29. apr, 2021

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La libertà è una cosa troppo seria per accontentarsi di concessioni, per pensare di meritarla senza averla conquistata e mantenuta con cura ogni giorno, per arrendersi alla sua declinazione in forma di licenze disuguali, accordate in virtù di appartenenza, rendita, obbedienza. È una cosa troppo seria per delegarla a qualcuno che non la conosce e non vuole riconoscerla in noi e per noi.
Per questo anche oggi dovremmo sottrarla all’imperio delle passioni, della paura che è diventato il sentimento dominante, della diffidenza coltivata in modo da rafforzare il potere di divide per meglio comandare, perfino della speranza elargita benevolmente in modo da farci augurare di tornare indietro a un ordine e ad una normalità che hanno prodotto le condizioni che stiamo vivendo, quando il dispotismo ha assunto le veste “sanitaria”, nel timore che senza un nemico invisibile e incontrastabile non si potesse vincere la guerra del profitto contro la giustizia, della repressione contro la solidarietà, della sopraffazione contro l’uguaglianza, nel dubbio che non bastasse aver ceduto poteri e competenze a una superpotenza e occorresse urgentemente esercitare l’ultima sovranità, quella di imporre leggi speciali, stato di eccezione, censura e condanna del dissenso, autorità straordinarie, per cancellare anche gli ultimi rituali della democrazia, il voto già ridotto a timbro notarile, la partecipazione e il controllo sui processi decisionali, retrocesso ai like alle esternazioni dei decisori su Twitter.
E difatti non bastava, se oggi un commissario grigio, venuto da fuori, probabilmente un “apolide” che si identifica in una “falsa patria” superiore che ha cancellato i confini solo per non opporre ostacoli alla sua polizia amministrativa e alla sua pulizia etnica condotta contro il popolo, vuole suscitare in noi una altrettanto “falsa coscienza”, indirizzata alla omologazione, all’abdicazione, alla rinuncia a prerogative, diritti, talento, beni comuni, e mirata alla definitiva trasformazione della risorsa umana in capitale da sfruttare fino a ridurlo da merce a numero che si può obliterare se non merita di comparire nel rendiconto imperiale.
Così che siamo noi a sentirci stranieri in patria, cittadini di serie B, privati dei diritti di cittadinanza e dei beni e dei servizi che avevamo contribuito a creare, e dei quali non abbiamo tutelato la conservazione e promozione, espropriati dei patrimoni concreti e ideali che pure avevamo prodotto malgrado occupazioni, scorrerie, repressioni, oltraggi, consumati da chi si è aggiudicato insieme alla pretesa di innocenza quella di mortificarci, tacitarci, separarci, avvilirci “per il nostro bene”, imponendoci in aggiunta la rimozione dei suoi crimini passati e presenti per via della necessità di impegnarsi in un futuro che normalizza la perdita di beni, etica, dignità, istruzione, salute, modernizzandoli e traducendoli in merci digitali a disposizione di chi si adegua, si aggiorna, si annette a una massa di aspiranti robot in concorrenza con la meno obbediente intelligenza artificiale, occultandone i crimini grazia alla franchigia dello stato di necessità, dell’opportunità di sostituire la politica con la tecnica e le scelte con gli algoritmi, facendo credere che si tratti di strumenti anodini, imparziali, sanificati, quando invece mirano allo scatenamento degli istinti ferini dell’avidità e dell’accumulazione, della prevaricazione e dell’elitismo oligarchico,mediate dal bon ton delle diplomazie e burocrazie, dalla carità pelosa degli elemosinieri che erogano a strozzo in cambio della cessione di sovranità e della cancellazione dei principi di una Costituzione colpevole di essere nata dalle resistenze nazionali e assimilata alla produzione letteraria, ormai stantia, che racconta la democrazia nelle sue patrie tradite perché demolita e mortificata l’istruzione pubblica, ceduta l’informazione a un padronato protervo e ignorante, retrocessa la borghesia a classe disagiata inconsapevole della sua condanna e del suo destino naturale, proibita l’elaborazione del passato e dunque l’immaginazione del futuro non ci resti nulla, nemmeno piangere.
L’ impunita ipocrisia e scorrettezza morale della visione presentata dal modesto tirannello è dimostrata dalla determinazione con la quale riduce la crisi cui ha contribuito in veste di zelante killer curatore di cessioni, rinunce, liquidazioni, privatizzazione, tagli, svendite, obblighi a partecipare alla roulette russa di fondi e subprime, a emergenza sanitaria, dalla quale uscire con una nuova, più spregiudicata e cruenta austerità che comporta l’abiura definitiva della democrazia.

