10. ago, 2021

Quando il diavolo come il pesce comincia a puzzare dalla testa.

Quando il diavolo come il pesce comincia a puzzare dalla testa.
Sin dall’inizio della pandemia si è cominciato a sentire odore di fascismo. E se nei primi atti di questa lugubre commedia si poteva pensare che la prospettiva autoritaria fosse solo un tentativo dei centri di potere globalista per riprendere il controllo di un mondo che lentamente gli stava sfuggendo, che man mano le contraddizioni e le assurdità della narrazione pandemica avrebbero aperto gli occhi alle persone, che la gente tutta insieme avrebbe opposto resistenza alla spoliazione di libertà e diritti, ora bisogna riconoscere che questa puzza di fascismo la si sente dovunque. Essa dilaga nonostante la prova provata che i vaccini sono pericolosi e non servono assolutamente a nulla se non a riempire di soldi i soliti noti e lasciare i poveracci ancor più poveri di prima: la voglia di credere incondizionatamente a una autorità prevale su tutto il resto. Certo la paura che viene diffusa costantemente, certo la menzogna diventata essenza dell’informazione hanno una grande efficacia, ma al fondo si avverte chiaramente la voglia di farsi dettare la realtà, la fatica di resistere anche alla più evidente presa per il naso, l’ansia di un comando che esoneri dalle responsabilità e che riconosca come un nemico chi a quel comando resiste. Cioè quelli che non vogliono vaccinarsi, non vogliono essere in comunione col potere e che sono ovviamente trattati come appestati, mente i veri serbatoi del virus, i veri infetti sono proprio i vaccinati . E’ questo lo dicono le stesse burocrazie sanitarie nella certezza che tale rivelazione non avrà effetto sui milioni di cuor di coniglio che non vogliono sapere e non sono più abituati a scegliere qualcosa che vada oltre la pizza gourmet. Perché per il resto non c’è scelta come si affannano a dire da oltre 40 anni.
Sono questi i nuovi e veri fascisti, non tanto quelli che si mettono la camicia nera o la camicia di un qualunque colore nella speranza di essere chiamatati a fare i capi condominio come certe robe da marciapiede che bazzicano l’editoria, ma quelli che applaudono al lato della strada a ogni nuova restrizione, a ogni nuovo controllo anche quando sono provvedimenti palesemente illegali, arbitrari e privi di logica perché hanno paura della libertà; sono quelli che non hanno né la forza, né la voglia di reagire; quelli a cui tutto sommato sta bene così, che amano sentirsi dire cosa devono fare e cosa devono pensare anche se non lo confessano nemmeno a se stesi. Fanno parte di un’antropologia ormai coltivata con costanza da quarant’anni, intellettualmente passiva e moralmente narcisa, politicamente inesistente e tuttavia apparentemente colma di soggettività e di creatività oltre che dell’ottuso egoismo neoliberista: essi praticano ad ogni ora il conformismo della diversità, pensano il cielo come uccelli nati in voliera. Sono schiacciati tra l’ansia della competizione e la scarsità di promesse. Più di qualcuno li ha paragonati ai prigionieri della caverna platonica che scambiano le ombre per la realtà e addirittura assalgono chi tenta di mostrare qual è la loro vera condizione. Ma forse sono essi stessi ombre che imitano una vita libera e consapevole mentre i demiurghi della realtà contemporanea li fanno correre o ballare o indignarsi a comando. Essi credono, essi obbediscono e probabilmente finiranno per combattere chi non è come loro e che in quanto diverso costituisce una minaccia per l’immagine di sé che si sono costruiti. Dove è andata finire quella indignazione contro le discriminazioni, spesso nemmeno ben definite, che pare l’ultimo battito cardiaco di una parvenza di democrazia? Dove sono quelli che si mettono troppo facilmente ginocchioni per essere plausibili?

