7. feb, 2016

NUOVA ETICA.

Non piangete per i morti, ma per la massa apatica dei codardi e dei deboli che
percepiscono la sofferenza e l'ingiustizia del mondo e non osano parlare.
Ralph Chaplin
La libertà è il cammino
attraverso cui passano i doveri morali.
Basta con gli affari e il denaro
che rendono schiavi donne e bambini!
Tótila Albert.
Sembra che una specie di pazzia stia ispirando l'andamento delle cose umane. È qualcosa che appare sempre più evidente e su cui molti hanno scritto emettendo diagnosi diverse. Molti (Gabriel Marcel e Barbara Garson1 , tra gli altri) pensano che il peggiore dei nostri mali sia la tecnocrazia o il "totalitarismo tecnocratico", come preferisce chiamarlo Theodor Roszak. Willis Harman, nel suo libro An Incomplete Guide to the Future (1976), suggerisce che tutto ciò ha a che fare con la mentalità dell'uomo industriale.Egli segnala che, oltre la tecnologia e il macchinario economico del capitalismo moderno, il modo di vita che ne deriva implica una determinata mentalità, e che è in questa che dobbiamo vedere l'origine di tutte quelle conseguenze che, nonostante le nostre buone intenzioni, ci sembrano tanto difficili da risolvere. Fritjof Capra, nel suo libro The Turning Point (1982), fa notare che, ancor più dell'industrializzazione e del modo di vita che essa porta con sé, è importante il razionalismo unilaterale a partire dal quale abbiamo guardato il mondo e contemplato noi stessi. Alla fine del secolo scorso, Nietzsche aveva già indicato i seri limiti del razionalismo e in tempi più recenti il tema riappare frequentemente, ma in generale si finisce per responsabilizzarne Cartesio e Aristotele, la qual cosa mi pare ingiusta. Aristotele fu un iniziato ai misteri e Cartesio, oltre ad averci dato la geometria analitica, fu un uomo profondamente intuitivo e religioso. Sembra ridicolo che delle persone così poco "lineari" finiscano per essere presentate come i principali rappresentanti dei limiti del pensiero lineare. Con tutto ciò, continua ad essere importante che riconosciamo e mettiamo in discussione il fatto di aver guidato il mondo e i nostri stessi affari solo e unicamente alla luce della ragione materialistica.
Ma nonostante l'importanza del tema, che rende necessario un cambiamento mentale, dubito che mettendo alla gogna la mentalità super-razionale che è culminata nell'attuale era tecnologica abbiamo identificato la radice ultima del problema. Tendo piuttosto a considerare sospettosa la direzione troppo razionale di questa diagnosi - che sembra implicare un'interpretazione unidirezionale di atteggiamenti emozionali (come ambizione e autoritarismo) e mali politici (come nazionalismo e ipertrofia della burocrazia) che vengono considerati come mere complicazioni derivate da una forma di pensiero erronea. E certo che la conoscenza influisce sul modo di sentire e che la visione religiosa, filosofica e mitica del mondo, lungi dall'essere stata solamente fonte di liberazione e di trasformazione positiva dell'umanità, è anche servita a giustificare e coprire atteggiamenti e comportamenti patologici. Ma con la stessa giustificazione potremmo considerare il razionalismo frutto della volontà di dominio del mondo attraverso la tecnologia ed espressione di un atteggiamento troppo avido e manipolatore. Lo scientismo anti-spirituale e la tirannia del modo lineare del pensiero possono essere considerati come una specie di congelamento della conoscenza dal suo lato analitico-utilitario, e questa a sua volta ci suggerisce una fissazione ansiosa intorno alla sopravvivenza, in detrimento al sacro riposo necessario alla contemplazione. Penso, tuttavia, che sia valido aspirare a portare a termine una spiegazione unificata dei nostri mali cognitivi, emozionali e sociopolitici, ed è in questo spirito che propongo l'idea che il patriarcato sia la radice comune della mentalità industriale, del capitalismo, dello sfruttamento, dell'alienazione, dell'incapacità di vivere in pace, della spoliazione della Terra e di altri mali di cui soffriamo. Potrei limitarmi a dire che la fonte di tutti i mali della società che ci ha portato alla crisi attuale è la nostra limitata capacità per le relazioni umane salutari. Non mi si negherà che sia la nostra limitata capacità di amare - o, se vogliamo, la nostra limitata capacità di obbedire al comandamento cristiano di amare il nostro prossimo come noi stessi - ciò che ci impedisce di mantenere relazioni davvero fraterne con chi ci circonda, e sembrerebbe sufficiente riconoscere che il limite della nostra capacità di amare genera una società malata con tutto il suo seguito di problemi secondari. Ma possiamo rendere più precisa la nostra diagnosi se ci concentriamo più esattamente su ciò che si frappone tra noi e la nostra capacità di agire fraternamente.
