1. nov, 2021

Riflessione.

Riflessione.
Ormai anche la rete è un luna park dell’ipocrisia secondo le regole di mercato del politicamente corretto che spinge la bravagente a manifestare il suo disappunto per il sacrificio mandato a morte certa, in nome della battaglia contro le discriminazioni che riceve consenso maggioritario se vengono esercitate contro dissidenti e oppositori.
Non stupisce, si tratta ormai di una “qualità” se non addirittura di una virtù civile, elogiata quando è esibita da un ceto oligarchico che smacchia i suoi panni sporchi con pennellate green, investendo risorse per favorire la parità di genere e di carriera di manager donne e imprenditrici possibilmente più spregiudicate dei colleghi maschi, sdoganando inclinazioni e attitudini, purchè prerogativa di stilisti, attori, parrucchieri di grido, delfini negli acquari del privilegio, che per gli altri bastano le leggi vigenti che tanto non vengono applicate, come d’altra parte succede con l’apologia del fascismo.
D’altra parte è talmente diventata sistema di governo da favorire negli anni l’instaurarsi di un golpe grigio, che il bon ton impedisce di chiamare regime e la classe -limitata a costumi raffinati, per carità, che non venga in mente l’arcaico relativo conflitto–vieta di chiamare neofascismo, e grazie al quale vigono lo sfruttamento, la corruzione, la sopraffazione e l’esclusione sociale dei deboli e dei “sovversivi”, la cancellazione dei diritti, lo smantellamento dello stato sociale e dello stato di diritto, grazie al ricorso a autorità e commissari speciali, incaricati di esautorare la democrazia parlamentare, di sospenderne i riti, di minare la sovranità ma in forme apparentemente asettiche, nominalmente incruente, in guanti di lattice per non sporcare quelli gialli dei ladri di una volta.
La presa dell’ipocrisia è tale che si è allargata a tutti ceti diventando un tratto caratteristico della nostra autobiografia nazionale, complice una educazione confessionale che–tanto per fare un esempio–crea gerarchie di crimini immondi decidendo quali devono essere sottoposti al tribunale degli uomini e quali al giudizio di Dio.
Così succede che se un influente, un personaggio in vista, tra una dimostrazione di indifferenza per i nostri bisogni e una prevaricazione compiuta grazia all’impunità garantita dai privilegi, ostenta un delicato tratto umano, gli ipocriti del piano di sotto si lanciano in estatici cinguettii, in deliziate affettuosità e teneri pigolii. Sarà perché ci si augura che quel consenso si trasmetta giù per li rami a legittimare qualche licenza da poveracci, a volte perché tolleranza e indulgenza fanno da unguenti sulla cattiva coscienza, da cerotti sui pregiudizi che la buona educazione di impedisce di esprimere platealmente.
Dev’essere per quello che una foto con annesso commento sciropposo di una coppietta felice e ragazzino abbigliati con costumi da paura in occasione di dolcetto o scherzetto, ha mandato in estasi la platea di Facebook.
Si trattava dell’immaginetta votiva di una famigliola secondo i modi, gli stilemi e gli slogan della pubblicità progresso che da tempo ha sollecitato i suoi creativi a trovare testimonial “altri” rivolti a target “diversi” purchè–è ovvio -siano speciali, belli, noti, influenti, prestigiosi. Come appunto Nichi Vendola, che ritratto in atteggiamento domestico, fa capire che per amore dei figli si può accondiscendere a qualche stereotipo sottostare a qualche moda, come quella di Halloween che ha sostituito riti altrettanto pagani ma nostrani. Mentre scrivo il social registra oltre 400 commenti e 160 condivisioni di fan rapiti e incantati.Cito: siete bellissimi, siete meravigliosi, l’immagine più bella vista oggi, la festa siete voi tre.
E se qualcuno si sottrae all’encomio universalista è solo per esprimere la sua idiosincrasia per celebrazioni barbare e commerciali che hanno colonizzato la nostra tradizione, mentre nessuno ha l’audacia di criticare l’ostensione della vita privata, tante volte deplorata e giustamente, se commessa da altre personalità più o meno pubbliche con tanto di esibizione di innocenti, creature in fasce quando non addirittura di ecografie e, ultimamente, di bare esposte al pubblico dei social.
È che si vince facile con il Mulino Bianco rivisto e aggiornato secondo i paradigmi del politicamente corretto, con la rivisitazione di dio, patria e famiglia purgata da certi condizionamenti razzisti, patriarcali, xenofobi, incompatibili con la nostra civiltà superiore, che da anni nega un tetto alle coppie, impedisce di fatto la genitorialità diventata un lusso, rende ardua la maternità consapevole contrastando il diritto più doloroso, nega futuro alle generazioni che verranno riducendo qualità dell’istruzione e prospettive di espressione dei propri talenti. 

