12. mag, 2021

Norimberga 2.

Reiner Fullmich, celebre avvocato tedesco, assieme a un team di 1000 avvocati e 10’000 medici sono pronti ad attaccare l’apice del sistema mondiale politico e sanitario che ha gestito di merda e con interessi secondari l’epidemia influenzale denominata Covid19.
LE ACCUSE CHE VENGONO RIVOLTE:
➡️ FRODE per utilizzo improprio dei test PCR con numeri di cicli inappropriati, con un 90% di casi covid che vengono così invalidati
➡️ FRODE per diagnosi di morte associate falsamente al covid19
➡️ VIOLAZIONE dell'art. 32 del della Convenzione di Ginevra del 1949, sull'utilizzo di "vaccini" sperimentali": «vietate la mutilazione e gli esperimenti medici o scientifici non resi necessari dal trattamento medico di una persona protetta».
Ed ancora, art. 147: «condurre esperimenti biologici su persone protette è una grave violazione della Convenzione»
➡️ VIOLAZIONE di tutti e 10 i Codici di Norimberga.
... le sequele arriveranno anche in Svizzera, al consiglio federale, alla dannosa Task Force, e a tutti i soldatini cantonali ...?
... staremo a vedere 🤭😂

Le élite occidentali di fronte alla ribellione dei popoli sono diventate sempre più imprudenti e pericolose nei loro processi decisionali, come se avessero assunto metanfetamina e avessero perso la capacità di logica. Agiscono come se l’avversario fosse sempre disposto a ritirarsi proprio di fronte alla loro disinvoltura dittatoriale,ora hanno pure perso il lume della ragione perché è in gioco anche il gigantesco castello di menzogne costruito per scopi interni e che potrebbe facilmente implodere su se stesso. E’ evidente che per le élite il giorno della vittoria suona come il giorno della loro possibile sconfitta.
Questi spaventosi profeti che spisciolano tutta la fluente stupidità del pensiero unico, non c’è ci sono che i rimedi molto amati, ovvero le crisi. E infatti nel 2009 quando Big Pharma riuscì a suscitare un allarme pandemico del tutto artificiale e far comprare miliardi di dosi di vaccino contro l’influenza suina che poi furono buttate al macero,
La storia ci insegna che l’umanità evolve significativamente soltanto quando ha realmente paura: la pandemia che sta iniziando potrebbe far scatenare una di queste paure strutturanti. E anche se questa crisi non sarà molto grave, non bisogna dimenticare, come per la crisi economica, di impararne la lezione, affinché prima della prossima crisi – inevitabile – si mettano in atto meccanismi di prevenzione e di controllo, come anche processi logistici di un’equa distribuzione di medicine e di vaccini. Si dovrà per questo, organizzare: una polizia mondiale, un sistema mondiale di stoccaggio (delle risorse) e quindi una fiscalità mondiale. Si arriverebbe allora, molto più rapidamente di quanto avrebbe permesso la sola ragione economica, a mettere le basi di un vero governo mondiale.”
Un governo mondiale di ricchi e di ottimati che ovviamente si sottrae a qualsiasi meccanismo di democrazia, di rappresentanza popolare o di controllo, il cui potere esecutivo ha come primo ministro la paura e la sottomissione. Come si può facilmente vedere non siamo di fronte a un pensiero complesso, ma invece a una serie concatenata di infantilismi, tenuti assieme da un ordito di banalità, che vanno da una sorta di socialismo primitivo alla naiveté efficentista, qualcosa che forse si potrebbe ritenere sensato a 13 anni e non per nulla il grande piano delle élite è stato quello di distruggere l’istruzione per poter far scendere la gente al proprio livello.
Se il progresso è l’emancipazione dalla mera dimensione biologica verso logiche più complesse che la sussume e la riscatta, allora quale mezzo migliore della malattia e del terrore per favorire un ritorno alla pura dimensione, come dire, “creaturale” e instaurare così un nuovo potere che è poi al tempo stesso biopotere? In effetti non c’è alcuna contraddizione in tutto questo se non la permanenza in vita di questi anziani e delle loro sfacciate menzogne, quel loro dare del vecchio ad altri, credendosi eternamente giovani grazie al fatto di non essere mai realmente cresciuti.
A pensare a quante anime belle hanno preparato inconsapevolmente questo evento proclamando la improrogabile necessità di costruire ponti per collegare anziché reticolati e muri per dividere, c’è davvero da rammaricarsi per l’ennesimo conferma che la guerra di classe di chi ha e vuole sempre di più contro chi è stato tanto sfruttato da non avere più nulla e ciononostante deve essere ancor più dissanguato e raggirato, è stata vinta anche sotto il profilo ideale e “morale”.
Basterebbe questa lettura a consolidare l’ostilità, assimilata alle eresie continuamente deplorate e censurate da un ceto dirigente che non sopporta più opinioni e pensieri non allineati, a una realizzazione che conferma come l’immaginario del cittadino globale coincida con le convinzioni dell’ideologia dominante che replica su scala il modello imperialista nei singoli paesi, trasferendo e declinando i mali dello sviluppo insensato nei terzi mondi interni: malaffare, sfruttamento delle risorse, pressione sull'ambiente, decisionismo e autoritarismo, cancellazione di peculiarità culturali e sociali, considerati inevitabili effetti collaterali della crescita e del benessere.