A questo punto, possiamo vedere quanto sia grande la differenza tra una società i cui membri abbiano un genuino spirito di partecipazione e una società i cui membri siano imbevuti di individualismo.
Una società può veramente essere definita "partecipativa" quando la maggior parte dei suoi membri condivide la preoccupazione per il bene comune; è disposta a porre le esigenze al di sopra degli interessi personali di ciascuno; è fiera che il principio della giustizia valga per tutti ed ha coscienza della comune responsabilità di rispettare le leggi che applicano quel principio alla vita sociale.
Una società in cui predomini l'individualismo manifesta tendenze opposte: la nozione di bene comune è oscurata o dimenticata; l'interesse personale diventa norma suprema; vengono messi in risalto i diritti, ma non i doveri; la giustizia è buona quando è "giustizia per me", ma non altrettanto buona quando significa "giustizia per tè"; la permissività, in luogo della giustizia, diventa il principio-guida della legge. (Il fatto che le leggi permissive, anche quando sono ben accette e se ne fruisce, non sono mai oggetto di ammirazione, dimostra come la gente percepisca che tali leggi sono prive di reale giustizia).
Spesso le leggi permissive consentono semplicemente che la gente violi i propri obblighi verso gli altri. Una persona sposata che eserciti il "diritto" al divorzio, viola il diritto dell'altro coniuge alla fedeltà (che il più delle volte è ciò che questi vuole) e, specialmente, viola il diritto dei loro figli a una famiglia unita, un bene che i figli vogliono sempre.
La teoria della permissività vuole che ogni uomo abbia il diritto di essere legge a sé stesso, almeno nella vita personale e privata. Ma la vita pubblica è costruita sulle vite e i valori degli individui; e così la mentalità permissiva genera uno spirito di insofferenza alla legge anche nella vita pubblica e sociale, un fenomeno che, come si può costatare, diviene sempre più pervasivo.
Il filosofo permissivista può asserire che la legge è nemica della vita e che l'abolizione della legge favorisce la vera crescita e la sana spontaneità: ma non è affatto così. La vita organica, la vita corporea o intellettuale di un individuo, e in modo singolarissimo la vita sociale di una comunità, si sviluppano sanamente solo se seguono certe leggi di salute e di crescita. Il mancato adeguamento a queste leggi da luogo nel migliore dei casi a un arresto nella crescita e, nel peggiore, alla distruzione. Un corpo può crescere solamente se le cellule e i tessuti rispettano le leggi di crescita che sono loro peculiari, nonché le appropriate relazioni reciproche; una cellula "senza legge" è una cellula cancerosa e la sua crescita spontanea può condurre a morte l'intero corpo. Questo vale anche per il corpo sociale.
Una società individualista è una struttura imperfetta. Avendo perduto le forze spirituali interne che la tengono insieme — spirito comunitario, senso della giustizia, amore per il bene comune — essa tende all'arbitrio e alla disgregazione.