«Tutte le famiglie felici si somigliano; ogni famiglia infelice è invece infelice a modo suo», recita l’incipit di Anna Karenina, oggi superato dal fatto che nuove e antiche povertà, disuguaglianze feroci, emarginazione sociale, culturale e etnica non solo producono livelli inesplorati di disperazione, alienazione e frustrazione, ma riducono la possibilità di avere una famiglia e l’eventualità che sia armoniosa, serena e appagata.
Si tratta di una condizione sottoposta anche quella alle leggi del mercato, che permette a pochi, sempre meno e sempre più privilegiati, di comprare e consumare garanzie, affetti, prospettive, diritti come merci a disposizione sugli scaffali della lotteria naturale che ti fa nascere dalla parte “buona” o del supermercato del sistema che premia i consumatori fedeli.
È talmente vero che le regole del mercato sono state promosse a leggi naturali che ormai si ritiene legittimo, moralmente accettabile, normale, appagare il desiderio di paternità comprandolo e consumandolo liberamente grazie alle opportunità offerte dalla commercializzazione globale.
Quindi non deve stupire se la buona educazione oltre a esimere dal ricordare al babbo contento l’infelicità delle famiglie, vieta di rammentare l’origine di quel delicato quadretto familiare concessa dalle nuove frontiere del consumo, abuso e colonizzazione del corpo, oggi cruciale grazie all’estremizzazione di concetti di tutela della salute, promossa a diritto primario sovrastante su tutti.
E dire che oggi più che mai si misura quanto sia iniqua la propagandata estensione dei diritti, che riconosce desideri e aspirazioni individuali mentre toglie prerogative fondamentali, dimostrando che tutti, senza graduatorie e senza gerarchie, possono essere soddisfatti solo da chi può permetterseli. E’ tanto vero che anche quello all’assistenza, alla cura e alla salute oggi egemonico, è accessibile solo a pagamento per chi possiede i mezzi e la posizione necessaria.
Che non ci sia niente di moderno, progressivo e tanto meno di libero nella “scelta” di una donna di erogare un servizio, mettendo a disposizione il suo corpo contenitore è talmente ovvio da non lasciare dubbi se assomiglia alla condizione dell’operaio alla catena che vende la sua merce lavoro al padrone. E altrettanto è indubbio che chi usufruisce di quel sevizio, l’utilizzatore finale, secondo una formula di moda qualche anno fa, grazie a una transazione commerciale, non può godere di nessuna giustificazione morale o sentimentale.
Se è vero che nessun sistema economico e sociale dovrebbe negare a una coppia di “avere” un figlio, se tutti dovrebbero avere i mezzi e le opportunità per farlo, per adottarlo, per combinare i loro desideri con l’offerta di affetto e protezione a un bambino, nessuno invece dovrebbe essere autorizzato a ridurre quell’aspirazione a una merce da acquistare e la donna a fabbricante. Non c’è riscatto di una minoranza, affrancamento da pregiudizi e sopraffazioni che possa rendere legittimo lo sfruttamento, in modo che il torto diventi diritto.

 

