28. dic, 2015

Perché rimaniamo attaccati a ciò che ci fa soffrire?

Perché rimaniamo attaccati a ciò che ci fa soffrire?
Più vado avanti nella mia  conoscenza e più mi appare evidente che le persone hanno una fortissima tendenza a rimanere aggrappati ai problemi, evitando così qualsiasi soluzione.
Scendendo in profondità, analizzando i loro vissuti e le loro storie, mi sono accorto che ciò dipende dal fatto che le difficoltà psicologiche, l’infelicità o l’insoddisfazione ci offrono la sicurezza interiore che potremo continuare a vivere la vita che abbiamo vissuto e ad essere chi siamo sempre stati
Paradossalmente vogliamo la felicità ma ne abbiamo profondamente paura.
Questo succede perché la felicità viene vissuta come pericolosa e sapete per quale motivo?
Perché rende soli, al contrario con i problemi e con l’infelicità siamo sempre in compagnia.
Vi spiego meglio: i problemi e l’insoddisfazione sono connessi ad una sensazione di innocenza e di fedeltà, la sofferenza è la prova di cui il nostro animo infantile ha bisogno per provare a se stesso che non abbiamo colpe rispetto al sistema in cui siamo inseriti (Autoscusante).
Questo è il motivo che spiega perché trovare soluzioni ai nostri problemi è spiacevole, è una minaccia che suscita paura di smarrire il nostro senso di appartenenza, di sentirci in colpa per il nostro tradimento, di perdere il favore del gruppo a cui apparteniamo e di rompere il rapporto di fiducia che abbiamo instaurato.
Ecco perché quando ci si sforza di trovare una soluzione, si ha la sensazione di infrangere le regole alle quali abbiamo sempre obbedito e ci si sente in colpa.
D’altra parte giungere a una soluzione e alla felicità ci sembra un’ opzione pericolosa, perché siamo convinti che lì ci ritroveremo da soli.
Sembra assurdo ma è proprio così: i problemi e la sofferenza ci danno senso di appartenenza  e questo ostacola il raggiungimento della felicità; la soluzione e la felicità, invece, sono connessi ad una sensazione di tradimento e di colpa
Perciò la felicità e la soluzione sono possibili solo se si affronta questa colpa.
Non che la colpa sia ragionevole, eppure viene vissuta come tale.
Per questo il passaggio dal problema alla soluzione e quindi il cambiamento è così difficile e richiede così tanto coraggio di affrontarlo.
D’altronde a chi non è mai capitato nella vita di trovarsi di fronte ad un bivio, e avrà dovuto scegliere tra ciò che sentiva giusto  per se e lo nutriva e quelle che erano le aspettative della famiglia, del partner e del gruppo a cui apparteneva?
E ancora, a chi non è mai accaduto di vivere una situazione che ha creato disagio, una relazione  finita, un lavoro non ci piace più?
Vi sarete resi conto che anche se la cosa più logica e semplice era cambiare comportamento, lavoro, allontanarsi dalla situazione che crea disagio, eppure una parte di voi creava delle difficoltà.
La risposta è ovvia eppure è così difficile farlo, per quale motivo?
Perché preferiamo restare innocenti, fedeli al sistema, vittime, continuando a vivere una vita problematica, anche se, in superficie, andiamo alla ricerca di sollievo e serenità.
Cosa dobbiamo fare allora per innescare un processo di cambiamento?
Nella vita di tutti i giorni, se voglio ottenere qualcosa, agisco. Se ho sete bevo, se ho fame, mi procuro il necessario per sfamarmi.
Ma nel mondo interiore le regole sono diverse. Il mondo delle emozioni e dei sentimenti ha delle regole dettate dal cuore, e al posto dell’azione, per ottenere un cambiamento, funzionano molto meglio 3 cose: la presenza, l’accettazione e il riconoscimento.
Nel riconoscimento e nell’accettazione rimettiamo in moto il cammino dell’anima, con la consapevolezza che siamo in grado di dirigere la nostra vita verso ciò che ora sappiamo è giusto per noi, ma se abbiamo vissuto una dinamica che crea sofferenza, questa tenderà  a ripresentarsi, e la nostra responsabilità sta nel riconoscerla e lasciarla agire solo il lampo di un istante, l’istante di quel pensiero ormai appartenente al passato.
Il cambiamento avviene poi da se come processo di naturale evoluzione dell’individuo, con i tempi naturali necessari, mentre le forzature e le pretese ottengono l’effetto opposto.
Occorre anche agire, ma partendo da uno spazio di accettazione, al di là della pretesa che le cose cambino subito.
Gestite la vostra impazienza e nutrite la vostra voglia di vincere!
bisogna mostrare nella realtà che questa vita esiste.
