2. gen, 2016

VERSO LA FINE DELLA RAZZA UMANA PER COME LA CONOSCIAMO? Terza parte.

VERSO LA FINE DELLA RAZZA UMANA PER COME LA CONOSCIAMO? Terza parte.
Il National Post fa notare che «lo studio stranamente ricorda gli scritti del XIX secolo dello studioso inglese Thomas Malthus, il quale concluse che senza massicci controlli del tasso di natalità (preferibilmente tramite l’astinenza), l’umanità sarebbe stata condannata a mangiare se stessa, volgendosi a fame e disastri. Duecento anni di progressi tecnologici in agricoltura, tuttavia, hanno reso molte delle previsioni di Malthus alquanto discutibili». Ma i matematici della Nasa e i loro colleghi contestano che, anche aumentando l’efficienza con la tecnologia, possano essere risolti i colossali problemi di oggi: «Il cambiamento tecnologico può aumentare l’efficienza dell’uso delle risorse, ma tende anche ad aumentare sia il consumo di risorse pro-capite che il livello di estrazione delle stesse, in modo che, in assenza di indirizzi politici, gli aumenti dei consumi spesso compensano la maggiore efficienza nell’uso delle risorse». Tutto ciò in economia è d’altronde ben noto da tempo, sotto il nome di paradosso di Jevons.
I ricercatori fanno l’esempio dell’aumento della produttività agricola e industriale negli ultimi due secoli, ed evidenziano che l’impatto sulle risorse è aumentato invece che il contrario, nonostante nello stesso periodo si siano avuti eccezionali incrementi nell’efficienza.
I quattro soggetti in cui lo studio riduce l’ambito della civiltà umana sono: le élites, la gente comune, la natura e la ricchezza. Una divisione conseguente al fatto che, appunto, «gli ostacoli ecologici» e la «stratificazione economica» sono i due principali fattori che hanno provocato sempre il crollo delle società. Ad ogni fattore è stata assegnata un’equazione matematica complessa, riunendo poi il tutto nel modello Human and Nature Dynamical (Handy), configurato per calcolare il destino di ogni tipo di società, compresa la «società ineguale», cioè il sistema nettamente diviso tra ricchi e poveri che secondo i matematici della Nasa «riflette in maniera più giusta la realtà del nostro mondo d’oggi».
Nel primo scenario, la popolazione delle élite raggiunge il suo picco tra 750 anni, causando una «penuria di operai» che farà crollare la civiltà umana entro 1.000 anni. «Sembra di essere su un percorso sostenibile per un periodo piuttosto lungo – si legge nello studio – ma anche con un tasso di esaurimento ottimale e partendo da un piccolo numero di élites, queste alla fine consumano troppo, causando una carestia tra la gente comune, il che alla fine causa il collasso della società. È importante notare che questo tipo collasso è dovuto ad un carestia indotta dalla disuguaglianza che provoca una perdita di lavoratori, piuttosto che da un crollo della natura».
Nel secondo scenario, quello del “crollo totale”, le élites e la gente comune entro 350 anni consumeranno in maniera irreparabile le risorse della Terra, e questo porterà ad un crollo che lentamente distruggerà sia l’umanità che il pianeta entro 500 anni. Il rapporto evidenzia che «con un tasso di esaurimento più grande, il declino della gente comune avviene più velocemente, mentre le élite sono ancora fiorenti. Ma alla fine la gente comune crollerà completamente, seguita dall’élite».
Queste, oggi, sono dinamiche già in corso. «E’ importante notare che nei due scenari, le élites  (a causa della loro ricchezza) soffrono degli effetti nefasti e del crollo ambientale ben più tardi dei comuni mortali. Potremmo supporre – afferma Motesharrei – che questa barriera di ricchezza permetta alle élites di continuare a funzionare come da abitudine, malgrado la catastrofe imminente».
