi altro modo)?
I seguaci di Ario portarono alle estreme conseguenze le risposte alle tre domande, che avevano in comune la conclusione che il Figlio non aveva natura divina ma, in quanto creatura di Dio, era un tramite o intermediario tra la divinità e l’umanità. Ma all’interno del movimento ariano si verificarono comunque divisioni profonde, che portarono a tre gruppi principali: la fazione radicale (detta degli Anomei (greco: Ἀνομοίοι), o Eunomiani dal nome del suo più importante esponente), fedele alla professione di fede originaria di Ario secondo la quale "il Figlio è in tutto dissimile al Padre" in quanto, essendo stato creato e fatto da ciò che prima non esisteva, non poteva definirsi generato; la fazione dei "Semiariani" o ariani moderati, fra cui lo stesso Ario tornato dall'esilio ed Eusebio di Nicomedia, che ritenevano “il Figlio simile al Padre ma non per proprietà di natura, bensì per dono di grazia, nei limiti, cioè, in cui la Creatura può essere paragonata al Creatore"; ed infine i Macedoniani secondo i quali “il Figlio è in tutto simile al Padre, mentre lo Spirito Santo nulla ha in comune né con il Padre né con il Figlio.
Costanzo II
L'arianesimo ebbe fortuna in particolare sotto gli imperatori Costanzo II (figlio di Costantino I, 337-361) e Valente (364-378) e nell'ultima fase dell'Impero Romano.
Costanzo fu ariano più per imitazione del padre che per intima convinzione, essendo anche lui poco portato alle speculazioni teologiche; l’influenza dei numerosi consiglieri ecclesiastici di cui era gremita la corte fece il resto. La convinzione di dover stabilire una dottrina che risultasse uniforme per tutto il mondo cristiano lo portò, dopo diversi sinodi che non avevano ottenuto il risultato sperato, a convocare un concilio a Nicomedia. Ma il rovinoso terremoto del 357 lo costrinse a modificare il progetto: i vescovi d’oriente (in prevalenza ariani) si sarebbero riuniti a Seleucia, mentre quelli di occidente (più vicini alla chiesa di Roma), ad Ariminum, dove però non intervenne né papa Liberio né alcun suo legato. I lavori a Seleucia si conclusero in quattro giorni, mentre le sessioni riminesi si protrassero per sette mesi, a causa della ferma intenzione del clero “occidentale” di non cedere sulle posizioni ariane: posizioni che vennero imposte dal sovrano, che impedì ai vescovi di allontanarsi dal concilio finché non avessero concordato su una posizione comune, e che poi minacciò di esilio (e in alcuni casi effettivamente esiliò) i più refrattari a condividere una visione trinitaria che affermava la somiglianza del Figlio con il Padre, ma non la consustanzialità, punto di forza del concilio di Nicea. Sfiniti dalle minacce, dai tentativi di corruzione, nonché dalla stanchezza fisica e psicologica anche i vescovi fedeli alla chiesa di Roma cedettero, salvo poi pentirsi in seguito delle proprie debolezze.
Disordini e violenze si verificarono in diverse altre circostanze, come in occasione della successione al vescovo Alessandro di Costantinopoli; l’ariano Macedonio ottenne la sede episcopale solo con la forza e con l’intervento militare, dopo che il rivale Paolo, vicino alla Chiesa di Roma, venne rapito, esiliato ed assassinato. Le sommosse popolari che seguirono all’insediamento di Macedonio furono soffocate nel sangue; lo stesso vescovo si sentì autorizzato dall’autorità imperiale di Costanzo, che lo proteggeva e aveva favorito il suo insediamento, ad imporre il suo ministero anche con la tortura e la forza delle armi[9][10].
Teodosio
Nel 380, sotto l'influsso del vescovo di Milano, Ambrogio, venne emanato da Teodosio I e Graziano l'editto di Tessalonica che definiva il credo niceno (e quindi il Cristianesimo nella formulazione romana) come religione di Stato. Oltre all’affermazione della formula nicena, che dunque toglieva di mezzo le dottrine ariane, l’editto definiva per la prima volta i Cristiani seguaci del vescovo di Roma “cattolici”, bollando tutti gli altri come eretici e come tali soggetti a pene e punizioni[11]. Si trattò, di fatto, di una persecuzione antiariana incruenta, in cui i vescovi vennero allontanati e tutte le chiese affidate al controllo dei cattolici, escludendo gli ariani da ogni luogo di culto anche dove, come a Costantinopoli, la loro comunità era decisamente di gran lunga più numerosa. Proprio nella capitale dell’impero l’imperatore Teodosio in persona sostituì il vescovo Demofilo con Gregorio Nazianzeno, portandolo quasi in trionfo per le vie della città e proteggendo il suo insediamento con un reparto di guardie imperiali armate. Lo stesso vescovo[12] deplorava che il suo insediamento protetto dalle armi, tra gente che lo guardava con rabbia e lo considerava nemico, sembrava più l’ingresso in una città conquistata da parte di un barbaro invasore[13]. Non meno appassionata e violenta era la contesa che si svolgeva in Occidente tra il vescovo Ambrogio di Milano e l’imperatrice ariana Giustina, madre e reggente del futuro imperatore Valentiniano II[14].
La condanna dell'arianesimo venne poi ribadita nel 381durante il primo concilio di Costantinopoli, proprio nella città che, nonostante l’editto, era in qualche modo riuscita a conservare una popolosa colonia ariana che accoglieva al suo interno tutti gli “eretici” di varia denominazione[15]. Negli anni successivi Teodosio ribadì con una serie di editti la sua persecuzione contro l’eresia ariana, che prevedeva la proibizione delle riunioni di culto, la destituzione e la comminazione di forti multe a vescovi e preti, l’esclusione da professioni onorevoli e lucrose e (poiché gli ariani separavano la natura del Padre da quella del Figlio) l’inibizione alla capacità di lasciti testamentari. In qualche caso si giunse anche a pronunciare sentenze capitali che però raramente vennero eseguite perché Teodosio era in realtà più propenso alla correzione che non alla punizione. Con l’affidamento dell’esecuzione dei suoi editti ad una schiera di funzionari l’imperatore istituì, di fatto, l’embrione di un ufficio di Inquisizione[16].
Medioevo
Piuttosto che scomparire, l’arianesimo spostò il suo asse verso il nord dell’impero, trovando seguaci presso i popoli “barbari” che in quel periodo si stavano spingendo contro i confini dello Stato, particolarmente Goti, Vandali e Longobardi. Grazie soprattutto alla predicazione condotta ne lIV secolo fra i Goti da parte di Ulfila (traduttore, tra l’altro, della Bibbia in lingua gotica e inventore di un tipo di alfabeto latino che sostituì gli antichi caratteri runici), l'arianesimo conobbe infatti una grande diffusione fra i popoli germanici fra i quali fiorì almeno fino al VII secolo. Questi popoli trovarono nell’arianesimo una sorta di distinzione nei confronti dell’impero romano che si professava cattolico. Fu ariano il re ostrogoto Teodorico, mentre fu Teodolinda la regina che determinò la conversione dei Longobardi al cattolicesimo. Ma nel frattempo la lotta fra cattolici e ariani(che era diventata contrasto fra “romani” e “barbari”), conobbe anche momenti drammatici e cruenti di vera guerra di religione.
Note
^ Edward Gibbon, Decadenza e caduta dell’Impero romano, cap. XXI, pp. 193 e sgg.
^ A. Clemente, Il libro nero delle eresie, pp. 180 e sgg.
^ E. Gibbon. cit., pp. 203 e sgg.
^ Tirannio Rufino, Historia Ecclesiastica, X, 12
^ A. Clemente, cit.
^ A. Clemente, cit.
^ Tirannio Rufino, Historia Ecclesiastica, X,26."
^ E. Gibbon, cit., pp. 206 e sgg.
^ E. Gibbon, cit., pp. 230 e sgg.
^ L’imperatore Giuliano, successore di Costanzo, così descrive le violenze perpetrate in nome dello zelo religioso del vescovo di Costantinopoli e dell’odio dell’imperatore nei confronti dei non ariani: “Molti furono imprigionati, perseguitati e mandati in esilio. Interi gruppi di quelli chiamati eretici furono massacrati, in modo particolare a Cizico e a Samosata. Nella Paflagonia, nella Bitinia, nella Galazia e in molte altre province, città e villaggi furono devastati e completamente distrutti” (come riportato in E.Gibbon, cit., pag. 233).
^ ”E’ nostra volontà che tutti i popoli che sono governati dalla nostra moderazione e clemenza aderiscano fermamente alla religione insegnata da s. Pietro ai Romani, conservata dalla vera tradizione e ora professata dal pontefice Damaso e da Pietro, vescovo di Alessandria, uomo di apostolica santità. Secondo la disciplina degli Apostoli e la dottrina del Vangelo, crediamo nella sola divinità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, sotto un’uguale maestà e una pia Trinità. Autorizziamo i seguaci di questa dottrina ad assumere il titolo di cristiani cattolici, e siccome riteniamo che tutti gli altri siano dei pazzi stravaganti, li bolliamo col nome infame di eretici, e dichiariamo che le loro conventicole non dovranno più usurpare la rispettabile denominazione di chiese. Oltre alla condanna della divina giustizia, essi debbono prepararsi a soffrire le severe pene che la nostra autorità guidata da celeste sapienza, crederà d’infliggere loro. ”(Codex Theodosianus, libro XVI, titolo I, legge 2, come riportata in E.Gibbon.op. cit., cap. XXVII, pp. 186 sg.).
^ Gregorio Nazianzeno, “De vita sua”.
^ E. Gibbon, cit., pp. 191 e seg.
^ E. Gibbon, cit., pp. 200 e seg.
^ E.Gibbon, cit, pag. 188
^ E. Gibbon, cit., pp. 196 e seg.
^ A. Clemente, cit.
"Ma perché, in questa nano particella di universo, noi che ci siamo per forza abbarbicati sopra siamo così stupidi?
Perché siamo così presuntuosi da autoincoronarci come i principi del creato e contemporaneamente distruggiamo ogni cosa alla quale possiamo arrivare?
Perché corriamo ad occhi bendati verso la distruzione di questo capolavoro?"
Io penso che forse l'uomo sia un errore della natura per questa sua natura così diversa da tutte le altre cose che ella ha creato, è possibile che questo nostro istinto distruttivo sia dovuto al fatto che dobbiamo inevitabilmente estinguerci più brevemente possibile prima che la nostra specie si propaghi anche in altri pianeti e continui la sua opera di devastazione.