 «Prima di Cristo si sapeva che la vita naturale carnale, non solo nella forma grossolana di vita animale, ma legata anche con le forme della vita sociale degli uomini, è una vita cattiva e falsa. Lo sapevano i saggi dell'India, i bramini e i buddisti, così come i filosofi greci, Platone e i suoi seguaci. Ma non è sufficiente sapere e condannare questa vita cattiva, non basta neppure pensare ad un'altra vita vera e buona che i filosofi platonici mostravano nel mondo ideale auto sussistente del vero, del bello e del buono; bisogna mostrare nella realtà che questa vita esiste,
bisogna portarla nell'uomo e nella natura, rilevando in essi ciò che è proprio di questa vera vita. E se questa è la vera vita, allora non può essere impotente e inattiva: essa deve vincere la vita falsa e perversa e sottomettere la sua legge cattiva alla propria grazia.»
Innaffiamo semi già piantati
Ogni tanto ci aiuta il fare un passo indietro e vedere da lontano.
Il Regno non è solo oltre i nostri sforzi, è anche oltre le nostre visioni.
Nella nostra vita riusciamo a compiere solo una piccola parte
di quella meravigliosa impresa che è l’opera di Dio. Niente di ciò che noi facciamo è completo.
Che è come dire che il Regno sta più in là di noi stessi.
Nessuna affermazione dice tutto quello che si può dire.
Nessuna preghiera esprime completamente la fede.
Nessun credo porta la perfezione.
Nessuna visita pastorale porta con sé tutte le soluzioni.
Nessun programma compie in pieno la missione della Chiesa.
Nessuna meta né obiettivo raggiunge la completezza.
Di questo si tratta: Noi piantiamo semi che un giorno nasceranno.
Noi innaffiamo semi già piantati, sapendo che altri li custodiranno.
Mettiamo le basi di qualcosa che si svilupperà.
Mettiamo il lievito che moltiplicherà le nostre capacità.
Non possiamo fare tutto, però dà un senso di liberazione l’iniziarlo.
Ci dà la forza di fare qualcosa e di farlo bene.
Può rimanere incompleto, però è un inizio, il passo di un cammino.
Una opportunità perché la grazia di Dio entri e faccia il resto.
Può darsi che mai vedremo il suo compimento,
ma questa è la differenza tra il capomastro e il manovale.
Siamo manovali, non capomastri, servitori, non messia.
Noi siamo profeti di un futuro che non ci appartiene.
Se vuoi avere dalla vita quello che sogni devi smettere di pensarci e iniziare ad agire, ed entrare in azione! 

Because we are attached to what makes us suffer?
The more I progress in my knowledge and more evident to me that people have a strong tendency to cling to the problems, thus avoiding any solution.
Down deep, analyzing their experiences and their stories, I realized that this is because the psychological difficulties, unhappiness or dissatisfaction offer us the inner confidence that we can continue to live the life that we lived and be who we have always been
Paradoxically we want happiness but we have deeply afraid.
This happens because happiness is experienced as dangerous and you know why?
Because it alone, in contrast with the problems and unhappiness we are always together.
I'll explain: the problems and dissatisfaction are related to a feeling of innocence and loyalty, suffering is the proof that our child's soul needs to prove to himself that we have faults with the system into which we are engaged (Autoscusante).
This is the reason that explains why finding solutions to our problems is unpleasant, it is a threat that arouses fear of losing our sense of belonging, of feeling guilty about our betrayal, of losing the favor of the group to which we belong and to break the relationship of trust that we have established.
That's why when efforts are made to find a solution, you have the feeling of breaking the rules to which we have always obeyed, and you feel guilty.
On the other hand reach a solution and happiness seems to be a 'dangerous option, because we are convinced that we will get there by yourself.
It seems absurd but that's it: the problems and the suffering they give us a sense of belonging and this hinders the pursuit of happiness; the solution and happiness, however, are connected to a sense of betrayal and guilt
So happiness and the solution is only possible if you deal with this guilt.
Not that the blame is reasonable, but is experienced as such.
Therefore the transition from problem to solution and then the change is so difficult and so much courage to face it.
Besides, who has never happened in life to find themselves at a crossroads, and will have had to choose between what felt right for him and fed him and what were the expectations of the family, the partner and the group to which he belonged ?
And yet, who never happened to live a situation that created discomfort, a failed relationship, a job we dislike the most?
You will have realized that although the logical thing was to change behavior and simple, work, away from the situation that makes them uncomfortable, and yet a part of you created difficulties.
The answer is obvious yet it is so difficult to do so, why?
Because we prefer to remain innocent, faithful to the system, victims, still living a problematic, though, on the surface, we go in search of relief and serenity.
What should we do then to trigger a process of change?
