19. lug, 2021

Istituzioni diaboliche.

Istituzioni diaboliche.
Per dirla in breve: non stanno vaccinando nessuno. Stanno iniettando una roba che non serve ad evitare di essere contagiati né impedisce di contagiare il prossimo con alcuna delle mille varianti in cui si presenta il virus. Una roba che non assicura nemmeno la sopravvivenza, visto che il numero di decessi in questa estate è leggermente superiore a quello dell’estate scorsa, quando i cosiddetti vaccini non c’erano. Una roba che è ancora in fase sperimentale e lo resterà fino alla fine del 2023, i cui effetti a lungo termine sono sconosciuti mentre quelli a breve presentano già, solo in Italia, oltre quattrocento decessi e 9mila reazioni ‘gravi’ di varia natura, che comprendono infiammazioni cardiache e disturbi piastrinici.
La perspicacia con cui battaglioni di medici allineati alla narrazione ufficiale – ed evidentemente più realisti del re – negano ogni correlazione tra la ‘roba’ e accidenti vari, contrasta con i ritocchi operati dalle Agenzie farmacologiche sui bugiardini: ad esempio su quello di Comirnaty e Spikevax (cioè rispettivamente Pfizer e Moderna) compare adesso un avvertimento circa ‘rari’ casi di miocardite e pericardite. Riguardo al discusso Vaxzevria (AstraZeneca) si introduce l’eventualità di sindrome di Guillain-Barré (Gbs), ovvero infiammazioni ai nervi e difficoltà di deambulazione. Non si salva il Janssen (Johnson&Johnson), sul cui foglietto illustrativo compare ora il rischio di perdita capillare, patologia che causa gonfiore agli arti ed è spesso mortale. Però la parola d’ordine è “vaccinare tutti”, compresi i giovani, i ragazzini, i bambini perfino, tutte categorie che rischiano più di rovinarsi con la ‘roba’ che con il virus, che in certe fasce d’età è praticamente innocuo (indice di letalità vicino allo 0% fino a 39 anni, dati Iss al 7 luglio 2021).
Altrettanto categorici sono il rifiuto verso ogni procedura di assistenza domiciliare e la raccomandazione dal sapore ottocentesco di tachipirina più ‘vigile attesa’, magari rinforzata dalla preghiera e dai santini sul comodino. Come si sa, i presunti vaccini anti-covid sono autorizzati per l’uso in emergenza, cioè in mancanza di cure efficaci ed approvate. Se saltasse fuori un farmaco risolutivo da assumere in presenza di sintomi, sarebbero in pochi quelli ancora disposti a farsi inoculare pozioni sperimentali rischiando di finire tra le vittime dei ‘rari’ casi avversi. E ciò significa che le case farmaceutiche interessate non potrebbero raggiungere nell’anno in corso l’utile previsto di oltre settanta miliardi di dollari, né avrebbero visto decollare il valore delle loro azioni, dopo aver ricevuto 88 miliardi di dollari dai bilanci pubblici per produrre le loro misture.
Se vivessimo in una società in cui i benefici dei grandi speculatori (pardon, ‘investitori’) sono garantiti entro i limiti imposti dai dettati costituzionali e da istituzioni in qualche modo interessate al benessere collettivo, la fiducia verso la narrazione ufficiale avrebbe ancora un senso. Tuttavia noi ci troviamo ormai in un’epoca posteriore, che è quella in cui il profitto delle oligarchie finanziarie è la prospettiva prevalente quando non addirittura l’unica, in cui sono evaporate le forze politiche e sociali che potevano arginarne gli abusi e con esse evidentemente anche una quota importante di consapevolezza collettiva verso i drammi conseguenti la tirannia del mercato. Ecco perché si può ragionevolmente dubitare dell’efficacia e soprattutto della salubrità della ‘roba’ attuale senza essere contrari per principio ai vaccini, che indubbiamente rappresentano un progresso fondamentale nella storia della medicina.
Se abbiamo ministri che premono fanaticamente per l’inoculazione totale pur conoscendo sia i limiti che i rischi e per di più sapendo che vaccinare in presenza di un’epidemia favorisce l’apparizione di mutazioni virali sempre più resistenti, ciò non può essere ascritto solo a stupidità o ignoranza. Il fatto è che se milioni di persone rifiutano di assumere la ‘roba’ e poi si palesa una situazione in cui il tasso di letalità è identico tra costoro e gli obbedienti, con quale strumento si può far credere che serva una terza dose, o una quarta, o addirittura un richiamo periodico? In altre parole, come si può garantire che la gallina scovata dai Paperoni della finanza continui a produrre uova d’oro? Da qui all’obbligo vaccinale, imposto attraverso l’aggiramento dei principi costituzionali ovvero l’istituzione di una sorta di apartheid in cui chi non si sottomette viene privato dei diritti elementari, il passo è breve e sta per essere compiuto.

