2. gen, 2016

VERSO LA FINE DELLA RAZZA UMANA PER COME LA CONOSCIAMO? Seconda parte.

VERSO LA FINE DELLA RAZZA UMANA PER COME LA CONOSCIAMO?  Seconda parte.
Questa sopravvivenza dopo la morte costituiva una sorta di inevitabile scia, di ombra rispetto a quella corporea, e non certo un suo tracotante superamento in una forma illimitata e onnipotente; essa aveva sempre una connotazione piuttosto negativa, non era la proiezione di un'alienazione vissuta nel presente in un futuro paradisiaco, come avverrà dopo, quando l'equilibrio psicologico umano sarà spezzato dal “progresso”. Si è potuto osservare che tutte le culture primarie sviluppano subito l'idea di un “paradiso”, insieme al mito di un “eden” ancestrale, come risposta al tremendo trauma del contatto con la civiltà tecnologica, ben prima di essere influenzate dalle nostre religioni. Una vita subumana e alienante, nell'attesa di una Futura liberazione, renderà la morte non più il completamento dell'esistenza, ma una lacerante esclusione dal cammino verso l'immancabile Terra promessa.
No, noi non siamo morti viventi bisognosi di un Capo che ci dia qualcosa che non può avere, la nostra vita, in cambio della schiavitù”.
“Siamo arrivati a un punto che non si può più continuare su questa Falsa strada dato che oggigiorno Tutti parlano di crisi ed è un po’ paradossale, perché di crisi ne ho sentito sempre parlare dal ’68 quando c’era una crisi culturale, poi nel 1972 si parla, con il primo rapporto di Roma, di una crisi ecologica, poi con la controrivoluzione neoliberista di Margaret Thatcher e Reagan c’è la crisi sociale e ora la crisi finanziaria e la crisi economica dopo il crollo di Lehmann Brothers.
Finalmente tutte queste crisi si mescolano e siamo di fronte a una crisi di civiltà, una crisi antropologica. A questo punto il sistema non è più riformabile, dobbiamo uscire da questo paradigma e qual è questo paradigma? È il paradigma di una società di crescita ma sbagliata. La nostra società è stata poco a poco fagocitata dall’economia fondata sulla crescita, non la crescita per soddisfare i bisogni che sarebbe una cosa bella, ma la crescita per la crescita di un mero e puro consumismo senza piu alcun “Freno” e, questo naturalmente porta alla distruzione del pianeta perché una crescita infinita è incompatibile con un pianeta finito.
Si deve una vera riflessione quando si parla di crisi antropologica, si deve prendere questo sul serio perché abbiamo bisogno di una decolonizzazione dell’immaginario. Il nostro immaginario è stato colonizzato dall’economia, tutto è diventato economico. Questa è una cosa specifica all’occidente e abbastanza recente anche nella nostra storia.
Prima si diceva che l’altruismo era una bella cosa e poi si dice: “no, dobbiamo essere egoisti, cercare di fare il più profitto possibile, l’avidità è una bella cosa“. Sì, per distruggere più velocemente il nostro “oikos“, la nostra casa e a questo effettivamente siamo arrivati.
Lo vediamo con il cambiamento climatico, con la perdita di biodiversità, con l’inquinamento dell’aria, dell’acqua, dei suoli. Siamo arrivati a un punto che non si può più continuare su questa strada. O cambiamo strada o sarà la fine dell’umanità.
Allora il progetto di uscire dalla società di crescita, uscire dalla società dei consumi, uscire dall’economia, il ritrovare il sociale o meglio ancora il societale. Questa rivoluzione è prima di tutto una rivoluzione culturale, ma che non si può decidere dall’oggi al domani, è un lungo processo storico.
Dobbiamo prepararci al dopo collasso e speriamo che il collasso non sia un collasso totale e che ci sia la possibilità per l’umanità di avere un futuro, di inventare un nuovo futuro.”