ECCO PERCHÉ' NESSUNO SI RIBELLA AL SISTEMA!!!
RIVOLUZIONE POPOLARE, Società, Vita di tutti i giorni
Ti sei mai chiesto perché nessuno reagisce di fronte all'infame ondata di oppressione e abuso di ogni tipo che stiamo subendo? Non rimani perplesso del fatto che non succede assolutamente nulla, viste le tante rivelazioni di casi di corruzione, ingiustizia, rube
rie e prese in giro della legge e della popolazione in genere, alla quale si è rubato letteralmente il presente e il futuro? Ti sei mai chiesto perché non scoppia una rivoluzione di massa e perché tutti sembrano essere addormentati e ipnotizzati? In questi ultimi anni ogni tipo di informazioni che dovrebbe aver danneggiato la struttura del Sistema fino alle sue fondamenta, è stata resa pubblica, eppure questa stessa struttura continua a essere intatta senza neppure un graffio superficiale. Questo rende palese un fatto veramente preoccupante che sta sotto il nostro naso e al quale nessuno presta attenzione. Il fatto che CONOSCERE LA VERITA' non importa a nessuno, sembra incredibile, ma i fatti lo confermano giorno dopo giorno.
L'informazione non è rilevante. Rivelare i più oscuri segreti e renderli di dominio pubblico non produce nessun effetto, nessuna risposta da parte della popolazione per quanto i segreti siano terribili e scioccanti. Per decenni abbiamo creduto che chi lottava per la verità, gli informatori capaci di svelare fatti nascosti o mettere in piazza i panni sporchi potevano cambiare le cose, potevano alterare il divenire della storia.
Siamo cresciuti in realtà, con la convinzione che conoscere la verità era cruciale per creare un mondo migliore e più giusto e di chi lottava per rivelare il nemico più grande dei potenti tiranni. E forse per un periodo è stato così. Oggi, però, "l'evoluzione" della società e soprattutto della psicologia di massa ci ha portato a un nuovo stato di cose: uno stato mentale della popolazione che non avrebbe osato immaginare il più alienato dei dittatori. Il sogno di ogni tiranno della faccia della terra: non dover nascondere né occultare niente al suo popolo.
Poter mostrare pubblicamente tutta la sua corruzione, malvagità e prepotenza senza doversi preoccuparsi di alcuna risposta da parte di quelli che opprime. Questa è la realtà del mondo in cui viviamo. E se credete che questa sia un'esagerazione, osservate voi stessi ciò che vi circonda.
Il caso della Spagna è lampante. Un paese immerso in uno stato di putrefazione generalizzato, divorato fino all'osso dai vermi della corruzione in tutti gli ambiti:
 giuridico
 industriale
 sindacale
 politico (soprattutto)
Uno stato di decomposizione che ha ecceduto tutti i limiti immaginabili, fino a infettare con la sua pestilenza tutti i partiti politici in maniera irreparabile. Eppure, nonostante siano resi pubblici continuamente tutti questi scandali di corruzione politica, gli Spagnoli continuano a votare per la maggior parte gli stessi partiti politici, dando tuttalpiù alcuni dei loro voti a partiti più piccoli che non rappresentano in nessun modo una possibilità reale. E potremmo continuare così per tutte le comunità autonome o il governo proprio centrale dove le due grandi famiglie politico-criminali del paese, PP e PSOE, si sono dedicate a saccheggiare senza alcuna moderazione.
E nonostante siano stati resi pubblici tutti questi casi di corruzione generalizzata, siano state rivelate le implicazioni delle alte sfere finanziarie e industriali con il tacito consenso del potere giuridico, la dimostrazione che in forma attiva o passiva riguarda il Sistema in tutti gli ambiti e si rende impossibile la creazione di un futuro sano per il paese, nonostante tutto ciò, la risposta della popolazione è stata... non fare niente .La cittadinanza ha risposto al massimo con "l'esercitare il legittimo diritto di manifestazione", un'attività molto simile a quella che fa la massa quando la sua squadra di calcio vince una competizione ed esce per strada a celebrarla. Nessuno ha fatto niente di effettivo per cambiare le cose, salvo un piccolo spuntino .Nel caso della corruzione venuta alla luce in Spagna e l'inesistente reazione della popolazione, è un solo esempio tra i tanti nel mondo. Adesso riportiamo il caso dello sport di massa, sotto pressione per il sospetto di corruzione, di manipolazione di dopaggio e per la molto probabile adulterazione di tutte le competizioni sotto il controllo commerciale delle grandi marche...nonostante questo, continuano ad apparire in televisione con un seguito sempre più numeroso.
Tutto ciò si impoverisce davanti alla gravità delle rivelazioni di Edward Snowden e confermate dai governi in causa che ci hanno detto in faccia alla luce di riflettori che tutte le nostre telefonate , le attività sui social networks, il nostro navigare in Internet è controllato e che ci stiamo dirigendo inesorabilmente verso l'incubo del Grande Fratello vaticinato da George Orwell nel "1984".E la cosa più allucinante è che "una volta filtrate" queste informazioni, nessuno si è preoccupato di ribatterle. Tutti i mezzi di comunicazione, i poteri politici e le grandi imprese di Internet implicate nello scandalo, hanno confermato pubblicamente come un qualcosa di reale e indiscutibile questo stato di sorveglianza. L'unica cosa che hanno promesso, in maniera poco convincente e a mezza bocca che non continueranno a farlo...e si sono permessi anche di darci alcuni dettagli tecnici!
E quale è stata la risposta della popolazione mondiale quando è stata rivelata questa verità? Quale è stata la reazione generale di fronte a queste rivelazioni? Nessuna. Tutti continuano ad essere assorbiti dal loro smartphone, continuano a rotolarsi nel dolce fango dei social network e continuano a navigare nelle acque infestate di Internet senza muovere nemmeno una falange di un dito... A cosa serve, allora, dire la verità? Nel caso ipotetico che Edward Snowden o Julian Assange siano personaggi reali e non creazioni mediatiche con una missione segreta, a cosa sarebbe servito il loro sacrificio?
 Che utilità ha accedere all'informazione e rivelare la verità se non provoca nessun cambiamento, alterazione, trasformazione?
 A che serve conoscere in forma esplicita e documentata il fatto che l'energia nucleare può solo portare disgrazie come dimostrato dai terribili incidenti di Chernobyl e Fukushima, se queste rivelazioni non provocano nessun effetto?
 A cosa serve sapere che le banche sono enti criminali dediti al saccheggio di massa, se continuiamo a utilizzarle?
 A cosa serve sapere che il mangiare è adulterato e contaminato da ogni tipo di prodotti tossici, cancerogeni o transgenici, se continuiamo a mangiarli?
 A cosa serve sapere la verità su qualsiasi fatto importante se non reagiamo per quanto gravi siano le sue implicazioni.
Non inganniamoci da soli per quanto sia duro accettare tutto questo. Affrontiamo la realtà così com'è... Nella società attuale, conoscere la verità non significa nulla
Informare sui fatti che veramente succedono, non ha nessuna reale utilità; anzi la maggior parte della popolazione è arrivata a un livello tale di degradazione psicologica che come dimostreremo, la rivelazione della verità e accedere all'informazione, rafforzano ancora di più la loro incapacità di risposta e l'inerzia mentale.
La grande domanda è: perché? Che cosa ha portato tutti noi a quest'apatia generale? E la risposta, come succede sempre quando ci rivolgiamo domande di questo tipo, è tra le più inquietanti. Ed è in relazione con il condizionamento psicologico cui è sottoposto l'individuo della società attuale. I meccanismi che disattivano la nostra risposta quando accediamo alla verità per quanto scandalosa possa essere, sono semplici ed effettivi. E sono nella nostra vita quotidiana.
Tutto si basa su un eccesso d'informazione.

E' un bombardamento degli stimoli così esagerato che provoca una catena di avvenimenti logici che finiscono con lo sfociare in un'effettiva mancanza di risposta: in pura apatia. E per lottare contro questo fenomeno è bene conoscere come si sviluppa il processo...

COME SI SVILUPPA IL PROCESSO?
Per prima cosa dobbiamo capire che questo stimolo sensoriale che riceviamo è carico d'informazioni.
Il nostro corpo è predisposto alla percezione e alla lavorazione di stimoli sensoriali, ma la chiave del tema sta nella percezione di carattere linguistico dell'informazione, per linguistico sta a indicare ogni sistema organizzato con il fine di codificare e trasmettere informazione di ogni tipo. Per esempio, ascoltare una frase o leggerla comporta la sua entrata nel nostro cervello a livello linguistico. Ma lo stesso avviene quando guardiamo il logo di un'impresa, l'ascolto delle note musicali di una canzone, guardare un segnale del traffico o udire la sirena dell'ambulanza, tanto per darvi alcuni esempi...
Oggi, una persona è sottoposta a migliaia di stimoli linguistici di questo tipo solo durante un giorno; molti li percepiscono in forma cosciente, ma la grande maggioranza in forma non cosciente che deve essere elaborata dal nostro cervello. Potremmo dividere il processo di captare ed elaborare questa informazione in tre fasi:1. percezione2. valorizzazione3. rispostaPercezione.Indubbiamente, in tutta la storia dell'umanità, apparteniamo alla generazione che ha la capacità più grande di elaborare informazioni a livello celebrale, con potere di differenziare soprattutto a livello visivo e auditivo. Man mano che nascono e crescono nuove generazioni acquisiscono una maggiore velocità di percezione dell'informazione. Una dimostrazione di quanto affermato la ritroviamo nel cinema. Guardate un vecchio film western di John Wayne, una scena qualsiasi di azione per esempio una sparatoria. E poi guardate una scena di sparatoria o di inseguimento di macchine di un film odierno. Una qualsiasi scena d'azione di un film attuale è piena di successioni rapidissime di primi piani di breve durata.
Solo in 3 o 4 secondi si vedranno diverse figure :il volto del protagonista che guida, quella del compagno che grida, la mano sul cambio della macchina, il piede che spinge il pedale, la macchina che schiva un pedone, l'inseguitore che slitta, il cattivo che afferra la pistola, che spara dal finestrino, ecc... e ogni primo piano sarà durato al massimo una decina di secondi. Le immagini si succedono a tutta velocità come gli spari di una mitragliatrice. Eppure siete in grado di vederle tutte e di elaborare il messaggio che contengono.
Adesso rivedete il film di John Wayne. Non troverete successioni di scene a ritmo di mitragliatrice, ma successioni di scene dalla durata più lunga e con un campo visivo più ampio. Probabilmente uno spettatore dell'epoca di John Wayne si sarebbe sentito male vedendo un film attuale poiché non era abituato a elaborare tanta informazione visiva a tale velocità. Questo è un semplice esempio del bombardamento di informazioni cui è sottoposto il cervello di ognuno di noi oggi rispetto a quello di una persona di cinquant'anni fa.
Aggiungeteci tutte le fonti di informazioni che ci circondano, come la televisione, la radio, la musica, l'onnipresente pubblicità, i segnali del traffico, i diversi tipi di abbigliamento che indossano le persone che incrociamo per la strada e che rappresentano ognuna di loro, un codice linguistico per il tuo cervello, l'informazione che vedete sul cellulare, sul tablet, in internet e inoltre i vostri impegni sociali, le fatture, le preoccupazioni e i desideri che hanno programmato tu avessi, ecc. ecc. ...Si tratta di un'autentica inondazione di informazione che il vostro cervello deve elaborare continuamente. Tutto questo con un cervello della stessa misura e capacità di quello spettatore dei western di John Wayne di cinquant'anni fa. Per quanto ne sappiamo, sembra che il nostro cervello abbia la capacità sufficiente per percepire tali volumi di informazione e comprendere il messaggio associato a questi stimoli. Il problema quindi non sta lì. Infatti, sembra che il nostro cervello ne goda poiché ci siamo trasformati in tossicodipendenti degli stimoli. Il problema sembra risiedere nella fase che segue.
Valutazione.
Noi ci scontriamo con i nostri limiti quando dobbiamo valutare l'informazione ricevuta, cioè quando arriva l'ora di giudicare e analizzare le implicazioni che comporta. Questo succede perché non abbiamo il tempo materiale per fare una valutazione profonda di quell'informazione.
Prima che la nostra mente, da sola e con i criteri chele sono propri, possa giudicare in maniera più o meno profonda l'informazione che riceviamo, siamo bombardati da un'ondata di stimoli che ci distraggono e inondano la nostra mente. E per questa ragione che non arriviamo a valutare nella giusta misura l'informazione che riceviamo per quanto importanti siano le implicazioni che comporta.
Per capire meglio tutto questo, utilizzeremo un'analogia sotto forma di una piccola storia. Immaginiamo una persona molto introversa che passa la maggior parte del suo tempo rinchiusa in casa. Praticamente non ha amici e non intavola relazioni sociali di nessun tipo. Supponiamo adesso che questa persona vada al supermercato a comprare una bottiglia di latte e quando va a pagare gli cade per terra e la rompe causando grande scompiglio e macchiandosi i vestiti sotto gli occhi di tutti e della cassiera. Quando questa persona torna a casa, isolata com'è e senza uno stimolo sociale, darà probabilmente un gran valore a quanto avvenuto al supermercato. Si domanderà perché gli è caduto il latte e quale movimento falso abbia fatto perché questo avvenisse; si domanderà se la colpa fosse sua, o della bottiglia che era troppo spigolosa; nella sua testa analizzerà lo sguardo della cassiera e i gesti e i commenti di ogni cliente; osserverà anche le macchie sui vestiti e tenterà di indovinare ciò che hanno pensato gli altri di lui. Si sentirà ridicola e giudicherà quel fatto meramente aneddotico molto più importante di quanto lo sia stato in realtà. Solo perché quella situazione ridicola al supermercato sarà il grande avvenimento del giorno o della settimana. E forse non lo dimenticherà mai per tutta la vita.
Adesso sostituiamo la persona introversa e senza relazioni con un modello opposto. Una persona estroversa che passa tutto il giorno circondata da una gran quantità di persone e di fatti, interagendo freneticamente con clienti e compagni di lavoro, che parla al telefono, organizza incontri, compra, vende, fa riunioni, ride, si arrabbia e termina la giornata bevendo un bicchiere con gli amici. Supponiamo che questa persona va a comprare il latte e anche a lei cade la bottiglia causando un gran scompiglio e macchiandosi i vestiti. La sua valutazione dell'accaduto sarà solo aneddotica poiché rappresenta un evento in più tra tutti quelli a carattere sociale che sperimenta durante la giornata. E in poche ore se ne sarà dimenticata. Una persona della società attuale, assomiglia molto al secondo modello, sottoposta a una grande quantità di stimoli sensoriali, sociali e linguistici.
Per noi, ogni informazione ricevuta è rapidamente digerita e dimenticata, portata via dalla corrente incessante dell'informazione che entra nel nostro cervello come un torrente. Perché viviamo immersi nella cultura del "twit", un mondo dove ogni riflessione su un evento dura 140 caratteri. E questa è la profondità massima cui arriva la nostra capacità di analisi. E' per questa ragione, per la nostra impotenza di valutare e giudicare da soli il volume di informazione al quale siamo sottoposti, che l'informazione che ci è trasmessa, porta incorporata l'opinione che dobbiamo averne, cioè quello che dovremmo pensare dopo aver realizzato una valutazione approfondita dei fatti, cioè chi emette l'informazione risparmia al ricevente lo sforzo di dover pensare.
Questo è il procedimento che utilizzano i grandi mezzi di comunicazione e in un mondo di individui autenticamente pensanti sarebbe tacciato di manipolazione e lavaggio del cervello. La televisione è un esempio lampante. L'esempio degli onnipresenti incontri politici dove gli ospiti sono presentati come "opinionisti". La loro funzione è generare l'opinione che noi dovremmo costruire da soli. Così il bombardamento di informazione continuo e incessante nel nostro cervello ci impedisce di giudicare adeguatamente il valore dei fatti, con un criterio nostro. Ci toglie il tempo che dovremmo avere per soppesare le conseguenze di un avvenimento e lo frammenta in pezzettini da 140 caratteri e lo trasforma in un giudizio breve e superficiale. Risposta.
Una volta che la valorizzazione personale dei fatti è ridotta alla minima espressione, entriamo nella fase decisiva del processo, quella che è priva della nostra risposta. Qui entrano in gioco le emozioni e i sentimenti, il motore di ogni risposta e azione. Frammentando e riducendo il nostro tempo, riduciamo la carica emotiva che associamo all'informazione. Osserviamo le nostre reazioni: possiamo indignarci molto nel vedere una notizia in un notiziario, per esempio lo sgombero forzato di una famiglia senza mezzi, ma dopo pochi secondi siamo bombardati da un'informazione diversa che porta verso un'altra emozione superficiale e diversa che ci fa dimenticare la precedente. Per esprimere questo in forma grafica e chiara: la nostra capacità di giudizio e di analisi è pari a un "tweet", la nostra risposta emotiva è pari a un emoticon. E qui sta la chiave. Qui rimane disattivata la nostra possibile risposta. Per capire meglio, torniamo all'analogia della persona introversa ed estroversa che rompeva la bottiglia di latte al supermercato. La persona introversa chiuse nel suo mondo che ha dato un valore più profondo ai fatti avvenuti al supermercato continuerà a rimuginarci sopra più volte. Non dimenticherà facilmente le emozioni legate al ridicolo che ha provato in quel momento e con molta probabilità esporre continuamente le proprie emozioni finirà con provare un certo imbarazzo solo a ripensarci. E' possibile che non torni per un certo periodo a fare spesa in quel supermercato, anche se implica il fatto di dover andare più lontano a comprare il latte; arriverà anche a provare repulsione per il luogo e le persone che l'hanno reso ridicolo. L'energia emotiva che ha messo su questo fatto concreto diventerà una reazione effettiva per il fatto. Invece, la persona estroversa tornerà al supermercato senza nessun problema poiché mentalmente quanto accaduto, non ha rilevanza emotiva; tuttalpiù arrossirà al vedere la cassiera o qualche cliente. La persona estroversa non intraprenderà azioni effettive e tangibili che derivano dal fatto della bottiglia di latte. Oltre le valutazioni fatte su questi personaggi inventati, questi esempi ci servono per dimostrare che il bombardamento incessante dell'informazione cui siamo sottoposti finisce con lo sfociare in una frammentazione della nostra energia emotiva e perciò finiamo col dare una risposta superficiale o nulla. E' una risposta che per il momento in cui viviamo intuiamo che dovrebbe essere molto più contundente eppure non arriviamo a darla perché ci manca l'energia sufficiente per farlo. E tutti guardiamo disperati gli altri e ci domandiamo: "Perché non reagiscono? Perché non reagisco? "E questa impotenza alla fine diventa una sensazione di frustrazione e di apatia generale. Questa sembra essere la ragione per cui non avviene una Rivoluzione quando per la logica dei fatti dovrebbe essere già scoppiata. Si tratta quindi di un fenomeno psicologico. Questo è il meccanismo di base che interrompe ogni risposta della popolazione davanti ai continui abusi che riceve. E' la base sulla quale si poggiano tutte le manipolazioni mentali cui ci sottopongono oggi E' il meccanismo psicologico che rende la popolazione docile e sottomessa. Potremo riassumere il tutto così: L'eccessivo bombardamento di informazioni ci impedisce di avere il tempo necessario per dare il giusto valore a ogni informazione ricevuta e, di conseguenza, associarla a una carica emotiva sufficiente per generare una reazione effettiva e reale.