Le istituzioni genuflesse all’interesse privato sanno bene che col passare del tempo la quota di chi rifiuta la siringa di Stato si assottiglia, sia pure per rassegnazione o per quieto vivere. Sanno inoltre che anche se le piazze si riempiono di cittadini indignati, le rivoluzioni possono riuscire quando manca il pane ma non quando viene meno la libertà di andare al cinema o al bar. Sanno infine che una volta ottenuta l’obbedienza di fronte a norme dettate sulla base di narrazioni emergenziali, se ne potranno ottenere altre, anche di natura non farmacologica, laddove si riesca a soffiare a sufficienza nel pallone aerostatico della paura, cosa abbastanza semplice avendo il controllo totale sui canali d’informazione.
E se non sarà più la paura di un virus, sarà forse quella di una categoria di persone, un’etnia, una potenza straniera. Non è che dietro a tutto ciò vi sia un progetto diabolico partorito da grandi vecchi seduti intorno al tavolino. Si tratta piuttosto di tappe quasi obbligate lungo quel pendio su cui stiamo rotolando da decenni e che se non ci si ferma prima conduce alla completa egemonia del ceto possidente, dove l’unico diritto è quello del più forte, in una riproposizione assai più tragica che farsesca di quel mondo oscuro e barbarico da cui l’umanità pareva essersi liberata.

 

Diabolical institutions. To put it briefly: they are not vaccinating anyone. They are injecting a stuff that does not serve to avoid being infected or prevents infecting others with any of the thousand variants in which the virus presents itself. Stuff that does not even ensure survival, given that the number of deaths this summer is slightly higher than last summer, when the so-called vaccines were not there. A stuff that is still in the experimental phase and will remain so until the end of 2023, whose long-term effects are unknown while the short-term effects already present, in Italy alone, over four hundred deaths and 9 thousand 'serious' reactions of various kinds, which they include heart inflammation and platelet disorders. The insight with which battalions of doctors aligned with the official narrative - and evidently more realistic than the king - deny any correlation between the 'stuff' and various accidents, contrasts with the tweaks made by the pharmacological agencies on the leaflets: for example on that of Comirnaty and Spikevax (i.e. Pfizer and Moderna, respectively) a warning now appears about 'rare' cases of myocarditis and pericarditis. With regard to the discussed Vaxzevria (AstraZeneca), the possibility of Guillain-Barré syndrome (Gbs) is introduced, that is, inflammation of the nerves and difficulty walking. Janssen (Johnson & Johnson) is not saved, on whose package insert now appears the risk of capillary leakage, a pathology that causes swelling of the limbs and is often fatal. But the watchword is "vaccinate everyone", including young people, kids, even children, all categories that are more likely to ruin themselves with the 'stuff' than with the virus, which in certain age groups is practically harmless (lethality index close to 0% up to 39 years, ISS data as of 7 July 2021). Equally categorical are the refusal of any home care procedure and the nineteenth-century recommendation of tachipirina more 'watchful waiting', perhaps reinforced by prayers and holy cards on the bedside table. As we know, the alleged anti-covid vaccines are authorized for emergency use, that is, in the absence of effective and approved treatments. If a remedial drug were to come up to be taken in the presence of symptoms, few would still be willing to be injected with experimental potions, risking to end up among the victims of the 'rare' adverse cases. And this means that the pharmaceutical companies concerned could not reach the expected profit of more than seventy billion dollars in the current year, nor would they have seen the value of their shares take off, after receiving 88 billion dollars from public budgets to produce the their mixtures. If we lived in a society where the benefits of the big speculators (sorry, 'investors') are guaranteed within the limits imposed by the constitutional dictates and by institutions in some way interested in collective well-being, trust in the official narrative would still make sense. However, we are now in a later era, which is the one in which the profit of financial oligarchies is the prevailing perspective if not the only one, in which the political and social forces that could stem the abuses have evaporated and with them evidently also an important share of collective awareness towards the dramas resulting from the tyranny of the market. This is why one can reasonably doubt the efficacy and above all the healthiness of the current 'stuff' without being opposed in principle to vaccines, which undoubtedly represent a fundamental advance in the history of medicine. If we have ministers who fanatically press for total inoculation while knowing both the limits and the risks and moreover knowing that vaccinating in the presence of an epidemic favors the emergence of increasingly resistant viral mutations, this cannot be ascribed only to stupidity or ignorance. The fact is that if millions of people refuse to take the 'stuff' and then a situation arises where the lethality rate is identical between them and the obedient, with what tool can be made believe that a third dose, or a fourth, or even a periodic reminder? In other words, how can you ensure that the hen found by the financial crooks continues to produce golden eggs? From here to the vaccination obligation, imposed through the circumvention of constitutional principles or the establishment of a sort of apartheid in which those who do not submit are deprived of basic rights, the step is short and is about to be completed.

