26. lug, 2021

Abisso mentale diabolico.

Abisso mentale diabolico.
Molti anni fa, György Lukács un filosofo di parte marxista oggi pressoché sconosciuto a quella parte di società che si auto ritiene colta e proprio per questo rappresenta appieno l’ottusità contemporanea, disse riferendosi alla scuola di Francoforte, ma in generale a gran parte della sinistra europea, che essa risiedeva nel Grand hotel Abisso, ossia era perfettamente in grado di criticare in maniera radicale la società capitalistica, salvo però temere che non ci fossero vie d’uscita e rimanere dunque immobile come il coniglio abbagliato dai fari. Ora non starò qui ad annoiarvi parlando della Dialettica negativa o della Dialettica dell’illuminismo, né di Marx o Hegel, ma mi limito ad osservare i limiti dell’ intellighenzia europea del dopoguerra che è sempre rifuggita dalla complessità, dalle contraddizioni e dalle fatiche della prassi ossia della costruzione di un sistema politico alternativo o antagonista, arrivando ad una contraddizione esistenziale che ha finito per distruggerla: la consapevolezza dell’ingiustizia fondamentale di una società fondata sul capitale e poi sul mercato, ma l’impossibilità di superarla. Perciò alla stratosferica quantità di analisi critiche per le quale si sono spese più parole degli atomi dell’universo, corrisponde un nulla di fatto della prassi politica, anzi un continuo arretramento di fronte a qualsiasi cosa. Ma se per Adorno e Horkheimer o Benjamin questo era il dramma di chi aveva conosciuto il socialismo reale di stampo stalinista o i fascismi degli anni ’30 o ancora il nascosto cinismo del liberismo americano, se insomma tutto questo faceva parte della “coscienza infelice” per i loro nipoti e pronipoti è diventata più una sorta di disincanto, una sorta di commodity irresponsabile, quasi un mero rituale o un pour parler che denuncia apertamente la propria natura puramente declamatoria che spesso si rivela sotto la forma del benaltrismo che è un infinito rinvio e rinuncia sia all’azione che al giudizio. “La via di chi teme di arrivare alla meta traccerà, facilmente, un labirinto” diceva Walter Benjamin.
L’hotel Abisso è infatti molto confortevole perché partecipa pienamente di quella che – non mi ricordo in questo momento se Adorno o Marcuse – chiamava “tolleranza repressiva”, ossia la tolleranza del sistema capitalistico ad ammettere critiche alla società purché esse non siano legittimate ad introdurre qualsiasi aspirazione a cambiamenti strutturali. E’ questo che tiene insieme la peggiore produzione pop hollywoodiana e le più sofisticate analisi: si può mettere alla sbarra un singolo problema, ma non il problema generale dal quale nasce. O tanto per essere più vicini a questi giorni si può accusare un’azienda farmaceutica di avere barato su un farmaco nocivo, ma non si può dire che questo nasce dalla struttura privatistica assunta dalla ricerca e dalla prassi medica. Insomma si può nominare il peccatore, ma non il peccato. Questa repressione, tanto più efficace in quanto non si presenta come tale e dà alle persone l’impressione di essere libere, ha fatto un salto di qualità quando la cultura si è definitivamente trasformata in industria della cultura, concentrata in pochissime mani e tesa a creare non soltanto vendite di qualcosa che siano libri, film, giornali, format televisivi, social e quant’altro, ma visioni del mondo, valori, agire politico, pulsioni, bisogni, gusti, orientamenti estetici, mode, linguaggi, che che da una parte sostengono e perpetuano l’ideologia del consumo e parallelamente sono funzionali al mantenimento del potere delle classi dominanti. Il Grand Hotel «Abisso» è accuratamente arredato per tutti i gusti e per tutte le tendenze: nelle sue stanze è lecita ogni forma di ubriacatura intellettuale, di fideismo, compreso quello alimentare, di ascetismo, di autoflagellazione, di narcisismo sistemico, purché naturalmente tutto questo rimanga illusorio e l’apparente libertà e autonomia abbia il medesimo tintinnio delle catene.

Ma quando, come avviene  oggi, si cammina davvero lungo l’abisso, quando la manipolazione di masse rese passive, esce dalla propaganda diffusa  diventando vero e proprio golpe messo in piedi da individuabile galassia di potere, allora ci si accorge della intollerabile leggerezza degli ospiti dell’hotel abisso che abbandonano qualsiasi critica, anche solo di facciata, per aggredire tutti coloro che non ci stanno proprio in nome di quei principi proclamati a gran voce nelle stanze di quell’albergo: del resto a forza di vivere di rendita e di fatuità accademica, di aver vestito abusivamente vesti non consone alla loro natura, dopo aver rinunciato per contratto ad ogni cambiamento reale in cambio di innocua immaginazione cosa potrebbero mai fare se venissero scacciati dall’ Hotel Abisso? Sarebbero costretti a guardare l’abisso  che essi hanno contribuito ad aprire.  E così  diventano i perfetti complici di una menzogna, quelli che nascondono i fatti – perdonatemi il gioco di parole – dietro le frasi fatte, dietro le formule sempre uguali e paradossali sgranate impunemente come in un rosario tibetano. All’Hotel Abisso c’è posto per qualsiasi cosa salvo che per la verità e l’onestà.  Essi sembrano incarnare alla perfezione i personaggi di una frase icastica di Foucault: “croyez-moi, la déraison es tout aussi oppressive“. L’irragionevolezza e la menzogna sono oppressione. E questi personaggi che squittiscono dalle televisioni e dai giornali sono la fauna perfetta della galera universale, ciò a cui saranno ridotti quando non ci sarò più bisogno di loro, non tanto da meritare una suite, quanto piuttosto una tana.