COSPIRAZIONE O FENOMENO SOCIALE?
Non ha importanza se tutto questo fa parte di una grande cospirazione atta a controllarci o se siamo arrivati a questo punto per via dell'evoluzione della società, perché le conseguenze sono esattamente le stesse: i più potenti faranno il possibile per mantenere attivi questi meccanismi e fomenteranno anche il suo sviluppo secondo le loro potenzialità solo perché ne ricevono benefici .Rivelare la verità, in effetti, favorisce questi meccanismi. Ai più potenti non importa mostrarsi come sono o svelare i propri segreti per quanto sporchi e oscuri siano. Rivelare queste verità occulte contribuisce in gran parte all'aumento del volume di informazione con il quale siamo bombardati.
Ogni segreto portato alla luce produce nuove ondate di informazioni che possono essere manipolate e rese tossiche con l'aggiunta di dati falsi, contribuendo così alla confusione e al caos dell'informazione e da qui arrivano nuove ondate secondarie di informazioni che ci stordiscono ancora di più e ci fanno sprofondare di più nell'apatia.
Se combattiamo quest'apatia, frutto della poca energia emotiva con cui cerchiamo di rispondere, con le tremende difficoltà che il sistema ci mette davanti quando è il momento di punire i responsabili, si generano nuove ondate di frustrazione sempre più forti che ci portano passo dopo passo alla resa definitiva e alla totale sottomissione.
Non ponetevi nessun dubbio: alle persone che ostentano il potere interessa bombardarvi con enormi volumi di informazioni il più superficiali possibili; perché una volta instaurata questa forma di interagire con l'informazione ricevuta, tutti noi ci trasformeremo in persone dipendenti da questo incessante scambio di dati.
l bombardamento di stimoli è una droga per il nostro cervello che ha bisogno di sempre più velocità per lo scambio di informazioni ed esige meno tempo per poterle vagliare.
Succede a tutti noi: ci costa sempre più fatica leggere un lungo articolo pieno di informazioni strutturate e ragionate. Abbiamo l'esigenza che sia stringato, più veloce, che si legga in una sola riga e che si possa ingerire come una pasticca e non come un lauto pranzo.
Il nostro cervello si è trasformato in un tossicodipendente da informazione rapida, in un drogato avido di continui dati da ingerire pensati e analizzati da un altro cervello in modo che noi non dobbiamo fare lo sforzo di fabbricare una nostra opinione complessa e contraddittoria. Il fatto è che noi odiamo il dubbio perché ci obbliga a pensare. Non vogliamo farci domande. Vogliamo solo risposte rapide e facili. Siamo e vogliamo essere antenne riceventi e replicanti di informazioni come meri specchi che riflettono immagini esterne. Gli specchi però sono piani e non hanno vita propria, tutto quello che riflettono viene da fuori. L'essere umano a gran velocità si sta dirigendo verso quello stato di fatto. Lo permetteremo?
CONCLUSIONE: Tutto quanto è stato scritto, forse non lo avreste voluto ascoltare. E' poco stimolante ed è qualcosa di complicato e farraginoso, ma le complesse realtà non possono essere ridotte in un titolo ingegnoso di tweet. Per intraprendere una profonda trasformazione del mondo, per iniziare un'autentica Rivoluzione che cambi tutto e ci porti verso una migliore realtà, dovremmo discendere nelle profondità della nostra psiche, fino alla sala macchine, dove si muovono tutti i meccanismi che determinano le nostre azioni e i nostri movimenti. E' lì che si risolve l'autentica guerra per il futuro dell'umanità.
Nessuno ci salverà facendo da un pulpito dei proclami brillanti e delle promesse per una società più giusta ed equa. Nessuno ci salverà raccontandoci una verità presunta o rivelandoci i segreti più oscuri dei poteri occulti. Come abbiamo visto, l'informazione e la verità non sono importanti perché i nostri meccanismi di risposta sono invariati. Dobbiamo scendere fino a loro e ripararli; e per fare ciò dobbiamo sapere come funzionano. E non sarà necessario fare un complesso corso di psicologia: osserviamo con attenzione e ragioniamo da soli e potremo raggiungere il risultato.
Non si tratta di qualcosa di esoterico o basato su strane credenze dal carattere Mistico, Religioso o New Age. E' pura logica: non c'è rivoluzione possibile senza una profonda trasformazione della nostra psiche a livello individuale perché la nostra Mente è programmata dal Sistema. Per cambiare quindi il Sistema che ci imprigiona, prima lo dobbiamo disinstallare dalla nostra mente. Lo faremo?

31. dic, 2018

Zucche vuote(Teste vuote).
Ma è cosi difficile capire che si sta vivendo nell`illusione di un mondo creato ad arte per essere schiavo incondizionato?
Un mondo fatto di finte malattie create perché Tu devi comprare le medicine che loro stessi creano!
Un mondo fatto di guerre dove chi vince o chi perde è finanziato dagli stessi artefici che prestano il denaro per farle!!!
Un mondo fatto di Energie Negative create appositamente affinché Tu sei sempre sottomesso ai loro voleri!!!
La verità va diffusa come un virus non bisogna più fare come gli struzzi e mettere la propria testa sotto la sabbia per evitare di sapere senno non ne usciamo più, fino adesso abbiamo avuto troppo ostruzionismo.
Ci sono Persone che evitano di sapere la Verità, ma quando finiranno di ostacolarla?
Chiunque non diffonda la Verità fa il gioco dei Potenti Illuminati che ostacolano il nostro sapere.
Atroci sono le contraddizioni di una realtà iniqua ed ingiusta, di una società che esclude, di una società tutta presa ad avvolgersi in pellicce, in parole usa-e getta, in prediche dai pulpiti, a nascondersi dietro maschere ipocrite, troppo occupata a circumnavigare il proprio egoistico ombelico ed i propri malesseri esistenziali da opulenza, per guardare, per vedere le vere sofferenze...
Alcuni (purtroppo la stragrande maggioranza) ignorano che ogni ramo della chioma dell'Albero conduce allo stesso Tronco. E sulla base di questa credenza si comportano tutto l'anno. Molti, ignorando come stiano le cose, rendono, con le loro scelte "individuali", la vita difficile al resto della pianta. Siamo giunti (mancano poche decine di ore) alla coda del serpente (così per alcuni miliardi di umani viene anche rappresentato il Tempo) che vive nel Paesaggio Cosmico dove ancora tende, faticosamente (queste sono le notizie sempre più incalzanti) a regnare la Grande Madre Natura.
Tende, ho dovuto scrivere, perché molti potenti della Terra, invidiosi e "indisciplinati", sentendosi qualcosa o qualcuno, tendono a contrastare l'opera della Grande Madre, soprattutto quando svolge il suo ruolo di filatrice. Ci sono quelli che, addirittura, con le loro chirurgie plastiche provano ad invertire il senso di marcia del Tempo. Altri, sentendosi "alieni", ritengono che lo sviluppo/crescita dei due alberi che definiscono il rapporto tempo-spazio, L'Albero del mondo dei Vivi e quello dei Morti, non li riguardi e operano come se non facessero parte del divenire universale. Due alberi (o miliardi di miliardi?) quindi: uno con le radici in terra e la chioma in cielo e l'altro con le radici in cielo e la chioma in terra. Che ognuno scelga quale immagine lo convince di più
Cercate le anime con cui vibrate in sintonia, e rafforzate
i legami che vi uniscono a loro. Ricordatevi che il vostro tempo sulla Terra è stato scelto con grande attenzione per permettervi di lavorare tranquillamente con gli altri gruppi di anime che partecipano allo sviluppo del pianeta. Non formulate alcun giudizio su chi vi sta intorno, e lasciate che continui a percorrere il suo sentiero. Entrate in sintonia con tutti coloro che riconoscete o che suscitano in voi un forte senso di risonanza. La vostra ricettività a incontrare gli altri su un sentiero spirituale
li attira verso di voi, e la vostra quota di consapevolezza
vi aiuta telepaticamente a raggiungere scopi umanitari
su scala globale.
Quindi non importa quanto si vive, ma come si utilizza la propria vita.