Infatti in entrambi gli scenari le élites monopolizzano la ricchezza e quindi possono “tamponare” la maggior parte degli effetti negativi del crollo ambientale  per molto più tempo della massa, continuando nel loro “business as usual” nonostante la catastrofe imminente. Applicando il modello Handy alla nostra situazione contemporanea, lo studio avverte che: «Mentre alcuni membri della società possono dare l’allarme avvertendo che il sistema sta andando verso un collasso imminente e quindi sostengono cambiamenti strutturali della società al fine di evitarlo, le élites e i loro sostenitori che si oppongono ad apportare queste modifiche potrebbero puntare su una strategia “del troppo lontano nel tempo”, al sostegno del non fare nulla».
Tuttavia, gli scienziati sottolineano che gli scenari peggiori non sono affatto inevitabili, e suggeriscono che la politica appropriata e cambiamenti strutturali potrebbero evitare il collasso, se non spianare la strada verso una civiltà più stabile: «Il collasso può essere evitato e la popolazione può raggiungere l’equilibrio se il tasso pro capite di esaurimento della natura viene ridotto ad  un livello sostenibile e se le risorse vengono distribuite in modo abbastanza equo».
I soli due scenari che non conducono all’estinzione dell’umanità sono quelli in cui c’è un forte controllo della natalità e/o dove «le risorse sono distribuite in maniera equa e ragionevole», e gli scienziati spiegano che tali scenari non-mortali sono «concepiti per indicare il genere di politiche necessarie a evitare i risultati catastrofici».
Probabilmente gli scienziati della Nasa non hanno mai letto Rosa Luxemburg, ma risuona forte il suo «socialismo o barbarie». Le due soluzioni principali sono ridurre la disuguaglianza economica, in modo da garantire una distribuzione più equa delle risorse, e ridurre drasticamente il loro consumo basandosi meno sulle risorse non rinnovabili e frenando la crescita della popolazione.
Ahmed  conclude: «Anche se lo studio è in gran parte teorico, una serie di altri studi più empiricamente focalizzati – del Kpmg  e del Government office of science della Gran Bretagna, per esempio – hanno già avvertito che la convergenza delle crisi alimentari, dell’acqua e dell’energia potrebbe creare una “tempesta perfetta” già entro circa 15 anni. Ma queste previsioni “business as usual” potrebbero essere molto prudenziali».
Da quando sono uscite le anticipazioni di Ahmed nei Paesi anglosassoni ambientalisti, sinistra e destra stanno cercando di appropriarsi delle 32 pagine dello studio per dimostrare che hanno ragione loro.
Probabilmente ad aver ragione è Derrick O’Keefe, ex editore di Rabble.ca, che ha scritto su Twitter che «questo studio finanziato dalla Nasa prova che l’avvenire risiede nel socialismo o nell’estinzione». Ma sui siti dell’ultra-destra spopolano commenti come quelli dell’anonimo “M4Carbine”: «Questo è il motivo per cui continuo a comprare munizioni».
Anche Debora MacKenzie, una giornalista canadese che ha scritto sul collasso sociale per New Scientist, è convinta che «quel che sappiamo riguardo ad ogni civiltà crollata – i Maya, i Romani, le dinastie cinesi, i Sumeri – è semplicemente che nessuna ha fatto tutte le scelte giuste ed hanno continuato ad andare avanti così com’erano; sembra sia qualcosa di intrinseco alla civiltà stessa». Al contrario, alcuni archeologi sostengono che l’intero concetto di collasso sociale è una drammatizzazione. Brendan Burke, preside di studi greci e romani all’università australiana di Victoria, ha detto al National Post che, a prescindere dal rapporto Nasa, «resto scettico all’idea di collasso totale. Penso che i periodi della storia che noi chiamiamo “Età oscura”, ovvero un periodo dopo un grande “collasso”, siano spesso solo un tempo di cui si sa poco, o che è stato indagato poco». Speriamo solo che i nostri posteri di una risorta civiltà non si trovino ad dover indagare sulla nostra di “Età oscura”.

TOWARDS THE END OF THE HUMAN RACE FOR THE KNOW HOW? Part Three.