Un team di matematici della Nasa, sostenuto dal  National Socio-Environmental Synthesis Center e guidato da Safa Motesharrei dell’US National Science Foundation ha sviluppato, con il contributo di scienziati naturali e sociali, un insieme di quattro equazioni che rappresentano la società umana. È arrivato alla fosca previsione che il crollo della civiltà umana sarà «difficile da evitare». Gli scenari possono essere diversi ma, a causa della mancanza di altruismo e lungimiranza delle sue élite, nei prossimi decenni l’umanità sembra votata al disastro. L’ingordigia dei ricchi darà come risultato, «una fame tra i comuni mortali che potrebbe finire per causare il crollo della società».
Verrebbe da dire che esistono sempre la rivoluzione e/o la politica. Lo pensano anche alla Nasa, perché sono convinti che il mondo sia in qualche modo “bloccato” da un pugno di privilegiati e che lo scenario più probabile sia la fine della civilizzazione così come la conosciamo… a meno che la comunità mondiale non  attui due grandiosi cambiamenti politici (e rivoluzionari): vanno fortemente ridotte le ineguaglianze e/o la crescita della popolazione deve essere fermata. Insomma, la destra politica (quella dell’iperliberismo) e culturale (quella anti-abortiste e contro il controllo delle nascite), ci sta portando al disastro in nome dell’ideologia.
A rendere nota questa oscura profezia matematica sul suo blog ospitato da The Guardian è stato lo scrittore Nafeez Ahmed, che è anche direttore dell’Institute for policy research&development, secondo il quale il rapporto Nasa rappresenta un «segnale di avvertimento molto credibile», mentre l’insieme dei cambiamenti politici suggeriti «è immediatamente necessario». Ahmed sottolinea che «gli scienziati naturali e sociali hanno sviluppato un nuovo modello di come la “tempesta perfetta” di crisi potrebbe far crollare il sistema globale».
Notando che le avvisaglie del “collasso” sono state spesso viste come marginali o controverse, lo studio cerca di dare un senso a dati storici convincenti, dimostrando «il processo di ascesa e crollo è in realtà un ciclo ricorrente che si ritrova nel corso della storia». Casi di gravi perturbazione della civiltà a causa di un «crollo precipitoso – spesso durato secoli – sono stati abbastanza comuni». Gli esempi non mancano: «La caduta dell’impero romano e dell’altrettanto (se non più) avanzati imperi Han, Maurya e Gupta, così come tanti imperi mesopotamici progrediti, sono tutte testimonianze del fatto che andando avanti le civiltà sofisticate, complesse e creative, possono essere sia fragili che non permanenti».
Studiando le dinamiche uomo-natura dei collassi delle civiltà del passato, sono stati individuati i fattori salienti che spiegano il declino della civiltà, e che possono contribuire a determinare il rischio di crollo delle nostre società odierne: popolazione, clima, acqua, agricoltura ed energia.
Tutti fattori che possono portare al collasso quando convergono per produrre due funzioni sociali fondamentali: «Il restringersi delle risorse a causa della pressione sulla capacità di carico ecologico» e «la stratificazione economica della società in élite [ricchi] e masse (o “gente comune”) [poveri]». Sono questi i fenomeni sociali hanno svolto «un ruolo centrale nel carattere e nel processo del crollo» di tutte le civiltà e gli imperi umani «degli ultimi 5000 anni».
Ahmed sottolinea che «attualmente, gli alti livelli di stratificazione economica sono direttamente collegati al consumo eccessivo di risorse, con le “élite” basate in gran parte nei Paesi industrializzati che ne sono responsabili». Il rapporto evidenzia che  «il surplus accumulato non è distribuito uniformemente in tutta la società, ma piuttosto è controllato da una élite. Mentre la produzione della ricchezza viene allocata solo ad una piccola parte della società, le élite, la massa della popolazione di solito è appena al di sopra dei livelli di sussistenza».

TOWARDS THE END OF THE HUMAN RACE FOR THE KNOW HOW? Second part.