Empty pumpkins (empty heads).
But is it so difficult to understand that you are living in the illusion of a world created by art to be an unconditional slave?
A world made up of fake diseases created because You have to buy the medicines that they themselves create!
A world made of wars where those who win or lose are financed by the same architects who lend the money to make them !!!
A world made of Negative Energies created specifically so that You are always subjected to their wishes !!!
The truth should be spread like a virus no longer need to do like ostriches and put your head in the sand to avoid knowing we do not go out of it anymore, so far we have had too much obstructionism.
There are People who avoid knowing the Truth, but when will they end up hindering it?
Anyone who does not spread the truth makes the game of the enlightened powers that hinder our knowledge.
Atrocious are the contradictions of an iniquitous and unjust reality, of a society that excludes, of a society taken entirely to wrap itself in furs, in disposable words, in sermons from the pulpits, to hide behind hypocritical masks, too busy to circumnavigate the its own egoistic navel and its own existential discomforts from opulence, to look, to see the real sufferings ...
Some (unfortunately the vast majority) ignore that every branch of the tree's crown leads to the same trunk. And based on this belief they behave all year round. Many, ignoring how things are, make, with their "individual" choices, the difficult life to the rest of the plant. We arrived (missing a few tens of hours) to the tail of the snake (so for some billions of humans is also represented Time) who lives in the Cosmic Landscape where still tends, painfully (these are the increasingly pressing news) to reign the Great Mother Nature.
Tents, I had to write, because many powerful of the Earth, envious and "unruly", feeling something or someone, tend to oppose the work of the Great Mother, especially when she plays her role as a spinner. There are those who, even with their plastic surgeries, try to reverse the sense of time march. Others, feeling "alien", believe that the development / growth of the two trees that define the relationship between time and space, the Tree of the world of the living and that of the dead, does not concern them and operate as if they were not part of the universal becoming. Two trees (or billions of billions?) Therefore: one with roots on the ground and the crown in the sky and the other with roots in the sky and the foliage on the ground. Let everyone choose which image convinces him the most
Look for the souls with which you vibrate in harmony, and strengthen
the bonds that unite you to them. Remember that your time on Earth has been chosen with great care to allow you to work peacefully with the other groups of souls who participate in the development of the planet. Do not make any judgments about who is around you, and let it continue to follow its path. Get in tune with all those you recognize or that arouse a strong sense of resonance in you. Your receptivity to meeting others on a spiritual path
it draws them towards you, and your share of awareness
helps you telepathically to achieve humanitarian purposes
on a global scale.
So it does not matter how much you live, but how you use your life.

Calabazas vacías (cabezas vacías).

¿Pero es tan difícil comprender que estás viviendo en la ilusión de un mundo creado por el arte para ser un esclavo incondicional?
¡Un mundo compuesto de enfermedades falsas creadas porque tienes que comprar los medicamentos que ellos mismos crean!
Un mundo hecho de guerras donde los que ganan o pierden son financiados por los mismos arquitectos que prestan el dinero para hacerlos.
Un mundo hecho de energías negativas creado específicamente para que siempre estés sujeto a sus deseos.
La verdad debería extenderse como un virus que ya no tiene que hacer como avestruces y poner su cabeza en la arena para evitar saber que ya no salimos de ella, hasta ahora hemos tenido demasiada obstrucción.
Hay personas que evitan conocer la verdad, pero ¿cuándo terminarán por obstaculizarla?
Cualquiera que no difunda la verdad crea el juego de los poderes iluminados que dificultan nuestro conocimiento.
Atroces son las contradicciones de una realidad injusta e injusta, de una sociedad que excluye, de una sociedad que se considera completamente envuelta en pieles, en palabras desechables, en sermones de los púlpitos, que se esconde detrás de máscaras hipócritas, demasiado ocupadas para rodear el lugar. su propio ombligo egoísta y sus propias incomodidades existenciales de la opulencia, mirar, ver los sufrimientos reales ...
Algunos (desafortunadamente la gran mayoría) ignoran que cada rama de la corona del árbol lleva al mismo tronco. Y en base a esta creencia se comportan todo el año. Muchos, ignorando cómo son las cosas, hacen, con sus elecciones "individuales", la vida difícil para el resto de la planta. Llegamos (faltando unas pocas decenas de horas) a la cola de la serpiente (por lo que para algunos miles de millones de humanos también se representa el Tiempo) que vive en el Paisaje Cósmico, donde todavía tiende, dolorosamente (estas son las noticias cada vez más apremiantes) para reinar a la Gran Madre naturaleza.
Las tiendas de campaña, tuve que escribir, porque muchos de los poderosos de la Tierra, envidiosos e "ingobernables", sintiendo algo o alguien, tienden a oponerse al trabajo de la Gran Madre, especialmente cuando ella desempeña su papel de hilandera. Hay quienes, incluso con sus cirugías plásticas, intentan revertir el sentido de la marcha del tiempo. Otros, sintiéndose "ajenos", creen que el desarrollo / crecimiento de los dos árboles que definen la relación entre el tiempo y el espacio, el Árbol del mundo de los vivos y el de los muertos, no les concierne y operan como si no fueran parte del devenir universal. Dos árboles (¿o billones de billones?) Por lo tanto: uno con raíces en el suelo y la corona en el cielo y el otro con raíces en el cielo y el follaje en el suelo. Que cada uno elija qué imagen le convence más.
Busca las almas con las que vibras en armonía y fortalécete.
Los lazos que te unen a ellos. Recuerde que su tiempo en la Tierra ha sido elegido con gran cuidado para permitirle trabajar en paz con los otros grupos de almas que participan en el desarrollo del planeta. No hagas juicios sobre quién está a tu alrededor y deja que continúe su camino. Póngase en sintonía con todos aquellos que reconoce o que despiertan en usted una fuerte sensación de resonancia. Tu receptividad para conocer a otros en un camino espiritual.
los atrae hacia ti y tu parte de conciencia
Te ayuda telepáticamente para lograr propósitos humanitarios.
a escala global.
Entonces, no importa cuánto vivas, sino cómo usas tu vida.

Citrouilles vides (têtes vides).
Mais est-il si difficile de comprendre que vous vivez dans l’illusion d’un monde créé par l’art pour devenir un esclave inconditionnel?
Un monde composé de fausses maladies créées parce que vous devez acheter les médicaments qu’elles créent elles-mêmes!
Un monde fait de guerres où ceux qui gagnent ou qui perdent sont financés par les mêmes architectes qui prêtent de l'argent pour les faire !!!
Un monde d’énergies négatives créé spécifiquement pour que vous soyez toujours soumis à leurs souhaits !!!
La vérité devrait se répandre comme un virus qui n’a plus besoin de faire comme les autruches et de se mettre la tête dans le sable pour éviter de savoir que nous n’allons plus en sortir, jusqu’à présent nous avons eu trop d’obstructionnisme.
Il y a des gens qui évitent de connaître la vérité, mais quand finiront-ils par la gêner?
Quiconque ne diffuse pas la vérité joue le jeu des pouvoirs éclairés qui entravent notre connaissance.
Atroces sont les contradictions d'une réalité injuste et injuste, d'une société qui exclut, d'une société prise entièrement pour s'envelopper de fourrures, de mots jetables, de sermons des chaires, pour se cacher derrière des masques hypocrites, trop occupés pour faire le tour son propre nombril égoïste et ses propres inconvénients existentiels face à l'opulence, regarder, voir les vraies souffrances ...
Certains (malheureusement la grande majorité) ignorent que chaque branche de la cime de l'arbre mène au même tronc. Et basés sur cette conviction, ils se comportent toute l'année. Nombreux sont ceux qui ignorent comment sont les choses, font avec leur choix "individuel" la vie difficile au reste de la plante. Nous sommes arrivés (manquant quelques dizaines d'heures) à la queue du serpent (ainsi pour quelques milliards d'humains est également représenté le Temps) qui vit dans le Paysage Cosmique où tend encore, douloureusement (ce sont les nouvelles de plus en plus pressantes) à régner la Grande Mère nature.
Les tentes, je devais écrire, parce que beaucoup de puissants de la Terre, envieux et "indisciplinés", ressentant quelque chose ou quelqu'un, ont tendance à s’opposer au travail de la Grande Mère, surtout quand elle joue son rôle de fileuse. Il y a ceux qui, même avec leurs chirurgies plastiques, tentent d'inverser le sens du temps. D'autres, se sentant "étrangers", pensent que le développement / croissance des deux arbres qui définissent la relation entre le temps et l'espace, l'Arbre du monde des vivants et celui des morts, ne les concerne pas et fonctionne comme s'ils ne faisaient pas partie du devenir universel. Deux arbres (ou des milliards de milliards?) Donc: l'un avec des racines sur le sol et la cime dans le ciel et l'autre avec des racines dans le ciel et le feuillage sur le sol. Laissez chacun choisir quelle image le convainc le plus
Cherchez les âmes avec lesquelles vous vibrez en harmonie et renforcez-les
les liens qui vous unissent à eux. N'oubliez pas que votre séjour sur Terre a été choisi avec le plus grand soin pour vous permettre de travailler en paix avec les autres groupes d'âmes qui participent au développement de la planète. Ne décidez pas qui est autour de vous et laissez-le continuer à suivre son chemin. Soyez à l’écoute de tous ceux que vous reconnaissez ou qui suscitent une forte résonance en vous. Votre réceptivité à rencontrer les autres sur un chemin spirituel
cela les attire vers vous et votre part de conscience
vous aide par télépathie à atteindre des objectifs humanitaires
à l'échelle mondiale.
Donc, peu importe combien vous vivez, mais comment vous utilisez votre vie.