The National Post notes that "the study strangely reminiscent of the writings of the nineteenth century the British scholar Thomas Malthus, who concluded that no massive controls the birth rate (preferably through abstinence), humanity would be condemned to eat if same, addressing hunger and disasters. Two hundred years of technological advances in agriculture, however, have made many of the predictions of Malthus questionable. " But mathematicians and their NASA colleagues contend that, even increasing the efficiency with technology, can be solved huge problems today: "Technological change can increase the efficiency of resource use, but also tends to increase both resource consumption per capita that the level of extraction of the same, so that, in the absence of addresses political, increases in consumption often compensate for the increased efficiency in the use of resources'. Everything in economy, moreover, is well-known for some time, under the name of Jevons paradox.
The researchers give the example of the increase in agricultural productivity and industrial in the past two centuries, and show that the impact on resources is increased rather than the reverse, although in the same period there has been any exceptional gains in efficiency.
The four subjects in which the study reduces the scope of human civilization are: the elite, ordinary people, nature and wealth. A division resulting in the fact that, indeed, "ecological barriers" and "economic stratification" are the two main factors that have always caused the collapse of the company. For each factor was assigned a complex mathematical equation, then bringing together all in the Human and Nature Dynamical model (Handy), configured to calculate the fate of all kinds of companies, including the "unequal society", ie the system sharply divided between rich and poor that second mathematicians NASA 'reflects more just the reality of our world today. "
In the first scenario, the population of the elite reaches its peak between 750 years, causing a "shortage of workers" that will bring down the human civilization by 1000 years. "It seems to be on a sustainable path for quite a long time - says the study - but also with a rate of depletion and optimal from a small number of elites, these eventually consume too much, causing a famine among the common people, which eventually causes the collapse of the company. It is important to note that this collapse is due to a famine induced by the inequality that causes a loss of workers, rather than by a collapse of nature. "
In the second scenario, that of "total collapse", the elites and ordinary people within 350 years irreparably consume the Earth's resources, and this will lead to a collapse that slowly destroy both humanity that the planet within 500 years. The report points out that "with a rate of depletion largest, the decline of the common people is faster, while the elites are still flourishing. But in the end the common people will collapse completely, followed by the elite. "
These, today, are dynamic already underway. "It 'important to note that in the two scenarios, the elites (because of their wealth) suffer from the negative effects of the collapse and environmental well later of ordinary mortals. We might assume - says Motesharrei - that this barrier of wealth allows the elites to continue to function as usual, despite the impending catastrophe. "
In fact, in both scenarios elites monopolize the wealth and therefore they can "buffer" most of the negative effects of the collapse of the environment for much longer mass, continuing their "business as usual" despite the imminent catastrophe. Applying the model Handy to our contemporary situation, the study warns that: "While some members of society can raise the alarm warning that the system is going to collapse imminent and thus support structural changes in society in order to avoid it, the elites and their supporters who are opposed to making these changes could point to a strategy "of far into the future", the support of not doing anything. "
However, scientists point out that the worst-case scenarios are not inevitable, and suggest that the appropriate policy and structural changes may prevent the collapse, if not pave the way for a more stable civilization: "The collapse can be avoided and the population can reach the balance if the per capita rate of depletion of nature is reduced to a sustainable level, and if the resources are distributed fairly equitable. "
The only two scenarios that do not lead to the extinction of humanity are those where there is a strong birth control and / or where "the resources are distributed in a fair and reasonable", and they explain that these scenarios as well mortals are 'designed to indicate the kind of policies needed to avoid catastrophic results. "
Probably NASA scientists have never read Rosa Luxemburg, but strong echoes his "socialism or barbarism". The two main solutions are reducing economic inequality, to ensure a more equitable distribution of resources, and drastically reduce their consumption relying less on non-renewable resources and curbing population growth.
Ahmed concludes: "Although the study is largely theoretical, a number of other studies empirically focused - the KPMG office of science and the Government of Great Britain, for example - have already warned that the convergence of the food crisis, dell ' water and energy could create a "perfect storm" already within about 15 years. But these predictions "business as usual" may be very conservative. "
Since outputs are the advances Ahmed Anglo-Saxon countries environmentalists, left and right are trying to appropriate the 32-page study to prove that they are right.
