15. set, 2021

Marasma politico.

La puzza delle scoregge diaboliche del marasma politico.
A chi abbia un occhio abituato al senso dei numeri una cosa appare chiara : non abbiamo alcuna possibilità di comparare seriamente i rischi per la salute posti dal Covid e le gravi conseguenze sociali delle misure prescritte dall’altro, possiamo solo dire che queste ultime sono state attuate in modo caotico, opaco se non truffaldino e autoritario. Tutte le decisioni sono state prese aggirando la separazione dei poteri ed eliminando ogni istanza democratica e quindi ogni controllo democratico e responsabilità democratici. Dunque visto che le misure di contenimento ribadite e fallite in continuazione non sono servite a nulla, mentre l’obiettivo di distruzione della democrazia è riuscito pienamente si direbbe che siamo in presenza di un virus fascista. Il quale ha anche dettato una misura del tutto inedita nella storia conosciuta: ovvero il divieto di cura.
D’altra parte quest’ultima misura ideata per vendere vaccini e contraria ad ogni etica svela che gli stati di stampo iper capitalistico quali quelli occidentali dopo la caduta del muro, non sono interessati a proteggere la salute delle loro popolazioni. Lo Stato in quanto tale è divenuto un’incarnazione istituzionale di relazioni capitaliste e relazioni sociali molto complesse il cui compito è quello di stabilizzare queste condizioni. Gli aspetti sanitari giocano un ruolo, soprattutto perché possono influenzare il comportamento di voto e possono essere importanti per la stabilità dei processi economici e anche per l’architettura di sicurezza interna degli Stati. Per inciso il diritto commerciale internazionale installato nell’auto legislazione sovrana delle società transnazionali solleva ora la questione di quanto i paesi possano proteggere le loro popolazioni in caso di epidemia e se le misure di protezione influiscono sulle aspettative di profitto delle società, che sono protette nella protezione degli investimenti accordi. Quindi, se si trattasse davvero di salute, avremmo a lungo pensato alle conseguenze dei tagli al sistema sanitario, ovvero alla sua valutazione esclusivamente in termini di dare e avare con il risultato di sottrarre sempre più risorse alla sanità pubblica, si sarebbe dovuto discutere della caduta del welfare o delle conseguenze della precarizzazione del lavoro o sul dilagare dei germi ospedalieri che solo in Italia fanno quasi 50 mila morti l’anno o sull’adozione del glifosato in agricoltura o sull’uso degli antibiotici negli allevamenti intensivi o persino sul permesso dato da alcuni governi europei – Germania e Italia in particolare – di stoccare e dispiegare armi nucleari americane , ben sapendo che in caso di guerra totale le loro popolazioni sarebbero le vittime predestinate.
Quindi ci sono poche ragioni per presumere che lo stato si occupi principalmente di proteggere la salute della popolazione con le sue misure anticovid quando invece proteggere esclusivamente la stabilità dei rapporti di potere: dunque una generazione sistematica di paura attraverso la diffusione mediatica di pericoli veri o presunti può essere molto utile per coprire i problemi e gli obiettivi reali. A questo punto bisogna chiarire che la crisi pandemica è una multi-crisi in cui nodi molto diversi si intersecano e si connettono tra loro. Erano tutti attesi al pettine da molto tempo come del resto la pandemia stessa rimasta per così dire in agguato per un decennio e più, mentre in numerosi laboratori si fabbricavano virus che avrebbero potuto crearsi e diffondersi naturalmente ufficialmente per poter trovare dei vaccini adatti. Insomma il famoso guadagno di funzione che è un concetto ridicolo perché tra la mutazione naturale di un virus e la sua eventuale trasmissione all’uomo e la creazione di una chimera in laboratorio intercorrono scale di tempo radicalmente differenti. E qui si sono messi assieme microorganismi che solo in centinaia o migliaia di anni avrebbero potuto fare la loro comparsa.
Poi c’era una crisi sistemica del capitalismo finanziario, che era già sull’orlo del disfacimento e che ora sta usando la pandemia Covid di incerta origine per caricare ancora una volta la comunità dei costi del proprio stesso potere.
E infine c’era la crisi della democrazia capitalista in atto da molto tempo che si è mutata – attraverso una trasformazione ventennale che potremmo per comodità far risalire all’ 11 settembre del 2001 – in uno stato autoritario di sorveglianza e sicurezza. Il virus del covid fa semplicemente emergere i problemi fondamentali dell’attuale ordine economico e sociale come una sorta di catalizzatore.
Si tratta insomma di una mutazione sistemica che considerata nel suo insieme e tenendo conto che gli stati attuali in occidente non hanno alcun interesse alla salute dei cittadini , né tantomeno alla loro libertà cambia completamente le carte in tavola: gli stati sono diventati una sorta di consiglio di amministrazione i cui maggiori azionisti non compaiono mai.