Institutions kneeling in private interest are well aware that over time the share of those who refuse the state syringe is dwindling, albeit out of resignation or a quiet life. They also know that even if the squares are filled with indignant citizens, revolutions can succeed when there is no bread but not when the freedom to go to the cinema or to the bar is lost. Finally, they know that once obedience to rules dictated on the basis of emergency narratives has been obtained, others can be obtained, even of a non-pharmacological nature, where it is possible to blow enough into the balloon of fear, which is quite simple having the total control over information channels. And if it will no longer be the fear of a virus, it will perhaps be that of a category of people, an ethnic group, a foreign power. It is not that behind all this there is a diabolical project born of great old men sitting around the table. Rather, these are almost obligatory stages along that slope on which we have been rolling for decades and which if we do not stop first leads to the complete hegemony of the possessing class, where the only right is that of the strongest, in a much more tragic re-proposition than farcical of that dark and barbaric world from which humanity seemed to have freed itself.

 

Instituciones diabólicas. Para decirlo brevemente: no están vacunando a nadie. Están inyectando un material que no sirve para evitar contagiarse o evita infectar a otros con alguna de las mil variantes en las que se presenta el virus. Cosa que ni siquiera asegura la supervivencia, dado que el número de muertos este verano es ligeramente superior al del verano pasado, cuando las llamadas vacunas no estaban allí. Un material que todavía está en fase experimental y lo seguirá siendo hasta finales de 2023, cuyos efectos a largo plazo se desconocen mientras que los efectos a corto plazo ya presentan, solo en Italia, más de cuatrocientas muertes y 9 mil reacciones 'graves' de varios tipos, que incluyen inflamación del corazón y trastornos plaquetarios. La intuición con la que los batallones de médicos alineados con la narrativa oficial - y evidentemente más realista que el rey - niegan cualquier correlación entre el 'material' y varios accidentes, contrasta con los ajustes realizados por las agencias farmacológicas en los folletos: por ejemplo, sobre eso de Comirnaty y Spikevax (es decir, Pfizer y Moderna, respectivamente) aparece ahora una advertencia sobre casos `` raros '' de miocarditis y pericarditis. Con respecto a la Vaxzevria discutida (AstraZeneca), se introduce la posibilidad de síndrome de Guillain-Barré (Gbs), es decir, inflamación de los nervios y dificultad para caminar. Janssen (Johnson & Johnson) no se guarda, en cuyo prospecto ahora aparece el riesgo de fuga capilar, una patología que provoca hinchazón de las extremidades y que a menudo es mortal. Pero la consigna es "vacunar a todos", incluidos los jóvenes, los niños, incluso los niños, todas categorías que tienen más probabilidades de arruinarse con las 'cosas' que con el virus, que en determinados grupos de edad es prácticamente inofensivo (índice de letalidad cercano a 0% hasta 39 años, datos ISS al 7 de julio de 2021). Igualmente categórica es la negativa de cualquier procedimiento de atención domiciliaria y la recomendación del siglo XIX de tachipirina más "espera vigilante", quizás reforzada por oraciones y tarjetas sagradas en la mesita de noche. Como se sabe, las supuestas vacunas anti-covid están autorizadas para uso de emergencia, es decir, en ausencia de tratamientos efectivos y aprobados. Si llegara a tomarse un remedio en presencia de síntomas, pocos aún estarían dispuestos a que se inocularan