Tutto questo è svanito come neve al sole dell’estate, non ne è rimasta neanche l’ombra anche se non esiste una ragione al mondo per ghettizzare ed escludere quelli che non si vogliono vaccinare, perché essi sono infettivi esattamente o al limite anche meno dei vaccinati. Ma qui non è questione di razionalità che in questa orribile vicenda non ha spazio tanto che accettiamo i numeri della malattia evocati attraverso i test Pcr che le stesse autorità sanitarie hanno ormai destituito di qualsiasi credibilità e rilevano influenze, raffreddori, qualsiasi cosa insomma. E’ questione di conformismo, di maggioranza silenziosa che nemmeno può stare davvero insieme perché atomizzata nei singoli individui, che non ha voce perché l’ha prestata all’autorità, che ha fatto della pandemia una sorta di fede che paradossalmente ha un senso solo in rapporto agli “infedeli” a quelli che secondo il neo primitivismo negano la sacralità di una scienza volta al profitto e la saggezza suprema dei poteri non elettivi in qualunque campo. Del resto cosa ci si potrebbe aspettare da una società che predica la diseguaglianza come motore economico? La discriminazione è massima, varia soltanto la sua applicazione e questo dà la sensazione che essa venga combattuta. E si consolano fingendo che i fascisti non siano loro, ma gli altri.
Vale sempre la pena di ricordare che la medicina in senso stretto, non è nemmeno una scienza, ma una tecnica (nella tradizione Indù è definita infatti come “upaveda”, cioè appunto tecnica), quale, lasciata a se stessa, è diventata da Ippocrate in poi, come lui stesso ammetteva. Quando la si considerava un’arte sacerdotale è perché era esercitata dai sophoi o, quando ciò aveva già subito un degrado, dai philosophoi, che per essere formalmente tali, la possedevano eminentemente. Degradazione della filosofia a parte, quando si sente dire che i filosofi non dovrebbero azzardarsi a parlare di medicina, si dice una doppia stupidaggine, in quanto solo loro possono epistemologicamente avere voce in capitolo su una scienza, quindi a maggior ragione su una tecnica, che non potrà mai assurgere a ente autonomo e indipendente. Bisogna perciò smetterla di chiamare i medici, scienziati, tanto più quelli attuali che non sono più nemmeno dei tecnici, ma dei semplici Garzonati o Merlanati mascalzoni! Per capire meglio il concetto: il medico attuale sta alla medicina, come i preparatici genici a mRNA stanno ai vaccini…

When the devil like fish begins to stink from the head. Since the beginning of the pandemic, he began to smell of fascism. And if in the first acts of this dismal comedy one could think that the authoritarian perspective was only an attempt by the globalist power centers to regain control of a world that was slowly escaping them, that gradually the contradictions and absurdities of the pandemic narrative would have opened the eyes of the people, that the people all together would have resisted the stripping of freedom and rights, now it must be recognized that this stench of fascism is felt everywhere. It is rampant despite the proven evidence that vaccines are dangerous and are useless at all except to fill the usual suspects with money and leave the poor even poorer than before: the desire to believe unconditionally in an authority prevails over everything else. Of course the fear that is constantly spread, of course the lie that has become the essence of information have a great effect, but at the bottom there is a clear desire to be dictated by reality, the effort of resisting even the most evident grip on the nose, the anxiety of a command that exempts from responsibilities and that recognizes as an enemy those who resist that command. That is, those who do not want to get vaccinated, do not want to be in communion with power and who are obviously treated as infected, while the real reservoirs of the virus, the real infected are precisely the vaccinated. This is what the health bureaucracies themselves say in the certainty that this revelation will have no effect on the millions of rabbit hearts who do not want to know and are no longer used to choosing something that goes beyond gourmet pizza. Because otherwise there is no choice as they have been struggling to say for over 40 years. These are the new and true fascists, not so much those who put on a black shirt or shirt of any color in the hope of being called to make condominium garments like certain sidewalk stuff that haunts the publishing industry, but those who applaud the side of the road to every new restriction, to every new control even when they are clearly illegal, arbitrary and illogical measures because they are afraid of freedom; they are those who have neither the strength nor the desire to react; those who, after all, are fine with this, who like to be told what to do and what to think even if they don't even confess it to themselves. They are part of an anthropology that has been cultivated with constancy for forty years, intellectually passive and morally narcissistic, politically non-existent and yet apparently full of subjectivity and creativity as well as the obtuse neoliberal egoism: they practice the conformism of diversity at all times, they think of the sky as birds born in an aviary. They are squeezed between the anxiety of competition and the scarcity of promises. More than a few have compared them to the prisoners of the Platonic cave who mistake shadows for reality and even attack those who try to show what their true condition is. But perhaps they are themselves shadows imitating a free and conscious life while the demiurges of contemporary reality make them run or dance or get indignant on command. They believe, they obey and will probably end up fighting those who are not like them and who as different poses a threat to the self-image they have built. Where did that indignation against discrimination, often not well defined, which seems to be the last heartbeat of a semblance of democracy go? Where are the ones who get on their knees too easily to be plausible?