This survival after death was a sort of inevitable wake of shadow than the body, and certainly not his arrogant passing in a form unlimited and omnipotent; it always had quite a negative connotation, it was not the projection of alienation lived in the present into a future paradise, as will happen later, when the psychological balance will be broken by human "progress." It was observed that all primary cultures develop immediately the idea of ​​a "paradise", along with the myth of a "paradise" ancestral, as a response to the terrible trauma of contact with the technological civilization, well before they are influenced by our religions . A subhuman life and alienating, pending a Futura liberation, death will no longer completion of existence, but a heartbreaking way to the inevitable exclusion from the promised land.
No, we are not living dead need of a Cape that give us something we can not have, our lives, in exchange for slavery. "
"We have reached a point that we can no longer continue on this road since nowadays False Everyone talks about the crisis and is a little 'paradoxical, because of the crisis I have ever heard speak from '68 when there was a cultural crisis, then in 1972 he speaks, with the first report of Rome, of an ecological crisis, then with the neoliberal counterrevolution of Thatcher and Reagan's social crisis and now the financial crisis and the economic crisis after the collapse of Lehmann Brothers.
Finally all these crises are mixed and we are facing a crisis of civilization, an anthropological crisis. At this point the system is not reformed, we must get out of this paradigm and what is this paradigm? It is the paradigm of a growth company but wrong. Our company has been gradually swallowed by the economy based on growth, not growth to meet the needs that would be a nice thing, but growth for the growth of a mere and pure consumerism without any more "Brake" and, this naturally leads to the destruction of the planet because an infinite growth is incompatible with a finite planet.
It has a true reflection when discussing anthropological crisis, you have to take this seriously because we need a decolonization of the imaginary. Our mission was colonized by the economy, everything has become cheap. This is something quite specific to the West and even in our recent history.
First it was said that altruism was a beautiful thing, and then says: "No, we have to be selfish, try to make the most possible profit, greed is a good thing." Yes, to destroy as fast as our "oikos", our home and that we actually arrived.
We see it with climate change, with the loss of biodiversity, pollution of air, water, soil. We have reached a point that we can no longer continue on this path. Either we change or road will be the end of humanity.
Then the project to leave the company for growth, exit the consumer society, emerge from the social regain or even better the societal. This revolution is above all a cultural revolution, but it can not be decided overnight, is a long historical process.
We must prepare to collapse and we hope that after the collapse is not a total collapse and there is a chance for humanity to have a future, to invent a new future. "
A team of mathematicians NASA, supported by the National Socio-Environmental Synthesis Center and led by Safa Motesharrei the US National Science Foundation has developed, with the help of natural and social scientists, a set of four equations that represent human society. It came to the dire prediction that the collapse of human civilization will be "difficult to avoid." The scenarios may differ but, due to lack of altruism and foresight of its elite in the coming decades, humanity seems doomed to disaster. The greed of the rich will result, "a hunger among the mortals that could end up causing the collapse of the company."
One might say that there are always the revolution and / or policy. I think also to NASA because they are convinced that the world is somehow "blocked" by a handful of privileged and that the most likely scenario is the end of civilization as we know it ... unless the world community does not implement two great political changes (and revolutionary) are greatly reduced inequalities and / or population growth must be stopped. In short, the political right (the dell'iperliberismo) and cultural (the anti-abortion and against birth control), is leading us to disaster in the name of ideology.
To make known this dark prophecy math on his blog hosted by The Guardian was the writer Nafeez Ahmed, who is also director of the Institute for Policy Research & development, according to which the NASA report is a "warning signal to very credible ', whereas 'set of policy changes suggested "it is immediately necessary." Ahmed points out that "the natural and social scientists have developed a new model of how the" perfect storm "of the crisis could bring down the global system."
Noting that the signs of the "collapse" were often seen as marginal or controversial, the study seeks to make sense of historical data compelling, demonstrating "the process of the rise and fall is actually a recurring cycle that is found throughout history ». Cases of severe disruption of civilization due to a "precipitous collapse - often lasted centuries - were quite common." There are many examples: "The fall of the Roman Empire and the equally (if not more) advanced Han empires, the Maurya and Gupta, as well as many advanced Mesopotamian empires, are all evidence of the fact that going forward civilizations sophisticated, complex and creative, can be both fragile that non-permanent '.