18. dic, 2018

Cuori rossi, cuori bianchi, cuori colorati,
cuori silenziosi, cuori che parlano,
cuori che urlano, cuori che si aprono e
cuori che si chiudono per paura di star male,
cuori feriti, cuori devastati, cuori felici,
cuori innamorati, cuori rubati, cuori non capiti,
spesso mi ritrovo a confrontarmi con tanti cuori,
ognuno è un contenitore delle proprie emozioni,
grazie ad ogni persona che mi ha permesso
di poter accarezzare il suo.
A chi si sente solo
a chi ha la gioia nel cuore,
a chi vorrebbe essere amato
a chi vorrebbe donare,
a chi ha sbagliato
a chi vorrebbe volare.
A chi è in guerra
a chi si sente in pace
a chi soffre in silenzio
a chi sa perdonare.
A chi non ha occhi per vedere
a chi sa ascoltare.
A chi ha una meravigliosa famiglia
a chi è lontano dalla sua terra
a chi ha degli amici
a chi invece ne vorrebbe da amare.
A chi è povero
a chi desidera una casa
per vivere questo giorno
in totale serenità.
Conterai le aurore,
tu che di cuore sei fatto,
e nelle notti senza luna
alla fiamma dei ricordi
accenderai il camino del cuore
per riscaldarne le fredde pareti.
Canterai al vento
tu che di cuore sei fatto,
e quando il buio colmerà la bocca di ogni tuo dire
del cuore ascolterai
il canto che non abbandona;
Spiegherai ali nei sogni
tu che di cuore sei fatto,
e quanto il cielo lancerà spade
tu non accetterai sfida
e nella culla dei sogni
riparerai la speranza
del tuo cuore.
Conterai aurore,
Canterai nel vento,
Spiegherai ali,
tu che di cuore sei fatto.
L'amicizia ha il suo rifugio non nei nervi,
non nel sangue, ma nel cervello e
nella coscienza.L'amicizia raddoppia le
gioie e divide le angosce...nella solitudine,
nella malattia, nella confusione,
la semplice conoscenza dell'amicizia
rende possibile resistere, anche se l'amico non
ha il potere di aiutarci. È sufficiente che esista.
L'amicizia non è diminuita dalla distanza o
dal tempo, dalla prigionia o dalla guerra,
dalla sofferenza o dal silenzio.
È in queste cose che essa mette più profonde radici.
È da queste cose che essa fiorisce...

Red hearts, white hearts, colored hearts,
silent hearts, hearts that speak,
hearts that scream, hearts that open and
hearts that close up for fear of being sick,
hurt hearts, devastated hearts, happy hearts,
hearts in love, stolen hearts, hearts not understood,
I often find myself confronting many hearts,
everyone is a container of their emotions,
thanks to every person who allowed me
to be able to caress his.
To those who feel alone
to those with joy in the heart,
to those who would like to be loved
who would like to donate,
who wrong
to those who would like to fly.
Who is at war
to those who feel at peace
to those who suffer in silence
who knows how to forgive.
Who does not have eyes to see
to those who can listen.
To those who have a wonderful family
to those who are far from his land
to those who have friends
to those who want to love it instead.
To those who are poor
to those who want a home
to live this day
in total serenity.
You will count the aurora,
you who are made of heart,
and on moonless nights
to the flame of memories
you will light the fireplace of the heart
to heat the cold walls.
You will sing in the wind
you who are made of heart,
and when the darkness will fill the mouth of your every word
of the heart you will hear
the song that does not abandon;
You will explain wings in dreams
you who are made of heart,
and how much the sky will throw swords
you will not accept challenge
and in the cradle of dreams
you will hope hope
of your heart.
You will count aurora,
You will sing in the wind,
You will explain wings,
you who are made of heart.
Friendship has its refuge not in the nerves,
not in the blood, but in the brain and
in consciousness. Friendship doubles
joys and divides anguishes ... in solitude,
in sickness, in confusion,
the simple knowledge of friendship
it makes it possible to resist, even if the friend does not
he has the power to help us. It is enough that it exists.
Friendship is not diminished by distance o
from time, imprisonment or war,
from suffering or silence.
It is in these things that it puts deeper roots.
It is from these things that it blooms ...

Corazones rojos, corazones blancos, corazones de colores,
corazones silenciosos, corazones que hablan,
Corazones que gritan, corazones que se abren y
corazones que se cierran por miedo a estar enfermos,
corazones heridos, corazones devastados, corazones felices,
Corazones enamorados, corazones robados, corazones no comprendidos,
A menudo me encuentro confrontando muchos corazones,
Todos son un contenedor de sus emociones.
gracias a cada persona que me permitió
para poder acariciar el suyo.
A los que se sienten solos.
a aquellos con alegría en el corazón,
A quienes les gustaría ser amados.
a quien le gustaria donar,
quien se equivoca
A los que les gustaría volar.
Quien esta en guerra
a los que se sienten en paz
a los que sufren en silencio
quien sabe perdonar
Quien no tiene ojos para ver.
a los que pueden escuchar.
A los que tienen una familia maravillosa.
a los que están lejos de su tierra
a los que tienen amigos
Para aquellos que quieren amarlo en su lugar.
A los pobres
a quienes quieren un hogar
vivir este dia
en total serenidad.
Contarás la aurora,
ustedes que están hechos de corazón,
y en noches sin luna
a la llama de los recuerdos
encenderás la chimenea del corazón
Calentar las paredes frías.
Vas a cantar en el viento
ustedes que están hechos de corazón,
y cuando la oscuridad llene la boca de cada una de tus palabras.
del corazón oirás
La canción que no abandona;
Explicarás alas en sueños.
ustedes que están hechos de corazón,
y cuanto el cielo lanzara espadas
no aceptaras reto
y en la cuna de los sueños
usted esperará esperanza
de tu corazon
Contarás aurora,
Cantarás en el viento,
Me explicaras las alas,
ustedes que están hechos de corazón
La amistad tiene su refugio no en los nervios,
no en la sangre, sino en el cerebro y
En la conciencia. La amistad se duplica.
Alegría y divide angustias ... en soledad,
en la enfermedad, en la confusión,
el simple conocimiento de la amistad
Permite resistir, incluso si el amigo no lo hace.
Él tiene el poder de ayudarnos. Basta que exista.
La amistad no disminuye con la distancia.
De tiempo, prisión o guerra,
del sufrimiento o del silencio.
Es en estas cosas que echa raíces más profundas.
Es a partir de estas cosas que florece ...

Coeurs rouges, coeurs blancs, coeurs colorés,
des cœurs silencieux, des cœurs qui parlent,
coeurs qui hurlent, coeurs qui s'ouvrent et
des cœurs qui se referment de peur d'être malade,
des cœurs blessés, des cœurs dévastés, des cœurs heureux,
coeurs amoureux, coeurs volés, coeurs non compris,
Je me trouve souvent confronté à beaucoup de cœurs,
tout le monde est un conteneur de leurs émotions,
merci à chaque personne qui m'a permis
pouvoir caresser la sienne.
A ceux qui se sentent seuls
à ceux qui ont la joie dans le coeur,
à ceux qui voudraient être aimés
qui voudrait faire un don,
qui a tort
à ceux qui voudraient voler.
Qui est en guerre
à ceux qui se sentent en paix
à ceux qui souffrent en silence
qui sait pardonner.
Qui n'a pas d'yeux pour voir
à ceux qui peuvent écouter.
Pour ceux qui ont une famille merveilleuse
à ceux qui sont loin de sa terre
à ceux qui ont des amis
à ceux qui veulent l'aimer à la place.
À ceux qui sont pauvres
à ceux qui veulent une maison
vivre ce jour
en toute sérénité.
Vous compterez l'aurore,
vous qui êtes fait de coeur,
et les nuits sans lune
à la flamme des souvenirs
tu allumeras la cheminée du coeur
chauffer les murs froids.
Tu chanteras dans le vent
vous qui êtes fait de coeur,
et quand les ténèbres rempliront la bouche de chacune de tes paroles
du coeur tu entends
la chanson qui n'abandonne pas;
Vous allez expliquer les ailes dans les rêves
vous qui êtes fait de coeur,
et combien le ciel jettera des épées
vous n'accepterez pas le défi
et au berceau des rêves
vous espérez l'espoir
de votre coeur.
Vous compterez des aurores,
Tu chanteras dans le vent,
Tu vas expliquer les ailes,
vous qui êtes fait de coeur.
L'amitié a son refuge pas dans les nerfs,
pas dans le sang, mais dans le cerveau et
en conscience, l'amitié double
joies et divise les angoisses ... dans la solitude,
dans la maladie, dans la confusion,
la simple connaissance de l'amitié
il permet de résister, même si l'ami ne le fait pas
il a le pouvoir de nous aider. Il suffit qu'il existe.
L'amitié n'est pas diminuée par la distance o
du temps, de l'emprisonnement ou de la guerre,
de souffrance ou de silence.
C'est dans ces choses qu'il s'enracine plus profondément.
C'est à partir de ces choses qu'il fleurit ...

Rote Herzen, weiße Herzen, farbige Herzen,
stille herzen, herzen die sprechen,
Herzen, die schreien, Herzen, die sich öffnen und
Herzen, die aus Angst, krank zu sein, schließen
verletzte Herzen, verwüstete Herzen, glückliche Herzen,
verliebte Herzen, gestohlene Herzen, nicht verstandene Herzen,
Ich sehe mich oft mit vielen Herzen konfrontiert,
jeder ist ein Behälter für ihre Emotionen,
Danke an jeden, der es mir erlaubt hat
in der Lage sein, ihn zu streicheln.
Für diejenigen, die sich allein fühlen
denen mit Freude im Herzen,
zu denen, die geliebt werden möchten
wer möchte spenden,
Wer ist falsch?
zu denen, die fliegen möchten.
Wer ist im Krieg?
für diejenigen, die sich in Frieden fühlen
für diejenigen, die in der Stille leiden
Wer weiß, wie man verzeiht.
Wer hat keine Augen zu sehen
zu denen, die zuhören können.
Für diejenigen, die eine wunderbare Familie haben
zu denen, die fern von seinem Land sind
zu denen, die Freunde haben
zu denen, die es stattdessen lieben möchten.
Zu denen, die arm sind
für diejenigen, die ein Zuhause haben wollen
diesen Tag leben
in totaler Gelassenheit.
Du wirst die Aurora zählen,
Sie, die aus Herzen gemacht sind,
und in mondlosen Nächten
zur Flamme der Erinnerungen
Du wirst den Kamin des Herzens anzünden
die kalten Wände heizen.
Du wirst im Wind singen
Sie, die aus Herzen gemacht sind,
und wenn die Dunkelheit den Mund jedes Wortes erfüllen wird
vom Herzen wirst du hören
das Lied, das nicht aufgibt;
Sie werden Flügel in Träumen erklären
Sie, die aus Herzen gemacht sind,
und wie viel wird der Himmel Schwerter werfen
Sie werden keine Herausforderung annehmen
und in der Wiege der Träume
du wirst hoffen hoffen
deines Herzens
Du wirst Aurora zählen,
Du wirst im Wind singen,
Du wirst Flügel erklären,
Du bist aus Herzen gemacht.
Freundschaft hat ihre Zuflucht nicht in den Nerven,
nicht im Blut, sondern im Gehirn und
im Bewusstsein, die Freundschaft verdoppelt sich
Freuden und trennt Angst ... in der Einsamkeit,
in der Krankheit, in der Verwirrung,
das einfache Wissen über Freundschaft
es macht es möglich, zu widerstehen, auch wenn der Freund es nicht tut
er hat die Macht, uns zu helfen. Es reicht, dass es existiert.
Die Freundschaft wird durch die Entfernung o nicht gemindert
aus der Zeit, Gefangenschaft oder Krieg,
von Leiden oder Stille.
In diesen Dingen steckt tiefere Wurzeln.
Aus diesen Dingen blüht es ...