Reflexión.
Ahora incluso la red es un parque de atracciones de hipocresía según las reglas del mercado de lo políticamente correcto que empuja a los bravantes a expresar su decepción por el sacrificio enviado a una muerte segura, en nombre de la batalla contra la discriminación que recibe el consentimiento de la mayoría si se ejerce. .contra disidentes y opositores.
No es de extrañar, ahora es una "cualidad" si no una virtud civil, alabada cuando es exhibida por una clase oligárquica que se limpia la ropa sucia con pinceladas verdes, invirtiendo recursos para promover la igualdad de género y la carrera directiva de mujeres y emprendedoras posiblemente más inescrupulosas que compañeros varones, despejando inclinaciones y actitudes aduaneras, siempre y cuando sea prerrogativa de estilistas, actores, peluqueros de moda, delfines en los acuarios de privilegio, que para otros bastan las leyes vigentes que no se apliquen, como por otro en parte Sucede con la apología del fascismo.
Por otro lado, se ha convertido tanto en un sistema de gobierno que a lo largo de los años ha favorecido el establecimiento de un golpe gris, que el bon ton impide llamar al régimen y a la clase, limitándose a costumbres refinadas, por el amor de Dios, que lo arcaico no viene a la mente conflicto relativo - prohíbe llamar neofascismo, y gracias al cual hay explotación, corrupción, opresión y exclusión social de los débiles y "subversivos", la cancelación de derechos, el desmantelamiento del estado de bienestar y el estado de derecho, gracias al recurso a autoridades y comisionados especiales, encargados de socavar la democracia parlamentaria, suspender sus ritos, socavar la soberanía pero en formas aparentemente asépticas, nominalmente incruentas, en guantes de látex para no ensuciar los amarillos de la ladrones del pasado.
El dominio de la hipocresía es tal que se ha extendido a todos los ámbitos de la vida convirtiéndose en un rasgo característico de nuestra autobiografía nacional, gracias a una educación confesional que, solo para dar un ejemplo, crea jerarquías de delitos inmundos al decidir cuáles deben ser sometidos a el tribunal de hombres y tales como para el juicio de Dios.
Sucede, pues, que si un influyente, un personaje destacado, entre una demostración de indiferencia hacia nuestras necesidades y una prevaricación lograda gracias a la impunidad garantizada por los privilegios, hace alarde de un delicado rasgo humano, los hipócritas de la planta baja se lanzan en chirridos extáticos, en un afecto delicioso y píos tiernos. Puede ser porque se espera que ese consentimiento se transmita por las ramas para legitimar alguna licencia de los pobres, a veces porque la tolerancia y la indulgencia actúan como ungüentos a la mala conciencia, como parches a los prejuicios que la buena educación nos impide expresar descaradamente. .
Debe ser por eso que una foto con un comentario meloso adjunto de una pareja feliz y un niño pequeño vestido con disfraces de miedo para pedir dulces, envió a la audiencia de Facebook al éxtasis.
Fue la imagen votiva de una pequeña familia según las formas, rasgos estilísticos y eslóganes de la publicidad progresista que durante mucho tiempo ha instado a sus creativos a buscar "otros" testimonios dirigidos a "diferentes" objetivos siempre y cuando, obviamente, sean especiales, hermosos. , conocido, influyente, prestigioso. Así como Nichi Vendola, quien retrató con actitud doméstica, deja claro que por amor a los niños uno puede permitirse algún estereotipo siendo sometido a alguna moda, como la de Halloween que ha reemplazado a ritos igualmente paganos pero locales. Mientras escribo esto, la red social ha registrado más de 400 comentarios y 160 compartidos de fanáticos embelesados ​​y encantados. Cito: eres hermosa, eres maravillosa, la imagen más hermosa vista hoy, la fiesta son ustedes tres.
Y si alguien elude el elogio universalista es sólo para expresar su idiosincrasia por las celebraciones bárbaras y comerciales que han colonizado nuestra tradición, mientras nadie tenga la osadía de criticar el despliegue de la vida privada, tan a menudo deplorada y con razón, si la cometen otros más. o personalidades menos públicas que se completan con un despliegue de inocentes, criaturas en pañales o incluso ecografías y, últimamente, de ataúdes expuestos al público en las redes sociales.
Es que es fácil ganar con el Mulino Bianco revisado y actualizado según los paradigmas de lo políticamente correcto, con la reinterpretación de dios, patria y familia purgados de ciertos condicionamientos racistas, patriarcales, xenófobos, incompatibles con nuestra civilización superior, que para años ha negado un techo a las parejas, previene efectivamente la paternidad que se ha convertido en un lujo, dificulta la maternidad consciente contrarrestando el derecho más doloroso, niega el futuro de las generaciones venideras al reducir la calidad de la educación y las perspectivas de expresión de la propia talentos. 