E difatti il Ponte è la nuova icona sacra, l’immaginetta votiva della ricostruzione postbellica, cui dedicare il sacrificio di tutto quello che è Piccolo, armonico, coerente con il territorio, la natura, gli usi, per rafforzare il Grande, grandi infrastrutture per lo più inutili e dannose che servano ad appagare grandi appetiti, grandi imprese della logistica, grandi programmi sovradimensionati ancora prima della fine del turismo e del consolidamento dell’egemonia delle piattaforme, grandi oltraggi resi possibili dall’alleanza vergognosa tra cordate del cemento e immobiliari che promuovono il sacco del suolo e delle sue risorse insieme a amministratori centrali, nazionali e sovranazionali.
Non è di sicuro il primo caso nel quale le ragioni dell’interesse privato prevalgono sui principi di precauzione, si tratti di sanità, istruzione, condizioni di lavoro, e anche sulla ragione: le ricerche e le proiezioni dei costruttivisti si proiettano in una realtà onirica, immaginaria e felice, fatta di apertura al mondo, del doux commerce e di libera e fertile circolazione di merci nazionali, vino annacquato e parmesan, di turismo di qualità, proprio come è già accaduto con le indagini tarocche.
Si sente già alzarsi il brusio dei tanti che raccomandano di uscire dall’immobilismo della paura, encomiata come virtù in altri contesto, e deplorata invece quando si tratta di tirar fuori dalle nostre tasche i quattrini per l’insaziabile bulimia del malaffare, e da quando i rischi accertati vengono retrocessi a fisime dei pusillanimi novax.
Dunque non siamo di fronte solo a una capacità organizzativa che a quanto sembra pare destinata ad allargarsi ai Paesi vicini, ma soprattutto alla consapevolezza finalmente raggiunta che uno degli scopi della narrazione pandemica è proprio quello di trasferire grandi quantità di lavoro e di economia dai piccoli alle mega catene: dunque rimanere ligi a diktat senza senso, facendo persino mancare la solidarietà ai pochi coraggiosi che provano a disobbedire nella speranza che l’ubbidienza acceleri i tempi di un mitico ritorno alla normalità è solo una pia illusione. O meglio un inganno cognitivo: il potere non vuole nessun ritorno al mondo ante pandemia e le nuove abitudini finiranno per imporsi perché a nessuno piace uscire se questo rassomiglia all’ora d’aria di una galera. Mi chiedo quando in Svizzera l’area del lavoro autonomo che ancora si balocca con l’ubbidienza, capirà che si sta suicidando se non trova e presto un qualche modo per uscire dalla gabbia. Per quanto mi riguarda non mi sogno nemmeno di andare in un qualsiasi posto dove dovrei piegarmi a regole insensate che sono un’offesa all’intelligenza. E spero di non dover rammaricarmi di non vivere in Austria o magari di essere costretto ad andare in qualche posto più civile.
E non si tratta di nostalgia per una aristocrazia che si doveva mettere alla testa del popolo e portarlo alla rivoluzione, che di certo il riformismo assoldato dall’ideologia neoliberista aborrisce come una bestemmia, non si tratta dell’esprimersi di un bisogno, quello che prenda forma un blocco sociale attivo contro lo sfruttamento, la cancellazione di diritti e garanzie e delle libertà e prerogative costituzionali, ormai retrocesse a capricci incompatibili con lo stato di necessità e le emergenze sociali e sanitarie che si rinnovano.
L’isolamento e le deformazione delle relazioni umane ancor prima del “distanziamento sociale” imposto dallo stato di eccezione e che precedono le nuove strategie di gestione del “capitale umano”, sono serviti a generare e promuovere la concorrenza spietata fra individui condannati a essere ostili, a sbranarsi per un tozzo di pane, a competere per assicurarsi la protezione padronale tradotta in welfare aziendale, a criminalizzare categorie nominalmente più protette, in una guerra finora ancora a bassa intensità, ma destinata a evolvere in conflittualità cruenta.
A forza di collocare nel regno delle profezie disarmate non solo la rivoluzione ma anche le riforme, quelle fini a se stesse ed anche quelle che potevano essere strumenti per un mutamento sovvertitore del sistema, ci hanno persuaso della virtù civile e ragionevole della rinuncia. Ma adesso che abbiamo sacrificato tutto in cambio della mera sopravvivenza, non sarà ora di riprenderci la vita?
Per questi motivi serve assolutamente una Norimberga 2, dove chi deve "pagare" pagherà senza se e senza ma...prima il Processo e poi se eventualmente neccessaria la "fucilazione".....a mali estremi estremi rimedi.
UN ABBRACCIO... foriero di belle prospettive.