قلوب حمراء ، قلوب بيضاء ، قلوب ملونة ،
القلوب الصامتة ، القلوب التي تتكلم ،
القلوب التي تصرخ ، والقلوب التي تفتح و
القلوب التي تقترب خوفًا من المرض ،
تؤلم القلوب ، القلوب المدمرة ، القلوب السعيدة ،
قلوب في الحب ، سرقت القلوب ، قلوب غير مفهومة ،
غالباً ما أجد نفسي أواجه العديد من القلوب ،
الجميع عبارة عن حاوية من عواطفهم ،
شكرا لكل شخص سمح لي
لتكون قادرة على المداعبة له.
لأولئك الذين يشعرون بمفردهم
لأولئك الذين لديهم فرح في القلب ،
لأولئك الذين يرغبون في أن يكونوا محبوبين
الذين يودون التبرع ،
من الخطأ
لأولئك الذين يرغبون في الطيران.
من هو في الحرب
لأولئك الذين يشعرون بالسلام
لأولئك الذين يعانون في صمت
من يعرف كيف يغفر.
من ليس لديه عيون ليرى
لأولئك الذين يمكنهم الاستماع.
لأولئك الذين لديهم عائلة رائعة
لأولئك الذين هم بعيدين عن أرضه
لأولئك الذين لديهم أصدقاء
لأولئك الذين يريدون أن يحبوها بدلا من ذلك.
لأولئك الفقراء
لأولئك الذين يريدون المنزل
ليعيش هذا اليوم
في الصفاء الكامل.
سوف تعد الشفق ،
أنت من قلب ،
وعلى الليالي القمر
إلى شعلة الذكريات
سوف تضيء مدفأة القلب
لتسخين الجدران الباردة.
سوف تغني في الريح
أنت من قلب ،
وعندما يملأ الظلام فم كل كلمة
من القلب سوف تسمع
الأغنية التي لا تتخلى عن
سوف تشرح أجنحة في الأحلام
أنت من قلب ،
وكم سوف السماء رمي السيوف
لن تقبل التحدي
وفي مهد الأحلام
سوف نأمل الأمل
قلبك.
سوف تعد الشفق ،
سوف تغني في الريح ،
سوف تشرح الأجنحة ،
أنت من القلب.
الصداقة لها ملجأ ليس في الأعصاب ،
ليس في الدم ، ولكن في الدماغ و
في الوعي
يفرح ويقسم الانقسامات ... في العزلة ،
في المرض ، في الارتباك ،
معرفة بسيطة من الصداقة
يجعل من الممكن مقاومة ، حتى لو كان صديق لا
لديه القدرة على مساعدتنا. يكفي أن تكون موجودة.
الصداقة لا تقلل من المسافة يا
من الوقت ، السجن أو الحرب ،
من المعاناة أو الصمت.
إنه في هذه الأشياء يضع جذوراً أعمق.
ومن هذه الأشياء التي تزهر ...

Красные сердца, белые сердца, цветные сердца,
безмолвные сердца, говорящие сердца,
сердца, которые кричат, сердца, которые открываются и
сердца, которые закрываются из-за страха быть больным,
обиженные сердца, опустошенные сердца, счастливые сердца,
сердца в любви, украденные сердца, сердца не поняты,
Я часто сталкиваюсь со многими сердцами,
каждый является контейнером своих эмоций,
спасибо каждому, кто позволил мне
чтобы иметь возможность ласкать его.
Для тех, кто чувствует себя одиноким
для тех, кто с радостью в сердце,
для тех, кто хотел бы быть любимым
кто хотел бы пожертвовать,
кто не прав
для тех, кто хотел бы летать.
Кто на войне
для тех, кто чувствует себя в мире
тем, кто страдает в тишине
кто знает как простить
У кого нет глаз, чтобы увидеть
тем, кто умеет слушать.
Для тех, у кого прекрасная семья
тем, кто далеко от своей земли
тем, у кого есть друзья
для тех, кто хочет любить это вместо.
Для тех, кто беден
тем, кто хочет дома
жить этим днем
в полном спокойствии.
Вы будете считать Аврору,
ты, кто сделан из сердца,
и в безлунные ночи
в пламя воспоминаний
зажги камин сердца
обогревать холодные стены.
Ты будешь петь на ветру
ты, кто сделан из сердца,
и когда тьма наполнит уста каждому твоему слову
сердца вы услышите
песня, которая не покидает;
Вы объясните крылья во снах
ты, кто сделан из сердца,
и сколько в небо мечи выбросит
ты не примешь вызов
и в колыбели мечты
ты будешь надеяться надеюсь
вашего сердца.
Вы будете считать Аврору,
Ты будешь петь на ветру,
Вы объясните крылья,
ты, кто сделан из сердца.
Дружба имеет свое убежище не в нервах,
не в крови, а в мозге и
в сознании. Дружба удваивается
радости и разделяет муки ... в одиночестве,
в болезни, в замешательстве,
простое знание дружбы
это позволяет сопротивляться, даже если друг не
у него есть сила, чтобы помочь нам. Достаточно того, что оно существует.
Дружба не уменьшается на расстоянии o
от времени, тюремного заключения или войны,
от страдания или молчания.
Именно в этих вещах и заложены более глубокие корни.
Именно от этих вещей это цветет ...

לבבות אדומים, לבבות לבנים, לבבות צבעוניים,
לב שקט, לבבות שמדברים,
לבבות צועקים, לבבות שנפתחים
לבבות הסוגרים את הפחד מחשש לחלות,
לבבות פגועים, לבבות הרוסים, לבבות מאושרים,
לבבות מאוהבים, לבבות גנובים, לבבות לא מובנים,
לעתים קרובות אני מוצא את עצמי מתמודד עם לבבות רבים,
כל אחד הוא מכולה של רגשותיהם,
תודה לכל מי שהרשה לי
כדי להיות מסוגל ללטף את שלו.
לאלו שמרגישים לבד
לאלו עם שמחה בלב,
לאלה המעוניינים להיות נאהבים
מי רוצה לתרום,
מי טועה
לאלה המעוניינים לטוס.
מי במלחמה
לאלה החשים בשלום
לאלה הסובלים בשתיקה
מי יודע לסלוח.
למי אין עיניים לראות
לאלה שיכולים להקשיב.
לאלה שיש להם משפחה נהדרת
לאלו המרוחקים מאדמתו
לאלה שיש להם חברים
לאלה שרוצים לאהוב אותו במקום.
לאלו עניים
לאלה שרוצים בית
לחיות היום
בשלווה גמורה.
תוכלו לספור את הזוהר,
אתם עשויים מלב,
ועל לילות ללא ירח
אל להבת הזיכרונות
אתה תאיר את האח של הלב
כדי לחמם את הקירות הקרים.
אתה תשיר ברוח
אתם עשויים מלב,
וכאשר החושך ימלא את פי כל מלה
של הלב תשמע
השיר שאינו נוטש;
אתה תסביר כנפיים בחלומות
אתם עשויים מלב,
וכמה השמים יזרקו חרבות
לא תקבל אתגר
ובעריסת החלומות
אתה מקווה תקווה
של הלב שלך.
תוכלו לספור aurora,
אתה תשיר ברוח,
אתה תסביר כנפיים,
אתם עשויים מן הלב.
לחברות יש מקלט לא בעצבים,
לא בדם, אלא במוח
בתודעה, זוגות מכפילים
שמחות ומחלקים כאב ... בבדידות,
בחולי, בבלבול,
הידיעה הפשוטה של ​​ידידות
זה מאפשר להתנגד, גם אם החבר לא
יש לו את הכוח לעזור לנו. די בכך שהיא קיימת.
הידידות אינה פוחתת ממרחק
מעת לעת, מאסר או מלחמה,
מתוך סבל או שתיקה.
זה בדברים האלה שהוא שם שורשים עמוקים יותר.
זה מן הדברים האלה שהוא פורח ...

23. set, 2018

La fede non è passività. Apre alla vita. È lucidità, stupore, camminare e partecipare alla comprensione della vita. Se non mi stupisco, non capisco il mondo. Non parlo di Dio, ma d'intuire qualcosa che mi sfugge, di curiosità, perché tutti nasciamo e abbiamo davanti a noi la morte. E io sono molto curioso di sapere.
Il cammino d'un uomo è comprensione dell'amore. Una cosa fragilissima, altro che mettersi sotto un ombrello.
Perchè l'amore è attenzione verso il Prossimo, l'amore non è mai fonte di separazione né di giudizio. Chi ama, ama e basta. Chi ama e separa, non ha mai iniziato a farlo.
Siamo qui, nell'oscurità, sospesi tra la poesia delle lucciole e il fuoco divampante delle stelle. In un mondo dominato dal delirio onnipotente della tecnologia, le catastrofi naturali ci parlano, ci ricordano che siamo esseri insignificanti, formiche che passeggiano sul dorso di un gigante. La morte è sotto i nostri piedi, può colpire ovunque, si muove invisibile, esplode potente, non conosce distinzione di Paesi e di popoli, non separa il giusto dall'ingiusto, il malato dal sano, il bambino dall' anziano, passa con la sua falce e distrugge ogni vita con selvaggia cecità.
Si può entrare in dialogo diretto con lo spirito attraverso il silenzio. La vita spirituale è vita piena. Silenzio, distacco dal mondo, interiorità, sono essenziali anche oggi nella mia vita quotidiana e di artista. Ripetere, pulire, andare a fondo, raggiungere il gesto vero unificano le due estensioni del mio essere.
In una società profondamente cinica come la nostra, che allo stesso tempo è nemica della vita e rimuove la morte,le tragedie fanno scattare impreviste gare di solidarietà. Quegli uomini così lontani dal nostro mondo, per cultura, tradizioni e stili di vita, uomini che sembrano appartenere quasi ad altre epoche storiche, diventano improvvisamente persone da soccorrere. E questo sentimento ci rende consapevoli di qualcosa di misterioso che ci unisce tutti e che si chiama natura umana. È questa natura che ci permette di soffrire per le persone che soffrono, è questa stessa natura che ci rende felici quando possiamo alleviare la sofferenza altrui. L'uomo è un essere che si realizza pienamente nella relazione. L'anoressica povertà relazionale del nostro mondo ipertecnologico viene così scossa dalla nudità, dalla fragilità, a cui, seppur inconfessabilmente, sentiamo di far parte. È la consapevolezza della fragilità ciò che permette di costruire relazioni veramente umane, società veramente civili.
Un Paese che affida gli umori della sua vita civile al giustizialismo dei media è un Paese che ha preso una china molto pericolosa, un Paese profondamente ipocrita che ci costringe a firmare tonnellate di ridicoli moduli per tutelare la nostra privacy, ma che in realtà ci controlla in ogni nostro passo.
E dopo il bagliore del fulmine,
il buio della notte profonda,
la quiete non quieta del troppo:
troppo vedere,
troppo soffrire, troppo sapere.
Non quiete del sonno, ma della breve morte:
quando il dolore è eccessivo,
bisogna morire un po' per andare avanti.
Nessun essere umano desidera venire al mondo.
Un bel giorno senza esser stati interpellati
ci troviamo buttati sul palcoscenico, alcuni di noi
ottengono la parte del protagonista,
altri sono semplici comparse,
altri ancora escono di scena prima della fine dell'atto o
preferiscono scendere e godersi lo spettacolo dalla platea-
ridere, piangere o annoiarsi, secondo il programma del giorno.
Perché per amare qualcosa, bisogna prima conoscerla. Può la complessità di un essere umano giungere a conoscere la complessità di un altro essere umano?
Ognuno di noi tiene in mano un filo e
quel filo ci conduce alla nostra stella.
Ognuno di noi ha una stella in cielo e il nostro destino
è imparare a seguirla. Il nostro karma è scritto nella sua scia, se molliamo il filo è tutto perduto, si formano grovigli.
Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte". "Per questo viaggiare non serve. Se uno non
ha niente dentro, non troverà mai niente fuori. È inutile andare a cercare altrovel quel che non si riesce a trovare dentro di sé".
Ho camminato nel mondo incontrando molte anime...
Ognuna di loro cercava da me qualcosa
che ancora non aveva avuto...
La bellezza e relativa..quello che conta sono i sentimenti che abbiamo nel cuore,la luce della nostra essenza il profumo della nostra gentilezza e l'amore che splende nell'anima...allora tutto si riflette all'esterno e illumina il nostro volto.
A te regalo
tre desideri,
amicizia, bene e lealtà.
Portali nel tuo cuore,
ove li troverai ogni volta che vorrai.
Faith is not passivity. Opens to life. It is lucidity, amazement, walking and participating in the understanding of life. If I am not surprised, I do not understand the world. I do not speak of God, but to sense something that escapes me, of curiosity, because we all are born and we have death before us. And I'm very curious to know.
A man's journey is an understanding of love. A very fragile thing, other than getting under an umbrella.
Because love is attention to the neighbor, love is never a source of separation or judgment. Who loves, loves and nothing else. Those who love and separate, have never started doing it.
We are here, in the darkness, suspended between the poetry of fireflies and the blazing fire of the stars. In a world dominated by the omnipotent delirium of technology, natural disasters speak to us, remind us that we are insignificant beings, ants walking on the back of a giant. Death is under our feet, it can strike everywhere, it moves invisibly, it explodes powerful, it does not know the distinction of countries and peoples, it does not separate the just from the unjust, the sick from the healthy, the child from the old, goes through the his scythe and destroys every life with savage blindness.
One can enter into direct dialogue with the spirit through silence. Spiritual life is full life. Silence, detachment from the world, interiority, are essential even today in my daily life and as an artist. Repeating, cleaning, going to the bottom, reaching the true gesture unify the two extensions of my being.
In a deeply cynical society like ours, which at the same time is the enemy of life and removes death, tragedies trigger unexpected races of solidarity. Those men so far from our world, for culture, traditions and lifestyles, men who seem to belong almost to other historical periods, suddenly become people to be rescued. And this feeling makes us aware of something mysterious that unites us all and is called human nature. It is this nature that allows us to suffer for the suffering, it is this same nature that makes us happy when we can alleviate the suffering of others. Man is a being that is fully realized in the relationship. The anorexic relational poverty of our hyper-technological world is so shaken by the nudity, by the fragility, to which, even if unconfessably, we feel we are part of it. It is the awareness of fragility that allows us to build truly human relationships, truly civil societies.
A country that entrusts the moods of its civil life to the justicialism of the media is a country that has taken a very dangerous slope, a deeply hypocritical country that forces us to sign tons of ridiculous forms to protect our privacy, but which actually controls us in our every step.
And after the glow of lightning,
the darkness of the deep night,
the quiet not quiet of the too:
too much to see,
too much suffering, too much to know.
Not quiet of sleep, but of short death:
when the pain is excessive,
you have to die a little to go on.
No human being wants to come into the world.
One good day without being asked
we find ourselves thrown on the stage, some of us
they get the part of the protagonist,
others are simple extras,
still others leave the scene before the end of the act o
they prefer to go down and enjoy the show from the
laugh, cry or get bored, according to the schedule of the day.
Because to love something, you must first know it. Can the complexity of a human being come to know the complexity of another human being?
Each of us is holding a thread and
that thread leads us to our star.
Each of us has a star in the sky and our destiny
it is learning to follow it. Our karma is written in its wake, if we give up the thread is all lost, tangles are formed.
What is outside is also inside; and what is not inside is nowhere "." For this reason traveling is not necessary. If one does not
he has nothing inside, he will never find anything out. It is useless to go and look for anything else that you can not find inside yourself. "
I have walked the world meeting many souls ...
Each of them was looking for something from me
that he still had not ...
Beauty and relative .. what matters are the feelings we have in our heart, the light of our essence, the scent of our kindness and the love that shines in our soul ... then everything is reflected on the outside and illuminates our face.
A gift to you
three wishes,
friendship, goodness and loyalty.
Take them into your heart,
where you will find them whenever you want.