La forza della legge
Essere ostile alla legge significa essere antisociale, contro gli altri; significa, nel senso più proprio, essere antidemocratici. La mentalità anti legge non favorisce ne tutela le libertà popolari: promuove la libertà per pochi — il potente, il furbo, chi è privo di scrupoli — di sfruttare il popolo, consapevole d'altronde che, quanto più cresce la mentalità anti normativa, tanto più viene erosa la capacità della legge di proteggere i diritti dei cittadini.
La società ha bisogno della forza della legge. È tuttavia da rilevare che non si può certo dire che la legge sia forte quando viene temuta e rispettate per paura; se la forza fosse dovuta semplicemente al fatto che poggia su un potere coercitivo, allora forte non sarebbe la legge, ma il potere che vi è dietro. La legge deve esser forte in sé stessa, e ciò avviene unicamente in virtù della sua giustizia.
Sia i governi sia i cittadini devono rendersi conto che l'autorità della legge non deriva, in definitiva, dal fatto che essa sia espressione della volontà di un partito o del popolo. La sua forza vincolante non scaturisce dal consenso popolare (come non viene inficiata dal dissenso popolare): promana dalla giustizia. Una legge non possiede maggiore autorità quando sia approvata da molti, e minore quando sia promulgata da pochi o persino da uno solo. Un provvedimento giusto deve essere osservato — è cioè fornito di autorità — anche se si tratta di una decisione presa da una minoranza; così come a un provvedimento ingiusto bisogna resistere — manca di autorità — anche se è sottoscritto da una schiacciante maggioranza. Una legge giusta è vincolante sia in uno Stato democratico che in uno Stato totalitario; una legge ingiusta non obbliga in nessuno dei due.
L'eccesso di produzione normativa è indubbiamente una delle calamità del ventunesimo secolo. Le società contemporanee potrebbero certo funzionare con un numero più esiguo di leggi, ma nessuna società potrebbe operare con minor giustizia o meno rispetto per essa. Una "democrazia" in cui il popolo si senta libero di non rispettare la legge non è una società di popolo, ne le libertà popolari sopravvivranno a lungo. L'autorità pone certamente una relazione tra coloro che la esercitano e coloro che le sono soggetti. Ma essa non è necessariamente una relazione di potere; non dovrebbe essere basata sulla forza ne sull'abilità di ridurre altri in soggezione. In una società sana si tratta di una relazione di libere volontà, debitamente ordinate alla giustizia e al bene comune. Per sua natura, quindi, essa implica ragione e libertà sia in chi esercita l'autorità sia in chi l'accetta. Una serena riflessione ci dice che dove l'autorità viene rettamente esercitata nell'applicazione di leggi giuste, essa non si oppone alla libertà personale che, anzi, promuove e serve.
All'uomo riflessivo l'autorità legittima appare allora come un bene positivo. Il principio di autorità ha per lui una certa sacralità, poiché manifesta la presenza della giustizia nella società. L'accettazione dell'autorità è un atto ragionevole. L'obbedienza all'autorità diviene un atto di libertà e un segno di maturità. Dietro la legittima autorità sta la volontà di Dio (cfrRm 13,1); questa la ragione più profonda della sua sacralità. L'accettazione dell'autorità è perciò un vero atto religioso, come tale è l'esercizio dell'autorità. Chi esercita l'autorità è consapevole che il potere morale di cui è investito proviene dall'alto (cfrGv 19,11), e che dovrà rispondere di ogni mancanza se non esercita l'autorità nello spirito della giustizia divina.
In una società veramente partecipativa ogni cittadino condivide la generale sollecitudine per il bene comune. Una società di individualisti non può mai essere una società realmente democratica o partecipativa. Infatti, una società o una comunità di individualisti è una contraddizione in termini; un popolo di individualisti non è un popolo “Sano” ma un “Caos” che Trascina le persone in un Baratro di Oscurità Totale.
Nuova Etica di Puro Lusso Francescano Asimmetria Perfetta di BEN-ESSERE.