E la sfrontata dimestichezza con le bugie si dimostra quando dopo l’accertato fallimento del lavoro agile di questa "armata brancaleone", delle app pandemiche, il contabile dei bilanci contraffatti ci rassicura. Ognuno potrà effettuare un controllo e una verifica dell’efficacia dell’azione di governo su una piattaforma.
Nell’ultimo anno si è scritto molto sul biopotere e sulla riduzione delle persone alla loro pura dimensione biologica, ma questa caduta antropologica non si è prodotta improvvisamente con la dose di terrore sparso attraverso la cosiddetta pandemia, è stato invece un processo lento, un lungo scivolare su un piano inclinato di cui la maggior parte delle persone non ha avuto percezione. Eppure i segnali di un progressivo imbarbarimento, anzi di vera e propria riduzione alla primitività che ci sta portando a cedere alla tirannide sanitaria c’erano tutti, da quelli importanti come la scomparsa delle concezioni politiche sostituite da un’ipotetica correttezza conformistica, al precipitare nel terreno paludoso della banalità compiacente di tutte le forme espressive, a quelli apparentemente marginali e risibili, ma interessanti come sintomo della malattia terminale di un mondo.

 

Freedom is too serious a thing to be satisfied with concessions, to think of deserving it without having conquered and carefully maintained it every day, to surrender to its declination in the form of unequal licenses, granted by virtue of belonging, income, obedience. It is too serious a thing to delegate it to someone who does not know it and does not want to recognize it in us and for us. For this reason, even today we should remove it from the dominion of passions, of the fear that has become the dominant sentiment, of the mistrust cultivated in order to strengthen the power to divide in order to better command, even of the hope kindly bestowed in order to make us wish to go back to an order and a normality that have produced the conditions we are experiencing, when despotism has taken on the "health" guise, in the fear that without an invisible and indisputable enemy the war of profit against justice, of repression against solidarity, of oppression against equality, in the doubt that it was not enough to have given powers and competences to a superpower and it was urgently necessary to exercise the ultimate sovereignty, that of imposing special laws, a state of exception, censorship and condemnation of dissent, extraordinary authorities , to cancel even the last rituals of democracy, the vote already reduced to a notarial stamp, l to participation and control over decision-making processes, downgraded to likes to the utterances of decision makers on Twitter. And in fact it was not enough, if today a gray commissioner, coming from outside, probably a "stateless person" who identifies himself with a "false fatherland" superior who has erased the borders only to avoid obstacles to his administrative police and his ethnic cleansing conduct against the people, wants to arouse in us an equally "false conscience", aimed at homologation, abdication, renunciation of prerogatives, rights, talent, common goods, and aimed at the definitive transformation of the human resource into capital to be exploited up to reduce it from commodity to number that can be canceled if it does not deserve to appear in the imperial account. So that it is we who feel foreigners at home, second-class citizens, deprived of citizenship rights and of the goods and services that we had helped to create, and of which we have not protected the conservation and promotion, expropriated of the concrete and ideal assets yet we had produced despite occupations, raids, repressions, outrages, consumed by those who won together with the claim of innocence that of mortifying us, silencing us, separating us, disheartening us "for our good", imposing on us in addition the removal of his past and present crimes because of the need to commit to a future that normalizes the loss of goods, ethics, dignity, education, health, modernizing them and translating them into digital goods available to those who adapt, update, join a mass of competing robots with the less obedient artificial intelligence, concealing their crimes thanks to the exemption of the state of necessity, the opportunity of substitutes re politics with technique and choices with algorithms, making believe that they are anodyne, impartial, sanitized tools, when instead they aim at the unleashing of the feral instincts of greed and accumulation, of prevarication and oligarchic elitism, mediated by the bon ton of diplomacies and bureaucracies, by the hairy charity of the almsgivers who give a choke in exchange for the transfer of sovereignty and the cancellation of the principles of a Constitution guilty of being born from national resistance and assimilated to literary production, now stale, which tells democracy in its betrayed homelands because public education has been demolished and mortified, information has been given to an arrogant and ignorant bosses, the bourgeoisie has been demoted to a disadvantaged class unaware of its condemnation and its natural destiny, the elaboration of the past is prohibited and therefore the imagination of the future has nothing left, not even crying. The unpunished hypocrisy and moral incorrectness of the vision presented by the modest tyrant is demonstrated by the determination with which he reduces the crisis to which he contributed as a zealous killer, curator of sales, renunciations, liquidations, privatization, cuts, sales, obligations to participate in roulette Russian funds and subprime, a health emergency, from which to come out with a new, more unscrupulous and bloody austerity that involves the definitive abjuration of democracy.