Glaube ist keine Passivität. Öffnet sich zum Leben. Es ist Klarheit, Staunen, Gehen und Teilnahme am Verständnis des Lebens. Wenn ich nicht überrascht bin, verstehe ich die Welt nicht. Ich spreche nicht von Gott, sondern um etwas zu spüren, das mir entgeht, aus Neugier, weil wir alle geboren sind und wir den Tod vor uns haben. Und ich bin sehr neugierig zu wissen.
Die Reise eines Mannes ist ein Verständnis von Liebe. Eine sehr zerbrechliche Sache, außer unter einen Regenschirm zu kommen.
Weil Liebe Aufmerksamkeit für den Nächsten ist, ist Liebe niemals eine Quelle der Trennung oder des Urteilsvermögens. Wer liebt, liebt und nichts anderes. Diejenigen, die lieben und trennen, haben nie damit begonnen.
Wir sind hier, in der Dunkelheit, zwischen der Poesie der Glühwürmchen und dem lodernden Feuer der Sterne. In einer Welt, von der allmächtigen Delirium der Technik beherrscht, sagen Naturkatastrophen uns, erinnern uns daran, dass wir unbedeutende Kreaturen, Ameisen Flanieren auf der Rückseite eines Riesen sind. Der Tod unter unseren Füßen ist, kann überall zuschlagen, ungesehen, leistungsstarke platzt bewegt, kennt keine Unterscheidung von Ländern und Völkern, trennen nicht zwischen richtig und falsch, die Kranken von den Gesunden das Kind von ‚alten Mann geht durch seine Sense und zerstört jedes Leben mit der wilden Blindheit.
Man kann durch Stille in direkten Dialog mit dem Geist treten. Das spirituelle Leben ist ein volles Leben. Stille, Loslösung von der Welt, Innerlichkeit sind auch heute noch in meinem täglichen Leben und als Künstler essentiell. Sich wiederholen, putzen, auf den Grund gehen, die wahre Geste erreichen, die zwei Erweiterungen meines Wesens vereinigen.
In einer zutiefst zynischen Gesellschaft wie der unseren, die gleichzeitig der Feind des Lebens ist und den Tod beseitigt, lösen Tragödien unerwartete Solidaritätsrassen aus. Jene Männer, die so weit von unserer Welt entfernt sind, für Kultur, Traditionen und Lebensstile, Männer, die fast zu anderen historischen Perioden zu gehören scheinen, werden auf einmal zu Menschen, die gerettet werden sollen. Und dieses Gefühl macht uns auf etwas mysteriöses aufmerksam, das uns alle vereint und die menschliche Natur genannt wird. Es ist diese Natur, die uns erlaubt, für das Leiden zu leiden, es ist diese selbe Natur, die uns glücklich macht, wenn wir das Leiden anderer lindern können. Der Mensch ist ein Wesen, das in der Beziehung vollständig verwirklicht ist. Die anorexic relationale Armut unserer hyper-technischen Welt wird durch die Nacktheit, die Zerbrechlichkeit so erschüttert, die, wenn auch inconfessabilmente, fühlen wir uns ein Teil zu sein. Es ist das Bewusstsein der Fragilität, das uns erlaubt, wahrhaft menschliche Beziehungen aufzubauen, wahrhaft zivile Gesellschaften.
Ein Land, das von den Launen seines zivilen Lebens zu justicialism Medien angewiesen ist ein Land, das einen sehr rutschigen Abhang, ein tief heuchlerisch Land stattgefunden hat, die uns zwingt Tonnen lächerlich Module zu unterzeichnen unsere Privatsphäre zu schützen, aber das wirklich steuert uns in jedem unserer Schritte.
Und nach dem Glühen des Blitzes,
die Dunkelheit der tiefen Nacht,
die Stille nicht still von der auch:
zu viel zu sehen,
zu viel Leid, zu viel zu wissen.
Nicht ruhig im Schlaf, sondern im kurzen Tod:
wenn der Schmerz übermäßig ist,
Du musst ein bisschen sterben, um weiterzumachen.
Kein Mensch möchte auf die Welt kommen.
Ein guter Tag ohne gefragt zu werden
wir finden uns auf der Bühne, einige von uns
sie bekommen den Teil des Protagonisten,
andere sind einfache Extras,
noch andere verlassen die Szene vor dem Ende der Handlung o
Sie ziehen es vor zu gehen und genießen Sie die Show von der
Lachen, weinen oder sich nach dem Zeitplan des Tages langweilen.
Weil du etwas lieben musst, musst du es zuerst wissen. Kann die Komplexität eines Menschen die Komplexität eines anderen Menschen erkennen?
Jeder von uns hält einen Faden und
Dieser Thread führt uns zu unserem Stern.
Jeder von uns hat einen Stern am Himmel und unser Schicksal
es lernt zu folgen. Unser Karma ist in seiner Spur geschrieben, wenn wir aufgeben, ist der Faden verloren, es bilden sich Verwicklungen.
Was draußen ist, ist auch drinnen; und was nicht drinnen ist, ist nirgendwo. "Aus diesem Grund ist Reisen nicht notwendig. Wenn nicht
er hat nichts in sich, er wird nie etwas finden. Es ist sinnlos, nach etwas anderem zu suchen, das du nicht in dir finden kannst. "
Ich bin durch die Welt gegangen und habe viele Seelen getroffen ...
Jeder von ihnen suchte etwas von mir
dass er immer noch nicht ...
Die Schönheit und relativa..quello Angelegenheiten sind die Gefühle in unseren Herzen, das Licht unseres das Parfüm unserer Güte und Liebe zu sein, die in der Seele scheint ... dann ist alles auf der Außenseite reflektiert und beleuchtet unsere Gesicht.
Ein Geschenk für dich
drei Wünsche,
Freundschaft, Güte und Loyalität.
Nimm sie in dein Herz,
wo Sie sie finden, wann immer Sie wollen.

Вера - это не пассивность. Открывается к жизни. Это ясность, изумление, ходьба и участие в понимании жизни. Если я не удивлюсь, я не понимаю мир. Я не говорю о Боге, но чувствую то, что ускользает от меня, от любопытства, потому что мы все рождаемся, и у нас есть смерть перед нами. И мне очень любопытно узнать.
Путешествие человека - это понимание любви. Очень хрупкая вещь, кроме как попасть под зонтик.
Потому что любовь - это внимание к ближнему, любовь никогда не является источником разделения или суждения. Кто любит, любит и ничего больше. Те, кто любят и разделяют, никогда не начали это делать.
Мы здесь, в темноте, подвешены между поэзией светлячков и пылающим огнем звезд. В мире, где доминирует всемогущий бред технологий, к нам обращаются стихийные бедствия, напоминают нам, что мы - незначительные существа, муравьи, идущие позади великана. Смерть под нашими ногами, она может нанести удар повсюду, она движется невидимо, она взрывается мощно, она не знает различия между странами и народами, она не отделяет справедливых от несправедливых, больных от здоровых, детей от старых, проходит через его косу и разрушает каждую жизнь с дикой слепотой.
В тишине можно вступить в непосредственный диалог с духом. Духовная жизнь - это полная жизнь. Тишина, отстраненность от мира, внутренность, необходимы даже сегодня в моей повседневной жизни и как художник. Повторяя, очищая, идя на дно, достигая истинного жеста, объедините два расширения моего существа.
В глубоко циничном обществе, таком как наше, которое в то же время является врагом жизни и снимает смерть, трагедии вызывают неожиданные расы солидарности. Те люди, которые так далеко от нашего мира, за культуру, традиции и образ жизни, люди, которые, похоже, принадлежат почти к другим историческим периодам, внезапно становятся людьми, которых нужно спасать. И это чувство заставляет нас осознать что-то таинственное, которое объединяет всех нас и называется человеческой природой. Именно эта природа позволяет нам страдать за страдания, именно эта природа делает нас счастливыми, когда мы можем облегчить страдания других. Человек - это существо, которое полностью осознается в отношениях. Анорексическая реляционная нищета нашего гипертехнологического мира настолько потрясена наготой, хрупкостью, к которой, даже если неважно, мы чувствуем, что мы являемся ее частью. Именно осознание хрупкости позволяет нам строить по-настоящему человеческие отношения, поистине гражданские общества.
Страна, которая доверяет настроениям своей гражданской жизни справедливости в отношении средств массовой информации, - это страна, которая приняла очень опасный склон, глубоко лицемерную страну, которая заставляет нас подписать массу смехотворных форм для защиты нашей частной жизни, но которая фактически контролирует нас на каждом шагу.
И после сияния молнии,
темнота глубокой ночи,
тихое тихое тоже:
слишком много, чтобы видеть,
слишком много страданий, слишком много, чтобы знать.
Не тишина сна, но короткой смерти:
когда боль чрезмерна,
вы должны немного умереть.
Ни один человек не хочет входить в мир.
Один хороший день без запроса
мы оказываемся брошены на сцену, некоторые из нас
они становятся частью главного героя,
другие - простые дополнения,
третьи покидают сцену до конца акта.
они предпочитают спускаться и наслаждаться шоу из
смеяться, плакать или скучать, согласно расписанию дня.
Потому что, чтобы что-то любить, вы должны сначала это знать. Может ли сложность человека узнать о сложности другого человека?
Каждый из нас держит нить и
эта нить ведет нас к нашей звезде.
У каждого из нас есть звезда в небе и наша судьба
он учится следовать ему. Наша карма написана по-своему, если мы откажемся от нити, все потеряно, образуются клубки.
То, что снаружи, также внутри; и то, что не внутри, нигде ».« По этой причине путешествие не нужно. Если кто-то не
у него ничего нет, он никогда ничего не найдет. Бесполезно идти и искать что-нибудь еще, чего вы не можете найти внутри себя ».
Я шел по миру, встречая много душ ...
Каждый из них искал что-то от меня
что у него все еще не было ...
Красота и относительность. Каковы бы ни были чувства, которые у нас есть в нашем сердце, свет нашей сущности, запах нашей доброты и любовь, которая сияет в нашей душе ... тогда все отражается снаружи и освещает наши лицо.
Подарок вам
три желания,
дружбе, доброте и лояльности.
Возьмите их в свое сердце,
где вы найдете их, когда захотите.