 

Devilish mental abyss. Many years ago, György Lukács a Marxist philosopher today almost unknown to that part of society that considers itself cultured and for this reason fully represents contemporary obtuseness, he said referring to the Frankfurt school, but in general to a large part of the left. European, that it resided in the Grand Hotel Abisso, that is, it was perfectly capable of radically criticizing capitalist society, except to fear that there would be no way out and therefore remain immobile like the rabbit dazzled by the headlights. Now I will not stay here to bore you talking about the Negative Dialectic or the Dialectic of the Enlightenment, nor about Marx or Hegel, but I will limit myself to observing the limits of the post-war European intelligentsia which has always shunned the complexity, contradictions and labors of praxis. that is, the construction of an alternative or antagonistic political system, arriving at an existential contradiction that ended up destroying it: the awareness of the fundamental injustice of a society founded on capital and then on the market, but the impossibility of overcoming it. Therefore to the stratospheric quantity of critical analyzes for which more words have been spent than the atoms of the universe, there is a stalemate of political practice, indeed a continuous retreat from anything. But if for Adorno and Horkheimer or Benjamin this was the drama of those who had known real socialism of the Stalinist mold or the fascisms of the 1930s or even the hidden cynicism of American liberalism, if all this was part of the "unhappy conscience" their grandchildren and great-grandchildren has become more of a sort of disenchantment, a sort of irresponsible commodity, almost a mere ritual or a pour parler that openly denounces its purely declamatory nature that often reveals itself in the form of benaltrism which is an infinite postponement and renunciation both to action and to judgment. "The path of those who fear to reach their goal will easily trace a labyrinth" said Walter Benjamin. The Abisso hotel is in fact very comfortable because it fully participates in what - I don't remember at this moment whether Adorno or Marcuse - called "repressive tolerance", that is the tolerance of the capitalist system to admit criticisms of society as long as they are not legitimized to introduce any aspiration to structural changes. This is what holds together the worst Hollywood pop production and the most sophisticated analyzes: you can put a single problem to a halt, but not the general problem from which it arises. Or just to be closer to these days, a pharmaceutical company can be accused of cheating on a harmful drug, but it cannot be said that this arises from the private structure assumed by research and medical practice. In short, the sinner can be named, but not the sin. This repression, all the more effective as it does not present itself as such and gives people the impression of being free, made a qualitative leap when culture was definitively transformed into an industry of culture, concentrated in very few hands and aimed at creating not only sales of something that are books, films, newspapers, television formats, social networks and so on, but visions of the world, values, political action, drives, needs, tastes, aesthetic orientations, fashions, languages, which on the one hand they support and perpetuate the ideology of consumption and at the same time are functional to maintaining the power of the ruling classes. The Grand Hotel "Abisso" is carefully furnished to suit all tastes and trends: in its rooms any form of intellectual intoxication, fideism, including food, asceticism, self-flagellation, systemic narcissism is permissible, provided of course everything this remains illusory and the apparent freedom and autonomy have the same jingle of chains.
But when, as happens today, one really walks along the abyss, when the manipulation of masses made passive, leaves the widespread propaganda and becomes a real coup set up by an identifiable galaxy of power, then one realizes the intolerable lightness of the guests. of the abyss hotel that abandon any criticism, even if only on the facade, to attack all those who are not there in the name of those principles proclaimed loudly in the rooms of that hotel: after all by dint of living on income and fatuity academic, of having illegally dressed clothes not in keeping with their nature, after having contractually renounced any real change in exchange for harmless imagination what could they ever do if they were expelled from the Abyss Hotel? They would be forced to look at the abyss they helped to open. And so they become the perfect accomplices of a lie, those who hide the facts - forgive me for the pun - behind cliched phrases, behind the always the same and paradoxical formulas shelled with impunity as in a Tibetan rosary. At Hotel Abisso there is room for anything except truth and honesty. They seem to perfectly embody the characters of an icastic phrase by Foucault: “croyez-moi, la déraison es tout aussi oppressive“. Unreasonableness and lying are oppression. And these characters who squeak from televisions and newspapers are the perfect fauna of the universal jail, what they will be reduced to when they are no longer needed, not so much as to deserve a suite, but rather a den.
 
