12. lug, 2021

Testo

Quando il Calcio diventa un Culto di Venerazione e porta le masse a una Imbecillità mentale Cosmica.
Visto che le persone sono uscite per una notte dalle tane mentali nelle quali attendono di “passare il Covid” altrettanto paurosi di contrarre un influenza che di violare il consensus generale e di pensare in proprio o di pensare tout court, mi farò la fatidica domanda: ma che cavolo avevano da festeggiare fino all’alba? Allontano da me l’amaro calice dello snobismo perché qui non è in gioco la felicità per una vittoria sui campi di calcio che di certo non può dispiacere a nessuno, ma di capire quanto i protagonisti della notte brava dentro un estate non più europe, ma apolide, abbiano compreso che questa vittoria sarà usata contro di loro. E il fatto che si siano andati avanti a botti e clacsonate tutta notte rassicura il potere sul fatto di avere in pugno la gente. Che tutto può essere dimenticato per un nonnulla. In questi mesi, leggendo per altri motivi la stampa europea ho avuto la sensazione che questo appuntamento calcistico sia stato tenuto in qualche modo in sordina rispetto ad altre occasioni e che i media non abbiano cavalcato il tifo come al solito forse perché temevano che festeggiamenti e assembramenti fossero nocivi all’atmosfera di paura che viene mantenuta vivissima in centro Europa. E non so, ma anche il fatto che le grandi squadre ad eccezione dell’Inghilterra e dell’Italia per ragioni diametralmente opposte, abbiano giocato sottotono lasciando spazio a quelli che di solito sono comprimari, non mi pare completamente casuale: quasi che i blasoni fossero qualcosa di imbarazzante nel nuovo calcio sanificato. E se questa ipotesi può sembrare quasi eccessiva voglio ricordare che ormai anche il calcio è un affare di quelle reti di finanza e di denaro che non sono certe estranee alla narrazione pandemica mistificata e alle sue conseguenze sociali ed istituzionali.
Ma evidentemente questo non vale da noi dove la festa di popolo non rischia di suscitare resistenze, ma serve soprattutto all’oblio , a fare da compensazione. L’Europa è l’unico Paese al mondo dove i lavoratori accettavano di prendere un salario più basso pur di avere diritto al mugugno, come avveniva con i camalli genovesi: i padroni sapevano che guadagnavano di più lasciando ai loro operai la possibilità di sfogarsi a parole e non coi fatti. E non è solo una specialità genovese come il pesto o la focaccia, è qualcosa che ha origini antichissime tanto da meritare una locuzione latina, in qualche modo atemporale, lo ius murmurandi che indica appunto il permesso di fato accordato di essere critici in privato purché il dissenso non diventi pubblico e soprattutto non diventi politico. Il ventennio fascista è stato da questo punto di vista un fulgido esempio con barzellette e nomignoli filastrocche che sostituivano un’opposizione reale. Nella società dello spettacolo che si sta legando a quella della malattia, c’è evidentemente anche uno ius festeggiandi che ha il medesimo scopo, anche se parrebbe agli antipodi: in questo Anno Secondo PC – post Covid – esso significa assembratevi e abbracciatevi, purché questo sia giustificato da qualcosa di socialmente irrilevante e non costituisca una rivendicazione di libertà. Fatta salva la possibilità da parte del potere di colpevolizzare la folla festante in base a dati completamente costruiti ad hoc per coprire le loro menzogne. Altrove non è così, i festeggiamenti potrebbero facilmente trasformarsi nella consapevolezza di volersi riprendere i propri diritti, la vicinanza fisica, e successivamente l’evidenza di non essere morti di peste potrebbe trasformarsi in uno tsunami. Berlino o Parigi hanno fortunosamente evitato questa possibilità che ha invece sfiorato l’Inghilterra dove il governo ha dovuto cambiare rotta in 24 ore passando dal terrorismo Delta, alla riapertura.
In Italia come in Svizzera evidentemente questo pericolo non sussiste, basta che sia garantito lo ius mortaretti e qualsiasi voglia di protesta si trasforma in festa. Poi tutti a casa, buoni buoni per morire, non di Covid, ovviamente , ma socialmente.