“Todas las familias felices son iguales; toda familia infeliz, en cambio, es infeliz a su manera ", reza las palabras iniciales de Anna Karenina, ahora superada por el hecho de que la nueva y vieja pobreza, las feroces desigualdades, la marginación social, cultural y étnica no solo producen niveles inexplorados de desesperación, alienación y frustración, pero reducen la posibilidad de tener una familia y la posibilidad de que sea armoniosa, serena y realizada.
Es una condición que también está sujeta a las leyes del mercado, que permite que unos pocos, cada vez menos y más privilegiados, compren y consuman garantías, afectos, perspectivas, derechos como bienes disponibles en las estanterías de la lotería natural. que te hace nacer de la parte "buena" o de supermercado del sistema que recompensa a los consumidores leales.
Es tan cierto que las reglas del mercado se han promovido a leyes naturales que ahora se considera legítimo, moralmente aceptable, normal, satisfacer el deseo de paternidad comprándolo y consumiéndolo libremente gracias a las oportunidades que ofrece el marketing global.
Por eso no debería sorprender que una buena educación, además de eximir al padre feliz de recordar la infelicidad de las familias, prohíba recordar el origen de ese delicado cuadro familiar que le otorgan las nuevas fronteras del consumo, el abuso y la colonización del cuerpo, hoy crucial. gracias a la 'extremeización de los conceptos de protección de la salud, promovida por el derecho primario sobre todo.
Y decir que hoy más que nunca medimos cuán injusta es la pretendida extensión de derechos, que reconoce los deseos y aspiraciones individuales al tiempo que les quita prerrogativas fundamentales, demostrando que todos, sin rankings y sin jerarquías, solo pueden ser satisfechos por quienes pueden permitírselo. ellos. Es tan cierto que incluso el de asistencia, cuidado y salud hoy hegemónico, es accesible solo por una tarifa para quienes tienen los medios y el cargo necesarios.
Que no hay nada moderno, progresista y mucho menos libre en la "elección" de una mujer de prestar un servicio, poner a disposición su cuerpo contenedor es tan obvio que no deja duda de si se asemeja a la condición de la trabajadora de la cadena a la que vende su trabajo mercancía para el amo. Y no cabe duda de que quien se beneficia de ese servicio, el usuario final, según una fórmula de moda de hace unos años, gracias a una transacción comercial, no puede gozar de ninguna justificación moral o sentimental.
Si bien es cierto que ningún sistema económico y social debe negar a una pareja el "tener" un hijo, si todos tuvieran los medios y oportunidades para hacerlo, para adoptarlo, para combinar sus deseos con el ofrecimiento de afecto y protección a un niño, por otra parte, no se debe permitir que nadie reduzca esa aspiración a una mercancía para comprar y la mujer a un fabricante. No hay redención de una minoría, libertad de prejuicios y opresión que pueden legitimar la explotación, para que el mal se convierta en correcto.

 