And the brazen familiarity with lies is shown when, after the ascertained failure of the agile work of this "bandit army" of pandemic apps, the counterfeit balance sheet accountant reassures us. Everyone will be able to check and verify the effectiveness of the government action on a platform. In the last year a lot has been written about biopower and the reduction of people to their pure biological dimension, but this anthropological fall did not occur suddenly with the dose of terror spread through the so-called pandemic, it was instead a slow process, a long sliding on an inclined plane that most people have not had a perception of. Yet the signs of a progressive barbarism, indeed of a real reduction to primitiveness that is leading us to give in to sanitary tyranny, were all there, from the important ones such as the disappearance of political conceptions replaced by a hypothetical conformist correctness, to the fall into the marshy ground of the complacent banality of all forms of expression, to those apparently marginal and laughable, but interesting as a symptom of the terminal illness of a world.

 

 

La libertad es cosa demasiado seria para contentarse con concesiones, pensar en merecerla sin haberla conquistado y mantenido cuidadosamente todos los días, para entregarse a su declinación en forma de licencias desiguales, otorgadas en virtud de la pertenencia, los ingresos, la obediencia. Es demasiado grave delegarlo en alguien que no lo sabe y no quiere reconocerlo en nosotros y para nosotros. Por eso, aún hoy debemos sacarlo del dominio de las pasiones, del miedo que se ha convertido en el sentimiento dominante, de la desconfianza cultivada para fortalecer el poder de dividir para dominar mejor, incluso de la esperanza bondadosa. para hacernos querer volver a un orden y una normalidad que han producido las condiciones que vivimos, cuando el despotismo se ha disfrazado de "salud", con el temor de que sin un enemigo invisible e indiscutible la guerra del lucro contra la justicia, de la represión contra la solidaridad, de la opresión contra la igualdad, en la duda de que no bastaba con dar poderes y competencias a una superpotencia y era urgente ejercer la soberanía última, la de imponer leyes especiales, un estado de excepción , censura y condena de la disidencia, autoridades extraordinarias, para anular hasta los últimos rituales de la democracia, el voto ya reducido a sello notarial, l a la participación y el control sobre los procesos de toma de decisiones, degradado a me gusta a las declaraciones de los tomadores de decisiones en Twitter. Y de hecho no fue suficiente, si hoy un comisario gris, que viene de fuera, probablemente un "apátrida" que se identifica con un superior de "falsa patria" que ha borrado las fronteras sólo para evitar obstáculos a su policía administrativa y su Conducta depuradora contra el pueblo, quiere despertar en nosotros una igualmente "falsa conciencia", orientada a la homologación, abdicación, renuncia a las prerrogativas, derechos, talento, bienes comunes, y orientada a la transformación definitiva del recurso humano en capital para ser explotado. hasta reducirlo de mercancía a número que puede ser cancelado si no merece figurar en la cuenta imperial. Para que seamos nosotros los que nos sentimos extranjeros en casa, ciudadanos de segunda clase, privados de los derechos de ciudadanía y de los bienes y servicios que habíamos ayudado a crear, y de los que no hemos protegido la conservación