In the life of every day, if I want something, I act. If I'm thirsty I drink, if I'm hungry, I get the need to feed me.
But in the inner world the rules are different. The world of emotions and feelings has rules dictated by the heart, and in place of the action, to achieve change, work much better three things: the presence, acceptance and recognition.
In recognizing and accepting put ourselves in motion the path of the soul, with the knowledge that we can direct our lives toward what we now know is right for us, but if we have experienced a dynamic that creates suffering, this will tend to recur, and our responsibility is to recognize it and let it work just the flash of an instant, the instant of that thought now belongs to the past.
The change then takes place as if by process of natural evolution of the individual, with the natural time needed, while the forces and demands they get the opposite effect.
Action is also necessary, but starting from a place of acceptance, beyond the claim that things will change soon.
Manage your impatience and feed your desire to win!
We have to show the reality that this life exists.
 
"Before Christ was known that the natural carnal life, not only in coarse form of animal life, but also linked to the forms of social life of men, it is a bad life and false. They knew the sages of India, the Brahmins and Buddhists, as well as the Greek philosophers Plato and his followers. But it is not enough to know and condemn this evil life, not even enough to think of another life real good that philosophers Plato showed in the ideal world of the self-sustaining truth, beauty and goodness; We have to show the reality that life exists,
We must bring man and nature, noting in them what is right in this real life. And if this is real life, then it can not be helpless and inactive: it must win the false life and perverse and bad law to submit his own grace. "
We water seeds already planted
Sometimes it helps to step back and see from a distance.
The Kingdom is not only beyond our efforts, it is even beyond our vision.
In our life we ​​can make only a small part
of that wonderful enterprise that is God's work. Nothing we do is complete.
That is to say that the Kingdom is beyond ourselves.
No statement says all that can be said.
No prayer fully expresses our faith.
No belief brings perfection.
No pastoral visit brings all the solutions.
No program accomplishes the Church's mission in full.
No goal or objective reaches completeness.
This is all about: We plant seeds that one day will be born.
We water seeds already planted, knowing that others will guard them.
We put the foundation of something that will grow.
We put the yeast that will multiply our capabilities.
We can not do everything, but gives a sense of freedom to start it.
It gives us the strength to do something and do it well.
It may be incomplete, but it is a start, the step of a journey.
An opportunity for God's grace to enter and do the rest.
We may never see its fulfillment,
but this is the difference between the master builder and the laborer.
We are laborers, not master builders, servants, not messiahs.
We are prophets of a future that is not ours.
If you want to get out of life what dreams you have to stop thinking and start acting, and take action!

Debido a que estamos apegados a lo que nos hace sufrir?
Cuanto más avance en mi conocimiento y más evidente para mí que la gente tiene una fuerte tendencia a aferrarse a los problemas, evitando así cualquier solución.
En el fondo, el análisis de sus experiencias y sus historias, me di cuenta de que esto se debe a la dificultad psicológica, la infelicidad o insatisfacción nos ofrecen la confianza interna que podemos seguir viviendo la vida que vivimos y ser lo que siempre hemos sido
Paradójicamente queremos la felicidad pero tenemos mucho miedo.
Esto sucede porque la felicidad se experimenta como peligroso y sabes por qué?
Debido a que solo, en contraste con los problemas y la infelicidad siempre estamos juntos.
Me explico: los problemas y la insatisfacción están relacionados con un sentimiento de inocencia y lealtad, el sufrimiento es la prueba de que el alma de nuestro niño necesita probarse a sí mismo que tenemos fallas con el sistema en el que estamos inmersos (Autoscusante).
Esta es la razón que explica por qué la búsqueda de soluciones a nuestros problemas es desagradable, es una amenaza que suscita el temor de perder nuestro sentido de pertenencia, de sentirse culpable por nuestra traición, de perder el favor del grupo al que pertenecemos y romper la relación de confianza que hemos establecido.
Es por eso que cuando se hacen esfuerzos para encontrar una solución, usted tiene la sensación de romper las reglas a las que siempre hemos obedecido, y te sientes culpable.
Por otro lado llegar a una solución y la felicidad parece ser una "opción peligrosa, porque estamos convencidos de que vamos a llegar por su cuenta.
Parece absurdo, pero eso es todo: los problemas y el sufrimiento que nos dan un sentido de pertenencia y esto dificulta la búsqueda de la felicidad; la solución y la felicidad, sin embargo, están conectados a un sentimiento de traición y la culpa
Así que la felicidad y la solución sólo es posible si usted se ocupa de esta culpa.
No es que la culpa es razonable, pero es experimentada como tal.
Por lo tanto la transición del problema a la solución y entonces el cambio es el valor tan difícil y mucho que enfrentarlo.