All this has vanished like snow in the summer sun, not even the shadow of it remains even if there is no reason in the world to ghettoize and exclude those who do not want to vaccinate, because they are infectious exactly or even less than vaccinated. But here it is not a question of rationality that in this horrible story does not have room so much that we accept the numbers of the disease evoked through the PCR tests that the health authorities themselves have now deprived of any credibility and detect flu, colds, anything in short. It is a question of conformity, of a silent majority that cannot really be together because it is atomized in single individuals, that has no voice because it has lent it to authority, which has made the pandemic a sort of faith that paradoxically only makes sense in relation to the "infidels" to those who, according to neo-primitivism, deny the sacredness of a science aimed at profit and the supreme wisdom of non-elective powers in any field. After all, what could one expect from a society that preaches inequality as an economic engine? Discrimination is maximum, only its application varies and this gives the feeling that it is being fought. And they console themselves by pretending that the fascists are not them, but the others. It is always worth remembering that medicine in the strict sense is not even a science, but a technique (in the Hindu tradition it is in fact defined as "upaveda", that is precisely technique), which, left to itself, has become from Hippocrates onwards, as he himself admitted. When it was considered a priestly art it is because it was practiced by the sophoi or, when this had already undergone degradation, by the philosophoi, who eminently possessed it in order to be formally such. Degradation of philosophy aside, when we hear that philosophers should not dare to talk about medicine, we say a double stupidity, as only they can epistemologically have a say in a science, therefore even more so on a technique, which it will never be able to become an autonomous and independent body. We must therefore stop calling doctors, scientists, especially the current ones who are no longer even technicians, but simple Garzonati or Merlanati rascals! To better understand the concept: the current doctor is to medicine, as mRNA gene preparations are to vaccines ...
 
Cuando el diablo como pez comienza a apestar desde la cabeza. Desde el comienzo de la pandemia, se empezó a sentir el olor del fascismo. Y si en los primeros actos de esta lúgubre comedia se pudiera pensar que la perspectiva autoritaria era solo un intento de los centros de poder globalistas por recuperar el control de un mundo que poco a poco se les escapaba, que poco a poco se irían abriendo las contradicciones y absurdos de la narrativa pandémica. A los ojos del pueblo, que todo el pueblo se hubiera resistido al despojo de la libertad y los derechos, ahora hay que reconocer que este hedor de fascismo se siente por todas partes. Es desenfrenado a pesar de la evidencia comprobada de que las vacunas son peligrosas e inútiles en absoluto excepto para llenar de dinero a los sospechosos habituales y dejar a los pobres aún más pobres que antes: el deseo de creer incondicionalmente en una autoridad prevalece sobre todo lo demás. Por supuesto el miedo que se esparce constantemente, por supuesto la mentira que se ha convertido en la esencia de la información tiene una gran efectividad, pero en el fondo hay un claro deseo de ser dictado por la realidad, el esfuerzo de resistir hasta el más evidente agarre de la realidad. Nariz, la ansiedad de un comando que exime de responsabilidades y que reconoce como enemigo a quienes se resisten a ese comando. Es decir, aquellos que no quieren vacunarse, no quieren estar en comunión con el poder y que obviamente son tratados como infectados, mientras que los verdaderos reservorios del virus, los verdaderos infectados son precisamente los vacunados. Esto es lo que dicen las propias burocracias sanitarias con la certeza de que esta revelación no afectará a los millones de corazones de conejo que no quieren saber y ya no están acostumbrados a elegir algo que vaya más allá de la pizza gourmet. Porque, de lo contrario, no hay otra opción, como han estado luchando por decir durante más de 40 años. Estos son los nuevos y verdaderos