Dunque è perfettamente giustificata la crescente indignazione delle popolazione nei confronti delle restrizioni della libertà e della vita sociale e politica così come la sfiducia manifestata nei confronti di coloro che pretendono di rappresentarli, cioè nei confronti dell’intero apparato legislativo ed esecutivo, sia esso governo, polizia o tutela della costituzione, sia anche nei confronti del grandi media. Ma tutto questo in realtà già era in nuce da parecchio e nella popolazione si sono accumulate diverse esperienze di impotenza politica. In realtà già dagli anni ’70 è cominciate la trasformazione delle democrazie uscite dalla guerra mondiale in democrazie per spettatori di ( la politica spettacolo significava proprio questo) di fatto sempre più impotenti e nelle quali il potere vero è passato in mani diverse rispetto a quelle istituzionali determinando un senso di impotenza e forse anche di indolenza sempre maggiori.
Attenti studi empirici negli Usa e anche altrove, in Germania in particolare, mostrano che la stragrande maggioranza della popolazione, soprattutto nella parte più bassa della scala del reddito, ha un peso di voto prossimo allo zero nelle decisioni politiche effettivamente prese. Tuttavia, questo non è visto dai decisori politici come un difetto, ma piuttosto come una virtù di una democrazia capitalista orientata all’efficienza nella quale non è più possibile cambiare nulla nelle decisioni economicamente rilevanti delle élite. Quindi la questione della pandemia – a parte le sue assurdità – rimanda a qualcosa di molto più fondamentale, vale a dire la questione se siamo ancora in grado di difendere le strutture democratiche residue contro l’avanzare delle strutture autoritarie. In un certo senso quindi proprio la pandemia che è stata creata – utilizzata per eradicare i residui di democrazia ancora resistenti, si potrebbe invece rivelare come il momento di una vasta presa di coscienza di processi portati avanti con tanta lentezza da creare assuefazione. Riuscendo a trasformare la semplice indignazione in un contesto politico globale e in una una prospettiva di nuova emancipazione è possibile trasformare il colpo finale delle elite in un fallimento totale. Certo questo non si può fare con gli spezzoni delle forze tradizionali che se non comprate non sono in grado di elaborare più nulla se non il fantasma del loro passato. Occorre un’idea politica o ancor meglio la consapevolezza della mancanza di una nuova idea.

 

The stench of the devilish farts of political chaos. To those who have an eye accustomed to the sense of numbers, one thing appears clear: we have no chance to seriously compare the health risks posed by Covid and the serious social consequences of the measures prescribed by the other, we can only say that the latter have been implemented in a chaotic, opaque if not fraudulent and authoritarian way. All the decisions were made by circumventing the separation of powers and eliminating any democratic instance and therefore any democratic control and democratic accountability. Therefore, given that the containment measures that have been repeated and failed all the time have served no purpose, while the objective of destroying democracy has been fully successful, one would say that we are in the presence of a fascist virus. Which also dictated a completely new measure in known history: the prohibition of treatment. On the other hand, this last measure designed to sell vaccines and contrary to all ethics reveals that the hyper-capitalist states such as the Western ones after the fall of the wall, are not interested in protecting the health of their populations. The state as such has become an institutional embodiment of capitalist relations and very complex social relations whose task is to stabilize these conditions. Health aspects play a role, above all because they can influence voting behavior and can be important for the stability of economic processes and also for the internal security architecture of states. Incidentally, the international trade law installed in the sovereign self-legislation of transnational corporations now raises the question of how much countries can protect their populations in the event of an epidemic and whether protective measures affect the profit expectations of corporations, which are protected in the investment protection agreements. So, if it were really about health, we would have thought for a long time about the consequences of the cuts to the health system, or its evaluation exclusively in terms of give and take with the result of subtracting more and more resources from public health, we should have discussed the fall welfare or the consequences of job insecurity or the spread of hospital germs that in Italy alone cause almost 50,000 deaths a year or the adoption of glyphosate in agriculture or the use of antibiotics in intensive farms or even the permission given by some European governments - Germany and Italy in particular - to stockpile and deploy American nuclear weapons, knowing full well that in the event of total war their populations would be the predestined victims. So there are few reasons to assume that the state is primarily concerned with protecting the health of the population with its anticovid measures when instead exclusively protecting the stability of power relations: hence a systematic generation of fear through the media coverage of real or presumed dangers. it can be very useful for covering real problems and goals. At this point it must be clarified that the pandemic crisis is a multi-crisis in which very different nodes intersect and connect with each other. They had all been awaited for a long time as the pandemic itself remained, so to speak, lurking for a decade or more, while numerous laboratories were manufacturing viruses that could have naturally created and spread officially in order to find suitable vaccines. In short, the famous gain of function which is a ridiculous concept because radically different time scales exist between the natural mutation of a virus and its eventual transmission to humans and the creation of a chimera in the laboratory. And here microorganisms have come together that only in hundreds or thousands of years could have made their appearance. Then there was a systemic crisis of financial capitalism, which was already on the verge of unraveling and which is now using the Covid pandemic of uncertain origin to once again burden the community with the costs of its own power. And finally there was the crisis of capitalist democracy that had been going on for a long time which has changed - through a twenty-year transformation that we could, for convenience, go back to September 11, 2001 - into an authoritarian state of surveillance and security. The covid virus simply brings out the fundamental problems of the current economic and social order as a kind of catalyst. In short, it is a systemic mutation that, considered as a whole and taking into account that the current states in the West have no interest in the health of citizens, nor in their freedom, completely changes the cards on the table: the states have become a sort of council. of directors whose major shareholders never appear.