 

Do not weep for the dead, but for the mass of apathetic cowards and weaklings who
perceive the suffering and injustice of the world and do not dare to speak.
Ralph Chaplin
Freedom is the way
through which the moral duties.
No more business and money
which make women slaves and children!
Totila Albert.
It seems like a kind of madness is inspiring the trend of human affairs. It is something that is becoming increasingly clear, and on which many have written emitting different diagnoses. Many (Gabriel Marcel and Barbara Garson1, among others) believe that the worst of our problems is the technocracy or the "technocratic totalitarianism", as he prefers to call Theodor Roszak. Willis Harman, in his book An Incomplete Guide to the Future (1976), suggests that this has to do with the man's mentality industriale.Egli noted that, beyond technology and the economic machinery of modern capitalism, the way which will result implies a certain mindset, and that it is in this that we see the origin of all the consequences that, despite our good intentions, seem so difficult to resolve. Fritjof Capra, in his book The Turning Point (1982), points out that, even more industrialization and way of life that it brings, it is important unilateral rationalism from which we looked at the world and ourselves contemplated . At the end of the last century, Nietzsche had already indicated the serious limitations of rationalism and more recently the theme reappears frequently, but in general you end up responsabilizzarne Descartes and Aristotle, which would seem to me unjust. Aristotle was an initiate into the mysteries and Descartes, as well as giving us the analytic geometry, was a deeply religious man and intuitive. It seems ridiculous that people so little "linear" may come to be presented as the main representatives of the limits of linear thinking. Even so, it continues to be important that we recognize and we question the fact that it has led the world and our own business only and solely in the light of the materialistic reason.
But despite the importance of the theme, which requires a mental shift, I doubt that putting to shame the super-rational mentality that has culminated in the current technological era we have identified the ultimate root of the problem. I tend rather to consider the direction suspicious too rational of this diagnosis - it seems to imply unidirectional interpretation of emotional attitudes (such as ambition and authoritarianism) and political ills (such as nationalism and hypertrophy of bureaucracy) that are treated as mere complications derived from a form of erroneous thinking. It is certain that knowledge affect the way you feel and the religious vision, philosophical and mythical world, far from being merely a source of liberation and positive transformation of humanity, also it served to justify and cover attitudes and pathological behaviors . But with the same justification we could be considered the result of rationalism will of world domination through technology and expression of an attitude too greedy and manipulative. The anti-scientism and spiritual tyranny of the linear way of thinking can be seen as a kind of freezing of knowledge from his analytical-utilitarian side, and this in turn suggests an anxious fixation around the survival, in detriment to the sacred resting needed contemplation. I think, however, that it is valid aspire to carry out a unified explanation of the evils of our cognitive, emotional and socio-political, and it is in this spirit that I propose the idea that patriarchy is the common root of the industrial mentality, of capitalism, of exploitation , alienation, inability to live in peace, the despoliation of the Earth and other ills from which we suffer. I could limit myself to say that the source of all the ills of society that has brought us to the current crisis is our limited capacity for healthy human relationships. I do not deny that it is our limited capacity to love - or, if you will, our limited ability to obey the Christian commandment to love our neighbor as ourselves - what prevents us to maintain very fraternal relations with those around us, and it would seem enough to recognize that the limit of our capacity to love generates a sick society with all its train of minor problems. But we can improve the accuracy of our diagnosis if more precisely focus on what stands between us and our ability to act fraternally.
At this point, we can see how great the difference between a society whose members have a genuine spirit of participation and a society whose members are imbued with individualism.
A company can truly be called "participatory" when most of its members share the concern for the common good; It is willing to put the needs above personal interests of each; It is proud that the principle of justice applies to all and is aware of the common responsibility to respect the laws that apply that principle in social life.
A society in which predominates the individualism manifests opposing tendencies: the notion of the common good is obscured or forgotten; self-interest becomes the supreme norm; They are highlighted the rights, but no duties; Justice is good when it is "justice for me", but not so good when it means "justice for tea"; permissiveness, instead of justice, becomes the guiding principle of the law. (The fact that the permissive laws, even when they are well accepted and if it will be delivered, are never the object of admiration, shows how the people perceive that these laws are devoid of real justice).