Además, ¿quién nunca ha sucedido en la vida de encontrarse en una encrucijada, y se han tenido que elegir entre lo que nos sentimos por él y le dieron de comer y cuáles eran las expectativas de la familia, la pareja y el grupo al que pertenecía ?
Y, sin embargo, que nunca pasó a vivir una situación que creó malestar, una relación fallida, un trabajo que más desagrada?
Se le han dado cuenta de que, aunque lo lógico era cambiar el comportamiento y simple, el trabajo, lejos de la situación que los hace sentir incómodos, y sin embargo, una parte de ti crea dificultades.
La respuesta es obvia, sin embargo, es tan difícil hacerlo, ¿por qué?
Porque preferimos seguir siendo inocente, fiel al sistema, las víctimas, que aún viven una problemática, sin embargo, en la superficie, que van en busca de alivio y serenidad.
¿Qué debemos hacer entonces para desencadenar un proceso de cambio?
En la vida de todos los días, si quiero algo, actúo. Si tengo sed bebo, si yo tengo hambre, tengo la necesidad de alimentarme.
Pero en el mundo interior de las reglas son diferentes. El mundo de las emociones y sentimientos tiene reglas dictadas por el corazón, y en el lugar de la acción, para lograr el cambio, funciona mucho mejor tres cosas: la presencia, la aceptación y el reconocimiento.
Al reconocer y aceptar a nosotros mismos puesto en marcha el camino del alma, con el conocimiento que podemos dirigir nuestra vida hacia lo que ahora sabemos que es correcto para nosotros, pero si hemos experimentado una dinámica que crea sufrimiento, esto tenderá a vuelva a ocurrir, y nuestra responsabilidad es reconocer y dejar que funcione sólo el destello de un instante, el instante de ese pensamiento ahora pertenece al pasado.
El cambio tiene lugar como por el proceso de la evolución natural de la persona, con el tiempo natural es necesario, mientras que las fuerzas y demandas consiguen el efecto contrario.
Acción también es necesario, pero a partir de un lugar de aceptación, más allá de la afirmación de que las cosas van a cambiar pronto.
Administre su impaciencia y alimentar a su deseo de ganar!
Tenemos que mostrar la realidad que existe esta vida.
 
"Antes de que Cristo era conocido que la vida carnal natural, no sólo en forma grosera de la vida animal, pero también relacionado con las formas de la vida social de los hombres, es una mala vida y falso. Sabían los sabios de la India, los brahmanes y budistas, así como los filósofos griegos Platón y sus seguidores. Pero no es suficiente para conocer y condenar esta mala vida, ni siquiera lo suficiente para pensar de otro bien de la vida real que los filósofos Platón mostró en el mundo ideal de la auto-sostenible verdad, la belleza y la bondad; Tenemos que mostrar la realidad de que la vida existe,
Debemos llevar al hombre y la naturaleza, observando en ellos lo que es justo en esta vida real. Y si esto es la vida real, entonces no puede ser indefenso e inactivo: debe ganar la falsa vida y la ley perversa y mala a presentar su propia gracia ".
Nos plantamos semillas de agua ya
A veces ayuda a dar un paso atrás y ver desde la distancia.
El Reino no es solamente más allá de nuestros esfuerzos, es incluso más allá de nuestra visión.
En nuestra vida podemos hacer sólo una pequeña parte
de esa maravillosa empresa que es la obra de Dios. Nada de lo que hacemos es completa.
Es decir que el Reino está más allá de nosotros mismos.
Ninguna declaración dice todo lo que se puede decir.
Ninguna oración expresa totalmente nuestra fe.
Ninguna creencia trae la perfección.
Ninguna visita pastoral trae todas las soluciones.
Ningún programa logra la misión de la Iglesia en su totalidad.
No se meta u objetivo alcanza plenitud.
Esto es todo sobre: ​​Plantamos las semillas que nacerá un día.
Nosotros, semillas de agua ya plantadas, sabiendo que otros custodiarlos.
Ponemos la base de algo que va a crecer.
Ponemos la levadura que multiplicará nuestras capacidades.
No podemos hacer todo, pero da una sensación de libertad para iniciarlo.
Nos da la fuerza para hacer algo y hacerlo bien.
Puede ser incompleta, pero es un comienzo, el paso de un viaje.
Una oportunidad para que la gracia de Dios entre y haga el resto.
Nosotros nunca podríamos ver su cumplimiento,
pero esta es la diferencia entre el maestro constructor y el trabajador.
Somos trabajadores, no maestros constructores, funcionarios, no mesías.
Somos profetas de un futuro que no es nuestro.
Si desea obtener de la vida lo que sueña que tiene que dejar de pensar y empezar a actuar, y actuar!