Therefore, the growing indignation of the population towards the restrictions of freedom and social and political life is perfectly justified as well as the distrust expressed towards those who claim to represent them, that is towards the entire legislative and executive apparatus, be it government, police or protection of the constitution, and also towards the big media. But all this in reality had already been in a nutshell for a long time and various experiences of political impotence have accumulated in the population. In reality, the transformation of democracies that emerged from the world war into democracies for spectators of (spectacle politics meant just that) began in the 1970s, in fact increasingly powerless and in which the real power passed into different hands than the institutional ones. causing a sense of helplessness and perhaps even greater indolence. Careful empirical studies in the US and elsewhere, in Germany in particular, show that the vast majority of the population, especially in the lower part of the income scale, has a voting weight close to zero in the political decisions actually made. However, this is not seen by policy makers as a flaw, but rather as a virtue of an efficiency-oriented capitalist democracy in which nothing can be changed in the economically relevant decisions of the elites. So the question of the pandemic - apart from its absurdities - refers to something much more fundamental, namely the question of whether we are still able to defend the residual democratic structures against the advance of authoritarian structures. In a certain sense, therefore, the very pandemic that has been created - used to eradicate the residues of democracy that is still resistant - could instead reveal itself as the moment of a vast awareness of processes carried out so slowly as to create addiction. By managing to transform simple indignation into a global political context and a prospect of new emancipation, it is possible to transform the final blow of the elites into total failure. Of course this cannot be done with the clips of traditional forces which, if not bought, are unable to elaborate anything more than the ghost of their past. We need a political idea or, even better, awareness of the lack of a new idea.
 
 
El hedor de los pedos diabólicos del caos político. Para aquellos que tienen un ojo acostumbrado al sentido de los números, una cosa parece clara: no tenemos posibilidad de comparar seriamente los riesgos para la salud que plantea Covid y las graves consecuencias sociales de las medidas prescritas por el otro, solo podemos decir que el los últimos se han implementado de manera caótica, opaca, si no fraudulenta y autoritaria. Todas las decisiones se tomaron eludiendo la separación de poderes y eliminando cualquier instancia democrática y por ende cualquier control democrático y rendición de cuentas democrática. Por tanto, dado que las medidas de contención repetidas y fallidas todo el tiempo no han servido de nada, mientras que el objetivo de destruir la democracia ha tenido pleno éxito, se diría que estamos en presencia de un virus fascista. Lo que también dictó una medida completamente nueva en la historia conocida: la prohibición del tratamiento. Por otro lado, esta última medida destinada a vender vacunas y contrariamente a toda ética revela que los estados hipercapitalistas como los occidentales tras la caída del muro, no están interesados ​​en proteger la salud de sus poblaciones. El estado como tal se ha convertido en una encarnación institucional de las relaciones capitalistas y relaciones sociales muy complejas cuya tarea es estabilizar estas condiciones. Los aspectos de la salud juegan un papel, sobre todo porque pueden influir en el comportamiento del voto y pueden ser importantes para la estabilidad de los procesos económicos y también para la arquitectura de seguridad interna de los estados. Por cierto, la ley de comercio internacional instalada en la autolegislación soberana de las corporaciones transnacionales plantea ahora la cuestión de cuánto pueden los países proteger a sus poblaciones en caso de una epidemia y si las medidas de protección afectan las expectativas de ganancias de las corporaciones, que están protegidas en el país. acuerdos de protección de inversiones. Entonces, si realmente se tratara de salud, habríamos pensado durante mucho tiempo en las consecuencias de los recortes en el sistema de salud, es decir, su valoración exclusivamente en términos de toma y daca con el resultado de restar cada vez más recursos al sistema. salud pública, deberíamos haber discutido el bienestar de otoño o las consecuencias de la inseguridad laboral o la propagación de gérmenes hospitalarios que solo en Italia causan casi 50.000 muertes al año o la adopción de glifosato en la agricultura o el uso de antibióticos en granjas intensivas o incluso en el permiso otorgado por algunos gobiernos