الإيمان ليس سلبيًا. يفتح في الحياة. إنه الوضوح والدهشة والمشي والمشاركة في فهم الحياة. إذا لم أتفاجئ ، فأنا لا أفهم العالم. أنا لا أتكلم عن الله ، بل أحس بشيء يفلتني ، من الفضول ، لأننا جميعنا مولودون ولدينا الموت أمامنا. وأنا فضولي جدا لمعرفة ذلك.
رحلة الرجل هي فهم الحب. شيء هش للغاية ، بخلاف الحصول تحت مظلة.
لأن الحب هو الانتباه إلى الجار ، الحب ليس أبدا مصدرا للفصل أو الحكم. من يحب ويحب ولا شيء آخر. أولئك الذين يحبون وفصلوا ، لم يبدؤوا في فعل ذلك.
نحن هنا ، في الظلام ، معلقة بين شعر اليراعات والنار المشتعلة للنجوم. في عالم تهيمن عليه الهذيان القاهر للتكنولوجيا ، تحدثنا الكوارث الطبيعية ، تذكرنا بأننا كائنات غير مهمة ، نملون يسيرون على ظهر عملاق. وفاة تحت أقدامنا، تستطيع أن تضرب في أي مكان، والانتقال الغيب، رشقات نارية قوية، لا يعرف التمييز بين الدول والشعوب، وليس فصل بين الصواب والخطأ، والمرضى من الأصحاء، والطفل من "الرجل العجوز، يمر منجله ويدمر كل الحياة مع العمى المتوحش.
يمكن للمرء الدخول في حوار مباشر مع الروح من خلال الصمت. الحياة الروحية هي حياة كاملة. الصمت ، والانفصال عن العالم ، والداخلية ، ضرورية حتى اليوم في حياتي اليومية وفنانة. تكرار ، والتنظيف ، والذهاب إلى أسفل ، ليصل إلى الإيماءة الحقيقية توحيد اثنين من الامتدادات من كياني.
في مجتمع ساخر للغاية مثل مجتمعنا ، الذي هو في نفس الوقت عدو الحياة ويزيل الموت ، تثير المآسي أعراق تضامن غير متوقعة. هؤلاء الرجال حتى الآن من عالمنا ، من أجل الثقافة والتقاليد وأنماط الحياة ، الرجال الذين يبدو أنهم ينتمون إلى فترات تاريخية أخرى ، أصبحوا فجأة أناسًا يتم إنقاذهم. وهذا الشعور يجعلنا ندرك أمرًا غامضًا يوحّدنا جميعًا ويطلق عليه الطبيعة البشرية. هذه هي الطبيعة التي تسمح لنا بالمعاناة من المعاناة ، وهذا هو نفس الطبيعة التي تجعلنا سعداء عندما نتمكن من التخفيف من معاناة الآخرين. الإنسان كائن يتحقق بالكامل في العلاقة. إن الفقر التشاركي القهقري لعالمنا المتميز بالتكنولوجيا يتأثر بشدة بالعُري ، بسبب الهشاشة ، التي نشعر أننا جزء منها. إن الوعي بالهشاشة هو الذي يسمح لنا ببناء علاقات إنسانية حقيقية ، ومجتمعات مدنية حقيقية.
إن الدولة التي أوكلت مزاج حياتها المدنية إلى عدالة وسائل الإعلام هي دولة اتخذت منحدرًا خطيرًا للغاية ، بلدًا منافقًا للغاية يجبرنا على توقيع الكثير من الأشكال السخيفة لحماية خصوصيتنا ، لكن ذلك يسيطر علينا فعليًا في كل خطوة لدينا.
وبعد توهج البرق ،
ظلام الليل العميق ،
الهدوء غير هادئ أيضا:
الكثير ليرى ،
الكثير من المعاناة ، الكثير من المعرفة.
ليس هادئا من النوم ، ولكن من الموت القصير:
عندما يكون الألم مفرطًا ،
عليك أن تموت قليلاً لتستمر.
لا يوجد إنسان يريد أن يأتي إلى العالم.
يوم واحد جيد دون أن يطلب منك ذلك
نجد أنفسنا على المسرح ، البعض منا
يحصلون على جزء من البطل ،
البعض الآخر عبارة عن إضافات بسيطة ،
لا يزال آخرون يغادرون الساحة قبل نهاية القانون
انهم يفضلون النزول والتمتع بالعرض من
تضحك ، تبكي أو تشعر بالملل ، وفقًا لجدول اليوم.
لأنك تحب شيئًا ، يجب أن تعرفه أولاً. هل يمكن لتعقيد الإنسان أن يعرف مدى تعقيد إنسان آخر؟
كل واحد منا عقد خيط و
هذا الخيط يقودنا إلى نجمنا.
كل واحد منا لديه نجم في السماء ومصيرنا
انها تعلم اتباعها. وكارما لدينا مكتوب في أعقابها ، إذا تخلينا عن خيط الخيط كله ، تتشكل التشابك.
ما هو خارج أيضا داخل ؛ وما ليس في الداخل ليس في أي مكان "." ولهذا السبب فإن السفر ليس ضروريًا. إذا كان واحد لا
ليس لديه شيء في الداخل ، لن يجد شيئًا. لا فائدة من الذهاب والبحث عن أي شيء آخر لا يمكنك العثور عليه داخل نفسك. "
لقد مشيت اجتماع العالم العديد من النفوس ...
كل واحد منهم كان يبحث عن شيء مني
انه ما زال لم يكن ...
الجمال والنسق .. ما يهم هو المشاعر التي نملكها في قلوبنا ، نور جوهرنا ، رائحة لطفنا والمحبة التي تشرق في روحنا ... ثم ينعكس كل شيء على الخارج وينير لنا الوجه.
هدية لك
ثلاث أمنيات ،
الصداقة والخير والولاء.
اصطحبهم إلى قلبك ،
حيث ستجدها وقتما تشاء.

האמונה אינה פאסיביות. נפתח לחיים. זה צלילות, תדהמה, הליכה והשתתפות בהבנת החיים. אם אני לא מופתע, אני לא מבין את העולם. אני לא מדבר על אלוהים, אלא כדי לחוש משהו בורח לי, של סקרנות, כי כולנו נולדים ויש לנו מוות לפנינו. ואני סקרן מאוד לדעת.
מסע האדם הוא הבנה של אהבה. דבר שביר מאוד, חוץ מאשר מתחת למטרייה.
מכיוון שאהבה היא תשומת לב לשכן, האהבה לעולם אינה מקור להפרדה או לשיפוט. מי אוהב, אוהב ולא שום דבר אחר. אלה שאוהבים ונפרדים, מעולם לא התחילו לעשות את זה.
אנחנו כאן, בחושך, תלויים בין שירת הגחליליות לבין האש הלוהטת של הכוכבים. בעולם הנשלט על ידי הזיהום הטכנולוגי של כלכלה, אסונות טבע מדברים אלינו, מזכירים לנו שאנחנו יצורים חסרי משמעות, נמלים פוסעות על גב ענק. המוות הוא מתחת לרגלינו, הוא יכול להכות בכל מקום, הוא נע בצורה בלתי נראית, הוא מתפוצץ חזק, הוא אינו יודע את ההבחנה בין מדינות ועמים, הוא אינו מפריד בין הצודק לבין הבלתי צודק, החולים מן הבריאים, הילד מן הזקן, עובר דרך את החרמש שלו והורס כל חיים בעיוורון פראי.
אפשר להיכנס לדיאלוג ישיר עם הרוח באמצעות שתיקה. החיים הרוחניים הם חיים מלאים. שתיקה, ניתוק מן העולם, פנים, הם חיוניים גם היום בחיי היומיום שלי כאמן. חוזר, מנקה, יורד לתחתית, מגיע למחווה האמיתית המאחדת את שתי ההרחבות של ישותי.
בחברה צינית מאוד כמו שלנו, שבה בעת הוא אויב החיים ומסיר את המוות, הטרגדיות מעוררות מירוצי סולידריות בלתי צפויים. האנשים האלה, שהיו כה רחוקים מעולמנו, לתרבות, למסורות ולסגנונות חיים, לגברים שנראים כאילו הם שייכים כמעט לתקופות היסטוריות אחרות, הופכים פתאום אנשים להצלה. וההרגשה הזאת מעוררת אותנו מודעים למשהו מסתורי המאחד את כולנו ונקרא הטבע האנושי. זה הטבע שמאפשר לנו לסבול על הסבל, זה אותו הטבע שעושה אותנו מאושרים כאשר אנו יכולים להקל על סבלם של אחרים. האדם הוא ישות כי הוא הבין במלואו במערכת היחסים. העוני ההתייחסות האנורקסית של העולם ההיפר-טכנולוגי שלנו מזועזע כל כך מהעירום, מהשבריריות, שאפילו אם לא ניתן להתחשב בו, אנחנו מרגישים שאנחנו חלק ממנו. המודעות לשבריריות מאפשרת לנו לבנות מערכות יחסים אנושיות אמיתיות, חברות אזרחיות באמת.
מדינה שמפקידה את מצבי הרוח של חיי האזרחים שלה לצדקת התקשורת היא מדינה שנטלה מדרון מסוכן מאוד, מדינה צבועה מאוד, שכופה עלינו לחתום על טונות של צורות מגוחכות כדי להגן על הפרטיות שלנו, אבל זה בעצם שולט בנו בכל צעד שלנו.
ואחרי הזוהר של ברק,
את חשכת הלילה העמוק,
השקט לא שקט גם:
יותר מדי לראות,
יותר מדי סבל, יותר מדי לדעת.
לא שקט של שינה, אלא של מוות קצר:
כאשר הכאב הוא מוגזם,
אתה צריך למות קצת כדי להמשיך.
שום בן אנוש אינו רוצה לבוא לעולם.
יום אחד טוב בלי שיבקשו
אנו מוצאים את עצמנו זרקו על הבמה, כמה מאיתנו
הם מקבלים את החלק של הגיבור,
אחרים הם ניצבים פשוטים,
אחרים עוזבים את המקום לפני סוף המעשה
הם מעדיפים לרדת וליהנות מהתצוגה
לצחוק, לבכות או להשתעמם, לפי לוח הזמנים של היום.
כי לאהוב משהו, אתה חייב לדעת את זה קודם. האם המורכבות של האדם יכולה להכיר את המורכבות של אדם אחר?
כל אחד מאיתנו מחזיק חוט ו
כי חוט מוביל אותנו הכוכב שלנו.
לכל אחד מאיתנו יש כוכב בשמים ובגורל שלנו
הוא לומד לעקוב אחר זה. הקארמה שלנו כתובה בעקבותיה, אם אנחנו מוותרים על החוט הוא אבוד, נוצרים סבכים.
מה שבחוץ נמצא גם בפנים; ומה שאינו בפנים הוא בשום מקום ". מסיבה זו הנסיעה אינה הכרחית. אם לא
אין לו דבר בפנים, הוא לעולם לא ימצא דבר. אין טעם ללכת ולחפש כל דבר אחר שאינך יכול למצוא בתוכך. "
הלכתי בעולם המפגש נשמות רבות ...
כל אחד מהם חיפש משהו ממני
שהוא עדיין לא ...
יופי וקרוב משפחה .. מה שחשוב הוא הרגשות שיש לנו בלבנו, אור המהות שלנו, ריח חסדנו והאהבה המאירה בנשמתנו ... אז הכל משתקף מבחוץ ומאיר את הפנים.
מתנה לך
שלוש משאלות,
ידידות, טוב ונאמנות.
קח אותם לתוך הלב שלך,
שבו תמצאו אותם מתי שתרצה.