Reflection.
Now even the network is a funfair of hypocrisy according to the market rules of the politically correct that pushes the bravagant to express her disappointment at the sacrifice sent to certain death, in the name of the battle against discrimination that receives majority consent if they are exercised. against dissidents and opponents.
No wonder, it is now a "quality" if not even a civil virtue, praised when it is exhibited by an oligarchic class that stains its dirty clothes with green brushstrokes, investing resources to promote gender equality and career as a manager women and entrepreneurs possibly more unscrupulous than male colleagues, clearing inclinations and attitudes, as long as it is the prerogative of stylists, actors, hairdressers, dolphins in the aquariums of privilege, which for others the laws in force are enough that are not applied so much, as on the other partly happens with the apologia for fascism.
On the other hand, it has become so much a system of government that over the years it has favored the establishment of a gray coup, that the bon ton prevents calling the regime and the class - limited to refined customs, for heaven's sake, that the archaic does not come to mind relative conflict - prohibits calling neo-fascism, and thanks to which there is the exploitation, corruption, oppression and social exclusion of the weak and "subversives", the cancellation of rights, the dismantling of the welfare state and the rule of law, thanks to the recourse to authorities and special commissioners, charged with undermining parliamentary democracy, suspending its rites, undermining sovereignty but in apparently aseptic forms, nominally bloodless, in latex gloves so as not to dirty the yellow ones of the thieves of the past.
The grip of hypocrisy is such that it has spread to all walks of life becoming a characteristic feature of our national autobiography, thanks to a confessional education which - just to give an example - creates hierarchies of unclean crimes by deciding which ones should be subjected to the tribunal of men and such as to the judgment of God.
So it happens that if an influential, a prominent character, between a demonstration of indifference to our needs and a prevarication accomplished thanks to the impunity guaranteed by privileges, flaunts a delicate human trait, the hypocrites downstairs launch into ecstatic chirps , in delightful affection and tender peeps. It may be because it is hoped that that consent will be transmitted down the branches to legitimize some license from poor people, sometimes because tolerance and indulgence act as ointments on a bad conscience, as patches on the prejudices that good education prevents us from expressing blatantly.
That must be why a photo with an attached syrupy comment of a happy couple and a little boy dressed in scary costumes for trick or treating, sent the Facebook audience into ecstasy.
It was the votive image of a little family according to the ways, stylistic features and slogans of progressive advertising that has long urged its creatives to find "other" testimonials aimed at "different" targets as long as - obviously - they are special, beautiful , well-known, influential, prestigious. Just as Nichi Vendola, who portrayed in a domestic attitude, makes it clear that for the love of children one can comply with some stereotype being subjected to some fashion, such as that of Halloween which has replaced equally pagan but local rites. As I write this, the social network has recorded over 400 comments and 160 shares from enraptured and enchanted fans. I quote: you are beautiful, you are wonderful, the most beautiful image seen today, the party is the three of you.
And if anyone evades the universalist praise it is only to express his idiosyncrasy for barbaric and commercial celebrations that have colonized our tradition, while no one has the audacity to criticize the display of private life, so often deplored and rightly, if committed by other more or less public personalities complete with a display of innocent people, creatures in swaddling clothes or even ultrasound scans and, lately, coffins exposed to the public on social networks.
It is that it is easy to win with the Mulino Bianco revised and updated according to the paradigms of the politically correct, with the reinterpretation of god, homeland and family purged of certain racist, patriarchal, xenophobic conditioning, incompatible with our superior civilization, which for years has denied a roof for couples, effectively prevents parenthood that has become a luxury, makes conscious motherhood difficult by countering the most painful right, denies the future of the generations to come by reducing the quality of education and the prospects for the expression of one's talents. 

“All happy families are alike; every unhappy family is unhappy in its own way ", reads the incipit of Anna Karenina, now overcome by the fact that new and old poverty, ferocious inequalities, social, cultural and ethnic marginalization not only produce unexplored levels of despair, alienation and frustration, but they reduce the possibility of having a family and the possibility that it is harmonious, serene and fulfilled.
It is a condition that is also subject to the laws of the market, which allows a few, less and less and more and more privileged, to buy and consume guarantees, affections, perspectives, rights as goods available on the shelves of the natural lottery that makes you born from the “good” or supermarket part of the system that rewards loyal consumers.
It is so true that the rules of the market have been promoted to natural laws that it is now considered legitimate, morally acceptable, normal, to satisfy the desire for paternity by buying and consuming it freely thanks to the opportunities offered by global marketing.
So it should not be surprising if good education, in addition to exempting the happy father from remembering the unhappiness of families, prohibits remembering the origin of that delicate family picture granted by the new frontiers of consumption, abuse and colonization of the body, today crucial thanks to the 'extremeization of concepts of health protection, promoted by primary law above all.
And to say that today more than ever we measure how unfair the touted extension of rights is, which recognizes individual desires and aspirations while taking away fundamental prerogatives, demonstrating that everyone, without rankings and without hierarchies, can only be satisfied by those who can afford them. It is so true that even that of assistance, care and health today hegemonic, is accessible only for a fee for those who have the necessary means and position.
That there is nothing modern, progressive and much less free in a woman's "choice" to provide a service, making her container body available is so obvious that it leaves no doubt if it resembles the condition of the worker in the chain who he sells his work commodity to the master. And there is no doubt that those who benefit from that service, the end user, according to a fashion formula a few years ago, thanks to a commercial transaction, cannot enjoy any moral or sentimental justification.
While it is true that no economic and social system should deny a couple to "have" a child, if everyone should have the means and opportunities to do so, to adopt it, to combine their desires with the offer of affection and protection to a child, no one should be allowed to reduce that aspiration to a commodity to be bought and the woman to a manufacturer. There is no redemption of a minority, freedom from prejudice and oppression that can make exploitation legitimate, so that the wrong becomes right.