fascistas, no tanto los que se ponen una camisa negra o de cualquier color con la esperanza de ser llamados a hacer prendas de condominio como ciertas cosas de acera que se dan en la industria editorial, sino los que aplauden el lado del camino a cada nueva restricción, a cada nuevo control, incluso cuando son medidas claramente ilegales, arbitrarias e ilógicas por miedo a la libertad; son los que no tienen ni la fuerza ni las ganas de reaccionar; aquellos que, después de todo, están de acuerdo con esto, a quienes les gusta que les digan qué hacer y qué pensar, incluso si ni siquiera se lo confiesan a sí mismos. Son parte de una antropología que se ha cultivado con constancia durante cuarenta años, intelectualmente pasiva y moralmente narcisista, políticamente inexistente y sin embargo aparentemente llena de subjetividad y creatividad, así como de egoísmo neoliberal obtuso: practican el conformismo de la diversidad en todo el tiempo, piensan en el cielo como pájaros nacidos en un aviario. Están apretujados entre la ansiedad de la competencia y la escasez de promesas. Más de unos pocos los han comparado con los prisioneros de la cueva platónica que confunden las sombras con la realidad e incluso asaltan a quienes intentan mostrar cuál es su verdadera condición. Pero tal vez sean ellos mismos sombras que imitan una vida libre y consciente mientras los demiurgos de la realidad contemporánea los hacen correr o bailar o indignarse a voluntad. Creen, obedecen y probablemente terminarán luchando contra quienes no son como ellos y quienes, como diferentes, representan una amenaza para la imagen que han construido de sí mismos. ¿A dónde se fue esa indignación contra la discriminación, muchas veces ni siquiera bien definida, que parece ser el último latido del corazón de una semblanza de democracia? ¿Dónde están los que se arrodillan con demasiada facilidad para ser plausibles?
Todo esto se ha desvanecido como la nieve al sol de verano, ni siquiera queda su sombra aunque no haya razón en el mundo para guetizar y excluir a los que no quieren vacunar, porque son contagiosos exactamente o incluso menos que vacunados. Pero aquí no se trata de racionalidad que en esta horrible historia no tenga tanto cabida que aceptemos los números de la enfermedad evocada a través de las pruebas de PCR que las propias autoridades sanitarias ahora han privado de toda credibilidad y detectan gripes, resfriados, cualquier cosa en resumen. Se trata de conformismo, de una mayoría silenciosa que realmente no puede estar unida porque está atomizada en individuos individuales, que no tiene voz porque la ha prestado a la autoridad, lo que ha hecho de la pandemia una suerte de fe que paradójicamente solo tiene sentido. en relación a los "infieles" a quienes, según el neoprimitivismo, niegan la sacralidad de una ciencia orientada al lucro y la suprema sabiduría de los poderes no electivos en cualquier campo. Después de todo, ¿qué se puede esperar de una sociedad que predica la desigualdad como motor económico? La discriminación es máxima, solo varía su aplicación y esto da la sensación de que se está combatiendo. Y se consuelan fingiendo que los fascistas no son ellos, sino los demás. Siempre vale la pena recordar que la medicina en sentido estricto ni siquiera es una ciencia, sino una técnica (en la tradición hindú de hecho se define como "upaveda", que es precisamente técnica), que, abandonada a sí misma, se ha convertido desde Hipócrates en adelante, como él mismo admitió. Cuando se consideró un arte sacerdotal es porque lo practicaban los sophoi o, cuando ya había sufrido degradación, por los philosophoi, que lo poseían eminentemente para ser formalmente tal. Dejando a un lado la degradación de la filosofía, cuando escuchamos que los filósofos no deberían atreverse a hablar de medicina, decimos un doble sinsentido, ya que solo ellos pueden tener voz epistemológica en una ciencia y, por lo tanto, más aún en una técnica, que nunca podrá. para convertirse en un organismo autónomo e independiente. Por lo tanto, debemos dejar de llamar a los médicos, a los científicos, especialmente a los actuales que ya ni siquiera son técnicos, ¡sino simples bribones Garzonati o Merlanati! Para comprender mejor el concepto: el médico actual es para la medicina, como las preparaciones de genes de ARNm para las vacunas ...