Often permissive laws merely allow people in breach of its obligations to others. A married person who exercises the "right" to divorce, violates the rights of the other spouse to the fidelity (which in most cases is what they want) and, especially, violates the right of their children to a united family, good that children always want.
The theory of permissiveness wants every man has the right to be a law to himself, at least in the personal and private life. But public life is built on the lives and values ​​of individuals; and so the permissive mentality generates a spirit of intolerance to the law even in public and social life, a phenomenon which, as can be seen, becomes more and more pervasive.
The philosopher permissiveness can assert that the law is the enemy of life and that the abolition of the law favors true growth and healthy spontaneity, but it is not so. Organic life, body or intellectual life of an individual, and singular way the social life of a community, develop soundly only if they follow certain laws of health and growth. Failure to adapt to these laws gives rise at best to a halt in the growth and, at worst, the destruction. A body can only grow if the cells and tissues comply with the laws of growth that are peculiar to them, as well as the appropriate reciprocal relations; a cell "without law" is a cancer cell and its spontaneous growth can lead the entire body to death. This also applies to the social body.
An individualistic society is an imperfect structure. Having lost the internal spiritual forces that hold it together - community spirit, sense of justice, love for the common good - it arbitrary and tends to disintegrate.
The force of law
Be hostile to the law it means to be anti-social, against the other; means, in the proper sense, be undemocratic. The anti-law mentality is not conducive protects the people's freedom promotes freedom for the few - the powerful, the clever, who has no scruples - to exploit the people, aware, moreover, that, as a growing anti-minded legislation, the more erodes the ability of the law to protect the rights of citizens.
The company needs the force of law. However, it should be noted that no one can say that the law is stronger when it is feared and respected for fear; if the force was simply due to the fact that rests on coercive power, strong then would not the law, but the power behind it. The law must be strong in itself, and this is solely by virtue of his righteousness.
Both governments and citizens need to realize that the authority of the law does not derive ultimately from the fact that it is an expression of the will of one party or the people. Its binding force does not come from the popular support (as it is not affected by the popular dissent): emanates from justice. A law has no more authority when it is approved by many, and less when it is promulgated by a few or even just one. A fair measure must be observed - ie it is provided with authorities - although it is a decision taken by a minority; as well as an unjust measure must resist - lack of authority - even if it is signed by an overwhelming majority. A just law is binding both in a democratic state in a totalitarian state; an unjust law does not oblige either of them.
The excess of law-making is undoubtedly one of the twenty-first century disasters. Contemporary society could certainly work with a smaller number of laws, but no company could operate with less justice or less respect for it. A "democracy" in which the people feel free not to enforce the law is not a people's society, it popular liberties survive long. The authorities certainly poses a relationship between those who exercise it and those who are subjected. But it is not necessarily a relationship of power; It should not be based on force it on the ability to reduce other in awe. In a healthy society it is a relationship of free will, duly ordered to justice and the common good. By its nature, therefore, it implies reason and freedom both in those who exercise authority both in those who accept it. A calm reflection tells us that where authority is properly exercised in the application of just laws, it is not opposed to personal freedom, indeed, promotes and serves.
 thoughtful man the legitimate authority appears then as a positive good. The principle of authority has for him a certain sacredness, since it manifests the presence of justice in society. The acceptance of authority is a reasonable act. Obedience to the authority becomes an act of freedom and a sign of maturity. Behind the legitimate authority is the will of God (cfrRm 13.1); This is the deeper reason for its sacredness. The acceptance of authority is thus a truly religious act, as such it is the exercise of authority. Those who exercise authority is aware that the moral power before it comes from above (cfrGv 19,11), and who will have to answer for any lack if you do not exercise authority in the spirit of divine justice.