Likely to be right is Derrick O'Keefe, former editor of Rabble.ca, who tweeted that "this study funded by NASA proves that the future lies in socialism or extinction." But on the sites of the ultra-right depopulate comments like those of the anonymous "M4Carbine" "This is why I continue to buy ammunition."
Even Debora MacKenzie, a Canadian journalist who wrote on social collapse by New Scientist, is convinced that "what we know about each civilization collapsed - the Mayans, the Romans, the Chinese dynasties, the Sumerians - it's just that none has done all the right choices and continued to go on as they were; It seems to be something intrinsic to civilization itself. " On the contrary, some archaeologists argue that the whole concept of social collapse is a dramatization. Brendan Burke, dean of Greek and Roman Studies at the University of Victoria Australia, told the National Post that, regardless of the NASA report, "I remain skeptical to the idea of ​​total collapse. I think that the periods of history which we call the "Dark Ages", a period after a big "collapse", are often only a time of which we know little, or that has been little explored. " We only hope that our descendants of a resurrected civilization are not located in our having to investigate the "Dark Ages".

Hacia el final de la raza humana por el COMO SABER ? Tercera parte.
El National Post señala que "el estudio extrañamente reminiscente de los escritos del siglo XIX, el erudito británico Thomas Malthus, quien llegó a la conclusión de que no hay controles masivos la tasa de natalidad (preferentemente a través de la abstinencia), la humanidad serían condenados a comer si mismo, el hambre y los desastres de direccionamiento. Doscientos años de avances tecnológicos en la agricultura, sin embargo, han hecho que muchas de las predicciones de Malthus cuestionable ". Pero los matemáticos y sus colegas de la NASA afirman que, aunque el aumento de la eficiencia con la tecnología, se puede resolver grandes problemas de hoy: "El cambio tecnológico puede aumentar la eficiencia del uso de los recursos, sino que también tiende a aumentar tanto el consumo de recursos per cápita que el nivel de extracción de la misma, de modo que, en ausencia de direcciones políticos, aumentos en el consumo menudo compensar el aumento de la eficiencia en el uso de los recursos '. Todo en economía, por otra parte, es bien conocido por algún tiempo, bajo el nombre de Jevons paradoja.
Los investigadores dan el ejemplo del aumento de la productividad agrícola e industrial en los últimos dos siglos, y muestran que el impacto en los recursos se incrementa y no al revés, aunque en el mismo período se ha producido ningún ganancias excepcionales en eficiencia.
Los cuatro temas en los que el estudio reduce el alcance de la civilización humana son: la élite, la gente común, la naturaleza y la riqueza. Una división que resulta en el hecho de que, en efecto, "barreras ecológicas" y "estratificación económica" son los dos factores principales que siempre han causado el colapso de la empresa. Para cada factor se le asignó una ecuación matemática compleja, a continuación, que reúne a todos en el modelo humano y la Naturaleza Dinámica (práctico), configurado para calcular el destino de todo tipo de empresas, incluyendo la "sociedad desigual", es decir, el sistema fuertemente dividido entre ricos y pobres que los segundos los matemáticos de la NASA refleja más justa de la realidad de nuestro mundo de hoy ".
En el primer escenario, la población de la élite alcanza su pico entre 750 años, causando una "escasez de trabajadores" que traerá por la civilización humana por 1000 años. "Parece estar en una senda sostenible por mucho tiempo - dice el estudio -, sino también con una tasa de agotamiento y óptimo de un pequeño número de las élites, éstos finalmente consumen demasiado, causando una hambruna entre la gente común, que eventualmente provoca el colapso de la empresa. Es importante señalar que este colapso se debe a una hambruna inducida por la desigualdad que provoca una pérdida de los trabajadores, en lugar de por un colapso de la naturaleza ".
En el segundo escenario, el de "colapso total", las elites y la gente común dentro de 350 años irreparablemente consumen recursos de la Tierra, y esto dará lugar a un colapso que destruye lentamente la humanidad tanto que el planeta dentro de 500 años. El informe señala que "con una tasa de agotamiento más grande, el declive de la gente común es más rápido, mientras que las élites siguen floreciendo. Pero al final, la gente común se derrumbará por completo, seguido de la élite ".