Studying the dynamics between man and nature of the collapse of past civilizations, they have been identified the salient factors that explain the decline of civilization, and that can help determine the risk of collapse of our societies today: population, climate, water, agriculture and energy .
All factors that can lead to the collapse when they converge to produce two basic social functions: "The shrinking of resources due to the pressure on the ecological carrying capacity" and "the economic stratification of society into elite [rich] and masses (or" common people ") [poor]." These are social phenomena have played "a key role in the character and in the process of the collapse" of all civilizations and human empires' of the last 5000 years. "
Ahmed points out that "currently, the high levels of economic stratification are directly linked to excessive consumption of resources, with the" elite "largely based in industrialized countries that are responsible for it." The report notes that "the accumulated surplus is not distributed evenly throughout society, but rather is controlled by an elite. While the production of wealth is allocated only to a small part of the company, the elites, the mass of the population is usually just above subsistence levels. "

Hacia el final de la raza humana por el COMO SABER? Segunda parte.
Esta supervivencia después de la muerte era una especie de inevitable tras la sombra que el cuerpo, y ciertamente no su muerte arrogante en forma ilimitada y omnipotente; siempre tenía bastante una connotación negativa, que no era la proyección de la alienación vivió en el presente hacia un futuro paraíso, como ocurrirá más tarde, cuando el equilibrio psicológico se romperá por humanos "progreso". Se observó que todos los cultivos primarios se desarrollan inmediatamente la idea de un "paraíso", junto con el mito de un "paraíso" ancestral, como una respuesta a la terrible trauma de contacto con la civilización tecnológica, mucho antes de que se ven influidas por nuestras religiones . Una vida infrahumana y alienante, en espera de una liberación Futura, la terminación ya no la muerte de la existencia, sino una manera desgarradora a la exclusión inevitable de la tierra prometida.
No, no estamos viviendo necesidad muerto de un Cabo que nos dan algo que no podemos tener, nuestra vida, a cambio de la esclavitud ".
"Hemos llegado a un punto en que ya no podemos continuar en este camino ya que hoy día Falso Todo el mundo habla de la crisis y es un poco paradójico, debido a la crisis que he oído hablar del '68 cuando había una crisis cultural, a continuación, en 1972 él habla, con el primer informe de Roma, de una crisis ecológica, y luego con la contrarrevolución neoliberal de Thatcher y la crisis social de Reagan y ahora la crisis financiera y la crisis económica tras el colapso de Lehman Brothers.
Finalmente todas estas crisis se mezclan y que se enfrentan a una crisis de civilización, una crisis antropológica. En este punto, el sistema no se reforma, tenemos que salir de este paradigma y lo que es este paradigma? Es el paradigma de una empresa de crecimiento, pero mal. Nuestra empresa ha sido devorada gradualmente por la economía basada en el crecimiento, no el crecimiento para satisfacer las necesidades que sería una buena cosa, pero el crecimiento para el crecimiento de un simple y puro consumismo sin más "freno" y, de este conduce naturalmente a la destrucción del planeta, ya que un crecimiento infinito es incompatible con un planeta finito.
Tiene un fiel reflejo cuando se habla de crisis antropológica, usted tiene que tomar esto en serio porque necesitamos un descolonización del imaginario. Nuestra misión fue colonizada por la economía, todo se ha vuelto barato. Esto es algo muy específico a Occidente e incluso en nuestra historia reciente.
Primero se dijo que el altruismo era una cosa hermosa, y luego dice: "No, tenemos que ser egoísta, tratar de sacar el máximo beneficio posible, la codicia es una buena cosa." Sí, para destruir tan rápido como nuestros "oikos", nuestra casa y que en realidad llegamos.
Lo vemos con el cambio climático, la pérdida de biodiversidad, la contaminación del aire, el agua, el suelo. Hemos llegado a un punto en que ya no podemos seguir por este camino. O cambiamos o el camino a ser el fin de la humanidad.
A continuación, el proyecto para dejar la compañía para el crecimiento, salir de la sociedad de consumo, surgen de lo social recuperar o incluso mejor la sociedad. Esta revolución es ante todo una revolución cultural, pero no se puede decidir durante la noche, es un largo proceso histórico.