When football becomes a cult of worship and leads the masses to a cosmic mental stupidity. Since people have come out for a night from the mental lairs in which they wait to "pass Covid" just as fearful of contracting a flu than of violating the general consensus and thinking for themselves or thinking tout court, I will ask myself the fateful question: but what the hell did they have to celebrate until dawn? They remove the bitter cup of snobbery from me because happiness is not at stake here for a victory on the football fields that certainly cannot displease anyone, but to understand how much the protagonists of the good night in a summer no longer European, but stateless, they understand that this victory will be used against them. And the fact that they went on with bangs and honks all night reassures the power that they have people in their hands. That everything can be forgotten for a trifle. In recent months, reading the European press for other reasons, I had the feeling that this football event has been kept somewhat quieter than other occasions and that the media have not ridden the cheering as usual, perhaps because they feared that celebrations and gatherings were harmful to the atmosphere of fear that is kept very lively in central Europe. And I don't know, but also the fact that the big teams, with the exception of England and Italy for diametrically opposite reasons, played undertone, leaving room for those who are usually supporting players, does not seem completely coincidental: almost as if the coats of arms were something embarrassing in the new sanitized football. And if this hypothesis may seem almost excessive, I want to remind you that now football is also a business of those finance and money networks that are certainly not unrelated to the mystified pandemic narrative and its social and institutional consequences. But evidently this is not true in us where the celebration of the people does not risk arousing resistance, but it serves above all to oblivion, to compensate. Europe is the only country in the world where workers accepted to take a lower wage in order to have the right to grumble, as was the case with the Genoese camalli: the bosses knew that they earned more by leaving their workers the opportunity to let off steam. words and not with deeds. And it is not just a Genoese specialty such as pesto or focaccia, it is something that has very ancient origins, so much so that it deserves a Latin phrase, in some way timeless, the ius murmurandi which indicates precisely the permission granted to be critical in private as long as the dissent does not become public and above all it does not become political. From this point of view, the Fascist period was a shining example with jokes and nursery rhymes nicknames that replaced a real opposition. In the society of the spectacle that is being linked to that of illness, there is obviously also an ius festeggiandi that has the same purpose, even if it would seem the opposite: in this Second PC Year - post Covid - it means gather and embrace each other, as long as this is justified by something socially irrelevant and does not constitute a claim for freedom. Without prejudice to the possibility of the power to blame the cheering crowd on the basis of data completely built ad hoc to cover their lies. Elsewhere this is not the case, the celebrations could easily turn into the awareness of wanting to take back their rights, physical proximity, and subsequently the evidence of not having died of the plague could turn into a tsunami. Berlin or Paris fortunately avoided this possibility which instead touched England where the government had to change course in 24 hours, passing from Delta terrorism to reopening. In Italy as in Switzerland obviously this danger does not exist, as long as the ius mortaretti is guaranteed and any desire to protest turns into a party. Then all at home, good to die for, not Covid, of course, but socially.

Cuando el fútbol se convierte en un culto de culto y lleva a las masas a una estupidez mental cósmica. Dado que las personas han salido por una noche de las guaridas mentales en las que esperan para "pasar Covid", tan temerosas de contraer una gripe que de violar el consenso general y pensar por sí mismas o pensar tout court, me haré la fatídica pregunta. : pero ¿qué diablos tenían que festejar hasta el amanecer? Me quitan la copa amarga del esnobismo porque aquí no se juega la felicidad por una victoria en los campos de fútbol que ciertamente no puede disgustar a nadie, sino para entender cuánto los protagonistas de las buenas noches en un verano ya no europeo, sino apátrida, entienden que esta victoria será usada en su contra. Y el hecho de que siguieron con golpes y bocinazos toda la noche reafirma el poder de que tienen gente en sus manos. Que todo se puede olvidar por un poquito. En los últimos meses, leyendo la prensa europea por otros motivos, tuve la sensación de que este evento futbolístico se ha mantenido algo más tranquilo que otras ocasiones y que los medios de comunicación no han cabalgado los vítores como de costumbre, quizás porque temían que las celebraciones y tertulias fueran perjudiciales. a la atmósfera de miedo que se mantiene muy viva en Europa central. Y no lo sé, pero también el hecho de que los grandes equipos, a excepción de Inglaterra e Italia por motivos diametralmente opuestos, jugaran en voz baja, dejando espacio para los que suelen ser jugadores de apoyo, no parece del todo aleatorio: algo vergonzoso en el nuevo fútbol higienizado. Y si esta hipótesis puede parecer casi excesiva, quiero recordarles que ahora el fútbol también es un negocio de esas redes financieras y monetarias que ciertamente no son ajenas a la narrativa pandémica mistificada y sus consecuencias sociales e institucionales. Pero evidentemente esto no es cierto en nosotros donde la celebración del pueblo no corre el riesgo de suscitar resistencias, sino que sirve sobre todo para el olvido, para compensar. Europa es el único país del mundo donde los trabajadores aceptaron cobrar un salario más bajo para tener derecho a quejarse, como fue el caso de los camalli genoveses: los patrones sabían que ganaban más dejando a sus trabajadores la oportunidad de desahogarse. vapor. palabras y no con hechos. Y no se trata solo de una especialidad genovesa como el pesto o la focaccia, es algo que tiene orígenes muy antiguos, tanto que merece una frase latina, en cierto modo atemporal, el ius murmurandi que indica precisamente el permiso otorgado para ser crítico en privado. mientras la disidencia no se haga pública y sobre todo no se convierta en política. Desde este punto de vista, el período fascista fue un ejemplo brillante con apodos de bromas y rimas infantiles que sustituyeron a una oposición real. En la sociedad del espectáculo que se vincula a la de la enfermedad, obviamente también hay un ius festeggiandi que tiene el mismo propósito, aunque parezca lo contrario: en este Segundo Año de la PC - post Covid - significa reunirse y abrazarse. unos a otros, siempre que esto esté justificado por algo socialmente irrelevante y no constituya una reivindicación de libertad. Sin perjuicio de la posibilidad del poder de culpar a la multitud que lo vitorea sobre la base de datos completamente construidos ad hoc para encubrir sus mentiras. En otros lugares, este no es el caso, las celebraciones fácilmente podrían convertirse en la conciencia de querer recuperar sus derechos, la proximidad física y, posteriormente, la evidencia de no haber muerto por la peste podría convertirse en un tsunami. Berlín o París afortunadamente evitaron esta posibilidad que en cambio tocó a Inglaterra donde el gobierno tuvo que cambiar de rumbo en 24 horas, pasando del terrorismo del Delta a la reapertura. En Italia como en Suiza obviamente este peligro no existe, mientras el ius mortaretti esté garantizado y cualquier deseo de protesta se convierta en fiesta. Luego, todo en casa, bueno para morirse, no Covid, por supuesto, pero socialmente.