In a truly participatory society every citizen shares the general concern for the common good. A society of individualists can never be a society truly democratic or participatory. In fact, a society or a community of individualists is a contradiction in terms; a nation of individualists is not a people "Sano" but a "Chaos" that drag people into a chasm Total Darkness.
New Ethics of Pure Luxury Franciscan Asymmetry Perfect WELL-BEING.

No llorar por los muertos, pero la masa de cobardes apáticos y débiles que
percibir el sufrimiento y la injusticia del mundo y no se atreven a hablar.
Ralph Chaplin
La libertad es el camino
a través del cual los deberes morales.
No más negocios y dinero
hacen que las mujeres y los niños esclavos!
Totila Albert.
Parece una especie de locura está inspirando a la tendencia de los asuntos humanos. Es algo que se está volviendo cada vez más claro, y sobre el cual muchos han escrito que emite diferentes diagnósticos. Muchos (Gabriel Marcel y Barbara Garson1, entre otros) creen que lo peor de nuestros problemas es la tecnocracia o el "totalitarismo tecnocrático", como él prefiere llamar Theodor Roszak. Willis Harman, en su libro Un Incompleto guía para el futuro (1976), sugiere que esto tiene que ver con la mentalidad del hombre industriale.Egli señalar que, más allá de la tecnología y la maquinaria económica del capitalismo moderno, el camino que dará como resultado implica un cierto modo de pensar, y que es en esto que vemos el origen de todas las consecuencias que, a pesar de nuestras buenas intenciones, parece tan difícil de resolver. Fritjof Capra, en su libro The Turning Point (1982), señala que, aún más la industrialización y la forma de vida que trae, es importante racionalismo unilateral desde el que miramos el mundo ya nosotros mismos contemplan . A finales del siglo pasado, Nietzsche ya había señalado las graves limitaciones del racionalismo y, más recientemente, el tema reaparece con frecuencia, pero en general se terminan responsabilizzarne Descartes y Aristóteles, que me parecería injusto. Aristóteles era un iniciado en los misterios y Descartes, así como darnos la geometría analítica, era un hombre profundamente religioso e intuitiva. Me parece ridículo que la gente tan poco "lineal" puede llegar a ser presentados como los principales representantes de los límites del pensamiento lineal. Aún así, sigue siendo importante que reconozcamos y nos cuestionan el hecho de que se ha llevado el mundo y nuestro propio negocio única y exclusivamente a la luz de la razón materialista.
Pero a pesar de la importancia del tema, lo que requiere un cambio mental, dudo que poner a la vergüenza la mentalidad super-racional que ha culminado en la era tecnológica actual se ha identificado la raíz última del problema. Tiendo en lugar de considerar la dirección sospechosa demasiado racional de este diagnóstico - que parece implicar la interpretación unidireccional de actitudes emocionales (como la ambición y el autoritarismo) y males políticos (como el nacionalismo y la hipertrofia de la burocracia) que son tratados como meras complicaciones derivadas de un formulario de pensamiento erróneo. Es cierto que el conocimiento afecta a la forma de sentir y la visión religiosa, filosófica y mítico mundo, lejos de ser meramente una fuente de liberación y transformación positiva de la humanidad, también ha servido para justificar y cubrir las actitudes y comportamientos patológicos . Pero con la misma justificación que podría ser considerado como el resultado del racionalismo voluntad de dominar el mundo a través de la tecnología y la expresión de una actitud demasiado ambicioso y manipulador. El anti-cientificismo y espiritual tiranía de la forma lineal de pensamiento puede ser visto como una especie de congelación de los conocimientos de su lado analítico-utilitaria, y esto a su vez sugiere una fijación ansiedad en torno a la supervivencia, en detrimento de la necesaria reposo sagrado contemplación. Creo, sin embargo, que se trata de aspirar válida para llevar a cabo una explicación unificada de los males de nuestro cognitivas, emocionales y socio-política, y es en este espíritu que propongo la idea de que el patriarcado es la raíz común de la mentalidad industrial, del capitalismo, de la explotación , la alienación, la incapacidad de vivir en paz, el despojo de la tierra y otros males que padecemos. Podría limitarme a decir que la fuente de todos los males de la sociedad que nos ha llevado a la crisis actual es nuestra limitada capacidad para las relaciones humanas sanas. No niego que es nuestra limitada capacidad de amar - o, si se quiere, nuestra capacidad limitada para obedecer al mandamiento cristiano del amor al prójimo como a nosotros mismos - lo que nos impide mantener relaciones muy fraternas con los que nos rodean, y parecería suficiente para reconocer que el límite de nuestra capacidad de amar genera una sociedad enferma con todo su cortejo de problemas menores. Pero podemos mejorar la precisión del diagnóstico, si nuestra centrarse con mayor precisión en lo que se interpone entre nosotros y nuestra capacidad para actuar fraternalmente.