y promoción, expropiados del bienes concretos e ideales que todavía habíamos producido a pesar de ocupaciones, redadas, represiones, atropellos, consumidos por quienes ganaron junto con la pretensión de inocencia que de mortificarnos, silenciarnos, separarnos, desanimarnos "por nuestro bien", imponernos nosotros además la remoción de sus delitos pasados ​​y presentes por la necesidad de comprometerse con un futuro que normalice la pérdida de bienes, la ética, la dignidad, la educación, la salud, modernizándolos y traduciéndolos en bienes digitales a disposición de quienes se adapten, actualicen , se unen a una masa de robots competidores con la inteligencia artificial menos obediente, ocultando sus crímenes gracias a la exención del estado de necesidad, la oportunidad de sustitutos volver a la política con la técnica y las elecciones con algoritmos, haciéndose creer que son herramientas anodinas, imparciales y desinfectadas, cuando en cambio apuntan a desencadenar los instintos salvajes de la codicia y la acumulación, de la prevaricación y el elitismo oligárquico, mediado por el bon ton de las diplomacias. y burocracias, por la caridad peluda de los limosneros que dan un estrangulamiento a cambio del traspaso de soberanía y la anulación de los principios de una Constitución culpable de nacer de la resistencia nacional y asimilada a la producción literaria, hoy rancia, que narra la democracia en sus patrias traicionadas porque la educación pública ha sido demolida y mortificada, se ha dado información a unos patrones arrogantes e ignorantes, se ha degradado a la burguesía a una clase desfavorecida que desconoce su condena y su destino natural, se prohíbe la elaboración del pasado y por tanto a la imaginación del futuro no le queda nada, ni siquiera el llanto. La hipocresía impune e incorrección moral de la visión que presenta el modesto tirano queda demostrada por la determinación con la que reduce la crisis a la que contribuyó como fervoroso asesino, comisario de ventas, renuncias, liquidaciones, privatizaciones, recortes, ventas, obligaciones de Participar en la ruleta de los fondos rusos y subprime, una emergencia sanitaria, de la que salir con una nueva, más inescrupulosa y sangrienta austeridad que implica la abjuración definitiva de la democracia.

Y la descarada familiaridad con la mentira se muestra cuando, tras el probado fracaso del trabajo ágil de este "ejército gangcaleone", de aplicaciones pandémicas, el contable de balances falsos nos tranquiliza. Todos podrán verificar y verificar la efectividad de la acción del gobierno en una plataforma. En el último año se ha escrito mucho sobre el biopoder y la reducción de las personas a su dimensión biológica pura, pero esta caída antropológica no llegó de repente con la dosis de terror que se extendió a través de la llamada pandemia, sino que fue un proceso lento, un deslizamiento largo en un plano inclinado del que la mayoría de la gente no ha tenido una percepción. Sin embargo, los signos de una barbarie progresiva, incluso de una reducción real al primitivismo que nos lleva a ceder a la tiranía sanitaria, estaban todos ahí, desde los importantes como la desaparición de las concepciones políticas sustituidas por una hipotética corrección conformista, hasta la Caer en el terreno pantanoso de la complaciente banalidad de todas las formas de expresión, para aquellas aparentemente marginales y risibles, pero interesantes como síntoma de la enfermedad terminal de un mundo.