Debemos prepararnos para colapsar y esperamos que después de la caída no es un colapso total y hay una oportunidad para que la humanidad tenga un futuro, para inventar un nuevo futuro ".
Un equipo de matemáticos de la NASA, con el apoyo del Centro de Síntesis Socio-Ambiental Nacional y liderado por Safa Motesharrei la Fundación Nacional de Ciencia de Estados Unidos ha desarrollado, con la ayuda de los científicos naturales y sociales, un conjunto de cuatro ecuaciones que representan a la sociedad humana. Llegó a la predicción calamitosa que el colapso de la civilización humana será "difícil de evitar." Los escenarios pueden ser diferentes, pero, debido a la falta de altruismo y la previsión de su élite en las próximas décadas, la humanidad parece condenada al desastre. Resultará La codicia de los ricos, "un hambre entre los mortales que podrían terminar provocando el colapso de la compañía."
Se podría decir que siempre hay la revolución y / o la política. Creo que también para la NASA porque están convencidos de que el mundo es de alguna manera "bloqueado" por un puñado de privilegiados y que el escenario más probable es el fin de la civilización tal como la conocemos ... a menos que la comunidad mundial no implementa dos grandes cambios políticos (y revolucionaria) se reducen considerablemente las desigualdades y / o crecimiento de la población deben ser detenidos. En resumen, la derecha política (la dell'iperliberismo) y cultural (el anti-aborto y contra el control de la natalidad), nos está llevando al desastre en nombre de la ideología.
Para dar a conocer esta matemáticas profecía oscura en su blog alojado por The Guardian fue el escritor Nafeez Ahmed, quien también es director del Instituto de Investigación y Desarrollo de la política, según la cual el informe de la NASA es una "señal de advertencia a muy creíble ', mientras que «conjunto de cambios en las políticas sugeridas" es inmediatamente necesario. " Ahmed señala que "los científicos naturales y sociales han desarrollado un nuevo modelo de cómo la" tormenta perfecta "de la crisis podría hacer caer el sistema global."
Tomando nota de que los signos del "colapso" se ven a menudo como marginales o controvertido, el estudio trata de dar sentido a los datos históricos de peso, lo que demuestra "el proceso de la subida y la caída es en realidad un ciclo recurrente que se encuentra a lo largo de la historia ». Los casos de grave alteración de la civilización debido a un "colapso precipitada - a menudo duraban siglos - eran bastante comunes." Hay muchos ejemplos: "La caída del Imperio Romano y las igualmente (si no más) avanzado imperios Han, el Maurya y Gupta, así como muchos imperios mesopotámicos avanzados, están todas las pruebas del hecho de que en el futuro las civilizaciones sofisticado, complejo y creativo, puede ser a la vez frágil que no permanente '.
El estudio de la dinámica entre el hombre y la naturaleza del colapso de las civilizaciones del pasado, que se han identificado los factores más destacados que explican el declive de la civilización, y que pueden ayudar a determinar el riesgo de colapso de nuestras sociedades hoy en día: la población, el clima, el agua, la agricultura y la energía .
Todos los factores que pueden llevar al colapso cuando convergen para producir dos funciones sociales básicas: "La reducción de los recursos debido a la presión sobre la capacidad de carga ecológica" y "la estratificación económica de la sociedad en la élite [ricos] y masas (o" gente común ") [pobres]". Estos son fenómenos sociales han jugado "un papel clave en el carácter y en el proceso del colapso" de todas las civilizaciones e imperios humanos 'de los últimos 5000 años. "
Ahmed señala que "en la actualidad, los altos niveles de estratificación económica están directamente relacionados con el consumo excesivo de los recursos, con la" élite "en gran parte basado en los países industrializados que son responsables de la misma." El informe señala que "el superávit acumulado no se distribuye de manera uniforme en toda la sociedad, sino que es controlado por una élite. Mientras que la producción de riqueza se asigna únicamente a una pequeña parte de la empresa, las élites, la masa de la población suele ser justo por encima de los niveles de subsistencia ".