En este punto, podemos ver cuán grande es la diferencia entre una sociedad cuyos miembros tienen un auténtico espíritu de participación y una sociedad cuyos miembros están imbuidos de individualismo.
Una empresa puede ser llamado verdaderamente "participativo" cuando la mayoría de sus miembros comparten la preocupación por el bien común; Está dispuesta a poner las necesidades por encima de los intereses personales de cada uno; Es orgulloso de que el principio de justicia se aplica a todos y es consciente de la responsabilidad común de respetar las leyes que se aplican este principio en la vida social.
Una sociedad en la que predomina el individualismo se manifiesta tendencias opuestas: la noción del bien común se oscurece o se olvida; el interés propio se convierte en la norma suprema; Ellos se ponen de relieve los derechos, pero ningún deber; La justicia es buena cuando es "la justicia para mí", pero no tan bueno cuando significa "justicia para el té"; permisividad, en lugar de la justicia, se convierte en el principio rector de la ley. (El hecho de que las leyes permisivas, incluso cuando están bien aceptadas y si se entregan, no son objeto de admiración, muestra cómo las personas perciben que estas leyes están desprovistos de la justicia real).
A menudo, las leyes permisivas sólo permiten a las personas en incumplimiento de sus obligaciones para con los demás. Una persona casada que ejerce el "derecho" al divorcio, viola los derechos del otro cónyuge a la fidelidad (que en la mayoría de los casos es lo que quieren) y, sobre todo, viola el derecho de sus hijos a una familia unida, buena que los niños siempre quieren.
La teoría de la permisividad quiere que cada hombre tiene el derecho de ser una ley para sí mismo, al menos en la vida personal y privado. Pero la vida pública se basa en la vida y los valores de los individuos; y así la mentalidad permisiva genera un espíritu de intolerancia a la ley, incluso en la vida pública y social, un fenómeno que, como puede verse, se vuelve más y más penetrante.
La permisividad filósofo puede afirmar que la ley es el enemigo de la vida y que la abolición de la ley favorece el verdadero crecimiento y la espontaneidad saludable, pero no es así. La vida orgánica, el cuerpo o la vida intelectual de un individuo, y de manera singular la vida social de una comunidad, se desarrollan a fondo sólo si se siguen ciertas leyes de la salud y el crecimiento. Falta de adaptación a estas leyes da lugar a lo sumo a un alto en el crecimiento y en el peor, la destrucción. Un cuerpo sólo puede crecer si las células y tejidos cumplan con las leyes de crecimiento que les son propias, así como las relaciones mutuas adecuadas; una célula "sin ley" es una célula de cáncer y su crecimiento espontáneo puede conducir todo el cuerpo a la muerte. Esto también se aplica al cuerpo social.
Una sociedad individualista es una estructura imperfecta. Después de haber perdido las fuerzas internas espirituales que lo mantienen unido - espíritu de comunidad, el sentido de la justicia, de amor por el bien común - es arbitraria y tiende a desintegrarse.