europeos - Alemania e Italia en particular - para almacenar y desplegar armas nucleares estadounidenses, sabiendo muy bien que en caso de guerra total sus poblaciones serían las víctimas predestinadas. Por lo tanto, hay pocas razones para asumir que el Estado se preocupa principalmente por proteger la salud de la población con sus medidas anticovidas cuando, en cambio, protege exclusivamente la estabilidad de las relaciones de poder: de ahí una generación sistemática de miedo a través de la cobertura mediática de peligros reales o presuntos. puede ser muy útil para cubrir problemas y metas reales. En este punto hay que aclarar que la crisis pandémica es una multicrisis en la que muy distintos nodos se cruzan y conectan entre sí. Todos habían sido esperados durante mucho tiempo, ya que la pandemia en sí permanecía, por así decirlo, al acecho durante una década o más, mientras numerosos laboratorios fabricaban virus que podrían haberse creado de forma natural y haberse propagado oficialmente para encontrar vacunas adecuadas. En resumen, la famosa ganancia de función que es un concepto ridículo porque existen escalas de tiempo radicalmente diferentes entre la mutación natural de un virus y su eventual transmisión a los humanos y la creación de una quimera en el laboratorio. Y aquí se han unido microorganismos que solo en cientos o miles de años podrían haber hecho su aparición. Luego hubo una crisis sistémica del capitalismo financiero, que ya estaba al borde del colapso y que ahora está utilizando la pandemia de Covid de origen incierto para cargar a la comunidad una vez más con los costos de su propio poder. Y finalmente estaba la crisis de la democracia capitalista que venía sucediendo durante mucho tiempo y que ha cambiado - a través de una transformación de veinte años que, por conveniencia, podríamos remontar al 11 de septiembre de 2001 - en un estado autoritario de vigilancia y vigilancia. seguridad. El virus covid simplemente saca a relucir los problemas fundamentales del orden económico y social actual como una especie de catalizador. En definitiva, se trata de una mutación sistémica que, considerada en su conjunto y teniendo en cuenta que los estados actuales en Occidente no tienen ningún interés en la salud de los ciudadanos, ni en su libertad, cambia por completo las cartas sobre la mesa: los estados tienen convertirse en una especie de consejo de directores cuyos principales accionistas nunca aparecen.
Por tanto, se justifica perfectamente la creciente indignación de la población hacia las restricciones a la libertad y la vida social y política, así como la desconfianza que se manifiesta hacia quienes pretenden representarla, es decir, hacia todo el aparato legislativo y ejecutivo, ya sea el gobierno, policía o protección de la constitución, y también hacia los grandes medios de comunicación. Pero todo esto en realidad ya se había resumido durante mucho tiempo y en la población se han acumulado diversas experiencias de impotencia política. En realidad, la transformación de las democracias que surgieron de la guerra mundial en democracias para espectadores de (la política del espectáculo significaba precisamente eso) comenzó en la década de 1970, de hecho cada vez más impotentes y en las que el poder real pasó a manos diferentes a las institucionales. una sensación de impotencia y quizás incluso mayor indolencia. Estudios empíricos cuidadosos en los EE. UU. Y en otros lugares, en Alemania en particular, muestran que la abrumadora mayoría de la población, especialmente en la parte más baja de la escala de ingresos, tiene un peso de voto cercano a cero en las decisiones políticas que realmente se toman. Sin embargo, los responsables de la formulación de políticas no ven esto como un defecto, sino más bien como una virtud de una democracia capitalista orientada a la eficiencia en la que nada se puede cambiar en las decisiones económicamente relevantes de las élites. Por tanto, la cuestión de la pandemia, además de sus absurdos, se refiere a algo mucho más fundamental, a saber, la cuestión de si todavía somos capaces de defender las estructuras democráticas residuales contra el avance de las estructuras autoritarias. En cierto sentido, por tanto, la propia pandemia que se ha creado --utilizada para erradicar los residuos de la democracia que aún resiste-- podría, en cambio, revelarse como el momento de una vasta conciencia de procesos llevados a cabo con tanta lentitud como para generar adicción. Al lograr transformar la simple indignación en un contexto político global y en una perspectiva de nueva emancipación, es posible transformar el golpe final de las élites en un fracaso total. Por supuesto, esto no se puede hacer con los clips de fuerzas tradicionales que, si no se compran, son incapaces de elaborar nada más que el fantasma de su pasado. Necesitamos una idea política o, mejor aún, conciencia de la falta de una nueva idea.