Estos, en la actualidad, son dinámicos ya en marcha. "Es importante tener en cuenta que en los dos escenarios, las élites (a causa de su riqueza) sufren de los efectos negativos de la caída y bien del medio ambiente después de los mortales ordinarios. Podríamos suponer - dice Motesharrei - que esta barrera de la riqueza permite a las élites para seguir funcionando como de costumbre, a pesar de la inminente catástrofe ".
De hecho, en ambos escenarios élites monopolizan la riqueza y por lo tanto pueden "amortiguar" la mayor parte de los efectos negativos de la caída del medio ambiente por mucho tiempo más masa, continuando su "business as usual" a pesar de la catástrofe inminente. Aplicando el modelo práctico a nuestra situación contemporánea, el estudio advierte que: "Mientras que algunos miembros de la sociedad pueden elevar el aviso de alarma que el sistema va a colapsar inminente y así apoyar los cambios estructurales en la sociedad con el fin de evitarlo, las élites y sus partidarios que se oponen a hacer estos cambios podrían apuntar a una estrategia "de lejos en el futuro", con el apoyo de no hacer nada ".
Sin embargo, los científicos señalan que los peores escenarios no son inevitables, y sugieren que la política adecuada y los cambios estructurales pueden impedir el colapso, si no es allanar el camino para una civilización más estable: "El colapso puede evitarse y la población puede alcanzar el equilibrio si la tasa per cápita de agotamiento de la naturaleza se reduce a un nivel sostenible, y si los recursos se distribuyen bastante equitativa ".
Los únicos dos escenarios que no conducen a la extinción de la humanidad son aquellos en los que existe un fuerte control de la natalidad y / o en la que "los recursos se distribuyan de manera justa y razonable", y explican que estos escenarios, así los mortales están "diseñados para indicar el tipo de políticas necesarias para evitar resultados catastróficos".
Probablemente científicos de la NASA nunca han leído Rosa Luxemburgo, pero fuerte se hace eco de su "socialismo o barbarie". Las dos soluciones principales son la reducción de la desigualdad económica, para asegurar una distribución más equitativa de los recursos, y reducir drásticamente su consumo de depender menos de los recursos no renovables y frenar el crecimiento demográfico.
Ahmed concluye: "Aunque el estudio es en gran parte teórica, una serie de otros estudios empíricamente centrado - la oficina de KPMG de la ciencia y el Gobierno de la Gran Bretaña, por ejemplo - ya han advertido de que la convergencia de la crisis alimentaria, dell ' agua y energía podrían crear una "tormenta perfecta" ya dentro de unos 15 años. Pero estas predicciones "business as usual" pueden ser muy conservador ".
Desde las salidas son los avances Ahmed anglosajones países ambientalistas, izquierda y derecha están tratando de apropiarse el estudio de 32 páginas para demostrar que tienen razón.
Es probable que sea correcto es Derrick O'Keefe, ex editor de Rabble.ca, quien tuiteó que "este estudio financiado por la NASA demuestra que el futuro está en el socialismo o la extinción." Pero en los sitios de la ultraderecha despoblar los comentarios como los de los anónimos "M4Carbine" "Es por eso que continúo para comprar municiones".
Incluso Debora MacKenzie, un periodista canadiense que escribió el colapso social por New Scientist, está convencido de que "lo que sabemos de cada civilización colapsó - los mayas, los romanos, las dinastías chinas, los sumerios - Es que no ha hecho todo las decisiones correctas y continuaron seguir como estaban; Parece que es algo intrínseco a la civilización misma ". Por el contrario, algunos arqueólogos sostienen que todo el concepto de colapso social es una dramatización. Brendan Burke, decano de Estudios griegos y romanos de la Universidad de Victoria Australia, dijo al National Post que, independientemente del informe de la NASA, "sigo siendo escéptico a la idea de colapso total. Creo que los períodos de la historia que llamamos la "Edad Oscura", un período después de un "colapso" grande, son a menudo sólo una época de la que se sabe poco, o que ha sido poco explorado ". Sólo esperamos que nuestros descendientes de una civilización resucitado no se encuentran en nuestra necesidad de investigar la "Edad Oscura".