 
Abismo mental diabólico. Hace muchos años, György Lukács un filósofo marxista hoy casi desconocido para esa parte de la sociedad que se considera culta y por ello representa plenamente la torpeza contemporánea, dijo refiriéndose a la escuela de Frankfurt, pero en general a una gran parte de la izquierda. , que residía en el Grand Hotel Abisso, es decir, era perfectamente capaz de criticar radicalmente a la sociedad capitalista, salvo para temer que no hubiera salida y por tanto permanecer inmóvil como el conejo deslumbrado por los faros. Ahora bien, no me quedaré aquí para aburrirlos hablando de la Dialéctica Negativa o de la Dialéctica de la Ilustración, ni de Marx o Hegel, sino que me limitaré a observar los límites de la intelectualidad europea de posguerra que siempre ha rehuido la complejidad, contradicciones y labores de práctica, es decir, la construcción de un sistema político alternativo o antagónico, llegando a una contradicción existencial que terminó por destruirlo: la conciencia de la injusticia fundamental de una sociedad fundada en el capital y luego en el mercado, pero la imposibilidad de superarlo. Por lo tanto, para la cantidad estratosférica de análisis críticos para los que se han gastado más palabras que los átomos del universo, hay un estancamiento de la práctica política, de hecho, un retroceso continuo frente a cualquier cosa. Pero si para Adorno y Horkheimer o Benjamin este era el drama de quienes habían conocido el socialismo real de molde estalinista o los fascismos de la década de 1930 o incluso el cinismo oculto del liberalismo estadounidense, si en definitiva todo esto formaba parte de la "conciencia infeliz "para los nietos y bisnietos se ha convertido más en una especie de desencanto, una especie de mercancía irresponsable, casi un mero ritual o un parler vertido que denuncia abiertamente la propia naturaleza puramente declamatoria que a menudo se revela en forma de benaltrismo que es un aplazamiento y una renuncia infinitos tanto a la acción como al juicio. “El camino de aquellos que temen alcanzar su meta trazará fácilmente un laberinto”, dijo Walter Benjamin. El hotel Abisso es de hecho muy cómodo porque participa plenamente de lo que -no recuerdo en este momento si Adorno o Marcuse- se llama "tolerancia represiva", es decir, la tolerancia del sistema capitalista para admitir críticas a la sociedad siempre que no están legitimados para introducir ninguna aspiración a cambios estructurales. Esto es lo que une la peor producción pop de Hollywood y los análisis más sofisticados: se puede detener un solo problema, pero no el problema general del que surge. O simplemente para estar más cerca de estos días, una empresa farmacéutica puede ser acusada de hacer trampa con una droga dañina, pero no se puede decir que esto surja de la estructura privada que asume la investigación y la práctica médica. En resumen, se puede nombrar al pecador, pero no al pecado. Esta represión, tanto más eficaz cuanto que no se presenta como tal y da la impresión de ser libre, dio un salto cualitativo cuando la cultura se transformó definitivamente en una industria de la cultura, concentrada en muy pocas manos y orientada a crear no solo ventas de algo que son libros, películas, periódicos, formatos de televisión, redes sociales, etc., pero visiones del mundo, valores, acción política, impulsos, necesidades, gustos, orientaciones estéticas, modas, lenguajes, que por un lado apoyan y perpetúan la ideología del consumo y al mismo tiempo son funcionales para mantener el poder de las clases dominantes. El Grand Hotel "Abisso" está cuidadosamente amueblado para adaptarse a todos los gustos y tendencias: en sus habitaciones se permite cualquier forma de intoxicación intelectual, fideísmo, incluida la comida, ascetismo, autoflagelación, narcisismo sistémico, siempre que, por supuesto, todo esto siga siendo ilusorio y el la aparente libertad y autonomía tienen el mismo tintineo de cadenas.
Pero cuando, como sucede hoy, uno realmente camina por el abismo, cuando la manipulación de masas se vuelve pasiva, abandona la propaganda generalizada y se convierte en un verdadero golpe de estado armado por una galaxia de poder identificable, entonces uno se da cuenta de la intolerable ligereza de los invitados. del abismo hotel que abandonan cualquier crítica, aunque sea solo en la fachada, para atacar a todos los que no están en nombre de esos principios proclamados a viva voz en las habitaciones de ese hotel: al fin y al cabo a fuerza de vivir de rentas y fatuidades académicas , de haber vestido ilegalmente ropas que no concordaban con su naturaleza, después de haber renunciado contractualmente a cualquier cambio real a cambio de una imaginación inofensiva, ¿qué podrían hacer si fueran expulsados ​​del Hotel Abyss? Se verían obligados a mirar el abismo que ayudaron a abrir. Y así se convierten en los perfectos cómplices de una mentira, los que esconden los hechos - perdóname el juego de palabras - detrás de frases cliché, detrás de las siempre mismas y paradójicas fórmulas desgranadas con impunidad como en un rosario tibetano. En el Hotel Abisso hay lugar para todo menos la verdad y la honestidad. Parecen encarnar a la perfección los personajes de la icónica frase de Foucault: “croyez-moi, la déraison es tout aussi oppressive”. La irracionalidad y la mentira son opresión. Y estos personajes que chillan en televisores y periódicos son la fauna perfecta de la prisión universal, a lo que se verán reducidos cuando ya no sean necesarios, no tanto como para merecer una suite, sino una guarida.