pociones experimentales, arriesgándose a terminar entre las víctimas de los casos adversos "raros". Y esto significa que las empresas farmacéuticas involucradas no podrían alcanzar el beneficio esperado de más de setenta mil millones de dólares en el año en curso, ni hubieran visto despegar el valor de sus acciones, luego de recibir 88 mil millones de dólares de los presupuestos públicos para producir sus acciones. mezclas. Si viviéramos en una sociedad donde los beneficios de los grandes especuladores (perdón, 'inversionistas') están garantizados dentro de los límites impuestos por los dictados constitucionales y por instituciones de alguna manera interesadas en el bienestar colectivo, la confianza en la narrativa oficial seguiría siendo tener sentido. Sin embargo, nos encontramos ahora en una época posterior, que es aquella en la que el lucro de las oligarquías financieras es la perspectiva imperante si no la única, en la que se han evaporado las fuerzas políticas y sociales que pudieron frenar los abusos y con ellos evidentemente también. una parte importante de la conciencia colectiva hacia los dramas resultantes de la tiranía del mercado. Por eso se puede dudar razonablemente de la eficacia y sobre todo de la salubridad de las 'cosas' actuales sin oponerse en principio a las vacunas, que sin duda representan un avance fundamental en la historia de la medicina. Si tenemos ministros que presionan fanáticamente por la inoculación total sabiendo tanto los límites como los riesgos y, además, sabiendo que vacunar en presencia de una epidemia favorece la aparición de mutaciones virales cada vez más resistentes, esto no puede atribuirse solo a la estupidez o al desconocimiento. El hecho es que si millones de personas se niegan a tomar las 'cosas' y luego surge una situación en la que la tasa de letalidad es idéntica entre ellos y los obedientes, ¿con qué herramienta se puede hacer creer que una tercera dosis, o una cuarta, o incluso un recordatorio periódico? En otras palabras, ¿cómo puede asegurarse de que la gallina encontrada por los ladrones financieros continúe produciendo huevos de oro? De aquí a la obligación de vacunación, impuesta mediante la elusión de principios constitucionales o el establecimiento de una especie de apartheid en el que los que no se someten son privados de derechos básicos, el paso es corto y está a punto de completarse.

Las instituciones que se arrodillan por el interés privado son muy conscientes de que con el tiempo la proporción de quienes rechazan la jeringa estatal está disminuyendo, aunque sea por resignación o por una vida tranquila. También saben que aunque las plazas se llenen de ciudadanos indignados, las revoluciones pueden triunfar cuando no hay pan pero no cuando se pierde la libertad de ir al cine o al bar. Finalmente, saben que una vez obtenida la obediencia a reglas dictadas en base a narrativas de emergencia, se pueden obtener otras, incluso de carácter no farmacológico, donde es posible soplar lo suficiente en el globo del miedo, que es bastante sencillo. tener el control total sobre los canales de información. Y si ya no será el miedo a un virus, quizás será el de una categoría de personas, una etnia, una potencia extranjera. No es que detrás de todo esto haya un proyecto diabólico nacido de grandes viejos sentados alrededor de la mesa. Se trata más bien de etapas casi obligatorias por esa pendiente por la que venimos rodando durante décadas y que si no nos detenemos primero conduce a la completa hegemonía de la clase poseedora, donde el único derecho es el del más fuerte, una repetición mucho más trágica que ridícula de ese mundo oscuro y bárbaro del que la humanidad parecía haberse liberado.