La fuerza de la ley
Hostiles a la ley que significa ser antisocial, en contra de la otra; significa, en el sentido propio, como antidemocrático. La mentalidad anti-ley no es propicio protege la libertad del pueblo promueve la libertad para unos pocos - los poderosos, los inteligentes, que no tiene escrúpulos - para explotar al pueblo, consciente, por otra parte, que, como una creciente legislación contra la mente, la más erosiona la capacidad de la ley para proteger los derechos de los ciudadanos.
La empresa tiene fuerza de ley. Sin embargo, cabe señalar que no se puede decir que la ley es más fuerte cuando es temido y respetado por el miedo; si la fuerza no era simplemente debido al hecho de que se basa en el poder coercitivo, fuerte, entonces sería la ley, pero el poder detrás de él. La ley debe ser fuerte en sí mismo, y esto es sólo en virtud de su justicia.
Tanto los gobiernos como los ciudadanos tienen que darse cuenta de que la autoridad de la ley no se deriva en última instancia del hecho de que es una expresión de la voluntad de una parte o de la gente. Su fuerza obligatoria no viene desde el apoyo popular (ya que no se ve afectado por el rechazo popular): emana de la justicia. Una ley no tiene más autoridad cuando sea aprobado por muchos, y menos cuando es promulgada por unos pocos o incluso sólo uno. Una medida justa debe ser observada - es decir, que se proporciona con las autoridades - aunque es una decisión tomada por una minoría; así como una medida injusta debe resistir - falta de autoridad - incluso si está firmado por una mayoría abrumadora. Una ley justa es vinculante tanto en un estado democrático en un Estado totalitario; una ley injusta no obliga a ninguno de ellos.
El exceso de la ley de decisiones es, sin duda, una de las veintidós primeras desastres siglo. La sociedad contemporánea sin duda podría trabajar con un menor número de leyes, pero no se podía operar con menos justicia o menos respeto por ella. Una "democracia" en el que las personas se sienten libres de no cumplir la ley no es la sociedad de un pueblo, que las libertades populares sobrevivió mucho tiempo. Las autoridades, sin duda plantea una relación entre aquellos que lo ejercen y los que están sometidos. Pero no es necesariamente una relación de poder; No se debe basar en vigor en la capacidad de reducir otros en el temor. En una sociedad sana es una relación de libre albedrío, debidamente ordenada a la justicia y el bien común. Por su naturaleza, por lo tanto, supone la razón y la libertad tanto en aquellos que ejercen la autoridad, tanto en los que la aceptan. Una reflexión serena nos dice que donde la autoridad se ejerce adecuadamente en la aplicación de leyes justas, no se opone a la libertad personal, de hecho, promueve y sirve.
 hombre reflexivo la autoridad legítima aparece entonces como un bien positivo. El principio de autoridad tiene para él un cierto carácter sagrado, ya que manifiesta la presencia de la justicia en la sociedad. La aceptación de la autoridad es un acto razonable. La obediencia a la autoridad se convierte en un acto de libertad y un signo de madurez. Detrás de la autoridad legítima es la voluntad de Dios (cfrRm 13.1); Esta es la razón más profunda de su carácter sagrado. La aceptación de la autoridad es, pues, un acto verdaderamente religioso, como tal, es el ejercicio de la autoridad. Los que ejercen la autoridad es consciente de que el poder moral antes de que viene de arriba (cfrGv 19,11), y que tendrán que responder por cualquier falta si no ejercen funciones de autoridad en el espíritu de la justicia divina.
En una sociedad verdaderamente participativa a todos los ciudadanos comparte la preocupación general por el bien común. Una sociedad de individualistas nunca puede ser una sociedad verdaderamente democrática o participativa. De hecho, una sociedad o una comunidad de individualistas es una contradicción en los términos; una nación de individualistas no es un pueblo "Sano", sino un "caos" que arrastran las personas en un abismo oscuridad total.
Nueva Ética de puro lujo franciscana Asimetría bienestar perfecto.